Il mio vicino di Casa, ep. 2
di
nynpho_Eva
genere
confessioni
Ci guardammo negli occhi, e mi sembrò di vederlo per la prima volta: mi soffermai sugli occhi castano chiaro, profondi e intensi, sui muscoli del viso e del collo, asciutti e tesi; mi accorsi del suo respiro, che si era fatto più veloce e affannato; indossava una maglia sgualcita, dallo scollo abbastanza largo, con sopra una felpa scura e larga, non mi ero mai accorta che avesse un fisico muscoloso, non l’avevo mai guardato attentamente, ma si intravedevano i pettorali da sotto la maglietta a maniche corte.
Dopo questo lungo istante, un brivido lungo il mio corpo e mi ricomposi. “Grazie, ora devo andare, è tardi” – farfugliai imbarazzata. Mi chinai a riprendere i vestiti ora sparsi sul pavimento della cantina e corsi via nel buio. Lui, per quanto potei vedere con la coda dell’occhio, rimase lì, in piedi, a osservarmi silenzioso. Corsi su per le scale e mi richiusi la porta dietro le spalle, avevo il fiato corto: cos’era successo? Avevo capito bene? Chi era Luca? Fu come un’epifania, mi accorsi improvvisamente di lui, di Luca, feci mente locale su quello che sapevo fino a quel momento di lui - poco, sull’opinione che avevo, sull’indifferenza che fino a quel momento aveva generato in me quell’uomo. Non c’era motivo di agitarsi, era un uomo che aveva avuto una reazione gentile ed onesta ad un incontro fortuito con una ragazza mezza nuda nel buio di una cantina, non era successo niente, avrei continuato a ignorare la sua presenza come quella del resto della famiglia. Mi riproposi di scendere più coperta le prossime volte.
La settimana successiva si ripropose il caso della mia discesa in lavanderia in notturna.
Non avevo ripensato molto a quello che era successo giorni prima, era stata una mia svista imbarazzante e lui aveva reagito cercando di aiutarmi, non era successo niente di male in fondo; ero troppo impegnata in quei giorni per dedicarci tempo ed energie. Fu così che un martedì sera mi ritrovai a scendere giù, ebbi l’accortezza di mettere una felpa con cerniera, che richiusi completamente, e sopra mi buttai sulle spalle il giaccone imbottito. Andai in lavanderia, non c’era nessuno nei paraggi, e in tutta tranquillità caricai la lavatrice e feci per uscire dalla stanza, richiudendomi la porta alle spalle. Sentii il rumore di due passi veloci e poi, all’improvviso, comparve Luca, una sagoma scura alla fine del corridoio umido – “Ah, sei tu, che spavento” – dissi spontaneamente. Non mi rispose. Feci per ritornare verso le scale, percorso che mi avrebbe inevitabilmente portato ad affrontarlo. Non disse nulla, mi guardava. Mi avvicinavo – non sapevo cosa pensare, si era dimenticato di chi fossi? Di cos’era successo, seppur brevemente, la settimana prima? Mi avvicinavo, distolsi lo sguardo e cercai di fare la vaga. Quando ero prossima a superarlo mi si pose davanti, bloccandomi la strada. “Cosa..?” – mi bloccò entrambe le braccia prima che potessi procedere o dire altro. Mi guardò intensamente e si avvicinò. Premette il suo corpo sul mio. Ero allibita da quello che stava succedendo, ma non sapevo oppormi. Cos’era tutto quello? Chi era Luca? Non lo conoscevo, e lui non conosceva me. Non ci eravamo mai parlati veramente. Cosa stava facendo? Lo lasciai stringersi a me, mi spinse lentamente contro il muro e affondò il viso sul mio collo, respirando forte il mio odore e baciandomi lentamente; la sua mano mi accarezzava il fianco, la vita. Mi aprì la felpa, i suoi baci scesero dal collo al mio petto, respirando forte sui miei seni, baciandoli. Il piacere di quel contatto del tutto inaspettato stava dilagando in me, incapace di fare o dire niente. Ero in estasi: la sorpresa di quell’avvicinamento, la sua presenza, che scoprivo piacermi man mano che i secondi passavano, la clandestinità di quella vicinanza fra noi, i brividi che i baci sul collo mi davano e che si propagavano per tutta la mia schiena, il fuoco che sentivo crescere. “Luca” riuscii a far uscire dalle mie labbra il suo nome, “Luca” ripetei meno incerta, cercando di richiamare la sua attenzione. Si fermò: alzò il viso a pochi centimetri dal mio e mi baciò. Un bacio lento, non passionale, non troppo almeno. Lungo e intenso. Premeva le sue labbra sulle mie e si faceva strada con la lingua, lo assecondai senza riflettere. Dopo qualche minuto si fermò e io presi l’occasione per allontanarlo da me: non mi aveva dato fastidio, inaspettatamente, ma questo contatto non aveva unse nso, non capivo, cosa stava facendo? Sua moglie era al piano di sopra, eravamo in un corridoio, non credo sapesse nemmeno il mio nome per intero. “Luca, io, non capisco..cosa..io non..” – “Scusa, ti ho vista ..e non ho più pensato lucido..non ho pensato”, mi rispose mentre si allontava di svariati centimetri da me, allentando la presa sul mio corpo. Ci guardammo, volevo dire altro, volevo spiegargli che io non sono così, che in genere respingo questo tipo di cose, che bacio e mi avvicino solo a chi conosco e con chi ho un legame, per me è importante, non scopo e non limono in giro, non più almeno. Questi pensieri fluivano in me, ancora accesa dal suo tocco di pochi secondi prima, quando entrambi fummo attirati da dei rumori provenienti dalla scala: stava scendendo qualcuno. Mi ricomposi e schiarii la voce, testa china e ricominciai a camminare. ripresi la mia strada per salire al mio appartamento, incontrando pochi istanti dopo chi scendeva, chiaramente Laura
“Ciao Matilde, buonasera” – “Ciao Laura” risposi al suo saluto affettato continuando a salire, senza fermarmi. Non avrei comunque avuto voglia di salutarla, tutt’al più dopo quello che era appena successo. “Tutto bene? Non ti vedo mai! Ma cosa ci fai di notte qui giù?” mi continuò a parlare, imponendomi di fermarmi, girarmi e rispondere. “Eh..vado a fare le lavatrici nella mia cantina, mi è venuto tardi, capita! Alla prossima, devo proprio andare ora Laura” – tagliai corto con tono freddo e secco. “Allora ciaoo buonanotte, quando vuoi salutarmi io sono sempre di sopra” – io ero ormai arrivata alla mia porta, che senza volere mi sbattei dietro. Sentii ancora la sua voce squillante e acuta, troppo acuta per quell’ora e per il mio stato d’animo: “Eccoti Luca ma hai trovato queste bottiglie allora? Sei uscito di corsa non capivo, ma insomma! È qui la bottiglia di vino che cercavi guarda, non c’era bisogno di fare tutto il corridoio, ma che stupidino eh eh, su su risaliamo che finisce la pubblicità e ricomincia il film” – non sentii risposte di tono maschile, ma dallo spioncino li vidi risalire, lei in testa e lui dietro. Oltrepassarono il mio pianerottolo e vidi Luca che si girava a guardare la mia porta.
Cos’era successo? Ora qualcosa era successo veramente. Lui mi aveva cercato apposta evidentemente, era sceso appena mi aveva sentito uscire e mi aveva baciata. Mi voleva. Era evidente. E io? Io volevo lui. Non vedevo l’ora di risentire le sue mani su di me.
Dopo questo lungo istante, un brivido lungo il mio corpo e mi ricomposi. “Grazie, ora devo andare, è tardi” – farfugliai imbarazzata. Mi chinai a riprendere i vestiti ora sparsi sul pavimento della cantina e corsi via nel buio. Lui, per quanto potei vedere con la coda dell’occhio, rimase lì, in piedi, a osservarmi silenzioso. Corsi su per le scale e mi richiusi la porta dietro le spalle, avevo il fiato corto: cos’era successo? Avevo capito bene? Chi era Luca? Fu come un’epifania, mi accorsi improvvisamente di lui, di Luca, feci mente locale su quello che sapevo fino a quel momento di lui - poco, sull’opinione che avevo, sull’indifferenza che fino a quel momento aveva generato in me quell’uomo. Non c’era motivo di agitarsi, era un uomo che aveva avuto una reazione gentile ed onesta ad un incontro fortuito con una ragazza mezza nuda nel buio di una cantina, non era successo niente, avrei continuato a ignorare la sua presenza come quella del resto della famiglia. Mi riproposi di scendere più coperta le prossime volte.
La settimana successiva si ripropose il caso della mia discesa in lavanderia in notturna.
Non avevo ripensato molto a quello che era successo giorni prima, era stata una mia svista imbarazzante e lui aveva reagito cercando di aiutarmi, non era successo niente di male in fondo; ero troppo impegnata in quei giorni per dedicarci tempo ed energie. Fu così che un martedì sera mi ritrovai a scendere giù, ebbi l’accortezza di mettere una felpa con cerniera, che richiusi completamente, e sopra mi buttai sulle spalle il giaccone imbottito. Andai in lavanderia, non c’era nessuno nei paraggi, e in tutta tranquillità caricai la lavatrice e feci per uscire dalla stanza, richiudendomi la porta alle spalle. Sentii il rumore di due passi veloci e poi, all’improvviso, comparve Luca, una sagoma scura alla fine del corridoio umido – “Ah, sei tu, che spavento” – dissi spontaneamente. Non mi rispose. Feci per ritornare verso le scale, percorso che mi avrebbe inevitabilmente portato ad affrontarlo. Non disse nulla, mi guardava. Mi avvicinavo – non sapevo cosa pensare, si era dimenticato di chi fossi? Di cos’era successo, seppur brevemente, la settimana prima? Mi avvicinavo, distolsi lo sguardo e cercai di fare la vaga. Quando ero prossima a superarlo mi si pose davanti, bloccandomi la strada. “Cosa..?” – mi bloccò entrambe le braccia prima che potessi procedere o dire altro. Mi guardò intensamente e si avvicinò. Premette il suo corpo sul mio. Ero allibita da quello che stava succedendo, ma non sapevo oppormi. Cos’era tutto quello? Chi era Luca? Non lo conoscevo, e lui non conosceva me. Non ci eravamo mai parlati veramente. Cosa stava facendo? Lo lasciai stringersi a me, mi spinse lentamente contro il muro e affondò il viso sul mio collo, respirando forte il mio odore e baciandomi lentamente; la sua mano mi accarezzava il fianco, la vita. Mi aprì la felpa, i suoi baci scesero dal collo al mio petto, respirando forte sui miei seni, baciandoli. Il piacere di quel contatto del tutto inaspettato stava dilagando in me, incapace di fare o dire niente. Ero in estasi: la sorpresa di quell’avvicinamento, la sua presenza, che scoprivo piacermi man mano che i secondi passavano, la clandestinità di quella vicinanza fra noi, i brividi che i baci sul collo mi davano e che si propagavano per tutta la mia schiena, il fuoco che sentivo crescere. “Luca” riuscii a far uscire dalle mie labbra il suo nome, “Luca” ripetei meno incerta, cercando di richiamare la sua attenzione. Si fermò: alzò il viso a pochi centimetri dal mio e mi baciò. Un bacio lento, non passionale, non troppo almeno. Lungo e intenso. Premeva le sue labbra sulle mie e si faceva strada con la lingua, lo assecondai senza riflettere. Dopo qualche minuto si fermò e io presi l’occasione per allontanarlo da me: non mi aveva dato fastidio, inaspettatamente, ma questo contatto non aveva unse nso, non capivo, cosa stava facendo? Sua moglie era al piano di sopra, eravamo in un corridoio, non credo sapesse nemmeno il mio nome per intero. “Luca, io, non capisco..cosa..io non..” – “Scusa, ti ho vista ..e non ho più pensato lucido..non ho pensato”, mi rispose mentre si allontava di svariati centimetri da me, allentando la presa sul mio corpo. Ci guardammo, volevo dire altro, volevo spiegargli che io non sono così, che in genere respingo questo tipo di cose, che bacio e mi avvicino solo a chi conosco e con chi ho un legame, per me è importante, non scopo e non limono in giro, non più almeno. Questi pensieri fluivano in me, ancora accesa dal suo tocco di pochi secondi prima, quando entrambi fummo attirati da dei rumori provenienti dalla scala: stava scendendo qualcuno. Mi ricomposi e schiarii la voce, testa china e ricominciai a camminare. ripresi la mia strada per salire al mio appartamento, incontrando pochi istanti dopo chi scendeva, chiaramente Laura
“Ciao Matilde, buonasera” – “Ciao Laura” risposi al suo saluto affettato continuando a salire, senza fermarmi. Non avrei comunque avuto voglia di salutarla, tutt’al più dopo quello che era appena successo. “Tutto bene? Non ti vedo mai! Ma cosa ci fai di notte qui giù?” mi continuò a parlare, imponendomi di fermarmi, girarmi e rispondere. “Eh..vado a fare le lavatrici nella mia cantina, mi è venuto tardi, capita! Alla prossima, devo proprio andare ora Laura” – tagliai corto con tono freddo e secco. “Allora ciaoo buonanotte, quando vuoi salutarmi io sono sempre di sopra” – io ero ormai arrivata alla mia porta, che senza volere mi sbattei dietro. Sentii ancora la sua voce squillante e acuta, troppo acuta per quell’ora e per il mio stato d’animo: “Eccoti Luca ma hai trovato queste bottiglie allora? Sei uscito di corsa non capivo, ma insomma! È qui la bottiglia di vino che cercavi guarda, non c’era bisogno di fare tutto il corridoio, ma che stupidino eh eh, su su risaliamo che finisce la pubblicità e ricomincia il film” – non sentii risposte di tono maschile, ma dallo spioncino li vidi risalire, lei in testa e lui dietro. Oltrepassarono il mio pianerottolo e vidi Luca che si girava a guardare la mia porta.
Cos’era successo? Ora qualcosa era successo veramente. Lui mi aveva cercato apposta evidentemente, era sceso appena mi aveva sentito uscire e mi aveva baciata. Mi voleva. Era evidente. E io? Io volevo lui. Non vedevo l’ora di risentire le sue mani su di me.
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