Le mie ex: Bruna 2 Quandu u diavulu t'accarizza, l'anima voli

di
genere
prime esperienze

Si dice che i primi tempi una coppia si nutra d’amore.
C’è del vero.
Poi arrivano le prime difficoltà e paure e dopo tanto volare fra le nuvole, si torna rapidamente a terra.

My kinky little GF Bruna 2: Quandu u diavulu t'accarizza, l'anima voli
Erano passate alcune settimane dalla sera in cui ci eravamo messi assieme e non ho mai avuto un periodo tanto intenso di sesso orale.

A casa, ovviamente, ma anche in aula studio o addirittura durante le lezioni, bastava uno sguardo o una carezza provocante per correre a imboscarsi nel primo posto possibile (e spesso il primo posto era un bagno del’università) per vederla inginocchiarsi a succhiarmi il cazzo, ma, la maggior parte dei giorni, nemmeno uscivamo dal suo letto e passavamo tutto il tempo a baciarci e toccarci, intervallando una sborrata e l’altra guardando film in videocassetta e mangiando il cibo da lei amorevolmente preparato...

Quando mi vedeva un po’ stanco, mi raccontava aneddoti piccanti del suo passato, come quando Franco, il suo ex capo, dopo esserle venuto in faccia dopo un pompino in macchina, l’avesse convinta a salire in casa senza pulirsi, con i rivoli di seme caldo che le colavano fino alla canottiera, e di come l’eccitazione per il pompino, l’odore pungente dello sperma e la paura di incontrare qualcuno per le scale le facessero girare la testa e si fosse massacrata di ditalini, appena entrata.

O come con Federico vedessero regolarmente VHS porno per provare dal vivo ciò che avveniva sullo schermo e di come lei fosse affascinata dalle attrici che riuscivano a prendere fino in gola cazzi enormi.

“Non è tanto che il cazzo molto grosso mi piace più di uno normale, quello che mi eccita è l’idea di diventare brava abbastanza da poter succhiare bene anche i cazzi grossi” diceva mentre usava il mio pisello (e altri prima del mio) per allenarsi...
“Dovresti essere orgoglioso: tutta la pratica che ho fatto in questi ultimi anni serviva per essere bravissima a fare i pompini quando mi sarei innamorata di te” mi diceva coi cuoricini negli occhi...
E temo che in questa frase non ci mettesse la minima ironia...

La nostra storia era nota solo a pochissime persone: la sua amica Tiziana, che a suo tempo aveva favorito la nostra unione inventandosi una provvidenziale foratura alla bici, la sera che ci siamo messi insieme e Palma, la sorella maggiore di Bruna, che, inaspettatamente, era una fervente sostenitrice del sesso prematrimoniale, dopo essersi sposata da giovanissima ed essersi trovata incastrata in un matrimonio avaro di soddisfazioni (almeno a letto).

“Non fare il mio errore: fai tutte le esperienze che puoi e assaggia tutti i cazzi che vuoi” le diceva “divertiti e non farti problemi!” e quando incontri uno che ti piace davvero, “tienitelo stretto, ma non prima di averlo provato”...
Discorsi che mi sembravano sorprendenti in bocca a una contadinotta calabrese, ma dei quali presi mentalmente nota per allargare i nostri orizzonti erotici che, già dopo qualche settimana, sentivo un po’ stretti.

Pompini, seghe, spagnole... tutto bello e super eccitante, sia chiaro, ma dopo le prime settimane di eccitazione, anche il miglior pompino diventa routine e, comunque, sentivo il bisogno di sentirmi speciale rispetto a un Franco o un Federico qualunque.

D’altra parte, continuava a rimandare il dono la sua verginità ed io stesso insistevo timidamente, visto che la cosa mi sembrava più una pesante responsabilità che un privilegio.
Però avevo un paio di idee intriganti e stavo solo aspettando il momento giusto per affrontare l'argomento e proporgliele.

Era sabato sera e avevamo bevuto un paio di cose in un club con i compagni dell'università.

Dalla famosa festa in discoteca, dove si era messa in tiro e aveva passato tutto il tempo a strusciarsi, ballare e limonare sconosciuti, era cambiato il modo in cui era vista nella nostra compagnia e il fatto che tutti la pensassero single rendeva queste serate particolarmente intriganti.

Non c’era volta che qualcuno non le offrisse da bere e che, dopo qualche giro in pista da ballo, non ci provasse spudoratamente.

Addirittura sapevamo che alcuni compagni di università avevano fatto una scommessa su chi se la sarebbe portata a letto per primo...

Lei trovava molto piacevole poter bere gratis tutta la sera e divertente il fatto che, da quando aveva cambiato taglio e abbigliamento, si fosse creato tutto questo scompiglio fra i suoi amici.

Quando rientravamo a casa (ovviamente viaggiando separati per non dare nell’occhio) era su di giri e moriva dalla voglia di farmi sapere quanti cazzi aveva fatto rizzare.

“Fabiano è un gran porco, ha provato continuamente a stringermi e toccare le tette mentre ballavamo, ma Giorgio oggi era davvero pesante, mi ha provato a baciare almeno due volte e in pista mi strusciava continuamente il pacco contro il culo” mi diceva mentre si spogliava .

“E tu cosa hai fatto?”
“Mentre ballavamo li ho lasciati fare, eravamo presi bene, però non mi sono lasciata limonare... Dici che sono troppo stronza? Giorgio mi ha anche offerto due Mojito...“ diceva con quell’aria falsamente ingenua che le usciva fuori quando era brilla ed eccitata.

“Sicura di aver fatto la brava tutta la sera? Ho sentito Giorgio dire che preparino i soldi perché fra qualche giorno vince la scommessa” le chiesi sdraiandomi accanto a lei e iniziando ad accarezzare la coscia.

“Si io bravissima, ma lui che si è messo in testa? Gli ho giusto dato qualche bacino innocente per farmi offrire il secondo mojito”.
Il suo concetto di fare la bravissima era molto flessibile...
Mentalmente presi nota.

“Solo qualche bacino innocente? Lui ha detto qualcosa di diverso...” le sussurrai all’orecchio mentre sdraiato dietro di lei stavo apprezzando il laghetto in mezzo alle sue cosce.

“I maschietti esagerano sempre: sono stata super brava. Gli ho dato un po’ di lingua per convincerlo a pagarmi il terzo mojito, ma aveva finito i soldi quindi gli ho solo sfiorato il cazzo da sopra i pantaloni, visto che era durissimo, ma l’ho mollato lì e sono tornata al tavolo da te, il mio unico grande e squattrinatissimo amore...” mi disse mentre con la sua mano guidava il mio ditalino e girando la testa mi baciava con passione...

“E se la prossima volta ha con sé i soldi per offrirti da bere, che fai? Ti fai accompagnare a casa e lo ringrazi come facevi a Franco?” le chiesi aumentando il ritmo del ditalino, mentre con l’altra mano le torturavo una tetta...
“No...” ansimò “Cioè non so, se non stavamo assieme magari sì... Ce l’ha bello grosso” diceva con voce maliziosa, rotta dal piacere che stava crescendo.

“Insomma, se non ci mettevamo insieme quella sera adesso eri a spompinare il primo che ti offriva da bere?”
“Non so, forse...” rispose sempre confusa dall’alcol e dal ditalino, ma anche bravissima a dire le cose che sapeva mi avrebbero eccitato.

“Oppure continuavi a lavorare in discoteca e finivi a spompinare Franco e i suoi amici tutte le sere?” la provocai ulteriormente
“No, non si accontentavano più solo di pompini... mi voleva portare in motel... per farmi il culo, ma avevo paura che non che non si prendevano solo il culo” mi disse un attimo prima di venire...

Insomma, il problema non era dare il culo in motel, ma che Franco non si accontentasse solo del culo.
Mentalmente presi nota mentre mi alzavo per prendere una sigaretta da dividerci e un tubetto di crema Nivea che sembrava poter tornare utile di lì a poco.

“Ma tu lo hai mai preso lì dietro?" le chiesi senza troppi giri di parole mentre con le dita umide di saliva le accarezzavo lo sfintere...
Era ancora intorpidita dall’orgasmo e dall’alcool e non mi rispose.

Ripetei la domanda dopo averle dato uno schiaffo su una natica, azione che, automaticamente, la riportò sulla terra .
“No, no... Poi a tanti ragazzi giù non piace l’idea di metterlo lì perché... è sporco”.
Quindi di nuovo il problema non era dare il culo, ma i ragazzi che non glielo chiedevano.
Anche di questo presi nota...

“E di recente, nessun tentativo?” insistei
“Federico voleva, ma nei video sembra tutto semplice, mentre quando abbiamo provato non sapeva bene come fare, mentre Franco , te l’ho detto... mi ha proposto tante volte di accompagnarlo in un motel, ma avevo paura che non si controllava e si prendeva tutto..."

“Facciamo un tentativo?” dissi mentre spalmavo un po’ di nivea sulle dita.
Un po’ esitante, ma non osando opporsi, si mise a pecorina come aveva visto fare nei film porno.

Mi venne da sorridere: all’epoca non ero un esperto di sesso anale, ma ne sapevo abbastanza da sapere che non era certo la pecorina la posizione migliore per svezzare un culo vergine.

La feci sdraiare su un fianco e mi misi alle sue spalle, baciandole il collo e dicendole cose carine nell’orecchio, tipo che mi piaceva tanto, che era bello condividere una cosa così intima assieme...bla, bla bla... Tutte cose che non erano nemmeno vere bugie...

"Non saresti contenta di dare a me il tuo culetto invece che a Franco in uno squallido motel?” le sussurrai mentre iniziavo a strisciare un dito sul suo sfintere...
“Si, ma ho paura che mi fai tanto male...”
“E non avevi paura che Franco ti facesse male?”
"Certo e infatti in motel con lui, col cazzo che ci sono andata...” rispose con una sincera risata e una logica inoppugnabile.

La sua battuta aveva spezzato la tensione (come si fa a non voler bene a una ragazza così?) e iniziai lentamente a introdurre due dita ben lubrificate con la Nivea.

“Fa male?”
“No...E’ strano ma è ok...fai piano”
Introdussi medio, indice e pollice come a creare un piccolo cuneo e spinsi lentamente più in fondo

“Adesso fa male?”
Con una mano si era appoggiata al mio braccio, per essere pronta, in caso di dolore, a spostarlo, mentre gli occhi erano chiusi, concentratissima....
“No, tutto bene... L’hai già messo dentro?” mi chiese dimostrando di essere un po’ confusa oltre che preoccupata.
“No, ti sto mettendo le dita per prepararti... Te lo dico quando te lo metto... Aggiungo un dito per allargare un po’ di più”

“Quante dita sono adesso?”
“Sono 3...Adesso lubrifico bene e metto un quarto dito. Va bene?”
“Si ma fai pianissimo... Sono brava?”
“Si sei bravissima, la migliore fidanzata del mondo” le dissi dandole un bacino dietro l’orecchio a cui lei rispose con un nuovo sorriso

“Mi sa che non vuoi la migliore fidanzata del mondo, tu vuoi la più porca...” disse con tono malizioso...
“Perché la migliore fidanzata non può essere anche la più porca?”
“Non tutti la pensano così...” sospirò filosoficamente.

Ero arrivato a 4 dita, dentro il culetto, entrate con una facilità che mi fece pensare che la signorina non fosse poi così inesperta di sesso anale come voleva far credere.
Mentalmente presi nota.

“Sei stata super brava, adesso te lo metto dentro. Tu inizia a toccarti”
“Fai solo piano quando entri, ti prego” piagnucolò mentre eseguiva il mio ordine...
Mi segai per qualche secondo per renderlo rigidissimo, spalmai un po’ di Nivea sul glande e lentamente spinsi finchè non trovai una certa resistenza.
Bruna era senza fiato, ma non smetteva di toccarsi

“Come sta andando?”
“E’ grosso!”
“Adesso dovrò un po’ forzare” dissi fingendomi preoccupato per lei.
Lei mi strinse fortissimo il braccio con la mano libera e si morse le labbra con gli occhi chiusi... Senza dire niente mi stava dando l’ok per andare avanti e, tutto questo, se possibile, mi rendeva ancora più eccitato.

“Fai solo piano, ti prego...” ripetè coi denti stretti, ma intuivo che, arrivato a quel punto, invece, era meglio un colpo secco, o la va o la spacca, quindi con un colpo di reni, le entrai dentro per altri 4-5 cm.

Lei non disse nulla, ma morse il cuscino per soffocare i lamenti,..
Il mio cazzo non trovava più la minima resistenza e iniziai a pomparla lentamente per farla allargare, aspettando il momento giusto per darle l’ultimo colpo e infilarlo fino in fondo.
La mia amica Gisella, molto appassionata di sesso anale e tante altre simpatiche cosine, sostiene che dare il culo sia come farsi la ceretta: lenta e accurata preparazione, ma poi al momento giusto chiudi gli occhi e via, se si hanno dubbi o esitazioni, rischia di essere molto peggio. E chi sono io per contraddire una tale esperta?

“Fa male?” le chiesi
“Un po’ si...brucia... fai in frett..”
Non le lasciai finire la frase perché approfittai di quel suo momento di distrazione per dare il colpo finale e infilare il cazzo dentro il culo fino alle palle.
Lei era senza fiato con gli occhi barrati e la bocca aperta.
Mi fermai, un po’ per godermi il momento, un po’ per sincerarmi che tutto fosse a posto...con la sua mano cercò la mia, che mi strinse fortissimo, come a condividere quelle sensazioni.
Ottimo segno.

"Adesso è tutto dentro, tutto tutto...” le sussurrai
“Ho tutto il cazzo nel culo?“ mi chiese col fiatone
“Si, sei stata brava... super brava. come ti senti?”
“Sfondata...Sfondatissima”
“Sfondata che senti male o sfondata che ti senti porca?”
“ Prima aperta...adesso” aggiunse con un tono diverso “Adesso sfondata super porca, non fa tanto male”

Le diedi tanti bacini dietro le orecchie e il collo, mentre lei girò la testa per cercare la mia bocca.
"Adesso inizierò a scoparti il culo... va bene?”
Rispose ripetendo “All’inizio fai piano però” sempre rivolgendo verso di me il suo sguardo e accennando una specie di sorriso nonostante il suo ansimare
"Inizierò pianissimo...” le giurai iniziando a muovere i fianchi di pochi millimetri
“Vero che sono una brava fidanzata?” mi chiese con lo sguardo preoccupato di chi ha paura di essere giudicata male
“La più brava del mondo.” la rassicurai
Mi rispose con un bacio e un sorriso, mentre progressivamente stavo aumentando il ritmo della scopata.
Anche lei si stava rilassando e riprese a toccarsi seguendo il ritmo del cazzo nel suo culo.

“Ti piace?” le chiesi
“Non lo so, è strano.”
“Vuoi che mi fermi?”
“No... solo non capisco... se mi piace... però è eccitante sentirsi presa così”
“Così come?”
“Nel culo”
“Ripetilo ad alta voce se hai il coraggio” dandole uno schiaffo sonoro su un gluteo.
“Mi stai inculando a sangue!!!” ripetè con voce abbastanza alta da farsi sentire anche negli alloggi vicini

“Dì la verità, lo avevi già preso dietro? “
“Solo poco”
“Solo poche volte o solo poco cazzo?” la incalzai.
“Ho provato qualche volta...”
“Quando stavi in Calabria?”
“Si, qualche volta... E anche con Federico, ma mi faceva subito malissimo, poi quando iniziava a muoversi, lo supplicavo di venire in fretta... Tu invece.. Tu mi stai facendo impazzire...”
Presi mentalmente nota che anche il suo concetto di “no, non l’ho mai preso in culo” che mi aveva espresso qualche minuto prima, era molto personale e si poteva declinare in base alla necessità.

"Adesso vedi come scivola bene? Adesso ti scopo un po’ più forte e ti vengo dentro” dissi con l’intenzione di vendicarmi di tutte le bugie che mi aveva raccontato.
“Me lo vuoi proprio sfondare?” piagnucolò
“Mi sa che è già bello sfondato... Ma se vuoi essere la migliore fidanzata del mondo ti tocca essere anche la più troia” risposi iniziando a scoparla di brutto, tanto da far cigolare il letto
“Mi fai sentire molto porca”
“Eh si... Sarai la mia piccola pompinara rotta in culo ” le sussurrai mentre sentivo montare tutta l’eccitazione e la gelosia accumulata nella serata
“Se dopo tutto questo, non mi offri da bere per un mese sei una merda e vado col primo che capita” dichiarò con un mezzo sorriso e gli occhi chiusi.
“Se vuoi una ricompensa dovrai meritartela” dissi ansimando mentre aumentavo ulteriormente il ritmo in previsione della sborrata.
“Sto venendo...” ringhiai dopo pochi secondi.

Gli ultimi istanti furono frenetici, con Bruna che appena sentì lo schizzo caldo nel suo intestino, a sua volta venne in modo rumoroso e convulso.
Non ho idea di quanti fiotti uscirono dal mio cazzo, ma non sembrava finire mai... finimmo quindi abbracciati stretti e silenziosi per lunghi secondi...

“Che botta, sento le orecchie che fischiano...” sospirò cercando di riprendersi dal batticuore... “non ero mai venuta così forte” aggiunse facendo un sorriso e una faccia buffa nonostante il fiatone.
E poi... “Amor, tutto fantastico, ma adesso mi brucia da morire” sussurrò un po’ imbronciata, zampettando, nuda e sculettante, verso il bagno...

Nelle settimane successive il sesso anale divenne una gustosa novità nel menù erotico della casa: all’inizio cercavo di non proporlo troppo spesso, anche per dare tempo di guarire a escoriazioni e piccole lacerazioni che, inevitabilmente, apparivano dopo questi rapporti.
Ma il suo corpo giovane e tonico rispondeva bene e dove non arrivava il fisico, era il suo desiderio a guidarla.

Per farla breve, una volta che il suo sfintere fu ben allenato e poteva ricevere il cazzo senza particolari rituali o preparazioni, spesso era lei a proporlo, in ogni posizione, accompagnando l’inculata con frenetici ditalini.

Fu in questa fase che compresi pienamente una cosa: Bruna aveva SEMPRE voglia di cazzo.
Letteralmente.

Capisco che nell’universo dei racconti erotici, una ragazza giovane, graziosa e che non si nega mai, anzi spesso prende l’iniziativa, sia una creatura mitologica, la protagonista stereotipata di tanti sogni maschili, ma, se trasportata nella realtà, questa situazione crea un bel po’ di problemi.

In primo luogo perché, pur esssendo un maschio sano e nel fiore degli anni, fare sesso più volte al giorno tutti i giorni mi stava letteralmente spolpando!

Non si dica che potevo prendermi una pausa: se per caso ero un po’ sottotono, Bruna trovava comunque il modo di eccitarmi, stuzzicandomi in mille modi, dal più banale, come accogliermi in casa vestita solo con una vestaglietta trasparente, altre volte in modo più malizioso, civettando con altri ragazzi all’università o dando un po’ di corda ai loro approcci in modo da ingelosirmi, o, anche più morbosamente, raccontandomi nei dettagli di come si fosse comportata da zoccola con qualche suo ex, o come si sarebbe comportata da zoccola con qualcuno dei suoi corteggiatori, se fosse stata single o, chi lo sa, anche solo se non fossi stato presente.

il secondo problema portato da questa bulimia sessuale si rifletteva sul nostro rendimento universitario: già prima non eravamo studenti modello, ma passare tutti i giorni a casa e non seguire le lezioni, di sicuro non migliorava le nostre chances di arrivare presto alla laurea.
Questo poteva significare, per me, perdere definitivamente il piccolo contributo mensile da parte dei miei genitori, ma per lei, se fosse venuta fuori la ragione del suo pessimo rendimento, significava essere richiamata a casa in calabria.

Nonostante questi problemi non fossero da sottovalutare, il vero elefante nella stanza era ancora un altro: dopo aver lasciato il lavoro in discoteca, Bruna non guadagnava più e, presto, avrebbe esaurito i risparmi.

I suoi le passavano quel che potevano e forse anche qualche soldo in più, ma se Bruna poteva permettersi quell'appartamento, era esclusivamente grazie ai soldi che le garantiva il lavoro e gli extra della discoteca.

Non voglio annoiarvi con conti e calcoli.
Basti sapere che in quel locale, fra paga e soprattutto mance, guadagnava abbastanza da pagare affitto, bollette e alimenti, mettendo via anche qualche soldino e con parecchio tempo a disposizione per seguire le lezioni e studiare.

Non fosse stato per i pompini che doveva fare al capo e le continue molestie dei clienti del locale, sarebbe stata una situazione ideale e finchè era single, i fatti dimostrano che nè l’una nè l’altra cosa era per lei un vero problema.
Mentre i soldi ora iniziavano a essere un problema eccome.

Sarebbe ingiusto dire che non aveva cercato nulla, anzi, ma lavorando nel weekend in birreria guadagnava solo una frazione di quello che prendeva in discoteca (dove le mance dei clienti maiali erano molto generose) e durante la settimana raramente la chiamavano.

Era un giovedì, e come al solito, avevamo esorcizzato i nostri problemi e le nostre paure facendo sesso per tutto il pomeriggio, ovviamente limitato a tutto ciò che si poteva fare senza mettere in pericolo la sua “Integrità”.

In effetti avevo notato in lei un fuoco particolare, come se fosse più interessata a farmi venire il maggior numero di volte possibile, più che a cercare anche il suo piacere...

E come spesso capitava, il suo modo di fare mi aveva stregato ed ero venuto già due volte, compresa l’ultima con un boombastico pompino con ingoio immediatamente dopo averglielo messo in culo.
Fra tutte le cose che facevamo, questa era l’unica con cui non si trovasse perfettamente a suo agio e il fatto che fosse stata lei a prendere l’iniziativa, avrebbe dovuto farmi intuire che qualcosa non quadrava.

Avrebbe, dico, perché, come ben sappiamo in certe situazioni, in noi maschietti, tutto il sangue defluisce dal cervello verso il pisello, rendendoci, in certi casi in modo permanente, intelligenti e reattivi come un paracarro.

“Lo sai che ti amo tanto?” mi disse mentre eravamo abbracciati a letto “e che ce la metto tutta per essere la fidanzata migliore del mondo".
Dopo un’esibizione di arti amatorie del genere avrei annuito anche alla richiesta di darle un rene

“Si, lo vedo ogni giorno” risposi esausto.
“Sai che non vorrei mai tradire la tua fiducia, vero?”
Nonostante il rincoglionimento post orgasmi multipli, stavo iniziando a capire che gatta ci covava...
Mentalmente presi nota e... Vediamo dove vuole andare a parare, pensai.
“Certo”
“Mi hanno offerto un buon lavoro in un locale” annunciò con entusiasmo “E’ anche ben pagato, però prima di accettare voglio essere sicura che per te è ok.”

“Torni a lavorare in discoteca da Franco?”
“Nooooo, certo che no, per chi mi hai presa?” con tono offeso
“Allora dov’è il problema?”
MI baciò entusiasta “Sapevo che avresti capito”

“Capito cosa? Di che lavoro si tratta?” fingendomi geloso, quando in realtà ero soprattutto curioso.

“Ah si vero... mi hanno proposto di fare la bartender, mi pagano 100.000 lire a sera per il weekend, più mance... risolverebbe tutti i miei problemi” rispose sfoggiando il miglior sorriso del suo repertorio
“Ma tu hai mai fatto la bartender?”
“Mmm no, però ho visto fare un sacco di cocktail e imparo in fretta”
La cosa era talmente strana da risultare sospetta...

“Quindi ti pagano 100.000 lire per non sapere fare i cocktail?”
“Uff, mi fai incazzare quando fai così il negativo” rispose imbronciata...
(per lei fare il negativo significava dire qualsiasi cosa di buon senso, in certi casi).
“E poi scusa che locale sarebbe? E chi te lo ha proposto?” le chiesi iniziando a innervosirmi veramente.

“Guarda, è un locale molto carino e raffinato in centro, niente maranza che ti palpano a tradimento”
“Si, mi immagino... Per pagarti così bene, come minimo è un night dalle parti della stazione, di quelli dove sevono in topless” replicai ironico.

“Ecco, era questo il punto. Ti darebbe fastidio? Mi hanno assicurato che, se non vuoi, non succede niente e che la clientela sono personaggi distinti. Poi ci sono le mance, insomma, molto meglio del lavoro in discoteca e rischio pure di guadagnare di più” mi disse tutto d'un fiato, cercando di convincermi che fare pessimi cocktail mostrando le tette a sconosciuti fosse un lavoro come un altro.

Ma soprattutto, come avevo imparato conoscendola, erano i dettagli a fare la differenza, in particolare quel “se non vuoi, non succede niente”, che sembrava l'equivalente simmetrico di dire che se una sera magari alzava il gomito e si lasciava andare, le poteva succedere di tutto.
Mentalmente presi nota, ça va sans dire...

Ora, è vero che è tutto il racconto che dico di eccitarmi per questa sua vena zoccolesca ed esibizionista, ma per un istante mi chiesi se era quello che volevo, visto che era una situazione limite anche per i miei morbosi principi morali.
Un conto è avere la fidanzata fa la scema con i maschietti, un conto è che prima di metterci insieme ricevesse regali dal suo capo in cambio di pompini, ma saperla a fare la zoccola in un locale di strip era un po’ troppo... O forse no?

Perché immediatamente un altro pensiero si alternò al primo...
Iniziai a pensarla a mostrare le tette o anche altro, in un night davanti a maschi con la bava alla bocca e trovai la cosa intrigante.

Me la immaginai a fine serata, un po’ brilla, a “lasciarsi un po’ andare” con i clienti e poi piena di vergogna dovermi confessare, riluttante, che si era trovata a fare “qualcosa” e che mi avrebbe fatto qualsiasi cosa per farsi perdonare.

Improvvisamente vidi la cosa come un’opportunità di metterla alla prova e creare situazioni nuove per rompere la nostra routine erotica, il tutto risolvendo anche i suoi problemi economici.

Pensando queste cose il cazzo mi era tornato duro, lei scese a dare una generosa leccata alla cappella e poi si accovacciò per massaggiarlo fra le tette mentre mi guardava dritta negli occhi sorridente: quella mia reazione le dimostrava, più di 100 parole, che aveva vinto e non mi sarei opposto a questo nuovo “lavoro”.

“Ho delle belle minne, vero?” mi chiese maliziosa mentre continuava quella meravigliosa spagnola.
“Sono fantastiche” ansimai.
“Sai che da ragazzina erano ancora più gonfie? Prima me ne vergognavo poi ho scoperto che i ragazzi impazzivano, anche quelli grandi. Quando al mare ho iniziato a indossare il bikini, succedeva di tutto"
“In Calabria intendi?”
“Si, certo... C’erano i ragazzi grandi che mi offrivano gelati o regalini per baciarmi, toccarmele e farsi toccare”
“E tu che facevi? Accettavi?”
“Eh, dipende...”
“Se erano carini?”
“Chiaro, ma soprattutto se riuscivamo a trovare il modo di appartarci senza farlo capire ai miei parenti... In qualche caletta nascosta o in pineta”
“E facevi pompini?”
“All’inizio poco, da piccola mi sembrava strano prenderlo in bocca, lo facevo solo a quelli che mi piacevano tanto tanto” e nel dirlo diede proprio una bella leccata alla cappella per poi continuare a massaggiarlo fra le tette.
“Quindi è allora che hai iniziato a fare le spagnole?”
“Eh si... Tutti sbavavano dietro le mie minne, ma poi ero diventata brava a fare le seghe... Far scivolare la mano dentro un costume è un attimo... Ero spericolata all’epoca” disse sorridendo maliziosamente.
“In che senso?”
“Dicevo ai miei che dovevo rientrare prima in paese, con la scusa di studiare. Mi piazzavo in ultima fila del bus e il ragazzo si metteva accanto a me. Se era sveglio bastava un’occhiata per intendersi e guidava la mia mano dentro il suo costume. Il viaggio durava più di mezz’ora e se prendevamo il bus di metà pomeriggio, era praticamente vuoto. C’era il tempo e il modo di farlo venire anche un paio di volte, o, se c’era la situazione giusta, fare contenti anche due o tre ragazzi della compagnia in un solo viaggio. All’arrivo mi offrivano gelati, dolci e mi facevano regalini... Mai soldi però! Mica sono una poco di buono!”
Insomma, sai che sorpresa... già ai tempi del liceo la signorina si dava parecchio da fare.
Mentalmente presi nota.

“E come facevate con la sborrata?” chiesi curioso
“Beh venivamo dal mare, avevamo gli asciugamani , ma se non potevamo proprio sporcare, a un suo cenno mi chinavo e ingoiavo tutto... Ma era il mio posto il problema: io ero sempre fradicia e lasciavo segni sui sedili. Presto l’autista notò che abbassavo la testa fra le gambe del ragazzo e capì il perché di quelle strane macchie e mi fece un discorsetto...”
“Per sgridarti o per avere anche lui la sua parte?”

Bruna si imbronciò, “Diciamo un po’ l’uno e un po’ l’altro... Però ero piccola e pensare di fare cose con un adulto mi spaventava. Per cui feci finta di non capire le sue allusioni al fatto che vedermi fare la troia in ultima fila gli faceva venire il cazzo duro e che ero crudele a farlo lavorare così. Però lui allungò le mani a toccarmi le tette dicendo che avrebbe dovuto avvisare i miei genitori prima che diventassi una sgualdrina e per comprare il suo silenzio ha voluto che lo segassi lì, nella rimessa degli autobus. Ero spaventata ma non potevo dirgli di no... In un certo senso era emozionante vedere che anche un adulto mi moriva dietro. Ci Sono tornata per qualche giorno, ma era troppo pericoloso: smisi di prendere il bus di metà pomeriggio e iniziai a tornare al paese con mia sorella e il marito con la corsa successiva e quindi con un autista diverso, smettendo di fare cose nell’autobus...Però sappi che adoro certe situazioni!”

Mademoiselle, non ne avevo dubbi pensai mentre fra la spagnola, la situazione, il suo racconto di come faceva la “spericolata” da ragazzina e l’idea che iniziasse a lavorare in un topless bar, sentivo crescere il piacere, ma prima di venire come un lampo mi venne in mente una domanda...

“Ma quelli del locale, come fanno a sapere che hai delle belle tette? Hai mandato foto o hai fatto un colloquio in topless?”
“Amor non avrei mai fatto una cosa del genere alle tue spalle.” rispose orgogliosa, per poi aggiungere, “Il provino devo farlo domani pomeriggio, anzi direi che è il caso che mi accompagni...”.

“Insomma vuoi che sia lì mentre mostri le tette ai padroni del locale?”
“Beh sicuramente le tette, ma visto che mi hanno chiesto depilazione completa, credo proprio che vogliano vedermi in perizoma se non tutta nuda... Per come sta diventando duro il tuo cazzo, mi sembra che l’idea non ti dispiaccia e pure io mi sentirei meglio ad averti lì. Anche se...”.

E in effetti l’idea di questo casting ai limiti del porno e il fatto di dover assistere, mi stava facendo impazzire di gelosia e di eccitazione.
“Anche se, cosa?” le chiesi quando ero al limite dell’orgasmo.
Rendendosi conto di aver detto più di quanto volesse, aumentò il ritmo della spagnola e timidamente rispose “Anche se uno dei soci è Franco e mi ha già vista nuda tante volte”
Sborrata in faccia.
Sipario.
(continua?)
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2025-05-24
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