La sottomissione di Silvia - 1a parte
di
Daddy Master
genere
dominazione
Per contattarmi: daddymaster.ita@proton.me - scrivetemi solo se sapete esprimervi in italiano corretto e siete interessati a scambi di una certa profondità. Altrimenti, sarete ignorati/e.
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Conobbi Silvia nella palestra che tuttora frequento. Ai tempi, ovvero tre anni fa, lei aveva 20 anni e io 34. Lei fidanzata a distanza, studentessa di economia, con in testa esclusivamente gli esami e l'esercizio fisico, di cui era grande appassionata. Io sposato, in carriera, lì solo per scaricare le tensioni delle lunghe giornate di lavoro e mantenermi in forma, senza dover fare troppe rinunce.
In apparenza, assolutamente nulla in comune. Eppure legammo subito.
In principio, fu la necessità di utilizzare lo stesso macchinario a farci incrociare. Io, quando mi alleno, sono di poche parole. Lei invece parlerebbe anche con i muri. Infatti, fu lei ad attaccare bottone. Dai semplici convenevoli dei primi giorni, si passò ai saluti e poi al raccontarsi com'era andata la giornata di studio (per lei) o lavorativa (per me). Il 90% del tempo era lei a parlare. Si vedeva che aveva voglia di condividere e confrontarsi, che si sentiva sola. A me, però, non dava fastidio. Era una ragazza intelligente, non banale, senza grilli per la testa, che era concentrata sul costruirsi un futuro.
Credo che di me apprezzò soprattutto il fatto che non avessi secondi fini. Non ci provavo, insomma. Non cercavo con lei alcun tipo di relazione. Per me, era semplicemente una conoscenza confinata a quell'ambiente, con cui intrattenevo quattro chiacchiere mentre mi allenavo.
Con il tempo, però, mi prese sempre più come un suo punto di riferimento e iniziò a farmi una serie di confidenze. Un ruolo che mi piacque subito, anche perché sono certo di essere molto portato. Inizialmente, si lamentava per la scarsa qualità delle interazioni con chiunque altro conoscesse a Milano, che sembrava interessato esclusivamente a portarsela a letto (senza alcun tipo di speranza, peraltro). Poi, con il passare dei mesi, mi raccontava del suo ragazzo, con cui riusciva a vedersi solo a week-end alternati. Era molto innamorata e la relazione era serena, ma si capiva che le mancava qualcosa. Diventammo abbastanza amici.
La svolta nel nostro rapporto avvenne quando, con altri amici della palestra, decidemmo di organizzare un week-end di sci in Val d'Aosta. Mia moglie non scia e io sarei andato da solo in albergo. C'erano altre due coppie, che si erano organizzate con un'unica macchina e avevano preso una casa in affitto insieme. Lei inizialmente voleva portare il fidanzato, ma poi lui non riuscì ad aggregarsi per impegni lavorativi. Così si organizzò per dividere una stanza nel mio stesso albergo con una sua amica, che però si ammalò proprio il giorno prima e dovette rinunciare. In sintesi, ci ritrovammo io e lei da soli in macchina insieme e poi nello stesso albergo (in stanze separate, ovviamente).
Fin dall'andata iniziammo subito con le nostre solite conversazioni. Per la prima volta, però, forse complice l'intimità che solo un viaggio in macchina in due ti può garantire, si spinse a parlarmi di questioni più intime. Nello specifico, e questo attirò subito la mia attenzione, mi disse che in quel periodo si sentiva come schiacciata dal peso delle responsabilità dello studio per rimanere in pari con gli esami e iniziare a programmare il suo futuro e che questo le stava creando difficoltà. Si sentiva come se non riuscisse più a tenere tutto sotto controllo e aveva bisogno di una guida. Un po' scherzando e un po' sul serio mi disse che mi avrebbe visto bene in quel ruolo, perché ero sempre stato in grado di darle i consigli giusti.
Io, con la mia proverbiale "arroganza" (in senso buono), la presi in giro dicendole che sicuramente - se mi avesse ascoltato - sarei stato in grado di risolvere tutti i suoi problemi, che poi erano quelli tipici della sua età, che con il tempo diventano solo più complessi da gestire. Silvia infatti era sveglia, ma giovane. E ogni tanto peccava un po' di leggerezza e distrazione su alcune cose. Così io, scherzando, le dicevo che avrebbe dovuto concentrarsi di più su ciò che era effettivamente importante e imparare a mettere in prospettiva le cose e prioritizzare le preoccupazioni.
Comunque, arrivammo in hotel di venerdì pomeriggio e decidemmo di rilassarci un po' in stanza prima di ricongiungerci con gli altri amici per cena. Tempo di prendere possesso della camera e ricevo una chiamata di Silvia. Era molto in imbarazzo e scusandosi tantissimo in anticipo mi disse che aveva un disperato bisogno di un favore. Si era resa conto che le era venuto il ciclo in anticipo e non aveva portato con sé gli assorbenti. Mi supplicò quindi di andarli a comprare per conto suo, che lei era bloccata in stanza. Io, ovviamente, capii la situazione e mi resi disponibile. Ma la mia indole dominante e un pizzico di sadismo psicologico mi fecero venire in mente un'idea. Così uscii e mi diressi verso il market più vicino.
Lì però, anziché comprare gli assorbenti che mi aveva chiesto, presi un pacco di Huggies DryNites Pyjama Pants Teens. Sostanzialmente, dei pannolini a mutandina per ragazze incontinenti. Tornai in albergo e bussai alla sua porta. Silvia mi aprì in pigiama, ancora in evidente imbarazzo. Tempo dopo mi confessò che si era messa della carta igienica nelle mutandine come soluzione di emergenza, per non sporcarsi.
Le consegnai quindi il sacchetto con i pannolini e le dissi più o meno: "Questo incidente dimostra come tu abbia sempre la testa altrove e, soprattutto, quanto tu abbia bisogno di me come guida. Per punizione, ti ho preso questi. Se vuoi davvero che io abbia quel ruolo per te, fino a domenica indossi questi e non compri gli assorbenti tradizionali. Altrimenti, sei libera di mettertene uno e andarteli a comprare, ma poi non venire da me a chiedere consigli, che non saresti credibile. Fammi sapere che cosa decidi di fare. Io, intanto, mi rilasso in camera."
Lei rimase interdetta e, onestamente, non poteva essere altrimenti. Io mi girai e me ne andai.
CONTINUA...
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Conobbi Silvia nella palestra che tuttora frequento. Ai tempi, ovvero tre anni fa, lei aveva 20 anni e io 34. Lei fidanzata a distanza, studentessa di economia, con in testa esclusivamente gli esami e l'esercizio fisico, di cui era grande appassionata. Io sposato, in carriera, lì solo per scaricare le tensioni delle lunghe giornate di lavoro e mantenermi in forma, senza dover fare troppe rinunce.
In apparenza, assolutamente nulla in comune. Eppure legammo subito.
In principio, fu la necessità di utilizzare lo stesso macchinario a farci incrociare. Io, quando mi alleno, sono di poche parole. Lei invece parlerebbe anche con i muri. Infatti, fu lei ad attaccare bottone. Dai semplici convenevoli dei primi giorni, si passò ai saluti e poi al raccontarsi com'era andata la giornata di studio (per lei) o lavorativa (per me). Il 90% del tempo era lei a parlare. Si vedeva che aveva voglia di condividere e confrontarsi, che si sentiva sola. A me, però, non dava fastidio. Era una ragazza intelligente, non banale, senza grilli per la testa, che era concentrata sul costruirsi un futuro.
Credo che di me apprezzò soprattutto il fatto che non avessi secondi fini. Non ci provavo, insomma. Non cercavo con lei alcun tipo di relazione. Per me, era semplicemente una conoscenza confinata a quell'ambiente, con cui intrattenevo quattro chiacchiere mentre mi allenavo.
Con il tempo, però, mi prese sempre più come un suo punto di riferimento e iniziò a farmi una serie di confidenze. Un ruolo che mi piacque subito, anche perché sono certo di essere molto portato. Inizialmente, si lamentava per la scarsa qualità delle interazioni con chiunque altro conoscesse a Milano, che sembrava interessato esclusivamente a portarsela a letto (senza alcun tipo di speranza, peraltro). Poi, con il passare dei mesi, mi raccontava del suo ragazzo, con cui riusciva a vedersi solo a week-end alternati. Era molto innamorata e la relazione era serena, ma si capiva che le mancava qualcosa. Diventammo abbastanza amici.
La svolta nel nostro rapporto avvenne quando, con altri amici della palestra, decidemmo di organizzare un week-end di sci in Val d'Aosta. Mia moglie non scia e io sarei andato da solo in albergo. C'erano altre due coppie, che si erano organizzate con un'unica macchina e avevano preso una casa in affitto insieme. Lei inizialmente voleva portare il fidanzato, ma poi lui non riuscì ad aggregarsi per impegni lavorativi. Così si organizzò per dividere una stanza nel mio stesso albergo con una sua amica, che però si ammalò proprio il giorno prima e dovette rinunciare. In sintesi, ci ritrovammo io e lei da soli in macchina insieme e poi nello stesso albergo (in stanze separate, ovviamente).
Fin dall'andata iniziammo subito con le nostre solite conversazioni. Per la prima volta, però, forse complice l'intimità che solo un viaggio in macchina in due ti può garantire, si spinse a parlarmi di questioni più intime. Nello specifico, e questo attirò subito la mia attenzione, mi disse che in quel periodo si sentiva come schiacciata dal peso delle responsabilità dello studio per rimanere in pari con gli esami e iniziare a programmare il suo futuro e che questo le stava creando difficoltà. Si sentiva come se non riuscisse più a tenere tutto sotto controllo e aveva bisogno di una guida. Un po' scherzando e un po' sul serio mi disse che mi avrebbe visto bene in quel ruolo, perché ero sempre stato in grado di darle i consigli giusti.
Io, con la mia proverbiale "arroganza" (in senso buono), la presi in giro dicendole che sicuramente - se mi avesse ascoltato - sarei stato in grado di risolvere tutti i suoi problemi, che poi erano quelli tipici della sua età, che con il tempo diventano solo più complessi da gestire. Silvia infatti era sveglia, ma giovane. E ogni tanto peccava un po' di leggerezza e distrazione su alcune cose. Così io, scherzando, le dicevo che avrebbe dovuto concentrarsi di più su ciò che era effettivamente importante e imparare a mettere in prospettiva le cose e prioritizzare le preoccupazioni.
Comunque, arrivammo in hotel di venerdì pomeriggio e decidemmo di rilassarci un po' in stanza prima di ricongiungerci con gli altri amici per cena. Tempo di prendere possesso della camera e ricevo una chiamata di Silvia. Era molto in imbarazzo e scusandosi tantissimo in anticipo mi disse che aveva un disperato bisogno di un favore. Si era resa conto che le era venuto il ciclo in anticipo e non aveva portato con sé gli assorbenti. Mi supplicò quindi di andarli a comprare per conto suo, che lei era bloccata in stanza. Io, ovviamente, capii la situazione e mi resi disponibile. Ma la mia indole dominante e un pizzico di sadismo psicologico mi fecero venire in mente un'idea. Così uscii e mi diressi verso il market più vicino.
Lì però, anziché comprare gli assorbenti che mi aveva chiesto, presi un pacco di Huggies DryNites Pyjama Pants Teens. Sostanzialmente, dei pannolini a mutandina per ragazze incontinenti. Tornai in albergo e bussai alla sua porta. Silvia mi aprì in pigiama, ancora in evidente imbarazzo. Tempo dopo mi confessò che si era messa della carta igienica nelle mutandine come soluzione di emergenza, per non sporcarsi.
Le consegnai quindi il sacchetto con i pannolini e le dissi più o meno: "Questo incidente dimostra come tu abbia sempre la testa altrove e, soprattutto, quanto tu abbia bisogno di me come guida. Per punizione, ti ho preso questi. Se vuoi davvero che io abbia quel ruolo per te, fino a domenica indossi questi e non compri gli assorbenti tradizionali. Altrimenti, sei libera di mettertene uno e andarteli a comprare, ma poi non venire da me a chiedere consigli, che non saresti credibile. Fammi sapere che cosa decidi di fare. Io, intanto, mi rilasso in camera."
Lei rimase interdetta e, onestamente, non poteva essere altrimenti. Io mi girai e me ne andai.
CONTINUA...
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