La vacanza - Parte 3
di
nicole_fxd
genere
bondage
“Rinfrescati, poi vieni a mangiare in accappatoio e ballerine. Il pranzo giapponese sta per arrivare” – “Tu a che ora devi uscire?”, chiedo… “Per le 12:15. Hai tutto il tempo per mangiare con calma, e non ti lego, così potrai stare comodo, visto che poi resterai legato al letto per tutto il pomeriggio”. Mi reco in bagno a fare una doccia rinfrescante che protraggo un po’ più a lungo, poi metto l’accappatoio e calzo nuovamente le ballerine nere per tornare nel salone. In effetti il pranzo a domicilio è stato consegnato e le varie scatole sono sul tavolo… “Siediti e mangia. Io vado a preparare il letto…” Mangio con calma, questa volta comodo e senza essere ammanettato. Lui torna dopo una decina di minuti e si siede sul divano, in attesa che io finisca il mio pranzo. Lui domanda: “Buono il cibo giapponese?” – “Si, molto…” – “Bene. Quando hai finito, con calma, vieni qui e fammi un pompino prima che io esca”. Non rispondo e continuo a mangiare, poi, una volta terminato, mi alzo e vado verso il divano per fare quello che mi ha chiesto. Guarda l’orologio ed esclama: “Hai dieci minuti per farmi sborrare e ingoiare tutto. Poi devo legarti al letto, o si farà tardi”. Nel frattempo, si è abbassato i pantaloni e le mutande tirando fuori il pene che si prende in mano indicandomi di inginocchiarmi e prenderlo in bocca. Mi inginocchio e avvicino la testa alle sue gambe, così tira la nuca a sé e me lo spinge dentro la bocca. Succhio e lecco per diversi minuti, mentre lui mi stantuffa per abbreviare i tempi: vuole sborrare prima di uscire, era già chiaro. Sta ormai per fiottare nella mia bocca, lo sento, quando me lo sfila e, tenendomi ferma la testa, esordisce: “Apri bene la bocca: voglio vedere mentre la sborra ti schizza sulla lingua!” Obbedisco e… mi inonda il palato con schizzi copiosi che istintivamente mi portano a chiudere le labbra, ma lui le riapre con la mano ed esclama: “Apri la bocca, ho detto! E ingoia, dai… fammi vedere come la mandi giù tutta”. Lo faccio e per qualche istante ingoio con la bocca aperta, emettendo dei suoni gutturali che sembra gradire; poi mi strofina la cappella sulla lingua e mi lascia andare la testa. “Sei stata brava, Nicole. Ti chiamerò solo Nicole da ora, e sarai la mia troia e schiava. Alzati e vai in camera da letto, ora arrivo”. Vado e, entrando nella camera, vedo che il letto è stato attrezzato con corde ai quattro angoli e altre due centrali in testa e in coda. Vedo anche il rotolo di nastro adesivo, questa volta trasparente, ma non la palla di gomma, per fortuna. In compenso però c’è una confezione di assorbenti che non ho idea a cosa possano servire, ma ce l’avrò presto. Faccio appena in tempo a sedermi sul letto, quando lui entra e letteralmente ordina: “Spogliati nuda: togli accappatoio e ballerine, poi sdraiati a gambe e braccia divaricate”. Tolgo l’accappatoio, poi le scarpe e, una volta completamente nudo come richiesto, mi sdraio e allargo braccia e gambe. Mi lega i polsi con la corda di iuta che ha fissato al letto, tirandomi molto le braccia verso gli angoli. Mi avvolge poi il collo con un cappio che fissa a sua volta alla spalliera in ferro battuto del letto. Passato davanti, mi prende le caviglie e mi tira verso il lato inferiore, mettendomi in tiro le braccia per poi allargare ancora di più le cosce: mi lega i piedi, stretti quanto basta, salvo poi prendere la corda che pende dalla traversina e passarla all’interno di quella che mi fascia le caviglie; fatto ciò, la serra tirando verso l’interno, immobilizzandomi. Prende la confezione di assorbenti e ne estrae due che arrotola insieme, formando una sorta di cilindro abbastanza grande; me lo ficca in bocca e lo pressa in modo che solo dei lembi fuoriescano dalle labbra, dopodiché mi fascia molto strettamente con il nastro adesivo trasparente che lascia vedere ciò che mi ha pressato nella bocca per riempirmela. “Mi hai chiesto di non ficcarti in bocca la palla di gomma, e ti ho accontentata: ti darà meno fastidio ma ti terrà la bocca ben piena. Ora ti lego cazzo e palle e ti metto un vibratore. Facciamo un giochetto: lascerò il vibratore acceso e, se quando torno non avrai sborrato e sarai riuscita controllarti, allora stanotte potrai dormire libera, senza essere legata. Altrimenti dormirai incaprettata e con un plug nel culo”. Sgrano gli occhi, perché so già che sarà impossibile non avere un orgasmo se dovesse lasciare il vibratore acceso ad un’intensità troppo spinta. E dormire incaprettata non è la mia massima aspirazione, pur essendo la posizione che nei giochi mi eccita di più. Mi lega i testicoli e poi il pene, ma non senza avermi prima sollecitato per farmelo indurire e drizzare. Mi benda gli occhi con la solita maschera, accende il Magic Wand a metà intensità, cosa che sottolinea come se mi stesse offrendo una chance di non essere poi incaprettata per tutta la notte, e se ne va dicendo: “Le videocamere sono accese: ti controllerò dallo smartphone. Goditi il pomeriggio, Nicole!” Chiude anche a chiave la porta.
Il vibratore fa il suo lavoro, come anche l’essere legata a gambe larghe e immobilizzata: il bavaglio, seppur non fastidioso come la palla di gomma, non mi consente comunque di articolare altro che siano mugugni sommessi e poco percettibili. Potere degli assorbenti che non immaginavo potessero essere utilizzati per imbavagliare. Combatto per scongiurare il primo orgasmo che si sta avvicinando, e devo dire che non è affatto semplice… Cerco di restare immobile, perché il muovermi aumenta l’eccitazione data dalla costrizione, così aumento la respirazione sperando di scongiurarlo. Ci riesco per un po', ma al terzo tentativo fallisco miseramente e fiotto sperma come una fontana, in rivoli che inondano le lenzuola. Mi rassegno al dormire incaprettata, ma il vibratore continua a lavorare e nel giro di pochi minuti il rilassamento lascia il posto a una nuova turgidità e tutto ricomincia. Nell’arco del tempo in cui resto sola, legata e imbavagliata sul letto, letteralmente subisco altri tre orgasmi, ognuno più intenso dell’altro, con accumulo di sperma sotto l’inguine, che si spande sulle lenzuola. Sento quindi la porta della stanza aprirsi e percepisco lui che si ferma davanti al letto ad osservare, toccandomi nel frattempo i piedi. Esclama compiaciuto: “Mi sembra chiaro che dormirai incaprettata stanotte! Ho visto un paio dei tuoi orgasmi, me li sono goduti in diretta durante il pranzo, però devo ammettere che per un po' sei riuscita a resistere. Il primo è stato uno spettacolo, hai schizzato come un idrante!” – “MGHFFMHHGH!”, è la mia risposta. Mi toglie il bavaglio e mi slega completamente, per poi dire: “Riposati… stasera andiamo a cena in paese. Almeno per un po’ non sarai legata, visto che stanotte dormirai incaprettata” – “Come devo vestirmi?” – “Normale. Niente crossdressing… I giochi vanno tenuti privati. Metti una tuta e un paio di sneakers, ma senza calzini ovviamente”.
Mi rilasso in giardino per un paio d’ore, durante le quali non lo vedo in giro per la villa: probabilmente sarà nello studio, dove l’avevo visto armeggiare con un computer portatile il pomeriggio precedente, mentre mi mostrava la casa. Ho già messo la tuta e ripreso le mie sembianze normali, accantonando Nicole. Almeno per il momento. Intorno alle 19 mi chiama dall’interno: “E’ ora di andare, ho prenotato per le 19:30, ma ci vuole un po’ per arrivare in paese”. Metto le scarpe e mi avvio dentro, per poi seguirlo alla macchina. Usciamo dalla villa con l’auto e ci infiliamo su per una stradina sterrata in direzione del paese… Non c’è praticamente anima viva, tanto che lui mi apostrofa: “Accavalla la gamba, fammi toccare il piede. Anzi, togli le scarpe…” Lo faccio, sempre sorpreso da quelle che sono le sue fantasie, poi accavallo la gamba destra, come richiesto, porgendo il piede nudo alla sua mano che lo tocca. Mi prende per la caviglia e, obbligandomi a voltarmi sul sedile, porta il piede sulle sue gambe e lo spinge sul pacco duro che sento sotto la pianta. “Metti qui anche l’altro piede…”, chiede mentre si abbassa i pantaloni della tuta che indossa anche lui, tirando fuori il pene già turgido per l’eccitazione… “Ma sei sicuro? Siamo per strada…” – “Questa è una strada privata, non ci passa nessuno. Dai, lavorami il cazzo con i piedi!” Che dire? Nulla… lo faccio. Lui rallenta la velocità dell’auto, per godere della masturbazione con i piedi: gli diventa sempre più duro e immagino che voglia sborrare, così glielo chiedo: “Vuoi che ti faccia venire con i piedi?” – “Oh, certo che voglio venire! Ma ti dirò io quando fermarti con i piedi e continuare con la bocca. Non voglio macchiare i sedili, meglio che ingoi”. Non replico, e continuo a lavorarlo con i piedi… Dopo un paio di chilometri mi ferma i piedi, mi fa abbassare le gambe e mi prende la testa con una mano, portandomela sopra di lui e obbligandomi a prendergli il cazzo in bocca, che fiotta sperma subito dopo! Ingoio, come solito ormai, poi mi ricompongo sul sedile e mi pulisco la bocca con una salvietta umidificata. Lui commenta: “Bella sega con i piedi e bel pompino… brava. Magari dopo non ti incapretto”. Arriviamo al ristorante, che è praticamente sul mare, con una fantastica vista: mangiamo una pizza, scambiamo anche due chiacchiere che esulano dai “soliti” argomenti, facciamo una breve passeggiata e poi, intorno alle 22:30 prendiamo la via del ritorno, questa volta percorrendo un’altra strada: “Ora è buio, non è consigliabile la strada sterrata”, mi spiega. Poco male, penso, almeno non avrà modo di rimettermelo in bocca anche al ritorno. Arrivati alla villa ed entrati in casa, esordisce: “Fatti una doccia e indossa il pigiama di seta rossa, stavolta… In camera trovi anche le ballerine coordinate. Aspettami a letto, vado a controllare le mie mail al computer…” – “Hai intenzione di incaprettarmi?”, gli chiedo per rammentargli quanto aveva detto in macchina, e lui risponde distrattamente mentre si allontana: “No, non ti incapretto. Ti lego, sì, ma senza incaprettarti”. Faccio la doccia, metto il pigiama e calzo un paio di ballerine rosse… mi siedo sul letto e aspetto…
Il vibratore fa il suo lavoro, come anche l’essere legata a gambe larghe e immobilizzata: il bavaglio, seppur non fastidioso come la palla di gomma, non mi consente comunque di articolare altro che siano mugugni sommessi e poco percettibili. Potere degli assorbenti che non immaginavo potessero essere utilizzati per imbavagliare. Combatto per scongiurare il primo orgasmo che si sta avvicinando, e devo dire che non è affatto semplice… Cerco di restare immobile, perché il muovermi aumenta l’eccitazione data dalla costrizione, così aumento la respirazione sperando di scongiurarlo. Ci riesco per un po', ma al terzo tentativo fallisco miseramente e fiotto sperma come una fontana, in rivoli che inondano le lenzuola. Mi rassegno al dormire incaprettata, ma il vibratore continua a lavorare e nel giro di pochi minuti il rilassamento lascia il posto a una nuova turgidità e tutto ricomincia. Nell’arco del tempo in cui resto sola, legata e imbavagliata sul letto, letteralmente subisco altri tre orgasmi, ognuno più intenso dell’altro, con accumulo di sperma sotto l’inguine, che si spande sulle lenzuola. Sento quindi la porta della stanza aprirsi e percepisco lui che si ferma davanti al letto ad osservare, toccandomi nel frattempo i piedi. Esclama compiaciuto: “Mi sembra chiaro che dormirai incaprettata stanotte! Ho visto un paio dei tuoi orgasmi, me li sono goduti in diretta durante il pranzo, però devo ammettere che per un po' sei riuscita a resistere. Il primo è stato uno spettacolo, hai schizzato come un idrante!” – “MGHFFMHHGH!”, è la mia risposta. Mi toglie il bavaglio e mi slega completamente, per poi dire: “Riposati… stasera andiamo a cena in paese. Almeno per un po’ non sarai legata, visto che stanotte dormirai incaprettata” – “Come devo vestirmi?” – “Normale. Niente crossdressing… I giochi vanno tenuti privati. Metti una tuta e un paio di sneakers, ma senza calzini ovviamente”.
Mi rilasso in giardino per un paio d’ore, durante le quali non lo vedo in giro per la villa: probabilmente sarà nello studio, dove l’avevo visto armeggiare con un computer portatile il pomeriggio precedente, mentre mi mostrava la casa. Ho già messo la tuta e ripreso le mie sembianze normali, accantonando Nicole. Almeno per il momento. Intorno alle 19 mi chiama dall’interno: “E’ ora di andare, ho prenotato per le 19:30, ma ci vuole un po’ per arrivare in paese”. Metto le scarpe e mi avvio dentro, per poi seguirlo alla macchina. Usciamo dalla villa con l’auto e ci infiliamo su per una stradina sterrata in direzione del paese… Non c’è praticamente anima viva, tanto che lui mi apostrofa: “Accavalla la gamba, fammi toccare il piede. Anzi, togli le scarpe…” Lo faccio, sempre sorpreso da quelle che sono le sue fantasie, poi accavallo la gamba destra, come richiesto, porgendo il piede nudo alla sua mano che lo tocca. Mi prende per la caviglia e, obbligandomi a voltarmi sul sedile, porta il piede sulle sue gambe e lo spinge sul pacco duro che sento sotto la pianta. “Metti qui anche l’altro piede…”, chiede mentre si abbassa i pantaloni della tuta che indossa anche lui, tirando fuori il pene già turgido per l’eccitazione… “Ma sei sicuro? Siamo per strada…” – “Questa è una strada privata, non ci passa nessuno. Dai, lavorami il cazzo con i piedi!” Che dire? Nulla… lo faccio. Lui rallenta la velocità dell’auto, per godere della masturbazione con i piedi: gli diventa sempre più duro e immagino che voglia sborrare, così glielo chiedo: “Vuoi che ti faccia venire con i piedi?” – “Oh, certo che voglio venire! Ma ti dirò io quando fermarti con i piedi e continuare con la bocca. Non voglio macchiare i sedili, meglio che ingoi”. Non replico, e continuo a lavorarlo con i piedi… Dopo un paio di chilometri mi ferma i piedi, mi fa abbassare le gambe e mi prende la testa con una mano, portandomela sopra di lui e obbligandomi a prendergli il cazzo in bocca, che fiotta sperma subito dopo! Ingoio, come solito ormai, poi mi ricompongo sul sedile e mi pulisco la bocca con una salvietta umidificata. Lui commenta: “Bella sega con i piedi e bel pompino… brava. Magari dopo non ti incapretto”. Arriviamo al ristorante, che è praticamente sul mare, con una fantastica vista: mangiamo una pizza, scambiamo anche due chiacchiere che esulano dai “soliti” argomenti, facciamo una breve passeggiata e poi, intorno alle 22:30 prendiamo la via del ritorno, questa volta percorrendo un’altra strada: “Ora è buio, non è consigliabile la strada sterrata”, mi spiega. Poco male, penso, almeno non avrà modo di rimettermelo in bocca anche al ritorno. Arrivati alla villa ed entrati in casa, esordisce: “Fatti una doccia e indossa il pigiama di seta rossa, stavolta… In camera trovi anche le ballerine coordinate. Aspettami a letto, vado a controllare le mie mail al computer…” – “Hai intenzione di incaprettarmi?”, gli chiedo per rammentargli quanto aveva detto in macchina, e lui risponde distrattamente mentre si allontana: “No, non ti incapretto. Ti lego, sì, ma senza incaprettarti”. Faccio la doccia, metto il pigiama e calzo un paio di ballerine rosse… mi siedo sul letto e aspetto…
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