Il primo incontro. Da Romeo al tavolo in salotto di (Parte 2)

di
genere
gay

Appena mi hanno scaraventato sul letto matrimoniale, non c'è stato spazio per la tenerezza. Ero sulla schiena, col fiato corto, quando la mano enorme di Mahmod mi è piombata addosso. Mi ha artigliato la nuca, coprendomi quasi mezza testa con il palmo, e con una forza bruta mi ha trascinato la faccia contro il suo petto.
Mi ha schiacciato il viso contro quella selva di peli neri e fitti. Aveva capito perfettamente che quel tappeto villoso era il mio punto debole e lo usava per ridurmi a un tappetino. Sentivo la pelle del viso grattare contro quel pelo ispido come fosse carta vetrata, ma era una goduria assurda. L'odore mi è esploso dentro. Un profumo violento di ormoni, pelle araba e sesso. Il nero di quei peli che si concentrava al centro del petto era così erotico che mi sentivo svenire.
Senza mollarmi la nuca, mi ha trascinato il viso sotto la sua ascella. "Lecca," ha ordinato con voce roca. L'odore era fortissimo, una botta di sudore e maschio selvaggio che mi ha investito i sensi. Era tutto appiccicoso. Ho tirato fuori la lingua e ho dato una leccata: il sapore era amaro, pungente, quasi da star male, ma l'eccitazione era talmente alta che ho ignorato il disgusto. Mi sono risfregato contro di lui come un cucciolo in calore, sporcandomi tutta la faccia del suo umore, mentre Davide da dietro rideva e iniziava a lavorarmi il culo con le dita.
"Guarda come si strofina, sembra che non abbia mai visto un uomo vero," ha sogghignato Davide. Mi ha sollevato le gambe, aprendomi completamente mentre Mahmod continuava a soffocarmi col suo petto e le sue braccia pelose. Davide è entrato secco, senza complimenti. Il dolore mi ha fatto inarcare la schiena, spingendo la mia faccia ancora più a fondo nel petto di Mahmod. Ero incastrato tra il cazzo enorme del biondo che mi sfondava da dietro e la pancia villosa dell'arabo che mi schiacciava il respiro.
Mahmod mi ha ripreso la testa, mi ha guardato negli occhi con una cattiveria eccitante e mi ha infilato il cazzo in bocca mentre Davide mi martellava il buco. Sentivo i peli del basso ventre di Mahmod pizzicarmi il naso a ogni spinta. Non capivo più nulla: sentivo solo odore di sesso, sudore e quel sapore amaro che mi impastava la gola.
Sono venuti insieme. Mahmod mi ha inondato la gola con una scarica violenta, mentre Davide mi riempiva il culo, urlando come un ossesso. Io sono venuto senza nemmeno toccarmi, spruzzando sperma ovunque, sporcando il mio petto e le loro lenzuola di seta.
Siamo rimasti lì, ansimando in quel groviglio di peli e liquidi. Ero una discarica umana. Lo sperma colava ovunque, mischiandosi al sudore dell'ascella di Mahmod che avevo ancora sulla faccia. Mi sentivo sporco, usato e incredibilmente appagato.
"Niente male per un padre di famiglia," ha detto Davide accendendosi una sigaretta. Mahmod mi ha dato una pacca sul culo, facendomi sussultare: "Pulisciti la faccia, Alex. Tra dieci minuti ricominciamo, ho ancora voglia di vederti sbavare sui miei peli."

Ero sfinito. Avevo le palle completamente vuote e il corpo che tremava ancora. Nonostante l'invito di Mahmod a continuare a sbavare sulla sua pelliccia, sentivo di aver raggiunto il limite. Ma il problema vero era l’odore, il mio viso puzzava in modo incredibile di sesso, del sudore acre di Mahmod e del seme che mi si era seccato sulla pelle. Ogni volta che muovevo la testa, quell'odore di ormoni arabi mi arrivava dritto al cervello. Era forte, quasi prepotente, ma maledettamente buono. Mi faceva impazzire, ma sapevo che se fossi tornato a casa così, mia moglie avrebbe capito tutto in un secondo.
Dovevo sbrigarmi. Tra allenamento in palestra, doccia e tragitto, avevo un’autonomia di circa tre ore prima che scattasse l'allarme in famiglia. Mi sono alzato a fatica, mentre raccoglievo i vestiti sparsi sul pavimento di quella camera di lusso, Davide mi ha guardato con un sorrisetto sghembo mentre aspirava la sigaretta. "Spero di rivederti presto, Alex," ha detto, "e magari la prossima volta porti anche tua moglie."
Il senso di colpa mi ha colpito allo stomaco come un pugno, ma nello stesso tempo, a quella provocazione, ho sentito il cazzo sussultare e tirare di nuovo in modo del tutto inaspettato. L'idea di lei tra loro due mi eccitava e mi terrorizzava. Mahmod, vedendo la mia reazione, è scoppiato a ridere con quella sua voce profonda. "Ti piace l'idea, eh? Convincila e io vi apro tutti e due." Mi si è avvicinato, mi ha dato un bacio umido e ruvido sulle labbra e poi mi ha spinto verso il bagno: "Ora vai a lavarti che fai schifo, sembri una discarica."
Sotto la doccia bollente ho strofinato la pelle fino a farla diventare rossa, cercando di cancellare quel sapore amaro di ascella e di sesso dalla lingua e dal viso. Ma mentre mi asciugavo e mi rivestivo, sapevo che nessun sapone avrebbe mai tolto del tutto il ricordo di quel petto peloso e di come mi avevano usato su quel tavolo di legno.
Sono uscito da quella villa con le gambe ancora pesanti e il cuore che batteva forte. Mentre prendevo i mezzi pubblici per tornare alla mia vita di padre e marito, sentivo ancora un vago sentore di ormoni arabi salirmi dal colletto della maglietta. Ho stretto i denti, ho controllato l'ora e sono tornato nell'ombra, portando con me il segreto più sporco e godurioso della mia vita.
scritto il
2026-01-19
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