Bella Bocca
di
P&P
genere
etero
"Che spreco..."
"Che c'è?"
"No, dico: che spreco!"
"Cosa?"
"Io non l'avevo capito che l'ufficio era proprio vuoto"
"Te l'ho detto: devo presidiarlo perché sono tutti in trasferta."
"Eh, ma io l'ho realizzato solo quando hai aperto la porta!"
"Che dovevo fare? Dirti che volevo mostrarti la mia collezione di farfalle?"
"Che scema... Come ho fatto ad essere così naïve?"
"Però ti giuro che non era una cosa programmata: mi avevi detto che per rispetto suo oggi era meglio lasciar perdere l'albergo ad ore!"
"Che c'entra: non me la sentivo di prenotare... Ma se tu hai l'ufficio libero... Mica ho detto che non volevo scopare!"
È stata una scopata di foga.
Preterintenzionale, nonostante il mio underwear nero rivelasse che ero pronto all'evenienza.
Con pochi centimetri quadrati dentro il cucinino su cui adagiarla per fotterla.
E lei ha trovato molto tenero che le mettessi un giacchetto dietro la testa temendo che avrebbe sbattuto contro gli spigoli per le mie spinte.
Ma stavolta, la cosa che più mi è rimasta impressa è un pensiero che ho fatto e che raramente faccio: "Però, ho un bel cazzo alla fine. Largo il giusto!"
Mi avevano ispirato le sue parole a soffermarmi sul mio arnese, mentre me lo succhiava: "Oggi mi sembra più lungo!"
Era splendido vederlo sparire nella sua bocca.
Una bella bocca
Un bel cazzo"
...
Una bella signora dai capelli rossi è seduta accanto a me sul treno mentre scrivo questo racconto.
Mi ha lanciato un sorriso quando ho potuto spostarmi davanti a lei, che si era liberato il posto. Ho potuto così apprezzare anche i suoi felini occhi chiari dietro la montatura di resina nera.
Ho passato il viaggio a studiarne le unghie riccamente decorate, il cellulare stretto nella mano, il suo sguardo che poi si era posato altrove, ma che ogni tanto incontravo.
Godo della sottile fantasia che abbia letto le parole che stavo scrivendo sullo schermo del mio cellulare.
Penso che, se fosse scesa alla mia fermata, le avrei offerto un caffè.
Che quando mi sono congedato con un "buona giornata!" mi ha risposto prontamente con un "Grazie, anche a lei!" condito da un sorriso.
Una bella bocca.
"Che c'è?"
"No, dico: che spreco!"
"Cosa?"
"Io non l'avevo capito che l'ufficio era proprio vuoto"
"Te l'ho detto: devo presidiarlo perché sono tutti in trasferta."
"Eh, ma io l'ho realizzato solo quando hai aperto la porta!"
"Che dovevo fare? Dirti che volevo mostrarti la mia collezione di farfalle?"
"Che scema... Come ho fatto ad essere così naïve?"
"Però ti giuro che non era una cosa programmata: mi avevi detto che per rispetto suo oggi era meglio lasciar perdere l'albergo ad ore!"
"Che c'entra: non me la sentivo di prenotare... Ma se tu hai l'ufficio libero... Mica ho detto che non volevo scopare!"
È stata una scopata di foga.
Preterintenzionale, nonostante il mio underwear nero rivelasse che ero pronto all'evenienza.
Con pochi centimetri quadrati dentro il cucinino su cui adagiarla per fotterla.
E lei ha trovato molto tenero che le mettessi un giacchetto dietro la testa temendo che avrebbe sbattuto contro gli spigoli per le mie spinte.
Ma stavolta, la cosa che più mi è rimasta impressa è un pensiero che ho fatto e che raramente faccio: "Però, ho un bel cazzo alla fine. Largo il giusto!"
Mi avevano ispirato le sue parole a soffermarmi sul mio arnese, mentre me lo succhiava: "Oggi mi sembra più lungo!"
Era splendido vederlo sparire nella sua bocca.
Una bella bocca
Un bel cazzo"
...
Una bella signora dai capelli rossi è seduta accanto a me sul treno mentre scrivo questo racconto.
Mi ha lanciato un sorriso quando ho potuto spostarmi davanti a lei, che si era liberato il posto. Ho potuto così apprezzare anche i suoi felini occhi chiari dietro la montatura di resina nera.
Ho passato il viaggio a studiarne le unghie riccamente decorate, il cellulare stretto nella mano, il suo sguardo che poi si era posato altrove, ma che ogni tanto incontravo.
Godo della sottile fantasia che abbia letto le parole che stavo scrivendo sullo schermo del mio cellulare.
Penso che, se fosse scesa alla mia fermata, le avrei offerto un caffè.
Che quando mi sono congedato con un "buona giornata!" mi ha risposto prontamente con un "Grazie, anche a lei!" condito da un sorriso.
Una bella bocca.
1
voti
voti
valutazione
3
3
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Silenzio in sala
Commenti dei lettori al racconto erotico