Dalla psicologa

di
genere
sentimentali

Immagina la scena che si presenta. Tu entri in quella stanza, la psicologa ti dice che gli piace come ti vesti, non capisce perchè.
E io sbotto, non ci credo. Lo sai che faccio? Se ti piacciono i miei pantaloni te li do!
Eccoli, faccio per sbottonarmeli. Tolgo la cinta, quella me la tengo, costicchia. E mi sfilo i pantaloni.
- Ma che fai!!! - mi dice lei - sei matto??
E perchè non lo sai che son matto? Mi son letto il libro che mi hai consigliato. La tizia Jansen, mi pare, dice che per integrare il Se, devo recitare il folle!!
- Ma così non stai interpretando il folle!!! l’archetipo del folle non si comporta così!!
Ma come si comporta, le dico io? Mi devo togliere pure le mutande?
- no, no, ma che dici! Riprendi il controllo, stai composto!
Ok mi siedo, in mutande sulla poltrona, lei ride però, non mi sembra troppo infastidita. Il suo telefono è lontano, non chiama la polizia, questa è già una buona cosa.
- ma come ti è venuta in mente sta’ cosa? - dice la psicologa.
- non devo trattenermi! - dico io.
- eh ho capito, ma ... - dice lei.
- Si però è catartico - dico io - lo sai? È bello stare fresco e in mutande di fronte a te!
- Dai, rimettiti i pantaloni.
- Io ti ho sognata che mi saltavi addosso. Ma se l’inconscio dei sogni è collettivo, perchè nella realtà ti tieni serrata nella poltrona?
- ti credevo più assennato - dice lei - quello che dici non ha senso!
- ma ci credo! È l’archetipo del folle!
- e lo reciti in mutande? - dice lei!
- ti metti pure tu in mutande? Perchè dobbiamo essere così formali? Guarda per metterti più a tuo agio mi tolgo pure le mutande!
- noooo! Tienile pure, non è il caso! - dice lei.
- ok, torniamo seri, però mi sento liberato, è catartico, prova anche tu! Mi hai detto che mi sono scelto la psicologa folle! Fai una cosa folle!
La psicologa mi guarda pensierosa, non l’ho persuasa.
- ritorniamo seri - dice - se vuoi parlarmi in mutande, fai pure, ma lascia che il folle torni dietro le quinte, ritorna saggio!
- e come faccio a ritornare saggio? Il ruolo del folle mi piace. E poi ti vedo divertita dalla situazione demensiale - dico io.
La psicologa si guarda attorno e dice.
- capisco che avevi bisogno di perdere il controllo, e la soluzione che hai trovato mi diverte. Però sei scemo!
- finalmente posso essere scemo, grazie!
- e di che! anch’io sono una folle, guarda!
La psicologa si alza dalla poltrona, e si spoglia tutta.
Io ci rimango di sasso. La mia psicologa è tutta nuda davanti a me, più folle di me!
- E ora che facciamo? - le dico io!
- niente - dice lei! - stiamo così e parliamo del più e del meno. Questa volta non abbiamo bisogno di maschere. A questo punto togli tutti i vestiti anche tu, liberati dai veli che ti nascondono all’esistenza.
Mi libero di tutto anch’io. Mi sento libero, lo ammetto.
Le dico:
- lo sai che la prima volta che ci siamo visti ero commosso? Ho sentito un pò di aria nuova. Ero intrappolato in quella personalità del rettile, dove contava potere o sottomissione. Io avevo scelto l’isolamento.
Lei mi guarda dritto agli occhi. Io proseguo.
- lo dico seriamente. Ti ho vista regale, nel tuo potere. Ma non era un potere che schiacciava, era un potere di chi non aveva bisogno di sudditi, che si bastava. Mi ha commosso! Poi nelle settimane successive ho visto che avevi anche dei lati infantili, e ti ho trovata così tenera, quando mostravi i tuoi lati folli. Per questo mi sono tolto i pantaloni oggi, volevo rivederti folle, spontanea. Sei bella ancora di più quando non reciti la maschera, ma sei spontanea.
La psicologa sposta lo sguardo sull’attrezzatura. Si è indurita. E sbotta:
- ora me lo puoi dire.
- che cosa? - le chiedo io!
- hai mai avuto una ragazza?
- sei bella nuda - le dico io.
- non sviare il discorso!
- ma che importanza ha? Sei la cosa più bella che mi è capitata. Ti va bene come risposta?
La psicologa sta in silenzio, nuda ma regale. Composta, gambe chiuse. Non come me, sbracato sulla poltrona con l’uccello che cerca disperatamente di raggiungerla, se potesse si staccherebbe.
Ma non mi interessa il sesso.
Le dico:
- E’ bello stare senza maschere con te. Possiamo ballare? Metto una musica valzer!
- manteniamo un minimo di decoro sui nostri ruoli? Non credi che se ci mettiamo a ballare, con il tuo attrezzo di fuori, la professionalità se ne va a benedire?
- ti sembra professionale ora? - sbotto io?
- si, ha un suo perchè catartico. Sono una psicologa folle. Però non superiamo i limiti. Il tuo attrezzo se ne deve stare accuccia.
Prendo il telefonino, seleziono un walzer, mi avvicino e le chiedo un ballo, invitandola con un cenno di mano. E lei prende la mia mano. La tiro a me, ci tocchiamo. Sento le scintille.
- sei bella - le dico.
- si però non cambia niente, io continuo ad essere la tua psicologa, niente di più.
- ok, questo però è un bel momento, ti sono grato che mi hai tenuto il filo, che non hai spezzato l’incantesimo del folle! Grazie!
Lei mi guarda negli occhi, io la guardo negli occhi. Sento un fuoco, sento le scintille, e una connessione bellissima, con una ragazza, con una bellissima donna, che aveva fatto un gesto così bello per me.
Ammetto che non lo immaginavo possibile.
- sei sicura che sei sempre e solo la mia psicologa? Posso essere il tuo psicologo? Io voglio conoscerti. Voglio sapere tutto di te! Di me non c’è nulla da sapere, sono stato vuoto, ho vissuto per cose inutili. Ma secondo me tu hai tanto da dire. Voglio conoscere il tuo universo!
Lei mi guarda e mi dice:
- sciocco, io mi posso anche unire intimamente con te, ma il mio universo è più intimo di una connessione sessuale. Io quella ti posso dare.
- dormiresti con me oggi? Solo dormire, il sesso può aspettare, no?
La psicologa chiude gli occhi e sbotta.
- non puoi dire a una donna che il sesso può aspettare, ti sei messo a recitare l’archetipo del folle perchè non ti volevi trattenere, ed ora ti trattieni? Ok, dormiamo insieme, ma il tuo attrezzo deve trovare la giusta collocazione nella vagina. Ci divertiamo, lentamente come vuoi tu, ma si fanno le cose come si deve.
scritto il
2026-01-02
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