La collega
di
pippopippo
genere
comici
E’ finita un altra giornata di lavoro. Sempre appresso a quel computer. No basta. Mi faccio licenziare. Ma faccio qualcosa di definitivo, assurda, catartica.
In sede c’è solo Janet. E’ tardi. Non c’è nessun altro. Nemmeno in segreteria. Ok c’è qualche telecamera in punti strategici, ma si possono evitare.
Però c’è Janet, solo lei. Una bella ragazza trentenne, che lavora fiduciosamente nel suo loculo a pochi metri di distanza.
Mi avvicino al suo loculo.
- Basta. Mi licenzio. Ho perso tempo e anni della mia vita in questo lavoro cretino. No mi licenzio. Al capo lo mando a quel paese. Ora ci mando un bel dito medio in foto. Janet prendi la fotocamera, fammi sta foto col dito medio bello visibile. Questo qui si merita di essere preso per il culo in modo sfacciato.
Janet si avvicina, mi prende il telefono, con faccia divertita, un pò sopraccigliata. Ma sembra non avere nulla in contrario. Il dito medio al capo lo farebbe pure lei. Forse peggio. Quindi accetta, senza problemi.
Mette a bersaglio la camera verso di me e dice:
- pronto? Fai il dito medio che scatto.
Ok, mi mi preparo con una bella faccia da culo e il dito medio bello in vista. Janett scatta la foto. Ne scatta un altra, un pò più di profilo.
Janett mi fa vedere le foto. No. Nego vistosamente con occhi e testa.
- no così non va bene. Quella faccia di culo non se la cava così facilmente. Devo trovare una soluzione a questo dilemma. Janett riprenditi la fotocamera. Forse ho una soluzione.
Riconsegno il telefono a Janett, e nel frattempo mi posiziono in posizione terga, e abbasso a metà i pantaloni e le mutande. Espongo il culo come espressione artistica figurativa della faccia di culo reale e originale del capo.
Janett scatta la foto. Pare divertita. Alla fine che c’è di strano se il collega gli mostra il culo in ufficio. Io gli ho mostrato solo un culo. Pensa al caporeparto che deve girare continuamente con quella faccia di culo. Quello la faccia di culo la mostra a tutti ogni giorno e nessuno dice niente.
Riferisco proprio queste testuali parole a Janett, mentre mi ricompongo e le chiedo il telefono per verificare se l’opera d’arte figurativa è riuscita bene.
Chiedo a Janett, cosa ne pensa. Se quella faccia di culo del suo capo, ormai per me ex capo, la mia opera d’arte astratta, la riesce a capire. Se gli passa il messaggio che ho cercato di esprimere figurativamente.
Vedo Janett un pò dubbiosa. Forse l’opera figurativa non è in grado di raggiungere lo scopo che mi ero proposto.
Chiedo consigli a Janett. Che fare? Come faccio a fargli capire che è una faccia di culo e una testa di cazzo? Poi l’illuminazione.
- e se gli esco il cazzo?
Così. Le dico a Janett, una collega formale e seria, questa mia idea artistica.
Janett non mi sembra persuasa dalla mia soluzione artistica.
- No, il cazzo no. Il capo non c’ha una testa di cazzo. Faccia di culo si, ma non è una testa di cazzo. Quindi non capirebbe l’allusione.
Io insisto.
- Ma se stampo una foto del testa di cazzo a dimensione reale e gli sostituisco il naso con la punta del mio cazzo? Tu scatti la foto e gliela mandiamo!
Janett, credo non ha ancora capito che sono molto determinato nella mia espressione artistica. Ed insiste.
- no, il cazzo no! Povero capo. Non c’ha nemmeno il naso di cazzo. Non è credibile, anche se ci metti la sua faccia. Poverino, ma no! Non te lo permetto. Il capo non c’ha il naso a punta di cazzo.
Ma io insisto.
- guarda, che se ti faccio vedere la punta del mio cazzo, cambi idea. Ti rendi conto che è preciso, preciso alla punta del suo naso. Sono uguali.
Janett pare risoluta e chiusa alla mia proposta artistica.
- No!
Mi chiedo cosa passa per la testa di Janett.
- Janett, spiegami perchè adesso c’hai tutta questa riverenza per il capo. Sei sempre tu la prima a lamentarti. Io lo so che anche tu sbolli per la vendetta. Questa difesa ad oltranza per quella faccia di culo non mi convince.
Janett sembra essere presa in castagna. Per il culo ha mostrato subito complicità. Ora che la proposta artistica si era spostata sul cazzo, Janett, risoluta mi comincia a bloccare la mia vena creativa.
- Janett, veramente non ti capisco. Cosa c’è che non va?
Janett, non sa dove mettere lo sguardo. Vira tra il mio pacco e i miei occhi. Era imbarazzata?
- Janett, spiegati. Ti imbarazza vedere il pisello di un tuo collega? Siamo amici da 3 anni. Non mi dire che hai perso la tua vena artistica a causa di un pisello.
Janett sembra stranita. Ma regge il gioco, in modo inaspettato.
- non mi imbarazza vedere piselli. Ok, facciamo una prova. Vediamo di esprimere questa ipotesi in modo pratico. Calati le mutande che ti faccio la foto. E vediamo se sei veramente l’artistica che millanti.
Francamente, fin dall’inizio, non mi aspettavo che la piega demenziale esplodesse in questo modo, con l’amica che regge il gioco complice in tutte le minchiate che sto sparando.
Però ora mi tocca calare le brache e dimostrare di essere un vero artista.
Calo braghe e mutande.
- Ok Janett, fai la foto.
Janett, sembra perplessa. Però fa una prima foto. Ma poi ancora più perplessa dice.
- Ti sei dimenticato di stampare la foto del capo.
Giusto! Janett aveva ragione. Con le braghe calate, cerco tra le mie cose l’email del capo. Li, il narcisista patologico aveva messo una sua foto. Ma le braghe mi danno fastidio.
Janett se ne accorge.
- non ti da fastidio stare con le braghe calate davanti a una donna seriosa e professionale come me? Non ti senti ridicolo?
Janett ha ragione! La situazione ha un pò del ridicolo. Non si possono indossare calzini neri se sei con mutande e braghe calate. Allora decido di fare piazza pulita di braghe, mutande e calzini. Adesso sono più libero, e l’imbarazzo dei calzini è sparito. Anche Janett sembra più a suo agio senza quei calzini nei paraggi.
Però Janett insiste.
- sei sicuro che è decoroso per te stare così davanti a una donna come me, seriosa e professionale?
Questa volta non capisco dove vuole arrivare. Forse è offesa perchè davanti a una bella donna come lei, il mio cazzo non si è irrigidito?
Chiedo spiegazioni.
- scusa Janett, non è per te. Tu sei bellissima ed eccitante. Ma devi capire che prendo quest’opera artistica seriamente. Giuro! Che se il clima fosse diverso, il mio cazzo si sarebbe raddrizzato subito.
Janett, è sempre più perplessa. Ma continua sulla storia del ridicolo.
- Quindi avevi intenzione di fare al capo la caricatura di un naso con il cazzo moscio? Continuo a pensare che la tua espressione artistica ha dei seri limiti.
Io rimango di sasso! Non mi aspettavo che Janett fosse così acculturata di espressione artistica. E devo ammettere che aveva colto proprio sul punto. Ma ora mi sentivo proprio ridicolo a stare con il cazzo moscio di fronte a Janett, ad appena un metro di distanza.
- Janett, hai ragione. Deve essere l’adrenalina del momento. Lo sai, praticamente mi sono appena licenziato. Però hai ragione, non posso rappresentarmi il capo con il naso a cazzo moscio. No, prorio no. Janett, aiutami tu, trova una soluzione, ti prego.
Janett, ci pensa un pò, e poi dice.
- ok, vediamo se il cazzo si irrigidisce se mi spoglio tutta.
Dice e fa. Eccola li tutta nuda e il mio cazzo dritto.
Io intanto avevo finito di stampare la foto del capoufficio. Lei è seduta accanto a me mentre seleziono e stampo la foto.
Ma in tutta sincerità le dico:
- sai Janett? Io ho perso tutto quest’astio verso il capo, non mi licenzio più. Anzi in questo momento gli sono proprio grato. Perchè finalmente ti ho qui accanto a me, intima, proprio come avevo sempre desiderato.
In sede c’è solo Janet. E’ tardi. Non c’è nessun altro. Nemmeno in segreteria. Ok c’è qualche telecamera in punti strategici, ma si possono evitare.
Però c’è Janet, solo lei. Una bella ragazza trentenne, che lavora fiduciosamente nel suo loculo a pochi metri di distanza.
Mi avvicino al suo loculo.
- Basta. Mi licenzio. Ho perso tempo e anni della mia vita in questo lavoro cretino. No mi licenzio. Al capo lo mando a quel paese. Ora ci mando un bel dito medio in foto. Janet prendi la fotocamera, fammi sta foto col dito medio bello visibile. Questo qui si merita di essere preso per il culo in modo sfacciato.
Janet si avvicina, mi prende il telefono, con faccia divertita, un pò sopraccigliata. Ma sembra non avere nulla in contrario. Il dito medio al capo lo farebbe pure lei. Forse peggio. Quindi accetta, senza problemi.
Mette a bersaglio la camera verso di me e dice:
- pronto? Fai il dito medio che scatto.
Ok, mi mi preparo con una bella faccia da culo e il dito medio bello in vista. Janett scatta la foto. Ne scatta un altra, un pò più di profilo.
Janett mi fa vedere le foto. No. Nego vistosamente con occhi e testa.
- no così non va bene. Quella faccia di culo non se la cava così facilmente. Devo trovare una soluzione a questo dilemma. Janett riprenditi la fotocamera. Forse ho una soluzione.
Riconsegno il telefono a Janett, e nel frattempo mi posiziono in posizione terga, e abbasso a metà i pantaloni e le mutande. Espongo il culo come espressione artistica figurativa della faccia di culo reale e originale del capo.
Janett scatta la foto. Pare divertita. Alla fine che c’è di strano se il collega gli mostra il culo in ufficio. Io gli ho mostrato solo un culo. Pensa al caporeparto che deve girare continuamente con quella faccia di culo. Quello la faccia di culo la mostra a tutti ogni giorno e nessuno dice niente.
Riferisco proprio queste testuali parole a Janett, mentre mi ricompongo e le chiedo il telefono per verificare se l’opera d’arte figurativa è riuscita bene.
Chiedo a Janett, cosa ne pensa. Se quella faccia di culo del suo capo, ormai per me ex capo, la mia opera d’arte astratta, la riesce a capire. Se gli passa il messaggio che ho cercato di esprimere figurativamente.
Vedo Janett un pò dubbiosa. Forse l’opera figurativa non è in grado di raggiungere lo scopo che mi ero proposto.
Chiedo consigli a Janett. Che fare? Come faccio a fargli capire che è una faccia di culo e una testa di cazzo? Poi l’illuminazione.
- e se gli esco il cazzo?
Così. Le dico a Janett, una collega formale e seria, questa mia idea artistica.
Janett non mi sembra persuasa dalla mia soluzione artistica.
- No, il cazzo no. Il capo non c’ha una testa di cazzo. Faccia di culo si, ma non è una testa di cazzo. Quindi non capirebbe l’allusione.
Io insisto.
- Ma se stampo una foto del testa di cazzo a dimensione reale e gli sostituisco il naso con la punta del mio cazzo? Tu scatti la foto e gliela mandiamo!
Janett, credo non ha ancora capito che sono molto determinato nella mia espressione artistica. Ed insiste.
- no, il cazzo no! Povero capo. Non c’ha nemmeno il naso di cazzo. Non è credibile, anche se ci metti la sua faccia. Poverino, ma no! Non te lo permetto. Il capo non c’ha il naso a punta di cazzo.
Ma io insisto.
- guarda, che se ti faccio vedere la punta del mio cazzo, cambi idea. Ti rendi conto che è preciso, preciso alla punta del suo naso. Sono uguali.
Janett pare risoluta e chiusa alla mia proposta artistica.
- No!
Mi chiedo cosa passa per la testa di Janett.
- Janett, spiegami perchè adesso c’hai tutta questa riverenza per il capo. Sei sempre tu la prima a lamentarti. Io lo so che anche tu sbolli per la vendetta. Questa difesa ad oltranza per quella faccia di culo non mi convince.
Janett sembra essere presa in castagna. Per il culo ha mostrato subito complicità. Ora che la proposta artistica si era spostata sul cazzo, Janett, risoluta mi comincia a bloccare la mia vena creativa.
- Janett, veramente non ti capisco. Cosa c’è che non va?
Janett, non sa dove mettere lo sguardo. Vira tra il mio pacco e i miei occhi. Era imbarazzata?
- Janett, spiegati. Ti imbarazza vedere il pisello di un tuo collega? Siamo amici da 3 anni. Non mi dire che hai perso la tua vena artistica a causa di un pisello.
Janett sembra stranita. Ma regge il gioco, in modo inaspettato.
- non mi imbarazza vedere piselli. Ok, facciamo una prova. Vediamo di esprimere questa ipotesi in modo pratico. Calati le mutande che ti faccio la foto. E vediamo se sei veramente l’artistica che millanti.
Francamente, fin dall’inizio, non mi aspettavo che la piega demenziale esplodesse in questo modo, con l’amica che regge il gioco complice in tutte le minchiate che sto sparando.
Però ora mi tocca calare le brache e dimostrare di essere un vero artista.
Calo braghe e mutande.
- Ok Janett, fai la foto.
Janett, sembra perplessa. Però fa una prima foto. Ma poi ancora più perplessa dice.
- Ti sei dimenticato di stampare la foto del capo.
Giusto! Janett aveva ragione. Con le braghe calate, cerco tra le mie cose l’email del capo. Li, il narcisista patologico aveva messo una sua foto. Ma le braghe mi danno fastidio.
Janett se ne accorge.
- non ti da fastidio stare con le braghe calate davanti a una donna seriosa e professionale come me? Non ti senti ridicolo?
Janett ha ragione! La situazione ha un pò del ridicolo. Non si possono indossare calzini neri se sei con mutande e braghe calate. Allora decido di fare piazza pulita di braghe, mutande e calzini. Adesso sono più libero, e l’imbarazzo dei calzini è sparito. Anche Janett sembra più a suo agio senza quei calzini nei paraggi.
Però Janett insiste.
- sei sicuro che è decoroso per te stare così davanti a una donna come me, seriosa e professionale?
Questa volta non capisco dove vuole arrivare. Forse è offesa perchè davanti a una bella donna come lei, il mio cazzo non si è irrigidito?
Chiedo spiegazioni.
- scusa Janett, non è per te. Tu sei bellissima ed eccitante. Ma devi capire che prendo quest’opera artistica seriamente. Giuro! Che se il clima fosse diverso, il mio cazzo si sarebbe raddrizzato subito.
Janett, è sempre più perplessa. Ma continua sulla storia del ridicolo.
- Quindi avevi intenzione di fare al capo la caricatura di un naso con il cazzo moscio? Continuo a pensare che la tua espressione artistica ha dei seri limiti.
Io rimango di sasso! Non mi aspettavo che Janett fosse così acculturata di espressione artistica. E devo ammettere che aveva colto proprio sul punto. Ma ora mi sentivo proprio ridicolo a stare con il cazzo moscio di fronte a Janett, ad appena un metro di distanza.
- Janett, hai ragione. Deve essere l’adrenalina del momento. Lo sai, praticamente mi sono appena licenziato. Però hai ragione, non posso rappresentarmi il capo con il naso a cazzo moscio. No, prorio no. Janett, aiutami tu, trova una soluzione, ti prego.
Janett, ci pensa un pò, e poi dice.
- ok, vediamo se il cazzo si irrigidisce se mi spoglio tutta.
Dice e fa. Eccola li tutta nuda e il mio cazzo dritto.
Io intanto avevo finito di stampare la foto del capoufficio. Lei è seduta accanto a me mentre seleziono e stampo la foto.
Ma in tutta sincerità le dico:
- sai Janett? Io ho perso tutto quest’astio verso il capo, non mi licenzio più. Anzi in questo momento gli sono proprio grato. Perchè finalmente ti ho qui accanto a me, intima, proprio come avevo sempre desiderato.
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