La bimba primo dogging

di
genere
confessioni


Scegliemmo una sera qualunque, una di quelle che sembrano uguali alle altre proprio perché non attirano attenzione.
Guidavo in silenzio verso quel posto scovato su internet, con una concentrazione che tradiva l’emozione, mentre la bimba guardava fuori dal finestrino come se stesse andando incontro a qualcosa di nuovo ma particolarmente intrigante.
Si era vestita con una cura diversa dal solito: niente di eccessivo, eppure tutto parlava di intenzione. Canottiera e gonna aderente che seguiva le sue forme e lasciava intravedere le mutandine e due tette da fare invidia a una ventenne, una giacca corta lasciata aperta, scarpe con tacco. I capelli sciolti, il trucco appena accennato. Era provocante nel modo più sottile: quello che non chiede attenzione, ma la cattura.
La guardai per orgoglio e desiderio immediato. Era lei La “bimba” la donna che aveva deciso di mostrarsi per piacere agli altri, per il suo piacere e per sentirsi viva.
Restammo lì, senza fare nulla di clamoroso. Solo la consapevolezza di essere in un luogo diverso, di condividere uno spazio carico di possibilità. La bimba si tolse la giacca con naturalezza, come faceva a casa con la finestra aperta. Nessuna fretta, nessuna sfida. Solo presenza.
«È strano,» disse piano. «mi sento esposta. Mi sento… terribilmente eccitata.»
le presi la mano. «Ed è questo che conta.»
spensi il motore e le luci.
Iniziammo a baciarci.
Le lingue si mischiavano e con loro la nostra saliva con la complicità di chi non vuole più fermarsi per tornare a casa diversi. Le sollevai la canottiera per liberarle le tette.
La sera della trasgressione del desiderio, iniziava ad avere il sapore delle tette della bimba, sapevo con certezza che sbavarle le tette l’avrebbe eccitata e rilassata. Iniziava a mugugnare come da copione e avrei messo la mano sul fuoco che quelle mutandine stavano iniziando a bagnarsi copiosamente.
Mentre ci stavamo scambiando effusioni notai un movimento poco distante. Un’auto che rallentava, poi due figure che si avvicinavano a piedi, senza fretta.
La bimba se ne accorse quasi subito. Non si ritrasse di colpo, ma irrigidì appena le spalle.
Gli sconosciuti non dissero nulla. La loro presenza era discreta, quasi rispettosa,
il corpo della bimba così si rilassò.
Non provava imbarazzo a stare mezza nuda di fronte a due sconosciuti. Sentivo il suo cuore battere più forte, sì, ma non per paura. Era una sensazione nuova: essere vista, desiderare di essere toccata e osservata da altri uomini che non fossi io le faceva venire i brividi. Capì in quel momento che ciò che la attirava era superare il confine. Stare lì, sull’orlo, sapendo di poter decidere.
le sussurrai piano: «Se vuoi andiamo via.»
Lei scosse la testa, appena. «No. Così va bene.»
Fu un segnale chiaro. Ripresi a sbavarle le tette a succhiarle a cercare la sua piccola bocca colma di saliva.
Le dissi perentorio tirami fuori il cazzo!!! E non si fece pregare.
disse. «Mi piace essere guardata, mentre impugnava il mio cazzo.
Sono fradicia quasi me ne vergogno disse
Io annuì. E capì
il desiderio di spingersi un passo più in là, di vedere fin dove arrivava quella nuova consapevolezza.
Abbassò appena il finestrino e, con voce calma, disse qualcosa agli sconosciuti. Un invito accennato, più un’apertura che una richiesta vera e propria. Un gesto che metteva sul tavolo la possibilità, non l’obbligo.
La bimba mi guardò, in preda alla lussuria
Gli sconosciuti si scambiarono uno sguardo tra loro, e si avvicinarono di più.
Uno di loro sorrise all’altro in gesto di intesa.
Era come se tutti avessero capito la stessa cosa nello stesso momento: il senso di ciò che stava accadendo.
La bimba inspirò lentamente. Sentiva ancora il brivido addosso, ma ora era completo. Non aveva bisogno di altro. Si avvicinò a me, sussurrandomi all’orecchio «Voglio provarci,» disse piano. «Ma a modo mio.»
Gli sconosciuti si avvicinarono lentamente.
C’erano sguardi che chiedevano permesso, una tensione che rimaneva sospesa. La bimba sentiva di essere al centro dell’attenzione.
A quel punto fui io a prendere l’iniziativa dicendole di succhiarmi il cazzo davanti agli altri e di non fermarsi. Appena poggiò la bocca sul mio cazzo le scoprii il culo tirandole su la gonna mostrando ai due un paio di mutandine maculate.
Loro dissero solo possiamo?
La bimba si voltò un istante verso di me in cerca di consenso.
non dissi nulla quando la bimba si spostò le mutandine in segno di incoraggiamento silenzioso. Ai due questo bastò e non si fecero pregare.
Si avvicinarono uno alla volta. Non c’era fretta, la bimba era cotta a puntino lo sentivo da come si ingozzava e sbavava sul mio cazzo.
Lo percepivano anche loro.
La bimba non rimase più presente a se stessa, era solo attenta alle sensazioni provocate dalle mani di quei due.
ciò che provava era eccitazione sfrenata, profonda, una sorta di gioia sfrenata.
Venne non so quante volte in modo intenso e smisurato sotto le mani esperte di quei due porci.
Perse completamente il controllo forse al terzo orgasmo urlando per la prima volta ripetendo come un mantra vengo di nuovo!!
Succhiava e sbavava senza più ritegno e dignità bofonchiando qualcosa che percepii come... sono la vostra troia!!!
A quella frase non ressi più ero al limite.
uno dei due sconosciuti che si era accorto del mio stato si fece coraggio e prese la testa della bimba dettando i tempi del bocchino fino a che scaricai tutto il contenuto dei miei coglioni in quella bocca mentre quell’uomo le teneva ferma la testa.
Poi venne il loro turno la bimba ricambiò il favore togliendosi le mutandine mettendogliele in mano in modo da potersi inebriare del suo odore.
Li segò a turno per calmarli per ringraziarli del piacere che le avevano fatto provare puntando i loro cazzi sulle sue tette.
Ma quei maiali avevano altre mire.
Si presero il cazzo in mano a due cm di distanza dal musetto della bimba.
Il mio cervello rallentava l'azione che si svolgeva sotto i miei occhi.
La bimba dal canto suo si leccò le dita delle mani e cominciò a massaggiare i loro testicoli che presero a luccicare sotto il chiaro di luna.
Il più anziano a quel punto prese a dirle ora ti imbrattiamo come si deve ma prima leccaci le palle!!
Non era un suggerimento era un ordine.
Sapevo che il turpiloquio avrebbe portato i suoi effetti.
E la bimba lo dimostrò in un oplá..
Si accucciò come un'automa avvicinando prima il naso su quei cazzi, incollando le sue narici su quelle cappelle tese e lucide.
Riempiti i polmoni le dicevano!
Ti piace l'odore del cazzo puttanella?
Facci sentire come annusi!!
Nella notte si sentiva il rumore del suo nasino tirare su cercando di imprimere nella sua testa più cazzo possibile.
vennero quasi insieme grugnendo come porci.
Sembravano non smettere mai.
Quel visetto era totalmente ricoperto da un liquido color madreperla.
La sborra più collosa le colava dal mento. Sembrava avesse la barba bianca.
C’era puzza di sesso fica e seme.
Mentre i fili di sborra iniziarono a posarsi sulle tette nude i due sconosciuti salutarono soddisfatti e svuotati.
La bimba non disse nulla. si abbassò la canottiera senza asciugare la sborra, disse che per quella sera voleva essere marchiata.
In macchina, mentre il motore si riaccendeva, la bimba sospirò piano. «Non mi sono mai sentita così… troia e intera.»
Torniamo a casa voglio che mi scopi con la sborra di quei due ancora addosso.






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scritto il
2026-01-05
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