Dopo palestra

di
genere
etero

Per commenti plinio.terabox@gmail.com

La relazione con Patty era iniziata da qualche mese, cercavamo di vederci appena possibile.
Io, dopo la palestra, spesso andavo da lei a mangiare, a casa tornavo tardi.
A mia moglie dicevo che mangiavo fuori.
Si Patty era la mia amante, più giovane di me di sette anni.
Era un vulcano, in ogni cosa facesse, nello scopare una vera infoiata.
Ero pazzo di lei, mi era sembrato di rinascere dopo anni di un matrimonio spento con mia moglie, senza sesso poi.
Conosciuta Patty avevo decisamente cambiato vita, soprattutto un vita sessuale degna di un ventenne.
Scopavamo quasi tutti i giorni o comunque tutte le volte che ci vedevamo.
Se non scopavamo perché lei aveva il mestruo, comunque venivo svuotato con pompini generosi.
Erano il suo forte, scopare era il suo forte, il sesso era il suo forte. Unica pecca il culo, che era vietato.
Ma davvero trascurabile rispetto a quanto ricevevo da lei
Quella sera, appena mi aprì la porta, mi stampò un bacio con la lingua che quasi mi arrivò in gola.
Lasciai cadere la borsa a terra e stetti al gioco, ovviamente.
Mi strinse a lei, il mio cazzo era già duro, contro il suo ventre piatto.
Lei era in vestaglia, senza calze, null'altro; anche se era inverno in casa c'era sempre caldo e lei stava leggera.
Capii che sotto non aveva nulla e pensai che era la solita troia, una deliziosa troia.
Il suo seno non era bello, canonicamente bello, ma per me era casa, ci buttavo la faccia appena potevo, due tette
generose che cadevano dolcemente, che quando scopavamo danzavano ipnoticamente.
Le titillavo i capezzoli sino a farli diventare turgidi, belli gonfi in mezzo a quelle areole grandi e quella sera i
capezzoli già si vedevano.
Smise di baciarmi e senza dirmi nulla mi prese per mano portandomi in camera.
Non dissi nulla, capivo dove si andava a parare e di certo non mi opponevo anche se ero stanco, stanchissimo.
Quella sera, dopo la palestra, avevo fatto anche il bagno turco.
Mi spinse sul letto, caddi di schiena.
Appena fui sdraiato mi prese la cintura, la aprì, sbottonò i jeans e intrufolò la mano nelle mutande.
Il mio cazzo era durissimo e svettò libero.
Lei mi prese le palle con la mano, iniziò a giovarci strizzandole un po'. Si chinò su di me e riprese a baciarmi.
Le lingue presero a vorticare, ci mordevamo, ci leccavamo le labbra mentre la sua mano iniziò a segarmi.
La fermai.
Lei capì ed abbasso la testa sul mio cazzo. Mi sputò sul glande, iniziò a leccarlo e poi la sua bocca
iniziò a prendermi in mille modi, le sue tecniche divine. Mi bagnava tantissimo ed era capace di spompinare per decine
di minuti, dipendeva solo da me quanto durare.
Quella sera l'avrei lasciata andare avanti per tanto, ero stanco e quel pompino sembrava fatto apposta
per farmi rilassare ancora di più di quanto già non fossi.
Però se questo era l'inizio, se c'era stato un assalto, voleva dire che era davvero carica anche lei.
La dovevo scopare, non c'era altra possibilità.
La fermai, lei mi guardò negli occhi e capì.
Mi sfilò le scarpe e tirò via i pantaloni mentre io intanto mi toglievo il maglione.
Appena fui nudo le aprii la vestaglia, le vidi finalmente il seno e il clitoride gonfissimo, rosso.
Le misi la mano sotto la fica, me la bagnò, era fradicia.
Mi leccai subito la mano, adoravo succhiare i suoi umori.
Lei mi sorrise e si buttò sul letto spalancandomi le gambe.
Presi a leccarla come mi aveva insegnato lei, due dita dentro la fica.
Adoravo quegli odori, bagnarmi la faccia così, dio che bello.
Mi disse chetava venendo, di non smettere.
Andai avanti, con le mani mi teneva la testa, e venne, urlando.
Appena mi mollò la testa le andai sopra, e con mosse di bacino già provate lei mi porse la fica, io le avvicinai
il cazzo che spinsi dentro senza la minima difficoltà
La fica era bollente, letteralmente, pulsava, le labbra mi stringevano il pene. Sentivo il clitoride contro la base
del mio cazzo.
Iniziammo a muoverci mentre ci baciavamo e ci mordevamo il collo. Le presi le gambe e gliele spalancai per sfondarla
il più possibile. Più forte, più forte mi diceva.
Io spingevo, le palle sbattevano, un rumore bellissimo, ogni colpo un gemito, ogni gemito una contrazione.
Le dissi che stavo per venire, lei mi prese le palle come per strizzarle, come per far scoppiare la cappella.
Esci - mi disse - voglio che mi schizzi le tette e in faccia.
Obbedii, uscì da lei, mi fermai un istante stringendomi il cazzo, la cappella era paonazza, gonfissima.
Mi posizionai meglio e presi a segarmi.
Uno, due, tre colpi e gemetti fortissimo, il primo schizzo copioso colpì il seno destro, il secondo lo diressi verso il viso
e la colpii proprio sulla bocca, il terzo sul collo.
Caddi sfinito al suo fianco.
Mi girai e la vidi leccarli le labbra e spalmarsi sulle tette il mio sperma, è caldo sai - mi disse. Certo che è caldo, la tua fica è bollente!
E la baciai, assaporai tutto, il mio sperma la sua saliva, i nostri sudori.
Le passai di nuovo una mano sulla vagina e me la leccai.
Ora potevamo salutarci, non lo avevamo ancora fatto quella sera.
di
scritto il
2026-02-08
7 6
visite
1
voti
valutazione
5
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Le ragazze del web

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.