La vacanza - Parte 1
di
nicole_fxd
genere
bondage
Sardegna… la destinazione della “vacanza particolare” che mi viene proposta. Due settimane in una bellissima villa sul mare, dove il mio ospite potrà disporre di me in cambio del soggiorno. Ovviamente all’insegna dei giochi di bondage che sono la sua passione, quindi so bene che passerò molto tempo legato, ma non avrei immaginato che sarebbe stato per tutte e due le settimane, quasi senza interruzioni che non fossero pranzo e cena in ristoranti di lusso o brevi escursioni in barca. Atterriamo all’aeroporto di Cagliari dove ci attende una BMW a noleggio, con la quale raggiungiamo la villa dopo un trasferimento di circa due ore durante il quale tutto si svolge nella normalità, con chiacchiere, aneddoti e qualche pausa negli autogrill. Lui è un uomo di sessantacinque anni, elegante, ma non alto e con un po’ di pancetta. Chiaramente nel mio bagaglio ho tutto l’occorrente per soddisfare il suo feticismo più spinto, ossia intimo femminile, abiti e scarpe di diversi tipi: dai tacchi alti alle ballerine. Arriviamo alla villa nel tardo pomeriggio: aperto il cancello automatico, la vista si apre su un lungo viale alberato che porta ad un piazzale davanti al quale si prospetta la casa, tutta bianca e ad un solo livello. Annessa piscina, una veranda e un bellissimo giardino molto curato. Accesso diretto alla spiaggia privata e praticamente nessuna altra casa intorno per almeno un chilometro. La privacy è assicurata, penso tra me e me mentre scendo e apro il bagagliaio per prendere le mie cose. Lui non ha bagaglio, in quanto ha già in casa tutto ciò che gli serve. Ho indosso un paio di pantaloncini, una polo e un paio di sneakers, ma so già che a breve dovrò cambiarmi e indossare vestito e tacchi, visto che per tutto il viaggio ha comunque espresso chiare allusioni in merito, che gli facevano gonfiare la patta dei pantaloni. Entriamo in casa e, dopo una breve visita panoramica dove mi mostra le varie stanze, mi illustra la camera da letto dove mi dice di lasciare le mie cose utilizzando la cabina armadio presente, con all’interno anche le sue. Deduco che dormiremo insieme, ma lo immaginavo già. Quello che invece non avrei potuto immaginare è che nell’angolo della cabina, dietro un’anta chiusa, trovo l’armamentario del maniaco bondage: corde di diverso tipo, manette, cavigliere, collari, bavagli, nastro adesivo, cappucci e una vera e propria collezione di dildi e vibratori di ogni genere. Resto a guardare la “ferramenta” per qualche istante, ma lui mi apostrofa: “Non sarai sorpreso, no? Sapevi che la vacanza prevedeva giochi a tema…” – “Certo”, rispondo sorridendo ma alquanto pensieroso: due settimane sono lunghe, ma del resto ho ricevuto anche un adeguato compenso per essere a sua disposizione. Mentre disfo i miei bagagli e metto tutto nella cabina, lui esclama: “Devo andare in paese a prendere delle cose e incontrare il sindaco. Finisci di sistemare, poi ti lego e vado. Non ci metterò molto…” – “Mi lasci qui, legato?” – “Si, legato e imbavagliato, certo…” – “Ma è necessario? Non vado mica da nessuna parte” – “Ma a me eccita sapere che ti ho lasciato legato ad aspettarmi. Fa parte del gioco, no? Dai, finisci e poi vieni nel salone. Ti lego a una sedia, intanto prendo l’occorrente” – “Ma devo cambiarmi o indossare qualcosa?” – “No, per ora non serve. Ti lego nudo”. Le sue parole mi spiazzano completamente, tanto da non replicare nulla. Qualche minuto dopo esco dalla camera e vado nel salone, dove mi sta aspettando davanti a una sedia posta nel centro della stanza. Sul tavolo vicino c’è della corda, nastro adesivo e una grossa spugna. “Spogliati nudo e poi siediti, dai…”, mi apostrofa non appena mi vede. Tolgo la polo e poi le scarpe, restando a piedi nudi sul parquet. Sfilo i pantaloncini e infine gli slip… “Ben depilato, completamente come piace a me. Perfetto. Siediti, metti i polsi dietro lo schienale e allarga le gambe”. Faccio come mi dice e lui mi lega polsi incrociandoli e bloccandoli alla sedia. Poi passa alle caviglie, che tira verso le gambe posteriori, allargandomi molto le cosce che a loro volta fissa alla seduta. È la volta del petto, che fascia ben stretto con la corda che passa attorno allo schienale, immobilizzandomi. Infine, il collo che, con un cappio, viene tirato ai polsi. Lo vedo prendere la spugna e il nastro adesivo dal tavolo, così esordisco: “Non c’era bisogno di legarmi così. Non vado da ness…GHMMGHFFF!” Non mi da tempo di finire la frase, perché mi ficca la spugna in bocca a forza, apostrofandomi: “Stai zitto. Te l’ho spiegato perché ti lego”. Mi fascia poi la bocca con il nastro, molto stretto e continua ad avvolgere salendo anche agli occhi che così mi benda. Senza dire nulla, mi tocca tra le gambe e mi prende in mano il pene, sollecitandolo per farlo indurire: mi lega i testicoli con una corda più fine e poi anche il glande, strizzandomi per bene. “Ecco, ora sei a posto. Vado. Non ci metterò molto…” Mi lascia completamente nudo, legato, imbavagliato e bendato su quella sedia: lo sento prima allontanarsi aprendo e richiudendo la porta, poi il motore della macchina fuori che si avvia ed esce dalla villa. Il bavaglio è strettissimo, come anche il modo in cui mi ha immobilizzato: anche la costrizione a pene e testicoli è molto presente, perché, inutile negarlo, la situazione mi provoca comunque eccitazione e il mio pene è duro e dritto, anche se legato. Resto solo, credo, per almeno un paio d’ore, ma non riesco a rendermi effettivamente conto del tempo che passa, a causa del nastro che mi benda gli occhi. Il pene resta eccitato per parecchio tempo, trasudando anche umori spermatici che sento insieme ad un piacere latente causatomi dalla costrizione. Poi sento nuovamente il motore della macchina e, qualche minuto dopo, la porta aprirsi con dei passi che vengono verso di me. Inizialmente non dice nulla e si limita a toccarmi il pene, per poi strofinarmi il palmo della mano umida sul bavaglio e solo allora esclama: “Ti sei eccitato, vedo. Ti piace essere legato, è fuori di dubbio. Ora ti slego, così puoi farti una doccia e indossare qualcosa prima di cena. Ho preso del cibo cinese da asporto, immagino andrà bene”. Mi toglie il bavaglio per poi slegarmi completamente e ci metto qualche istante a riacquisire la mobilità di braccia e gambe. Gli domando: “Mi legherai sempre così, ogni volta che uscirai?” – “Beh, non solo quando uscirò. Sarai legato per la maggior parte del tempo, ma lo sapevi, no?” – “Per giocare sicuramente, ma non immaginavo di dover essere immobilizzato anche in altre situazioni” – “Per me il gioco è proprio questo. Ora fatti una doccia e indossa un vestito e tacchi. Io preparo la tavola”. Torno nudo nella stanza da letto e, presi dalla cabina un vestito blu con intimo di pizzo coordinato e un paio di décolleté blu scuro con tacco a blocco da dodici centimetri, entro nel bagno per fare la doccia. Ci resto una decina di minuti, poi mi asciugo con l’accappatoio appeso a uno dei ganci, passo della crema sulle gambe e sulle caviglie e quindi mi vesto, trasformandomi in Nicole. Metto una parrucca che mi ha comprato lui, di altissima qualità devo ammettere, e metto del rossetto, per assecondare le richieste specifiche che più volte aveva espresso nei nostri scambi di mail. Infilo le scarpe, altissime ma abbastanza comode, e mi avvio verso il salone. Lui è seduto alla tavola apparecchiata, mentre sorseggia del vino che ha versato anche nel mio bicchiere. Mi squadra dalla testa ai piedi mentre mi avvicino, e si porta una mano tra le gambe, come per testimoniare il fatto che gli piaccia quello che vede. “Perfetta. Complimenti, bellissime scarpe, molto sexy. Anche il rossetto ti dona e la parrucca è il tocco finale. Siediti e bevi qualcosa, io torno subito”. Si alza e si avvia anche lui verso la camera da letto, lasciandomi da sola nel salone. Mi siedo e sorseggio il vino accavallando le gambe, per civettare quanto basta: ci sono diversi piatti della cucina cinese già sulla tavola e devo dire di essere anche abbastanza affamata. Dopo qualche minuto, torna con in mano un paio di manette e uno di cavigliere, in metallo e a fascia. Esclamo: “Ma vuoi legarmi anche per mangiare?” – “Tesoro, continui a farmi la stessa domanda, ma otterrai comunque la stessa risposta: si. Intendo tenerti legata per tutto il tempo o quasi. Te lo ripeto: il gioco per me è proprio questo, ok? Sei la mia schiava, il mio ostaggio per due settimane” – “Ma come faccio a mangiare, se mi ammanetti mani e piedi?” – “Ti lascerò spazio per muoverti, non preoccuparti. Ora voltati e metti le mani dietro la schiena” – “Dietro la schiena? Alla faccia dello spazio per muovermi e poter mangiare!” – “Non mangiamo subito, prima c’è l’antipasto, almeno per te…” Sul momento non capisco, ma capirò molto presto. Mi ammanetta i polsi, poi si china e mi mette le cavigliere ai piedi, che hanno una catena abbastanza corta, come del resto le manette. “Ora inginocchiati…”, esordisce dopo aver piazzato un cuscino in terra, dove appoggio le ginocchia obbedendo. Con una ulteriore catena collega le caviglie ai polsi, poi si mette di fronte a me prendendomi per il mento e alzandomi la testa: si sbottona i pantaloni e li abbassa, mostrando un pacco notevole dentro le mutande, già duro. “Il tuo antipasto è il mio cazzo. Ora te lo ficco in bocca e tu spompinerai finché non sborro. Poi ingoierai tutto e potremo mangiare…” Non faccio in tempo a dire neanche una sillaba che mi ritrovo il suo cazzo completamente dentro la bocca. Mi tiene la testa ferma e spinge… mi scopa la gola senza darmi tregua per parecchi minuti. Muove il cazzo avanti e indietro nella mia bocca, come uno stantuffo, e non ha nessuna intenzione di fermarsi o di fare pause: vuole sborrarmi dentro. Lo sento irrigidirsi quando sta per venire, poi mi inonda letteralmente la bocca e i fiotti di sperma mi scendono direttamente in gola, perché non si ritrae di un millimetro finché l’orgasmo non si esaurisce. Appagato, me lo sfila di bocca e mi lascia la testa, controlla che io abbia ingoiato tutto aprendomi le labbra e poi mi libera dalla catena che collega i piedi alle mani. Mi fa alzare e apre le manette per passarmi le mani davanti e non dietro la schiena. Apre anche una cavigliera, mi fa sedere e poi me la rimette dopo aver passato la catena dietro le gambe della sedia, per bloccarmi i piedi. Riprende l’altra catena e la collega ai polsi e a quella dei piedi, in modo che io possa muovere le mani per mangiare ma senza troppo spazio e libertà di movimento. Questa cosa lo eccita… Torna a sedersi dopo essersi ricomposto, e mi invita a mangiare. Ma devo prima bere, avendo ancora in bocca il sapore salato del suo sperma.
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