L’amico di Mario

di
genere
gay

Un giorno Mario mi aveva accennato di altri maturi, persone per lo più sposate, che lui conosceva o di cui sapeva, che frequentavano i bagni della stazione alla ricerca di avventure. Mi aveva anche detto di un bar dove si ritrovavano dei pensionati. Poi mi aveva chiesto se mi sarebbe piaciuto conoscerne uno, un suo amico, un contadino che abitava in un comune limitrofo. Si erano conosciuti a Rosolina, entrambi alla ricerca di avventure. Attilio in quel periodo aveva impegni famigliari e così decidemmo per il sabato successivo di vederci io, Mario ed eventualmente questo suo amico. Pensavo che ci saremmo visti a casa di Mario ma quando ero arrivato a casa sua mi aveva detto che il suo amico stava abbeverando il mais in campagna, eravamo credo a luglio, e che non poteva muoversi ma che potevamo andare noi da lui. Mario si era fatto dire il luogo e decidemmo di andarlo a trovare. Dopo aver percorso una decina di chilometri in mezzo alla campagna siamo giunti nei pressi di una casa abbandonata, vicino un trattore stava pescando acqua da un fossato per distribuirla sul mais. Vedendoci arrivare l’amico di Mario ci era venuto incontro, un 65enne di media altezza ma di corporatura robusta che indossava solamente un paio di vecchi pantaloncini corti. Ci eravamo presentati poi con il sole che picchiava ci aveva invitati a sederci sotto la tettoia. Faceva caldo e sia io che Mario ci eravamo tolti la camicia. Ricordo che l’amico di Mario era seduto davanti a me su uno sgabello e ogni tanto i suoi pantaloncini larghi lasciavano intravvedere la borsa dei coglioni. I miei occhi cadevano spesso in mezzo alle sue gambe e lui se ne era accorto e anche Mario. Poi, senza parlare, con una mano aveva iniziato ad accarezzarsi il pacco. Mario si era alzato dicendo che andava a fare un giro e solo più tardi avevo saputo che si erano messi d’accordo. Eravamo rimasti solo io e il contadino che continuava a toccarsi guardandomi, poi si era alzato e si era mezzo davanti a me, avevo il suo pacco davanti al viso. L’erezione era evidente al di sotto dei pantaloncini. Glieli avevo tirati giù e il suo cazzo era balzato fuori già bello duro e scappellato, un cazzo normale ma di buona grossezza. Me lo aveva avvicinato alla bocca e io lo avevo preso. Lo avevo succhiato per una decina di minuti abbondanti fino a quando non avevo sentito i suoi fiotti di sborra riempirmi la bocca. Solo allora mi ero accorto che Mario ci stava osservando con il cazzo in mano, la scena lo aveva eccitato e voleva essere succhiato anche lui, cosa che avevo fatto volentieri fino a quando anche lui si era scaricato. Dopo siamo rimasti un po' a riposare, Mario aveva finito per appisolarsi, il suo amico aveva controllato il trattore e poi, passandomi accanto, mi aveva fatto un cenno con la testa ed era entrato nella casa abbandonata. Incuriosito mi ero alzato e lo avevo seguito trovandolo dentro una stanza con i pantaloncini abbassati e il cazzo già duro. Glielo avevo preso in bocca per un altro pompino ma lui dopo un po' mi aveva fatto alzare spingendomi contro un muro. “Mario mi ha detto che ti fai anche scopare” mi aveva detto, mi aveva fatto appoggiare le mani al muro e allargare le gambe poi mi aveva penetrato. Era stata una scopata breve ma intensa, con lui che mi era venuto dentro. Quando siamo usciti Mario dormiva ancora e non si era accorto di nulla. Della scopata dentro la casa gliene avrei parlato tornando verso Rovigo.
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scritto il
2026-02-03
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