Attilio
di
Pass60
genere
gay
Questa è un’avventura che mi è successa molti anni fa. Avevo conosciuto Attilio, io poco più che ventenne, una sera di novembre dei primi anni ’90 alla stazione di Rovigo. Avevo perso la coincidenza per Padova e il treno successivo era previsto dopo un’ora. Dopo aver gironzolato un po’ per la stazione mi ero diretto ai bagni. Non c’era nessuno agli orinatoi e mi ero posizionato su uno di questi. Dopo qualche secondo avevo sentito dei passi e subito dopo una persona mi si era accostata all’orinatoio di fianco. Girando leggermente la testa avevo visto un uomo dell’apparente età di una 70ina d’anni, robusto, che aveva contraccambiato lo sguardo. Sbirciando con la coda dell’occhio avevo visto dal movimento della sua mano che si stava segando. allungando la testa per superare il divisorio avevo visto che teneva in mano un bel cazzo, di lunghezza normale ma bello grosso. A questo punto anche lui aveva voluto vedere il mio poi, rimettendoselo dentro ai pantaloni, nell’uscire mi aveva sfiorato. Ricordo che avevo lasciato passare una decina di secondi e poi anch’io ero uscito dai bagni incamminandomi lungo il binario. L’avevo visto fermo all’altezza dell’uscita dalla stazione, poi quando ero ormai giunto a una ventina di metri, si era diretto verso l’uscita. Quando ero uscito l’avevo visto dal lato opposto della strada. Certo che l’avessi visto si era incamminato verso una strada laterale. L’avevo seguito fino alla sua auto, eravamo saliti, un semplice ciao e aveva messo in moto la vettura. Non c’era bisogno di dire altro, entrambi sapevamo cosa sarebbe successo di lì a poco, la scintilla era già scattata prima nei bagni. Si era diretto verso l’argine dell’Adige, e lungo il tragitto lo avevo potuto osservare meglio. Era sicuramente un bell’uomo maturo, fisicamente robusto, forse un contadino o qualcuno che lavorava o aveva lavorato con il fisico. Dopo aver trovato un luogo appartato e spenta l’auto aveva reclinato il suo sedile e, stendendosi, si era calato i pantaloni, mostrando il suo cazzo già barzotto. Glielo avevo preso in mano segandolo lentamente mentre con la bocca gli succhiavo i capezzoli dopo che lui si era sollevato gli indumenti mostrando una pancia e un torace coperti di peli brizzolati. Ricordo che a un certo punto mi aveva messo una mano sopra la testa spingendomi verso il basso. Il suo cazzo era ora completamente in tiro e ne potevo ammirare la consistenza e soprattutto la grossezza. Lo avevo preso in bocca e avevo iniziato a succhiarglielo piano passando dall’asta alla borsa pelosa dei coglioni, mentre con le mani gli accarezzavo la pancia e il petto. Nel frattempo mi aveva fatto calare i pantaloni e mi aveva preso il cazzo segandolo per passare poi a cercare il buco con un dito. Il pompino si era protratto per una decina di minuti, sempre con la sua mano sulla testa, mentre con l’altra mi allargava il buco prima con uno e poi con due e infine con tre dita. Ad un certo punto lo avevo sentito che si stava irrigidendo, prossimo all’orgasmo e avevo cercato di staccarmi dal suo cazzo ma lui mi aveva tenuto la testa ben ferma e mi aveva scaricato in bocca i suoi densi fiotti di sborra. “mandala giù” mi aveva detto, e io, stranamente, gli avevo obbedito, poi mi aveva preso il cazzo in mano e mi aveva fatto venire. Dopo esserci puliti e ricomposti mi aveva riportato in stazione. Prima di scendere mi aveva chiesto se passavo ancora per Rovigo e io gli avevo detto che ci venivo qualche volta.
Nei giorni seguenti avevo spesso pensato a quello che era successo, sentivo che quell’uomo aveva qualcosa che mi attraeva fortemente, forse il suo odore o il suo grosso cazzo…mi immaginavo con lui in pose erotiche dove lui impersonava la figura dominante. Mi immaginavo sottomesso a lui. Questi pensieri accrescevano la voglia di reincontrarlo ed ero anche andato un paio di volte fino a Rovigo con questa speranza finché una ventina di giorni dopo, sempre di sera, mentre aspettavo il treno per tornare a Padova lo avevo visto arrivare e dirigersi ai bagni. Poco dopo lo avevo seguito trovandolo agli orinatoi. Dopo essere usciti separatamente per non dare sospetti ci eravamo avviati alla sua auto ma una volta partiti non aveva imboccato la strada che portava all’Adige ma verso la zona industriale, dicendomi che aveva un posto migliore dove andare. Era un magazzino con annesso un piccolo ufficio. Una volta entrati aveva iniziato a togliersi i vestiti rimanendo nudo e con il cazzo che già dava segni di risveglio. Mi ero denudato anch’io e subito dopo ero già in ginocchio davanti a lui che gli imboccavo il cazzo. Mi aveva preso la testa con entrambe le mani dandomi il ritmo, ogni tanto me lo toglieva dalla bocca e me lo strofinava sul viso o si faceva succhiare la borsa dei coglioni. Quello che faceva mi eccitava ancora di più. Mi aveva fatto stendere di schiena sul pavimento e me lo aveva rimesso in bocca, io sdraiato e lui in ginocchio sopra di me mentre con una mano cercava il mio buco. Si era bagnato un dito e poi lo aveva introdotto muovendolo avanti e indietro, poi due e infine tre. Mi sentivo in suo potere e lui lo aveva percepito. Mi aveva detto di leccargli i capezzoli poi alzando un braccio anche l’ascella. Il suo odore mi eccitava, era come un afrodisiaco che annullava la mia volontà. Ritornai a prenderglielo in bocca ma lui aveva un’altra idea, Messomi a pecorina, con le mani mi aveva allargato le chiappe e aveva iniziato leccare e insalivare il buco. La sua lingua mi dava sensazioni mai provate, il mio buco si contraeva e io mi sentivo pronto ad essere posseduto. Attilio si era alzato e messo in ginocchio dietro a me, poi avevo sentito la sua cappella appoggiarsi al buco e premere. Il suo grosso cazzo faceva fatica a entrare ma dopo qualche sforzo lo sentii sprofondare fino ai coglioni. Era rimasto fermo per un po' poi aveva iniziato a pompare. Sentivo il mio buco tendersi allo spasimo ad ogni affondo mentre all’orecchio mi sussurrava “ti piace vero? Lo senti il mio cazzo? Oggi ti vengo in culo”. Sentivo i suoi coglioni che sbattevano ogni volta che affondava, ormai il mio buco si era adattato e andavo incontro ai suoi colpi per farmi penetrare ancora di più. Mi era salito sopra, sentivo il suo corpo sopra di me, i peli della sua pancia che strusciavano sulla schiena, poi lo sentii irrigidirsi e subito dopo inondarmi con la sua sborra. Sentire che mi aveva goduto dentro mi aveva fatto venire a mia volta sborrando sul pavimento. Attilio si era alzato per andare a lavarsi. Al suo ritorno io ero ancora seduto sul pavimento con la sua sborra che mi colava dal buco, si era avvicinato e io per riconoscenza gli avevo preso ancora il cazzo ormai moscio in bocca. “Ho un amico della mia stessa età” mi aveva detto “se vuoi la prossima volta possiamo andare da lui, vive solo e ha la disponibilità di ospitare”. La cosa mi aveva lasciato interdetto, non ero pronto a una proposta del genere ma comunque l’idea mi eccitava e alla fine gli avevo detto di sì chiedendogli di questo suo amico. Mi aveva detto solo che era un bell’uomo più o meno della sua età.
Nei giorni seguenti avevo spesso pensato a quello che era successo, sentivo che quell’uomo aveva qualcosa che mi attraeva fortemente, forse il suo odore o il suo grosso cazzo…mi immaginavo con lui in pose erotiche dove lui impersonava la figura dominante. Mi immaginavo sottomesso a lui. Questi pensieri accrescevano la voglia di reincontrarlo ed ero anche andato un paio di volte fino a Rovigo con questa speranza finché una ventina di giorni dopo, sempre di sera, mentre aspettavo il treno per tornare a Padova lo avevo visto arrivare e dirigersi ai bagni. Poco dopo lo avevo seguito trovandolo agli orinatoi. Dopo essere usciti separatamente per non dare sospetti ci eravamo avviati alla sua auto ma una volta partiti non aveva imboccato la strada che portava all’Adige ma verso la zona industriale, dicendomi che aveva un posto migliore dove andare. Era un magazzino con annesso un piccolo ufficio. Una volta entrati aveva iniziato a togliersi i vestiti rimanendo nudo e con il cazzo che già dava segni di risveglio. Mi ero denudato anch’io e subito dopo ero già in ginocchio davanti a lui che gli imboccavo il cazzo. Mi aveva preso la testa con entrambe le mani dandomi il ritmo, ogni tanto me lo toglieva dalla bocca e me lo strofinava sul viso o si faceva succhiare la borsa dei coglioni. Quello che faceva mi eccitava ancora di più. Mi aveva fatto stendere di schiena sul pavimento e me lo aveva rimesso in bocca, io sdraiato e lui in ginocchio sopra di me mentre con una mano cercava il mio buco. Si era bagnato un dito e poi lo aveva introdotto muovendolo avanti e indietro, poi due e infine tre. Mi sentivo in suo potere e lui lo aveva percepito. Mi aveva detto di leccargli i capezzoli poi alzando un braccio anche l’ascella. Il suo odore mi eccitava, era come un afrodisiaco che annullava la mia volontà. Ritornai a prenderglielo in bocca ma lui aveva un’altra idea, Messomi a pecorina, con le mani mi aveva allargato le chiappe e aveva iniziato leccare e insalivare il buco. La sua lingua mi dava sensazioni mai provate, il mio buco si contraeva e io mi sentivo pronto ad essere posseduto. Attilio si era alzato e messo in ginocchio dietro a me, poi avevo sentito la sua cappella appoggiarsi al buco e premere. Il suo grosso cazzo faceva fatica a entrare ma dopo qualche sforzo lo sentii sprofondare fino ai coglioni. Era rimasto fermo per un po' poi aveva iniziato a pompare. Sentivo il mio buco tendersi allo spasimo ad ogni affondo mentre all’orecchio mi sussurrava “ti piace vero? Lo senti il mio cazzo? Oggi ti vengo in culo”. Sentivo i suoi coglioni che sbattevano ogni volta che affondava, ormai il mio buco si era adattato e andavo incontro ai suoi colpi per farmi penetrare ancora di più. Mi era salito sopra, sentivo il suo corpo sopra di me, i peli della sua pancia che strusciavano sulla schiena, poi lo sentii irrigidirsi e subito dopo inondarmi con la sua sborra. Sentire che mi aveva goduto dentro mi aveva fatto venire a mia volta sborrando sul pavimento. Attilio si era alzato per andare a lavarsi. Al suo ritorno io ero ancora seduto sul pavimento con la sua sborra che mi colava dal buco, si era avvicinato e io per riconoscenza gli avevo preso ancora il cazzo ormai moscio in bocca. “Ho un amico della mia stessa età” mi aveva detto “se vuoi la prossima volta possiamo andare da lui, vive solo e ha la disponibilità di ospitare”. La cosa mi aveva lasciato interdetto, non ero pronto a una proposta del genere ma comunque l’idea mi eccitava e alla fine gli avevo detto di sì chiedendogli di questo suo amico. Mi aveva detto solo che era un bell’uomo più o meno della sua età.
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