La vacanza - Parte 4
di
nicole_fxd
genere
bondage
Il letto non ha più le corde fissate agli angoli; quindi, immagino che non sarò legata come durante il pomeriggio. Lui arriva, come la sera prima, in accappatoio e con in mano delle corde, un bavaglio in pelle nera, a fascia e con un dildo in gomma sulla parte interna, nonché un plug anale. Senza dire nulla viene verso di me e mi fa voltare, prendendomi le braccia e portandole dietro la schiena: mi lega i polsi incrociati, che poi tira verso l’alto collegandoli al collo con un cappio. Mi fascia il petto bloccandomi le braccia, poi mi fa sdraiare a pancia in sotto sul letto: mi abbassa i pantaloni e gli slip e inizia a penetrarmi lentamente con il plug, commentando: “Farò piano, tranquilla… Ma visto che non ti incapretto ho pensato di tapparti il culo. Ecco fatto, tutto dentro!” Mi risistema slip e pantaloni e mi fa voltare di nuovo… non gradisco molto il plug anale, anche se non molto grande, ma non penso servirebbe a qualcosa obiettare. Sdraiato sulla schiena, mi tocca tra le gambe e inizio a temere che voglia nuovamente legarmi i genitali, ma fortunatamente non lo fa e passa a legarmi i piedi, uniti e ben stretti. Poi le gambe, sopra e sotto le ginocchia, da manuale. Un’altra corda viene collegata al collo e poi fissata alla spalliera in ferro battuto, dopodiché mi prende per le caviglie e mi tira verso il basso per tendere la corda di cui sopra. Ancora non soddisfatto, collega i piedi alla traversina del letto e a questo punto sono immobilizzato. Prende il bavaglio e si siede per mettermelo: ha un dildo abbastanza lungo e largo… non sarà una passeggiata tenerlo in bocca per tutta la notte. Si ferma prima di applicarlo, e inizia a toccarsi tra le gambe per poi esclamare: “Hmmm… mi sta venendo duro. Forse è meglio che me lo succhi prima di essere imbavagliata”. Così mi volta su un fianco e porta la mia testa all’altezza delle sue cosce, ora in piedi di lato al letto: si apre l’accappatoio e se lo prende in mano, mentre mi apre la bocca con le dita. Mi spinge il cazzo in bocca e me la scopa per almeno un quarto d’ora, fino a quando mi schizza in gola e, ovviamente, esclama: “Ingoia!” Soddisfatto ancora una volta, mi ficca il dildo in bocca e serra il bavaglio, poi mi volta sulla schiena, e rammento che sono tirato sia per le caviglie che per il collo, per poi togliermi le ballerine e legarmi anche gli alluci con una cordicella. Spegne la luce e si mette a letto. Non mi addormento subito, nel tentativo di trovare il giusto compromesso tra i polsi legati incrociati dietro la schiena, il cappio al collo e il materasso abbastanza rigido, poi evidentemente il sonno ha la meglio. Apro gli occhi nel pieno della notte, e capisco il perché: la sua mano mi accarezza l’inguine all’interno dei pantaloni di seta e si sta infilando sotto gli slip a toccare il pene che pian piano reagisce fino a svegliarmi… Lui esclama: “Stai ferma… voglio fartelo diventare duro…” Come se poi potessi muovermi chissà quanto. Mi masturba a lungo, senza fermarsi ma solo rallentando il ritmo di tanto in tanto; è buio ma il chiarore che entra dalla vetrata rischiara quanto basta per vedere cosa fa: sono quasi all’orgasmo, quando prende il Magic Wand e lo appoggia sulla punta della cappella poco prima che io venga… La vibrazione amplifica l’orgasmo, tanto da farmi mugolare dietro il bavaglio e causarmi un fremito per tutto il corpo: il mio sperma cola dal vibratore e sento il liquido caldo sull’interno coscia. Una sensazione molto intensa, lunga… che lui protrae lasciando la testa vibrante sul prepuzio fino a farmi inarcare la schiena. Poi si ferma e torna a dormire, lasciandomi con il pene fuori dai pantaloni, umido di sperma, e le cosce bagnate. Non riprendo sonno, ma per fortuna l’alba arriva di lì a poco e mi auguro che si decida a svegliarsi per liberarmi e consentirmi di fare una doccia, visto che lo sperma è diventato appiccicaticcio. Finalmente si decide e, dopo essersi stiracchiato per bene, si alza, mi lecca i piedi per qualche minuto, e poi mi slega esclamando: “Hai bisogno di una doccia, lo so… Mi è venuta voglia di farti schizzare, e mi sembra che tu abbia apprezzato, no?” Ho ancora il bavaglio in bocca mentre lo chiede, così evito di rispondere. “Ti aspetto a colazione. Nuda. Metti solo le ballerine rosse…”, mi dice prima di uscire dalla camera, dando inizio al terzo giorno: inizio a pensare che queste due settimane saranno particolarmente lunghe e intense.
Come richiestomi, entro nel salone completamente nudo, con le sole ballerine ai piedi: mi invita a sedermi, ma stranamente non sembra avere intenzione di legarmi. Facciamo colazione con calma, poi mi porge una scatola, dicendomi: “Indossalo. Poi vieni in veranda… tieni le ballerine”. Nella scatola c’è un costume rosso, dello stesso colore delle scarpe che indosso. Un due pezzi che, per quanto io sia completamente depilato, mi sembra alquanto surreale da indossare, comunque lo faccio e poi esco in veranda dove vedo che mi aspetta la sedia a sdraio già attrezzata con manette per i polsi e cavigliere per i piedi. Mi sembrava strano, infatti. Mi indica di sedermi e sdraiarmi, poi viene verso di me, mi prende i polsi e li ammanetta sopra la testa, chiedendomi di tenere così le braccia. Mi mette le cavigliere, passando la catenella dietro le gambe posteriori della sdraio, tirandomi i piedi all’indietro; altra catenella collega le cavigliere alle manette, obbligandomi con le braccia sopra la testa. Serra fino a quando non posso più muovere le mani e tantomeno i piedi, con le ballerine che mi si sfilano e che lui mi toglie del tutto. Poi mi abbassa lo slip del costume e mi tira fuori il pene, masturbandomi per farlo diventare duro e, una volta ottenuto quanto voleva, mi infila degli anelli in lattice sia attorno ai testicoli che al glande. Quindi mi imbavaglia con un ring-gag molto largo e mi benda gli occhi con una maschera di pelle nera. Si allontana, lo percepisco dai passi… Non lo sento per un po', forse una mezzora o più, poi torna. Si posiziona davanti a me, a cavallo della sdraio, e dopo pochi istanti sento il suo cazzo entrarmi in bocca attraverso l’anello. Ce l’ha duro come un sasso e non so cosa potrebbe averlo eccitato in questo modo, visto che sicuramente non era fuori in veranda con me. Fatto sta che prende a scoparmi la bocca incessantemente. Non impiega molto tempo a raggiungere l’orgasmo e a schizzarmi in gola, grazie al ring che mi tiene la bocca spalancata, tanto da emettere suoni tipo: “GHBLGHBLLHGHFL!”, mentre ingoio il liquido caldo. Finito di sborrare e strofinatomi il pene sul viso, mi lascia legato alla sdraio per un’altra ora, prima di liberarmi. “Resta con il costume e le ballerine. Ho un altro giochetto da provare dopo pranzo” – “Che giochetto?”, chiedo con malcelata preoccupazione… “Vedrai… ti piacerà. E ne ho anche un altro in mente per stanotte”. Dopo una pausa di relax intramezzata da una doccia, sempre in costume e ballerine ci sediamo a tavola per il pranzo, ancora una volta consegnato a domicilio. Mangiamo senza particolare enfasi, guardando i notiziari in TV e conversando del più e del meno. Si fanno le ore 15 seduti sul divano, con qualche palpatina di tanto in tanto e più che altro un massaggio ai piedi che apprezzo molto, se non fosse che me lo fa strofinando anche il suo cazzo sulle mie piante. A questo punto esclama con naturalezza: “E’ ora di giocare, Nicole…”, e mi indica una grossa cassapanca in fondo alla sala, alla quale non avevo dato alcuna importanza né attenzione, fino ad allora. “Voglio legarti e chiuderti lì dentro. Ma ti legherò in modo un po' particolare, se vogliamo definirlo così…” – “Che intendi?” – “Intendo mani dietro la schiena, collegate al collo. Gambe al petto e caviglie collegate ai polsi. Con cazzo e palle legate, bocca e culo tappati. E un bel vibratore…” – “Ma perché vuoi legarmi così? Se poi mi chiudi dentro la cassapanca neanche puoi guardarmi… che eccitazione ti dà?” – “Mi eccita anche solo immaginare di avertici legata dentro. Poi di tanto in tanto aprirò per dare un’occhiata e inoltre alle 17 aspetto visite. Sapere che sei chiusa là dentro, legata e imbavagliata, me lo fa drizzare già da ora” – “Ma chi aspetti ne è al corrente?” – “Scherzi? Nessuno ne è al corrente. È proprio questo che mi eccita…” – “Ma se dovesse sentire qualcosa?” – “Ti imbavaglierò molto stretta, e sarai immobilizzata. Non si accorgerà di niente: sarò solo io a sapere” – “Hai fantasie strane, lo sai?” – “Certo, è per questo che sono eccitanti. Ora spogliati nuda dai…” Non ho molto da togliere, a parte il costume e le ballerine: apre la cassapanca e mi fa cenno di avvicinarmi… mi lega i polsi dietro la schiena, incrociati e rivolti verso l’alto, tirandoli al collo, in quello che nell’ambiente sadomaso viene definito “reverse prayer”; mi fascia il petto e i fianchi, legando anche le braccia e passando la corda attraverso i gomiti per fissarli al corpo. Mi fa sedere dentro la cassapanca, che in effetti è abbastanza grande: mi lega testicoli e pene, poi i piedi, le gambe e anche le cosce, quasi all’altezza dell’inguine e, proprio usando la legatura delle cosce, fissa il Magic Wand in modo che spinga sui genitali. Mi volta su un fianco e porta le ginocchia al petto, avvolgendo con altra corda attorno al corpo e stringendo in modo che non possa muovere le gambe. Prima di collegare i piedi alle mani e al collo, e quindi incaprettarmi, mi infila un plug anale che blocca con nastro adesivo alla base. Mi incapretta, stretto, in modo alquanto sadico che gli provoca un’erezione ben visibile. Mi lega anche gli alluci, poi si ferma ad ammirare il suo lavoro: non posso muovermi. La cassapanca ha degli anelli in metallo ai quattro angoli, che usa per collegare collo, polsi, gambe e piedi, aumentando ancora la costrizione per impedirmi qualsiasi possibilità di generare rumore dentro la cassa, tra foderata di neoprene fonoassorbente. Ho idea che l’abbia fatta costruire appositamente, anche se mascherata da mobile di pregio. “Ora ti imbavaglio e ti bendo, e te lo dico subito: ti imbavaglio molto stretta. Dovrai sopportare…” Prima che possa dire qualcosa, mi ficca in bocca una palla di gomma molto grossa, che mi obbliga a tenerla spalancata, fasciandomi poi con un’infinità di giri di nastro adesivo tutto intorno, inclusi gli occhi. Serra strettissimo… Non chiude la cassa, forse perché è ancora presto, ma esordisce: “Prima che arrivi il mio ospite accenderò il vibratore e chiuderò la cassa. Dovrai fare la brava, Nicole. Ho il cazzo duro come il granito dopo averti legata così… Potere delle fantasie messe in pratica. So che sarà un pomeriggio lungo per te, ma io me lo godrò a fondo”. Mugolo dietro il bavaglio, ma non si sente praticamente nulla. Non posso muovere un muscolo…
Come richiestomi, entro nel salone completamente nudo, con le sole ballerine ai piedi: mi invita a sedermi, ma stranamente non sembra avere intenzione di legarmi. Facciamo colazione con calma, poi mi porge una scatola, dicendomi: “Indossalo. Poi vieni in veranda… tieni le ballerine”. Nella scatola c’è un costume rosso, dello stesso colore delle scarpe che indosso. Un due pezzi che, per quanto io sia completamente depilato, mi sembra alquanto surreale da indossare, comunque lo faccio e poi esco in veranda dove vedo che mi aspetta la sedia a sdraio già attrezzata con manette per i polsi e cavigliere per i piedi. Mi sembrava strano, infatti. Mi indica di sedermi e sdraiarmi, poi viene verso di me, mi prende i polsi e li ammanetta sopra la testa, chiedendomi di tenere così le braccia. Mi mette le cavigliere, passando la catenella dietro le gambe posteriori della sdraio, tirandomi i piedi all’indietro; altra catenella collega le cavigliere alle manette, obbligandomi con le braccia sopra la testa. Serra fino a quando non posso più muovere le mani e tantomeno i piedi, con le ballerine che mi si sfilano e che lui mi toglie del tutto. Poi mi abbassa lo slip del costume e mi tira fuori il pene, masturbandomi per farlo diventare duro e, una volta ottenuto quanto voleva, mi infila degli anelli in lattice sia attorno ai testicoli che al glande. Quindi mi imbavaglia con un ring-gag molto largo e mi benda gli occhi con una maschera di pelle nera. Si allontana, lo percepisco dai passi… Non lo sento per un po', forse una mezzora o più, poi torna. Si posiziona davanti a me, a cavallo della sdraio, e dopo pochi istanti sento il suo cazzo entrarmi in bocca attraverso l’anello. Ce l’ha duro come un sasso e non so cosa potrebbe averlo eccitato in questo modo, visto che sicuramente non era fuori in veranda con me. Fatto sta che prende a scoparmi la bocca incessantemente. Non impiega molto tempo a raggiungere l’orgasmo e a schizzarmi in gola, grazie al ring che mi tiene la bocca spalancata, tanto da emettere suoni tipo: “GHBLGHBLLHGHFL!”, mentre ingoio il liquido caldo. Finito di sborrare e strofinatomi il pene sul viso, mi lascia legato alla sdraio per un’altra ora, prima di liberarmi. “Resta con il costume e le ballerine. Ho un altro giochetto da provare dopo pranzo” – “Che giochetto?”, chiedo con malcelata preoccupazione… “Vedrai… ti piacerà. E ne ho anche un altro in mente per stanotte”. Dopo una pausa di relax intramezzata da una doccia, sempre in costume e ballerine ci sediamo a tavola per il pranzo, ancora una volta consegnato a domicilio. Mangiamo senza particolare enfasi, guardando i notiziari in TV e conversando del più e del meno. Si fanno le ore 15 seduti sul divano, con qualche palpatina di tanto in tanto e più che altro un massaggio ai piedi che apprezzo molto, se non fosse che me lo fa strofinando anche il suo cazzo sulle mie piante. A questo punto esclama con naturalezza: “E’ ora di giocare, Nicole…”, e mi indica una grossa cassapanca in fondo alla sala, alla quale non avevo dato alcuna importanza né attenzione, fino ad allora. “Voglio legarti e chiuderti lì dentro. Ma ti legherò in modo un po' particolare, se vogliamo definirlo così…” – “Che intendi?” – “Intendo mani dietro la schiena, collegate al collo. Gambe al petto e caviglie collegate ai polsi. Con cazzo e palle legate, bocca e culo tappati. E un bel vibratore…” – “Ma perché vuoi legarmi così? Se poi mi chiudi dentro la cassapanca neanche puoi guardarmi… che eccitazione ti dà?” – “Mi eccita anche solo immaginare di avertici legata dentro. Poi di tanto in tanto aprirò per dare un’occhiata e inoltre alle 17 aspetto visite. Sapere che sei chiusa là dentro, legata e imbavagliata, me lo fa drizzare già da ora” – “Ma chi aspetti ne è al corrente?” – “Scherzi? Nessuno ne è al corrente. È proprio questo che mi eccita…” – “Ma se dovesse sentire qualcosa?” – “Ti imbavaglierò molto stretta, e sarai immobilizzata. Non si accorgerà di niente: sarò solo io a sapere” – “Hai fantasie strane, lo sai?” – “Certo, è per questo che sono eccitanti. Ora spogliati nuda dai…” Non ho molto da togliere, a parte il costume e le ballerine: apre la cassapanca e mi fa cenno di avvicinarmi… mi lega i polsi dietro la schiena, incrociati e rivolti verso l’alto, tirandoli al collo, in quello che nell’ambiente sadomaso viene definito “reverse prayer”; mi fascia il petto e i fianchi, legando anche le braccia e passando la corda attraverso i gomiti per fissarli al corpo. Mi fa sedere dentro la cassapanca, che in effetti è abbastanza grande: mi lega testicoli e pene, poi i piedi, le gambe e anche le cosce, quasi all’altezza dell’inguine e, proprio usando la legatura delle cosce, fissa il Magic Wand in modo che spinga sui genitali. Mi volta su un fianco e porta le ginocchia al petto, avvolgendo con altra corda attorno al corpo e stringendo in modo che non possa muovere le gambe. Prima di collegare i piedi alle mani e al collo, e quindi incaprettarmi, mi infila un plug anale che blocca con nastro adesivo alla base. Mi incapretta, stretto, in modo alquanto sadico che gli provoca un’erezione ben visibile. Mi lega anche gli alluci, poi si ferma ad ammirare il suo lavoro: non posso muovermi. La cassapanca ha degli anelli in metallo ai quattro angoli, che usa per collegare collo, polsi, gambe e piedi, aumentando ancora la costrizione per impedirmi qualsiasi possibilità di generare rumore dentro la cassa, tra foderata di neoprene fonoassorbente. Ho idea che l’abbia fatta costruire appositamente, anche se mascherata da mobile di pregio. “Ora ti imbavaglio e ti bendo, e te lo dico subito: ti imbavaglio molto stretta. Dovrai sopportare…” Prima che possa dire qualcosa, mi ficca in bocca una palla di gomma molto grossa, che mi obbliga a tenerla spalancata, fasciandomi poi con un’infinità di giri di nastro adesivo tutto intorno, inclusi gli occhi. Serra strettissimo… Non chiude la cassa, forse perché è ancora presto, ma esordisce: “Prima che arrivi il mio ospite accenderò il vibratore e chiuderò la cassa. Dovrai fare la brava, Nicole. Ho il cazzo duro come il granito dopo averti legata così… Potere delle fantasie messe in pratica. So che sarà un pomeriggio lungo per te, ma io me lo godrò a fondo”. Mugolo dietro il bavaglio, ma non si sente praticamente nulla. Non posso muovere un muscolo…
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