Posso controllare la posta dal tuo PC?
di
Il-legale
genere
tradimenti
Clara suonò il campanello di casa di Adele con cinque minuti di anticipo. Sotto il cappottino nero, corto e stretto in vita, custodiva un piccolo capolavoro di erotismo che non vedeva l’ora di mostrare alla sua amica. La minigonna di paillettes, corta e aderente sui fianchi, era in grado di scintillare a ogni movimento, come fosse fatta di minuscoli frammenti di luce; il body scollatissimo color avorio le aderiva addosso come una seconda pelle, mentre i tacchi neri, alti e sottilissimi, le regalavano quel pizzico di aria da troia che, in fondo, le piaceva da matti.
Quando Adele le aprì, Clara sbottonò lentamente il cappotto, lasciandosi ammirare con orgoglio.
Adele la fissò con occhi sgranati. «Ti sei messa giù da battaglia, eh?»
Clara sorrise. «Non si sa mai…»
Poi guardò meglio l’amica e rimase sconcertata. Adele era ancora in pigiama: pantaloni morbidi e felpa larga, capelli raccolti da una matita in uno chignon disordinato.
«Stai scherzando?»
«Mi faccio la doccia e sono pronta.»
Clara entro in casa sbuffando. «…ma avevamo detto alle undici!»
«Tranquilla ci metto pochissimo.»
Adele chiuse la porta. «Posso offrirti qualcosa? Dell’acqua?»
Clara sospirò. «Qualcosa di più forte?»
«Cocacola?»
«Sto bene così, grazie.»
Adele sorrise poi invitò l’amica a seguirla in camera.
La stanza di Adele era un autentico caos. Il letto era disfatto. Un codice di procedura civile, malamente imbrattato, giaceva sulle coperte ai piedi del letto, insieme a tre evidenziatori di colore diverso tutti rigorosamente senza tappo. Sulla scrivania, accanto al Mac acceso, una pila disordinata di manuali di diritto stava su in evidente equilibrio precario. L’armadio, con un’anta aperta, lasciava intravedere vestiti stipati senza una logica, mentre altri erano ammassati sul divanetto vicino alla porta finestra.
Clara si sedette sul bordo del letto, accavallando le gambe. Adele iniziò quindi ad estrarre abiti dall’armadio.
«Allora, opzione uno.» Tirò fuori un vestito rosso aderente, cortissimo e con la schiena scoperta. «Troppo?»
«Abbastanza troia, direi.»
«Opzione due.» Una jumpsuit nera, elegante, con pantalone largo e scollo profondo.
«Più sofisticata. Meno troia.»
Adele fece una smorfia e scavò ancora. «Aspetta.»
Dal fondo di un cassetto tirò fuori un completino intimo in pizzo nero, sottilissimo, essenziale. Le mutandine erano poco più che qualche filo intrecciato, il reggiseno lasciava poco spazio all’immaginazione.
Clara si alzo dal letto per guardare da vicino. «Il tuo fidanzato è al corrente di… questo?»
Adele alzò le spalle con un mezzo sorriso. «Come hai detto tu poco fa…non si sa mai.»
Raccolse tutto e sparì in bagno. Qualche secondo dopo si sentì partire la musica, poi lo scroscio dell’acqua della doccia.
Clara si lasciò cadere all’indietro sul letto. «Fantastico. Aspetterò fino a Natale.» Aveva letteralmente ingurgitato senza masticare il salmone con le patate per essere lì puntuale. Provò a controllare la mail dal telefono, ma nessuna tacca. «Perfetto.»
Si avvicinò alla scrivania e si sedette davanti al computer dell’amica. Mosse il dito sul touchpad, esitò. Si alzò, andò davanti alla porta del bagno e bussò con forza.
L’acqua si fermò. «Che c’è?»
«Posso usare il tuo computer per controllare la posta?»
«Fai pure!»
Clara tornò alla scrivania ed entrò nella sua casella email. Da due settimane aveva inviato la bozza del primo capitolo della tesi al professore di diritto del lavoro. Due settimane di silenzio assoluto. Il professor Storace era giovane, bello e preparatissimo, ma come tutor era un disastro. Spariva. Non rispondeva. Rimandava.
Nessuna nuova email. «Fanculo!»
Chiuse la pagina e ridusse a icona il browser. Quando la finestra di mozilla scomparve, Clara si ritrovò davanti agli occhi la cartella “Documenti” di Adele.
Stava per alzarsi, ma qualcosa attirò la sua attenzione.
Una sottocartella: “Foto personalissime”.
Clara sorrise tra sé. Sicuramente selfie imbarazzanti, prove outfit, magari qualche foto osé mandata al fidanzato. Senza pensarci troppo, cliccò due volte.
Sullo schermo comparvero immagini di Adele completamente nuda.
Tornò indietro, aprì di nuovo il browser, come se potesse cancellare ciò che aveva appena visto. Ma la curiosità la travolse. In fondo aveva visto Adele in doccia in palestra un sacco di volte, non poteva esserci niente di così sconvolgente.
Rientrò nella cartella. Rimase qualche secondo immobile, poi iniziò ad aprire alcune foto. Erano chiaramente immagini inviate al fidanzato, o almeno così immaginava. Scatti in cui mostrava parti intime in pose esplicitamente sensuali. Ce n’erano decine, forse centinaia.
Clara scorse le immagini con crescente imbarazzo, sentendosi allo stesso tempo colpevole e incapace di smettere, come se la curiosità avesse preso il sopravvento sulla ragione.
D’improvviso, però, dal bagno si sentì l’acqua chiudersi.
Clara scattò come se qualcuno l’avesse sorpresa in flagranza di reato. Con un gesto istintivo chiuse le foto e riaprì il browser su una pagina qualunque. Il cuore le batteva all’impazzata, così forte che temeva Adele potesse riuscire a sentirlo.
Ma nulla. Nella casa c’era solo silenzio. Poi, di colpo, il rumore del phon.
Clara sgranò gli occhi. «Non ci credo… si è fatta lo shampoo.»
Un misto di sollievo e incredulità le attraversò il petto. Con tutti quei capelli, le ci sarebbero voluti almeno trenta minuti ancora, forse più.
Rimase immobile qualche secondo, poi una sensazione calda, viscerale, risalì dal basso ventre sino allo bocca dello stomaco, e l’eccitazione ebbe la meglio.
Con un movimento lento, richiuse la pagina del browser e tornò alla cartella. Le foto di Adele nuda riempirono nuovamente lo schermo. Clara iniziò a scorrerle una dopo l’altra, senza aprirle. L’anteprima delle immagini, restituita dal Mac in alta definizione, era più che sufficiente.
Il dito sulla rotellina del mouse si muoveva piano, senza esitazione. Le foto si susseguivano inesorabili una dopo l’altra. In una Adele strizzava le tette, in un’altra pizzicava un capezzolo, in un’altra ancora si masturbava con un coloratissimo dildo di gomma.
Clara sentì il viso scaldarsi.
Non era solo il contenuto. Era il fatto che fossero foto di Adele. Stava chiaramente oltrepassando un confine e la cosa più inquietante era che non riusciva a tornare indietro. Il rumore costante del phon diventò quasi un sottofondo rassicurante. Ogni tanto cambiava tono, segno che Adele si stava muovendo, passando la mano tra i capelli.
Clara immaginò quel gesto nella sua testa; poi, quasi senza accorgersene, arrivò in fondo alla cartella, dove comparve una ulteriore sottocartella dal titolo eloquente: XXX. Un nodo allo stomaco quasi le tolse il respiro. Sapeva bene che doveva fermarsi, ma ormai aveva già superato il limite della decenza.
Aprì.
C’erano foto di Andrea, il fidanzato di Adele. Tantissime foto.
Non avrebbe dovuto guardare. Era il computer di Adele. Era la vita privata di Adele. Eppure le foto scorrevano sotto i suoi occhi come se avessero una volontà propria. Andrea sorrideva in alcune, in altre aveva un’espressione più seria, in altre faceva chiaramente il coglione. In quasi tutte era nudo, e con il cazzo in tiro.
Clara deglutì. “Non è giusto,” sussurrò tra sé.
Poi le vide, foto sempre più esplicite: un pompino, una sega fatta con i piedi, la foto in primo piano del buco del culo di Adele mentre il caxxo di Andrea la penetrava da dietro.
«Ok, è troppo.» Mosse il cursore del mouse verso la x che consente di chiudere la cartella, ma un brivido le percorse la schiena. Con la coda dell’occhio lo aveva visto. Un file video.
Una ondata intensa di calore irruppe come una scossa in mezzo alle sue gambe. Clara si lasciò scivolare all’indietro sullo schienale. Chiuse gli occhi; doppio click. Aprì gli occhi. Nel video Adele stava facendo un pompino al suo ragazzo. Lui le teneva su i lunghi capelli con la mano destra, lei impugnava il suo caxxo con entrambe le mani mentre stantuffava con la bocca.
«Ora leccamelo.»
Il volume troppo alto fece sobbalzare Clara, che lo abbassò di scatto. Per fortuna il rumore del phon era molto più forte e in grado di sovrastare tutto. Nel video, però, Adele interrompeva il pompino per dire qualcosa al ragazzo, così Clara, incapace di resistere, alzò leggermente il volume.
«Stai venendo?»
«No, ma ci sono quasi!»
«Non sborrarmi sui capelli. Lo sai che mi ci vuole più di mezz’ora per asciugarli. Facciamo tardi al cinema»
«Non preoccuparti, starò attento! Ora avvicinati ed apri la bocca».
Clara vide nel video Adele obbedire ed avvicinarsi al caxxo di Andrea a bocca spalancata e con la lingua di fuori. Lui cominciò a masturbarsi freneticamente. Dopo non molto iniziò a picchiettare la cappella sulla lingua di Adele, fino a quando il primo schizzo di sborra saltò fuori incontrollato finendo dritto sui capelli di Adele.
«Ti avevo detto no sui capelli»
Ecco il secondo…sul viso.
«Non muoverti, non muoverti»
Ecco il terzo e il quarto nella bocca di Adele.
Fine del video. L’immagine si spense di colpo, lasciando in sovrimpressione una schermata nera. Per un istante, il silenzio fu quasi assordante. Clara restò sospesa tra un’agitazione sottile e crescente, e l’eccitazione difficile da controllare. Il cuore le batteva forte, le mani erano umide, le gambe le tremavano.
Rimase ferma per qualche secondo, cercando di riprendere fiato, ma quel miscuglio di sensazioni continuava a tormentarla.
Poi il phon si spense. La voce di Adele irruppe dalla stanza accanto.
«Cinque minuti e ci sono, mi sto vestendo.»
Clara chiuse tutto e si ricompose, più o meno
Quando Adele rientrò in stanza, Clara cercò di nascondere l’imbarazzo per ciò che aveva appena visto, forzando un’espressione neutra.
«Ti sei annoiata?» chiese Adele, infilandosi gli stivali.
«No, non direi.»
Adele la guardò con uno sguardo interrogativo.
«Ne ho approfittato per rileggere la bozza di tesi.»
«Oddio, che palle.»
Clara sorrise appena.
«Per la prossima volta sappi che nel primo cassetto del comodino c’è un giochino interessante.»
«Scema.»
Senza volerlo Clara ripensò alla foto dell’amica con il dildo in mezzo alle gambe.
«Vabbè, per fortuna non ci ho messo troppo…»
«Ci hai messo tantissimo. Potevi evitare lo shampoo, lo sai che ti ci vuole più di mezz’ora per asciugare i capelli.»
Clara pronunciò quelle parole quasi senza accorgersene e subito si portò una mano alla bocca, come se volesse ritirarle indietro. Adele le dava le spalle e non vide il suo gesto, ma per un attimo rimase immobile, perplessa da ciò che aveva sentito. Poi scosse la testa, scacciando quell’assurdo pensiero. Prese l’amica per un braccio e le disse con dolcezza: «Sbrighiamoci, è tardissimo.»
Fine
Quando Adele le aprì, Clara sbottonò lentamente il cappotto, lasciandosi ammirare con orgoglio.
Adele la fissò con occhi sgranati. «Ti sei messa giù da battaglia, eh?»
Clara sorrise. «Non si sa mai…»
Poi guardò meglio l’amica e rimase sconcertata. Adele era ancora in pigiama: pantaloni morbidi e felpa larga, capelli raccolti da una matita in uno chignon disordinato.
«Stai scherzando?»
«Mi faccio la doccia e sono pronta.»
Clara entro in casa sbuffando. «…ma avevamo detto alle undici!»
«Tranquilla ci metto pochissimo.»
Adele chiuse la porta. «Posso offrirti qualcosa? Dell’acqua?»
Clara sospirò. «Qualcosa di più forte?»
«Cocacola?»
«Sto bene così, grazie.»
Adele sorrise poi invitò l’amica a seguirla in camera.
La stanza di Adele era un autentico caos. Il letto era disfatto. Un codice di procedura civile, malamente imbrattato, giaceva sulle coperte ai piedi del letto, insieme a tre evidenziatori di colore diverso tutti rigorosamente senza tappo. Sulla scrivania, accanto al Mac acceso, una pila disordinata di manuali di diritto stava su in evidente equilibrio precario. L’armadio, con un’anta aperta, lasciava intravedere vestiti stipati senza una logica, mentre altri erano ammassati sul divanetto vicino alla porta finestra.
Clara si sedette sul bordo del letto, accavallando le gambe. Adele iniziò quindi ad estrarre abiti dall’armadio.
«Allora, opzione uno.» Tirò fuori un vestito rosso aderente, cortissimo e con la schiena scoperta. «Troppo?»
«Abbastanza troia, direi.»
«Opzione due.» Una jumpsuit nera, elegante, con pantalone largo e scollo profondo.
«Più sofisticata. Meno troia.»
Adele fece una smorfia e scavò ancora. «Aspetta.»
Dal fondo di un cassetto tirò fuori un completino intimo in pizzo nero, sottilissimo, essenziale. Le mutandine erano poco più che qualche filo intrecciato, il reggiseno lasciava poco spazio all’immaginazione.
Clara si alzo dal letto per guardare da vicino. «Il tuo fidanzato è al corrente di… questo?»
Adele alzò le spalle con un mezzo sorriso. «Come hai detto tu poco fa…non si sa mai.»
Raccolse tutto e sparì in bagno. Qualche secondo dopo si sentì partire la musica, poi lo scroscio dell’acqua della doccia.
Clara si lasciò cadere all’indietro sul letto. «Fantastico. Aspetterò fino a Natale.» Aveva letteralmente ingurgitato senza masticare il salmone con le patate per essere lì puntuale. Provò a controllare la mail dal telefono, ma nessuna tacca. «Perfetto.»
Si avvicinò alla scrivania e si sedette davanti al computer dell’amica. Mosse il dito sul touchpad, esitò. Si alzò, andò davanti alla porta del bagno e bussò con forza.
L’acqua si fermò. «Che c’è?»
«Posso usare il tuo computer per controllare la posta?»
«Fai pure!»
Clara tornò alla scrivania ed entrò nella sua casella email. Da due settimane aveva inviato la bozza del primo capitolo della tesi al professore di diritto del lavoro. Due settimane di silenzio assoluto. Il professor Storace era giovane, bello e preparatissimo, ma come tutor era un disastro. Spariva. Non rispondeva. Rimandava.
Nessuna nuova email. «Fanculo!»
Chiuse la pagina e ridusse a icona il browser. Quando la finestra di mozilla scomparve, Clara si ritrovò davanti agli occhi la cartella “Documenti” di Adele.
Stava per alzarsi, ma qualcosa attirò la sua attenzione.
Una sottocartella: “Foto personalissime”.
Clara sorrise tra sé. Sicuramente selfie imbarazzanti, prove outfit, magari qualche foto osé mandata al fidanzato. Senza pensarci troppo, cliccò due volte.
Sullo schermo comparvero immagini di Adele completamente nuda.
Tornò indietro, aprì di nuovo il browser, come se potesse cancellare ciò che aveva appena visto. Ma la curiosità la travolse. In fondo aveva visto Adele in doccia in palestra un sacco di volte, non poteva esserci niente di così sconvolgente.
Rientrò nella cartella. Rimase qualche secondo immobile, poi iniziò ad aprire alcune foto. Erano chiaramente immagini inviate al fidanzato, o almeno così immaginava. Scatti in cui mostrava parti intime in pose esplicitamente sensuali. Ce n’erano decine, forse centinaia.
Clara scorse le immagini con crescente imbarazzo, sentendosi allo stesso tempo colpevole e incapace di smettere, come se la curiosità avesse preso il sopravvento sulla ragione.
D’improvviso, però, dal bagno si sentì l’acqua chiudersi.
Clara scattò come se qualcuno l’avesse sorpresa in flagranza di reato. Con un gesto istintivo chiuse le foto e riaprì il browser su una pagina qualunque. Il cuore le batteva all’impazzata, così forte che temeva Adele potesse riuscire a sentirlo.
Ma nulla. Nella casa c’era solo silenzio. Poi, di colpo, il rumore del phon.
Clara sgranò gli occhi. «Non ci credo… si è fatta lo shampoo.»
Un misto di sollievo e incredulità le attraversò il petto. Con tutti quei capelli, le ci sarebbero voluti almeno trenta minuti ancora, forse più.
Rimase immobile qualche secondo, poi una sensazione calda, viscerale, risalì dal basso ventre sino allo bocca dello stomaco, e l’eccitazione ebbe la meglio.
Con un movimento lento, richiuse la pagina del browser e tornò alla cartella. Le foto di Adele nuda riempirono nuovamente lo schermo. Clara iniziò a scorrerle una dopo l’altra, senza aprirle. L’anteprima delle immagini, restituita dal Mac in alta definizione, era più che sufficiente.
Il dito sulla rotellina del mouse si muoveva piano, senza esitazione. Le foto si susseguivano inesorabili una dopo l’altra. In una Adele strizzava le tette, in un’altra pizzicava un capezzolo, in un’altra ancora si masturbava con un coloratissimo dildo di gomma.
Clara sentì il viso scaldarsi.
Non era solo il contenuto. Era il fatto che fossero foto di Adele. Stava chiaramente oltrepassando un confine e la cosa più inquietante era che non riusciva a tornare indietro. Il rumore costante del phon diventò quasi un sottofondo rassicurante. Ogni tanto cambiava tono, segno che Adele si stava muovendo, passando la mano tra i capelli.
Clara immaginò quel gesto nella sua testa; poi, quasi senza accorgersene, arrivò in fondo alla cartella, dove comparve una ulteriore sottocartella dal titolo eloquente: XXX. Un nodo allo stomaco quasi le tolse il respiro. Sapeva bene che doveva fermarsi, ma ormai aveva già superato il limite della decenza.
Aprì.
C’erano foto di Andrea, il fidanzato di Adele. Tantissime foto.
Non avrebbe dovuto guardare. Era il computer di Adele. Era la vita privata di Adele. Eppure le foto scorrevano sotto i suoi occhi come se avessero una volontà propria. Andrea sorrideva in alcune, in altre aveva un’espressione più seria, in altre faceva chiaramente il coglione. In quasi tutte era nudo, e con il cazzo in tiro.
Clara deglutì. “Non è giusto,” sussurrò tra sé.
Poi le vide, foto sempre più esplicite: un pompino, una sega fatta con i piedi, la foto in primo piano del buco del culo di Adele mentre il caxxo di Andrea la penetrava da dietro.
«Ok, è troppo.» Mosse il cursore del mouse verso la x che consente di chiudere la cartella, ma un brivido le percorse la schiena. Con la coda dell’occhio lo aveva visto. Un file video.
Una ondata intensa di calore irruppe come una scossa in mezzo alle sue gambe. Clara si lasciò scivolare all’indietro sullo schienale. Chiuse gli occhi; doppio click. Aprì gli occhi. Nel video Adele stava facendo un pompino al suo ragazzo. Lui le teneva su i lunghi capelli con la mano destra, lei impugnava il suo caxxo con entrambe le mani mentre stantuffava con la bocca.
«Ora leccamelo.»
Il volume troppo alto fece sobbalzare Clara, che lo abbassò di scatto. Per fortuna il rumore del phon era molto più forte e in grado di sovrastare tutto. Nel video, però, Adele interrompeva il pompino per dire qualcosa al ragazzo, così Clara, incapace di resistere, alzò leggermente il volume.
«Stai venendo?»
«No, ma ci sono quasi!»
«Non sborrarmi sui capelli. Lo sai che mi ci vuole più di mezz’ora per asciugarli. Facciamo tardi al cinema»
«Non preoccuparti, starò attento! Ora avvicinati ed apri la bocca».
Clara vide nel video Adele obbedire ed avvicinarsi al caxxo di Andrea a bocca spalancata e con la lingua di fuori. Lui cominciò a masturbarsi freneticamente. Dopo non molto iniziò a picchiettare la cappella sulla lingua di Adele, fino a quando il primo schizzo di sborra saltò fuori incontrollato finendo dritto sui capelli di Adele.
«Ti avevo detto no sui capelli»
Ecco il secondo…sul viso.
«Non muoverti, non muoverti»
Ecco il terzo e il quarto nella bocca di Adele.
Fine del video. L’immagine si spense di colpo, lasciando in sovrimpressione una schermata nera. Per un istante, il silenzio fu quasi assordante. Clara restò sospesa tra un’agitazione sottile e crescente, e l’eccitazione difficile da controllare. Il cuore le batteva forte, le mani erano umide, le gambe le tremavano.
Rimase ferma per qualche secondo, cercando di riprendere fiato, ma quel miscuglio di sensazioni continuava a tormentarla.
Poi il phon si spense. La voce di Adele irruppe dalla stanza accanto.
«Cinque minuti e ci sono, mi sto vestendo.»
Clara chiuse tutto e si ricompose, più o meno
Quando Adele rientrò in stanza, Clara cercò di nascondere l’imbarazzo per ciò che aveva appena visto, forzando un’espressione neutra.
«Ti sei annoiata?» chiese Adele, infilandosi gli stivali.
«No, non direi.»
Adele la guardò con uno sguardo interrogativo.
«Ne ho approfittato per rileggere la bozza di tesi.»
«Oddio, che palle.»
Clara sorrise appena.
«Per la prossima volta sappi che nel primo cassetto del comodino c’è un giochino interessante.»
«Scema.»
Senza volerlo Clara ripensò alla foto dell’amica con il dildo in mezzo alle gambe.
«Vabbè, per fortuna non ci ho messo troppo…»
«Ci hai messo tantissimo. Potevi evitare lo shampoo, lo sai che ti ci vuole più di mezz’ora per asciugare i capelli.»
Clara pronunciò quelle parole quasi senza accorgersene e subito si portò una mano alla bocca, come se volesse ritirarle indietro. Adele le dava le spalle e non vide il suo gesto, ma per un attimo rimase immobile, perplessa da ciò che aveva sentito. Poi scosse la testa, scacciando quell’assurdo pensiero. Prese l’amica per un braccio e le disse con dolcezza: «Sbrighiamoci, è tardissimo.»
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