Berlino - Il mio primo Fickstutenmarkt 🐎

di
genere
gay

L’idea mi ossessionava da giorni, un pensiero parassita che si nutriva della mia noia in ufficio. Mentre rispondevo alle mail tra i palazzi di vetro di Berlino, la mia mente era già nel sottosuolo, tra l'odore di lattice e sudore. Sapevo che al **Fickstutenmarkt** sarei stato solo un corpo, un numero, un buco da colmare. L’emozione mi chiudeva lo stomaco; il cazzo era perennemente duro contro il tessuto dei pantaloni, immaginando il momento in cui avrei perso ogni briciolo di controllo.

Quando sono arrivato al club, il cuore batteva così forte da farmi male alle costole. L'organizzatore mi ha guardato fisso negli occhi: "Sai cosa succede qui? Non è un posto per principianti." Ho annuito, balbettando un "non c'è problema" che tradiva tutta la mia eccitazione nervosa. Poi, la domanda cruciale: "Sacco rosso o bianco?".

"Rosso," ho risposto senza esitare. Ero coperto dalla PrEP e volevo tutto. Volevo sentire ogni singola goccia di sperma fluire sulla mia pelle, volevo l'odore crudo della carne contro la carne senza il filtro del lattice. Mentre mi spogliavo, sentivo già le prime gocce di eccitazione bagnarmi la punta del cazzo: l'idea di essere inondato in ogni orifizio mi stava facendo impazzire.


L'assistente mi ha fatto posizionare e, con un gesto secco, mi ha infilato il sacco rosso in testa. Me lo ha stretto fino alla base del naso. In un istante, il mondo è sparito. Ero cieco, vulnerabile, ridotto a puro istinto. **Sentivo solo gli odori**: il sentore pungente del sudore maschile, il profumo chimico e dolciastro del lubrificante e quell’odore acre, pesante, di sesso già consumato che saturava l’aria.

Una mano mi ha afferrato e trascinato per la stanza. Mi sono sentito come bestiame. "Inginocchiati e aspetta, puledra. Verrai cavalcata per bene," mi ha sussurrato l’uomo. Mi ha detto che era un peccato che dovesse lavorare, altrimenti sarebbe stato il primo a usarmi. Ho cercato disperatamente il suo pacco nel buio, implorando un assaggio, ma lui si è scostato con freddezza, lasciandomi solo nell’attesa. Sentivo i respiri pesanti delle altre "cavalle" intorno a me. Il tempo si era dilatato, trasformandosi in un'attesa spasmodica che mi faceva tremare le ginocchia.


Poi, le porte si sono spalancate agli stalloni. Potevo sentire la loro eccitazione ferina dal modo in cui respiravano, dal rumore dei loro passi pesanti che giravano intorno a noi, valutandoci come merce. All'improvviso, una mano ruvida mi ha aperto le natiche con una forza bruta. Il mio buco del culo bolliva già di calore proprio.

Non c'è stato riscaldamento. Niente preliminari. Solo un colpo diretto, violento, che mi ha trafitto il culo. Ho sentito un dolore assurdo, una pressione che cercava di spaccarti in due. Per istinto ho cercato di scartare di lato, ma lui mi ha bloccato il bacino con una morsa d'acciaio, continuando a incularmi senza pietà. Sentivo la sua pancia battere contro le mie natiche e le sue palle schiantarsi contro le mie. Gemevo dal dolore e dal piacere, e proprio mentre aprivo la bocca per cercare aria, un cazzo mi è scivolato dentro, soffocandomi.


Ero preso da entrambi i lati. Davanti, il sapore sapido e mascolino che mi riempiva la gola; dietro, la pressione inarrestabile che cercava di arrivare alle viscere. I due stalloni hanno trovato un ritmo coordinato e aggressivo. *Schiaffo. Schiaffo. Schiaffo.* Ho provato a ritrarmi leggermente, sopraffatto dalla violenza, ma quello davanti mi ha bloccato la testa, spingendomi il cazzo fino in fondo alla gola. "Non hai capito che qui non hai più potere? Ti scoperemo come una cavalla in calore, troia," ha ringhiato. In quel momento ho capito: non avevo scampo. Ed era la sensazione più eccitante della mia vita. Volevo quel sapore di pelle, volevo sentirmi morire sotto la loro virilità.


Il tizio dietro ha aumentato il ritmo, arrivando al culmine con un urlo soffocato. Ho sentito le mie viscere scaldarsi all'improvviso, un'ondata bollente che mi ha riempito il retto. Subito dopo, quello davanti è uscito dalla mia bocca. "Fuori la lingua," ha ordinato. Ho ubbidito come un cane e ho sentito la punta calda sfregare contro le mie papille prima che uno, due, tre schizzi mi colpissero. Una parte l'ho ingoiata per l'impeto, l'altra mi colava dal mento.

Pensavo a una pausa, ma non esiste tregua al mercato. Senza preavviso, un altro cazzo mi ha sfondato la bocca e un altro ancora è entrato nel culo. Dopo il quinto, il sesto, avevo perso il conto. Il dolore era diventato una fiamma costante. Il mio buco, ormai distrutto e incapace di richiudersi, **sgocciolava un misto di sperma e lubrificante** che mi correva giù lungo le cosce, bagnandomi fino alle ginocchia.

Ogni volta che uno stallone nuovo mi montava, sentivo il suo cazzo farsi strada in quel lago di umori che ormai mi riempiva il retto. Il rumore era sporco, viscerale: a ogni spinta, lo sperma dei precedenti veniva spinto ancora più su, o spruzzava fuori tra le pareti del mio culo e la pelle del suo cazzo, inzuppando tutto.


"Prendilo tutto, troia!" ha ruggito l'ultimo stallone, piantando le dita nei miei fianchi con una ferocia tale che sapevo avrei portato i suoi lividi come medaglie per giorni. Il suo cazzo enorme occupava ogni singolo millimetro del mio spazio interno, una colonna di carne bollente che raschiava le pareti già infiammate e sfatte, trasformando il dolore in un piacere che era pura agonia. Mi sentivo strappare, allargare, possedere fin dentro le viscere.

Davanti a me, non c’era tregua. Un altro uomo si è avventato sulla mia faccia, un cazzo super peloso e selvaggio che emanava un odore muschiato e pesante di sperma vecchio e maschio primordiale. Mi ha afferrato i capelli attraverso il sacco, costringendomi a spalancare la mascella fino a farmi scricchiolare le ossa; il sapore della sua pelle era forte, quasi insopportabile, e i suoi peli mi solleticavano il naso mentre lui mi faceva soffocare con spinte ritmiche e profonde che mi arrivavano in fondo alla gola.

Dopo quella che è sembrata una mezza eternità di sottomissione totale, ho sentito la sua mano stringermi la bocca contro la base del suo cazzo in una morsa disperata. Con un gemito gutturale, ha scaricato un'enorme quantità di succo acre e denso direttamente nella mia gola. Sentivo la bocca amarissima, saturata da quel fiume di sperma bollente che continuava a spruzzare, riempiendomi ogni angolo del palato.

Ero ormai oltre il limite, avevo perso il conto degli uomini e dei litri di seme che mi avevano attraversato. Ero finalmente completo, un contenitore di carne colmo dell'essenza più brutale di Berlino, inzuppato di sperma e sudore nel buio totale e claustrofobico del mio sacco rosso.

Quando finalmente mi hanno slegato e ho tolto la maschera, ero una rovina. Ero stato distrutto, svuotato e riempito di nuovo, proprio come avevo sognato.
scritto il
2026-04-16
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