Passione Anale - Firenze

di
genere
dominazione

Le aveva sverginato il culo una sera di qualche tempo prima. Le aveva fatto sicuramente male, ma lei non aveva emesso un singolo suono, aveva cercato di sfuggire alla sua penetrazione dopo un po’, ma lui l’aveva domata ed aveva continuato fino a venire dentro di lei. Poi l’aveva lasciata a leccarsi le ferite. Non una parola, non un apprezzamento, solo odore di seme e sudore.

Non era certo di come avrebbe preso quell’atto di forza, anche se aveva il sospetto che di forza non si fosse trattato, ma che anche lei lo desiderasse molto e che volesse dargli il culo per segnare un nuovo traguardo. Un rito di passaggio da semplici scopate occasionali ad una carnalità nuova per lei. Non più una bambina, era alla ricerca di sensazioni nuove, forti, forse alla ricerca di un abbandono che non provava più da tempo e che le mancava. Lei, una donna con un grande appetito sessuale. Una donna a cui piaceva davvero scopare, non lo faceva per gli altri, lo faceva per soddisfarsi. La sua voglia la spingeva sempre a trovare l’orgasmo in ogni atto. Non si accontentava di farsi scopare, di godere della intimità del sesso. Voleva essere lei a scopare, voleva usare il cazzo eretto per darsi piacere, non si fermava mai prima di venire, mugolando come una cagna in calore. E, appena finito, era pronta per ricominciare, o per non fermarsi nemmeno.

Lui stava apprezzando questo corpo sempre disponibile. Non faceva piani o progetti, quando si vedevano lasciava che la fantasia prendesse il sopravvento e si concedeva la libertà di realizzare ogni pensiero che gli passava per la mente. Le faceva tutto con grande passione, soprattutto scoparla con forza. Sapeva che a lei piaceva sentire il cazzo potente aprirle la fica e sfondarla mentre stava con le gambe tenute spalancate. Ma quei pomeriggi a Firenze, complice una temperatura primaverile, esigevano di andare oltre. Lui aveva portato una macchina fotografica, un dildo, un collare con un guinzaglio, insomma oggetti abbastanza innocenti, ma che avrebbero spinto entrambi a soddisfare voglie nuove.

Lui aveva voglia di dominarla, di farsi consegnare il suo corpo, ma soprattutto di possedere le sue voglie. Di entrarle così profondamente che lei non avrebbe più saputo fare a meno di lui, o meglio del suo cazzo. Così avvenne.

Lei era calda, caldissima, i suoi capezzoli diventavano duri solo se lui glieli nominava e lei li mostrava orgogliosa attraverso la stoffa delle sue camicette. La sua fica colava già se solo la sfiorava, quando le strappava le mutandine erano sempre intrise di umori. Aveva sempre i suoi splendidi occhi chiari liquidi, come di chi è in un sogno e non vuole risvegliarsi.

La finestra era aperta, i rumori della strada entravano, ma lontani. La fece inginocchiare, tirò fuori il cazzo duro come il marmo e non ci fu bisogno di chiederle di leccare per bene le palle fino a lasciarle umide, non ci fu bisogno di chiederle di iniziare a succhiare il cazzo. Su e giù con voglia. Dopo un po’ le mise la mano sulla nuca e cambiò il ritmo, la sua reazione fu il segnale che lui attendeva. Emise un paio di gemiti e si abbandonò a quella mano docilmente, come se la cercasse, come se avesse bisogno della guida attraverso quello che si presentava come il mondo dei nuovi piaceri.

Per lui fu il segnale che era pronta. Pronta a lasciarsi andare davvero, ad abbandonarsi a lui non come amante, ma come padrone. Prese la macchina fotografica e cominciò a filmare attraverso uno specchio quello che succedeva. Presto si stancò di quella posizione, ma soprattutto sapeva che il corpo di lei era già un fremito ovunque. La sollevò e la buttò sul letto lasciandola sola con un top nero. La penetrò fino in fondo un colpo ben assestato e si godette il profondo gemito. Poi iniziò a penetrarla con foga, ma non rapidamente, il ritmo era il suo, non quello di lei. Sapeva che in questo modo non avrebbe fatto altro che aumentare il suo desiderio senza darle la possibilità di soddisfarsi. Se l’avesse presa con rapidità sarebbe venuta in pochi minuti. La conosceva bene, il suo clitoride era così sensibile! Bastava che lui lo sfiorasse e le sue gambe iniziavano a tremare e l’orgasmo seguiva dopo pochi minuti di un abile massaggio.

Ma non oggi. Oggi la scopata era profonda e ritmata, ma non così rapida darle il piacere. Lei reagiva con un respiro rumoroso ad ogni colpo, aveva gli occhi chiusi e la sua espressione era quella di chi anela qualcosa che non arriva. Le abbassò il top per massaggiare i suoi piccoli seni e giocare con i suoi capezzoli di marmo. Aveva capezzoli splendidi, un’areola piccola e due capezzoli che diventavano duri e sporgenti. Li succhiava e stringeva con le dita per godersi i suoi piccoli urli di piacere. Ma se sapeva che lei sarebbe comunque venuta presto, anche se lui controllava il suo respiro con colpi ben ritmati. Ma non era questo il gioco. Lei doveva venire solo quando lo decideva lui. Allora le aprì le labbra, prima con un dito e poi con due, entrò nella sua bocca fino a trovare la lingua che iniziò a massaggiare con le dita. Lei iniziò a respirare affannosamente, cercò le dita muovendo la testa quando lui le ritirò ed inizio a succhiarle alla ricerca di quello che le mancava. Adesso era pronta. Adesso era alla sua mercè. Adesso lo stava implorando, senza parole, di farla venire. Si fermò per un attimo con il cazzo in fondo alla sua fica, voleva sentire i suoi muscoli iniziare a contrarsi. Quindi cambiò il suo movimento, le prese le gambe, le tese, dritte e ben divaricate in alto e cominciò a scoparla velocemente, con colpi irregolari e rapidi. Passarono solo pochi secondi, il respiro di lei divenne affannoso, i suoni emessi dalla sua bocca coprirono i suoni della strada e un sussulto violento la scosse, poche contrazioni ed il suo corpo si abbandonò stremato sul letto. Ma era solo l’inizio.

Non era venuto, aveva bisogno del suo cazzo in erezione per tutta la durata della sua dominazione. Oggi non era il giorno per godere, era il giorno per sottometterla.

Si accese una sigaretta, si accostò alla finestra e si godeva la sua sigaretta guardandola giacere su letto. Era un po’ rannicchiata ed immobile. Lui aveva voglia di mettersi accanto a lei e stringerla per farle sentire il suo calore. Non oggi. Aspettò che si muovesse, mettendosi seduta sul letto, lo guardò con un sorriso ampio, lo faceva sempre dopo che lui la faceva godere. Una sorta di ringraziamento e compiacimento per avere dato al suo uomo la gratificazione del suo piacere. La guardò con calma, era bella, alta, gambe lunghe, seni piccoli, un sedere generoso e uno sguardo che lo faceva impazzire. Prese dalla borsa un collare ed un guinzaglio rossi. Era un semplice collare da cane, e questo rendeva ancora più esplicito la sua funzione: non era un giocattolo sessuale, ma un vero e proprio strumento di dominazione. Glielo mostrò, lei fece un sorriso un po’ nervoso, ma non accennò nessuna reazione, sapeva che quello cha stava succedendo era ineluttabile, la sua iniziazione doveva essere completata. Le allungò collare e guinzaglio, glieli fece tenere in mando e lasciò che li appoggiasse sul letto. Naturalmente non accennò ad indossarli, aspettava che il suo dominatore decidesse quando e come. Lui si accese un’altra sigaretta, la appoggiò nel posacenere e quindi prese il collare. Era semplice, con il fermaglio per fissarlo alla lunghezza giusta e un anello per fissare il guinzaglio. Scostò i suoi capelli e le cinse il collo, regolò il collare e lo fissò; l’aveva lasciato di proposito piuttosto largo, non perché non volesse farle male, ma perché voleva che lei potesse muoversi un po’, sapendo quello che la aspettava. Quindi agganciò il guinzaglio all’anello e le disse di alzarsi. Il guinzaglio era della lunghezza giusta, arrivava all’altezza della sua fica. Lui, per saggiare quanto fosse pronta, lo afferrò e strofino leggermente l’impugnatura sulle sue grandi labbra, ottenendo un mugolio di approvazione.

La fece mettere a quattro zampe su un tappeto con il sedere rivolto verso la finestra dove era lui che aveva ripreso la sigaretta. Lei ubbidì subito. Era una vista magnifica. La sua schiena forte che terminava con due natiche prosperose e sode. In mezzo ad esse una fica già umida e l’orifizio anale così piccolo, perfetto nel suo disegno e apparentemente invulnerato. Teneva la testa bassa e in avanti, ma presto l’avrebbe costretta a cambiare quella postura. Appoggiò di nuovo la sigaretta nel posacenere e si avvicinò, prese il guinzaglio, ci giocò un poco e poi lo tirò con decisione. Lei non emesse alcun suono, ma resistette con forza allo strappo. Come aveva immaginato, il gioco del collare le permetteva di organizzare la sua resistenza. Bene, era proprio quello che voleva, una cagna che vuole resistere con fierezza, ma che non può farlo perché vuole che il padrone vada fino in fondo.

Era ad un palmo dalle sue terga, cominciò a strofinare il cazzo sulla sua fica che si schiuse, lei cercò di spingersi indietro per favorire la penetrazione, ma lui le controllava i movimenti con le mani sul culo e glielo impedì. Invece si strofinò ancora un per inumidire il glande e lo avvicinò al suo sfintere, adesso sentiva la tensione in lei, non l’aveva mai più sodomizzata dopo quella prima volta, forse lei temeva di non essere in grado di accoglierlo. Ma non le diede tempo di pensarci, iniziò a premere per aprirla e contemporaneamente tiro il guinzaglio in modo che potesse solo arretrare, senza la possibilità di spostare il suo busto in avanti. La penetrazione non era molto agevole, il suo culo era ancora quasi vergine e i suoi muscoli tesi. Allora lui cominciò a divaricarla con le mani facendo pressione sulle natiche, questa pressione la indusse ad iniziare a contrarre e rilassare lo sfintere. Approfittando di questi movimenti, lui guadagnava millimetri ad ogni spinta, nel frattempo la presa sul guinzaglio si faceva sempre più ferma mentre lei si impalava sul suo cazzo. Il tempo era sospeso in questo gioco, allentava il guinzaglio perché lo sfintere di lei si rilassasse, in quel momento il suo cazzo avanzava dentro di lei e subito dopo dava uno strattone al guinzaglio per farle sentire che non aveva via d’uscita. In questo gioco il suo ano si stava dilatando inesorabilmente, ancora poco e il cazzo avrebbe superato le ultime resistenza. E così fu. Era dentro di lei quanto basta per non permettere una uscita indolore. Adesso lei cercò di abbassare la testa per riprendere fiato, glielo concesse, ora la femmina che era in lei non poteva che accettare la sottomissione.

Prese la sigaretta dal posacenere, fece un lungo tiro, portò la sigaretta sopra la sua schiena e fece cadere la cenere calda. Una stilettata! Fu come se lei ricevesse uno shock che la fece inarcare profondamente la schiena e tirare il guinzaglio per sfuggire, ma lui la teneva saldamente e finì solo per alzare la testa di scatto sentendo la presa del collare stringersi. La cenere si raffreddò velocemente e i muscoli di lei si rilassarono di nuovo, lui ne approfittò per arrivare fino in fondo con il suo cazzo, era tutto dentro di lei ed iniziò a scoparla con calma. Ripeté il gioco della sigaretta molte volte. Gli piaceva tantissimo, quando la cenere calda toccava la sua schiena, i muscoli che circondavano il cazzo davano anche a lui una sferzata che lo faceva quasi venire. Il gioco durò molto tempo ed un paio di sigarette. Ad un certo punto lui sentì che lei era esausta, lo capiva dalle reazioni che diventavano sempre più flebili, si era abituata al suo cazzo nel culo che ora era molto dilatato. E la stanchezza cominciava a farsi sentire. Non capì se e quanto volte fosse venuta, non le aveva mai sollecitata la fica di proposito. Voleva capisse che, dal qual momento in poi, avrebbero fatto l’amore anche senza bisogno di altre parti del corpo. Ma la stanchezza cominciava a insinuarsi anche in lui. Il cazzo era rimasto in erezione per così tanto tempo che gli doleva e la voglia di godere cominciava a farsi strada. Uscì da lei di colpo e rimase ad ammirare il suo orifizio dilatato che faceva fatica a riprendere le sue dimensioni normali, guardandolo sapeva che non sarebbe mai più stata la stessa cosa. Con il guinzaglio la guidò a prendere la stessa posizione sul letto, poi andò a prendere un grosso vibratore, lo infilò nella sua fica, le infilò le mutandine e, con il loro aiuto, mantenne il vibratore infilato. Le scostò le mutandine e la sodomizzò nuovamente, lei fece un po’ di resistenza, ma lo strattone del guinzaglio la costrinsero a cedere. Lui iniziò di nuovo a scoparla a suo piacimento, adesso lei era aperta e morbida, il cazzo entrava ed usciva senza sforzo. Ad un certo punto lui allungò una mano e accese il vibratore a velocità altissima. Lei aspettava questo momento da un’infinità, si contorse e tremò per qualche tempo, poi iniziò ad irrigidirsi; lui, ben piantato dentro di lei, sentiva il suo orgasmo montare. Non fece nessun movimento durante tutto questo mare in tempesta, lasciò che le vibrazioni del vibratore che sentiva come e più di lei e i movimenti dei muscoli che anticipavano l’orgasmo lo facessero venire. L’orgasmo durò a lungo e lui si ritrasse solo dopo che lei, esausta, smise di muoversi e la lascio accasciare sul letto con umori che le fluivano copiosamente.

Aveva ancora il guinzaglio, e sapeva che non lo avrebbe mai più tolto.
scritto il
2026-04-07
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