Stupida e Imbranata 2

di
genere
dominazione


Ieri sera Franco, il mio capo, mi ha pagato per fargli un pompino.
Non riuscivo a togliermelo dalla testa.

Avevamo appuntamento in tarda mattinata.
L’emozione della sera precedente non era ancora passata ed avevo faticato a prendere sonno per i pensieri che mi inseguivano.

Avevo paura che Franco annullasse la giornata di shopping che mi aveva promesso, ma anche rivederlo, dopo quello che era successo, non mi lasciava tranquilla: provare la coca facendo sesso era stata un’esperienza incredibile e non vedevo l’ora di rifarlo, ma perdere il controllo in quel modo poteva mettermi in guai grossi.

E soprattutto, Franco mi aveva pagato per un pompino.
Sembrava una cosa orribilmente sbagliata, poi ho pensato a tutte le volte che avevo fatto cose per una cena o un paio di drink offerti da qualche ragazzetto.

Provavo a convincermi che non era una situazione tanto diversa...
E poi non ero stata io a chiedere i soldi, ma lui a volerli dare, mi dicevo... Un regalino spontaneo, niente di più, però... mi aveva pagato per un pompino ed io avevo accettato i soldi...Come una puttana.

Ero molto, molto confusa, ma volevo scacciare i brutti pensieri: le sfigate si fanno mille problemi, le ragazze fighe se ne fregano di tutto e sanno godersi la vita, mi dicevo.

Era una calda giornata di inizio primavera e mi vestii al meglio delle possibilità del mio (misero) guardaroba, con i lunghi capelli neri raccolti, un filo di trucco per nascondere le occhiaie, un leggero abito chiaro a fiori e sandali con la zeppa.

Come intimo, l’unico completino un po’ sexy che avevo, che usavo solo nelle serate speciali, quelle in cui non volevo sembrare né timida, né imbranata.

Sentii lo squillo del cellulare che mi chiamava di sotto.
Prima di uscire mi guardai allo specchio e pensai che sembravo una contadinotta vestita per il giorno di festa, ma una contadinotta proprio bellina.

Scesi rapidamente le scale e uscendo dal portone vidi la mercedes che mi aspettava in seconda fila.
La raggiunsi di corsa.

Dubbio: entrando in macchina dovevo baciare Franco in bocca o bastava un bacio sulla guancia?

Dubbio risolto: appena entrata non solo mi baciò a lungo, ma mi palpò sfacciatamente le tette e il culo davanti a tutti mentre lo faceva.

Non protestai.
Quando ci staccammo ero arrossita tantissimo e imbarazzata fuori scala, ma in modo piacevole, se si può dire.

“Ti vedo bene oggi” mi disse Franco squadrandomi dalla testa ai piedi “Vedi che quando vuoi non sei male?”

Ero orgogliosa di quel complimento e viaggiare su quel macchinone nelle vie del centro, mi faceva sentire speciale.

La prima fermata fu un negozio di intimo di “amici suoi”.
Si fermò a parlottare un po’ con la titolare che si prese cura di me, proponendo completi con reggiseno a balconcino in pizzo che al confronto quello che indossavo era roba da collegio.

Ero un po’ a disagio, ma non vedevo l’ora di provarli.
Solo i reggiseni push up mi sembravano inutili, visto che le mie tette, non erano solo abbondanti, ma anche ben sode.

Franco però fu categorico.
"Quando usciamo assieme o lavori nel mio locale non basta essere carina, devi fare impazzire gli uomini. Fidati di me e ti assicuro che quando entrerai in una stanza tutti vorranno scoparti”.

Quella frase non mi piacque, ma di sicuro sapeva meglio di me cosa piace agli uomini e, oltre ai completi, mi prese calze autoreggenti e delle parigine...

Nel negozio di scarpe mi proposero delle scarpe con tacco a spillo altissimo. Non le avevo mai usate e, provandole, rischiai di cadere.

Comunque Franco me le prese lo stesso, ordinandomi di indossarle a casa per esercitarmi e ne prese anche un altro paio, con un tacco molto più largo e comodo, che mi fece indossare subito, “per slanciarmi”, diceva...

Anche dal parrucchiere, un bel salone di un altro suo amico, passai davanti a tutti, come fanno i VIP.
L’idea di tagliare i capelli, che portavo lunghi da sempre, mi preoccupava, ma quando mi proposero un taglio corto simile a quello di Demi Moore in Ghost, il mio film preferito, non stavo nella pelle.

Tutto era stupendo e quando mi vidi allo specchio ero senza parole per la sorpresa.

Abbiamo fatto pranzo in un bar elegante in centro.
Con il nuovo taglio, le buste dei negozi accanto a me e quell’accompagnatore più anziano, mi sentivo veramente come Julia Roberts in Pretty Woman.

Solo quando realizzai che quello che dovevo fare in cambio di quelle gentilezze era esattamente quello che ci aspettava dalla prostituta del film, sentii un brivido di disagio.

Franco si allontanò per qualche minuto, lasciandomi sola al tavolino.
E mi tornò in mente che la sera prima avevo fatto un pompino a quel vecchio per soldi e quella sera avrei dovuto fare molto altro per ringraziarlo di quella giornata.

Stavano tornando i pensieri brutti della notte prima e avevo bisogno di svuotare la testa.
Al suo ritorno, gli chiesi imbarazzata se potevo fare un tiro anch’io.
“Guardala qua la contadinotta...Non è che ti prendi il vizio?” rispose divertito.
Feci cenno di no...

“Io un tiro te lo faccio fare, ma tu che mi fai in cambio?”
Ero spiazzata da quella domanda e arrossii.
“Beh, dopo...” risposi timidamente
“Dopo cosa fai?” disse con un tono di voce abbastanza alto da essere ascoltato negli altri tavoli.

“Beh, dopo... Te lo succhio...”
“Me lo succhi e basta? Con tutti questi regali non merito altro?”

“Se vuoi...Ti dò il culo” risposi con le guance viola per la paura che qualcuno sentisse.
“Non ho capito, puoi parlare più forte?” disse il bastardo con il più stronzo dei sorrisi.

“Giuro che oggi faccio tutto quello che mi chiedi. Ma ti prego non farmelo urlare qui davanti a tutti” lo implorai con un filo di voce e con il groppo alla gola per l’agitazione.

“Bene, bene... Allora stasera ci divertiremo. Ma adesso per sniffare cosa faresti?”

La domanda mi colse impreparata... “Non... Non ti basta stasera? Ti ho promesso che farò quello che vuoi”

“Questo lo so, ma il culo lo avevi già promesso ieri per lo shopping... Se vuoi pippare gratis, devi usare altri argomenti... Tipo quelli di ieri sera”.

“Vuoi che andiamo da qualche parte e ti faccio un bocchino adesso?” L’idea che quel discorso si risolvesse con un pompino, stranamente, mi tranquillizzava.

“Oh, iniziamo a ragionare... Lo faresti?”
“Beh... si” risposi timidamente...
“E se invece di un bocchino a me, si trattasse di un bocchino a un mio amico?” mi incalzò.

“Non...Non so... Devo proprio?" risposi confusa e col cuore in gola.

“Un attimo fa mi hai giurato che oggi facevi tutto quello che ti chiedevo...” rispose freddo.
Non sapevo dove guardare dall’imbarazzo, ma un attimo prima che gli chiedessi "A chi lo devo succhiare?" fu Franco a rompere il gelo.

“Su, su...Stavo scherzando...” disse porgendomi la scatoletta dove teneva la polvere “Hai visto come si tira? sicura che non fai pasticci?”

Feci cenno di no, ma prima che mi allontanassi mi disse all’orecchio “Ricordati che in questo mondo, se ti danno qualcosa, devi essere pronta a dare qualcosa in cambio.”
Annuii turbata, mentre mi dirigevo ai bagni del locale .

Ero ancora molto agitata e, cretina che sono, mi feci una striscia un po’ più grande di quella che avevo provato il giorno prima.

La botta fu immediata e sentii girare fortissimo la testa e il cuore battere velocissimo, tanto da dovermi sedere per un paio di minuti sul water prima di poter tornare al tavolo.

Forse avevo un po’ esagerato, ma anche stavolta, passate le vertigini, tornai a sentire quell’incredibile sensazione, con un senso di calore al ventre e i capezzoli così duri da essere ben visibili sotto l’abito.

Mi toccai e mi resi conto che anche lì sotto ero fradicia.
“Cazzo, questa roba mi manda fuori... Avessi un po’ di cervello dovrei darci un taglio per evitare casini peggiori” pensai guardando allo specchio il mio nuovo taglio, prima di uscire dal bagno.

Franco mi sgridò per averci messo tanto tempo, ma la mia reazione stupì anche me: davanti a tutti gli strinsi il bozzo del cazzo da sopra i pantaloni.
“Stasera saprò farmi perdonare anche del ritardo. Ma adesso andiamo, che mi hai detto che alle 2 abbiamo appuntamento dall’estetista.”

Franco si ammutolì, poi sorrise, alzandosi per andare a pagare il conto.

Ci accolse Mariella, una bruna cinquantenne abbronzata e tatuata con le labbra a canotto, unghie scarlatte di 4 cm, trucco permanente e due tettone di silicone esagerate per il suo fisico.

Magari da giovane era uno schianto, ma ora sembrava proprio una troiona in disarmo, ma una troiona simpatica, tutto sommato.

Franco, col quale sembrava molto amica, le diede delle istruzioni e poi ci abbandonò perché aveva delle commissioni che lo avrebbero occupato per qualche ora.

Non era la prima volta che andavo dall’estetista... Ma la depilazione completa non l’avevo mai fatta.

“Là sotto hai un bel boschetto, iniziamo da quello?” disse con un tono allegro che contrastava col mio nervosismo.

“Sei proprio bellina, non sei nemmeno tanto pelosa e hai pochi baffetti per essere calabrese, molto bene! Ma queste sopracciglia sono terribili!!! Dopo gli diamo una sistemata.” aggiunse scherzando con il tono di una zia comprensiva, mentre con le forbicine sfoltiva i peli del pube per poi passare dell’emolliente.

“Anche i peli del culetto?” chiesi ingenuamente, mentre sentivo le sue dita che passavano la crema anche lì.
“Eh, si... Franco mi ha detto che ti vuole pronta dappertutto...” disse ridacchiando.

La ceretta fu dolorosa, ma non tanto: Mariella conosceva il suo mestiere e aveva una mano delicata e ferma.

Era una strana sensazione essere depilata così, tanto che mi venne da toccarmi l’inguine...E fu ancora più strano sentirmi così liscia lì sotto.

“Non toccare che è ancora tutto infiammato... Adesso ci passo una crema fantastica, perché non vogliamo che stasera inguine e sfintere siano rossi e irritati, giusto?” mi disse maliziosamente.

Forse l’effetto della coca, forse le sue carezze, ma anche il fatto che quella donna aveva capito benissimo come sarebbe finita la mia serata, mi fecero bagnare...

“Uh ragazzina, siamo su di giri...” scherzò Mariella accorgendosene.
“E’ che a massaggiarmi lì... non so che mi è successo” risposi arrossendo.

Mariella sorrise e mi diede un bacio in fronte.
“Non ti preoccupare, può accadere... Si vede che non sei nel mestiere da molto...” e dopo essersi impomatata nuovamente le dita riprese a massaggiarmi... Mentre io preferivo non approfondire a quale mestiere si riferisse.

“Comunque se ti piace, torna a trovarmi, sei dolcissima e un giro con te me lo farei pure io...” mi sussurrò nell’orecchio.
“Come un giro?” chiesi confusa.

“Sei così ingenua che fai tenerezza” rispose sorridendo, mentre continuava il massaggio alla zona depilata sfiorandomi (involontariamente?) il clitoride con le unghie.

Io mi mordevo le labbra per non mugolare...Ma quando si avvicinò a darmi un bacino sulle labbra non opposi resistenza.
“Così è più chiaro?” mi sorrise-
Mi limitai ad annuire, ricambiando un poco il bacio.

Quando si fermò ringraziai il cielo: la situazione stava diventando rovente e sapevo che, come sempre, da eccitata rischiavo di dire e fare cose terribilmente stupide.

Chiamò la ragazza che doveva farmi le unghie “Se vuoi passa a trovarmi uno di questi giorni e continuiamo con calma...il discorso...ma ora è troppo tardi e Franco si incazza di brutto se non sei pronta quando torna..."

Mi fece sedere su una poltroncina di fronte a uno specchio perfettamente illuminato stile camerino, come li avevo visti solo nei film.

Mi levò con cura il poco trucco che indossavo e iniziò a sfoltire e modellare le sopracciglia, per poi dedicarsi a fondotinta, blush, ombretto e altri prodotti che nemmeno sapevo esistessero...
Mi guardavo...
Sapevo di essere sempre io, ma iniziavo a far fatica a riconoscermi...Sembravo più grande, più matura e... più carina di come mi fossi mai vista.

Avevamo quasi finito, quando arrivammo al rossetto.
“Franco vuole il rossetto laccato, non faccio fatica a capire il perché, tesoro... Non ci vorrà molto...” mi disse rassicurante Mirella.

“Come mai vuole questo rossetto?” chiesi curiosa.
“Beh è molto cool, rosso scarlatto ed è super resistente” rispose ridacchiando.
“Ah, ma è quello che non si attacca al filtro delle sigarette?” pensai ad alta voce.
“Quello di sicuro, ma non credo che Franco lo voglia solo per fumare una sigaretta assieme”

Ancora non avevo colto...
“Cerbiattina, hai capito o devo farti un disegno?” mi disse un po’ annoiata dalla mia ingenuità.

Arrossii per il rimprovero, ma arrossii ancora di più quando Mariella mimò il gesto del pompino, mentre alla ragazza delle unghie scappò una risata sguaiata.

Mariella colse il mio disagio e mi abbracciò piazzandomi le tettone sotto il naso “Oh Stella, quanto sei tenera, ma se ha chiesto questo rossetto, si aspetta che tu ti dia da fare con quella boccuccia...”

Proprio in quel momento rientrò Franco.
“Guarda, abbiamo appena finito...” gli disse Mirella.

Mi fece alzare per vedermi a figura intera.

“Bene, adesso si che vali una bella scopata” disse Franco, con soddisfazione (e il solito savoir faire da gentiluomo).

Mi fece vestire in fretta perché iniziava a essere tardi e dovevamo ancora passare a prendere dei vestiti prima che chiudesse. Indossai l’intimo in pizzo comprato in giornata, con autoreggenti e le scarpe con tacco largo. Sopra, il solito abito a fiori che indossavo dalla mattina.
Per caso mi guardai allo specchio un attimo prima di uscire.
Sembravo ancora una contadinotta, ma uno schianto di contadinotta.

Il posto dove mi accompagnò per i vestiti era un capannone in periferia dove “si trovano le cose che cadono dai camion” mi spiegò.

Ci accolse Calogero, detto Gerry, un anziano ciccione pelato con grossi baffi.
Il magazzino era enorme e si trovavano scatoloni di televisori ed elettrodomestici, altri di computer e cellulari, ma la parte più importante era dedicata ai vestiti, tantissimi, quasi a perdita d’occhio, dai jeans agli abiti eleganti, tutte cose belle e di marca...

Franco e Gerry si misero a parlottare e mi offrirono di fare un tiro assieme. Ero già abbastanza confusa e, avessi avuto un po’ di cervello, avrei rifiutato.
Invece, da cretina che sono, mi sembrava da sfigata rinunciare.

Gerry mi fece alzare e con occhio professionale mi valutò
“155 cm, direi 45 kg scarsi, ma con... quarta di seno...coppa D? Complimenti! E’ una taglia 40 o anche 42 a seconda di come le cade sul petto”.

Voleva probabilmente fare il fenomeno perché sarebbe bastato chiedermelo... In ogni caso ci prese: molti abiti taglia 40 mi facevano difetto proprio per colpa delle tette abbondanti per la mia corporatura.

Non c’era un vero camerino di prova e quando Gerry tornò con un po’ di gonne, top e abiti, mi dovetti arrangiare dietro un telo di plastica.
Mi accorsi che, appena mi allontanavo, i due parlavano di me, ma fra la distanza e il leggero stordimento di quell’ultimo tiro, ne coglievo solo poche frasi o parole...

“Questa troietta da dove spunta?”
“Annunci di lavoro...”

“Già provata, immagino”
“Solo di bocca...ieri mi ha... per bene... gran vacca pompinara... ma pensa che...”
“Non ci credo!”

Capivo che parlavano di cosa avevo fatto la sera prima ma non sentivo tutto quello che dicevano... Non era la prima volta che dei maschi parlavano di me, anzi, proprio per questo genere di discorsi avevo rischiato problemi seri, perché quando vivi in paese tutti sanno tutto di tutti e le voci girano.
E quando le voci girano troppo sono sempre guai.

“poi è italiana... studentessa di giù...”
“ci farai...”
“Anche tu...troviamo il modo...”

Quando sentivano il suono dei miei tacchi avvicinarsi, cambiavano discorso per iniziare a commentare se quel top o quella gonna mi stavano bene o no...

Vedere Gerry che mi divorava con gli occhi, mi fece capire cosa intendeva Franco con la frase “quando entrerai in una stanza tutti vorranno scoparti”... era una sensazione nuova, che mi metteva a disagio ma mi faceva anche sentire speciale.

Alla fine avevamo preso 4 buste strapiene di gonne, top e camicette tutti molto carini, quando il mio sguardo cadde su un abito lungo, blu notte, con filigrana in filo color argento... lucidissimo e bellissimo...sembrava un pezzo di cielo stellato adagiato per caso sulla spalliera di una poltrona ...

Non avevo mai visto un abito più bello, nemmeno nelle riviste di moda che sfogliavo, piena di sogni, al paese...

Incantata, lo indicai... “E quello...?”
Gerry imbarazzato “Quello no, è già prenotato... Lo stavo mettendo da parte per il cliente”.

“Posso...posso almeno provarlo?” sentendomi stupida come una bambina in un negozio di giocattoli.

Gerry e Franco si scambiarono uno sguardo d’intesa “Si... ma stai attenta: questo è un abito di gran classe... in boutique costa più di un milione di lire” disse Gerry.

Lo presi in mano per andare a indossarlo, al tatto era leggerissimo e morbido, come nemmeno nelle fiabe... mentre mi allontanavo sentii i due parlottare fitto e non capivo il perché...

Quando tornai si calò improvvisamente il silenzio.
“Come... come mi sta?” chiesi incerta.

"Beh...Bene ma...” farfugliò Gerry che, praticamente, aveva gli occhi fuori dalle orbite guardandomi.
“Gerry vuole dire che questo abito si deve portare senza reggiseno” lo interruppe Franco.

In un attimo mi voltai e sfilai il reggiseno dall’abito, aggiustando poi le tette.

“Te l’avevo detto che non avevo bisogno del push up” dissi con orgoglio rivolta a Franco, mentre i miei capezzoli spiccavano sotto quel tessuto fatato....

Feci una piroetta sfoggiando verso Franco il mio migliore sguardo da cerbiatta per convincerlo a prenderlo, ma la risposta non fu quella che mi aspettavo.

“Non devi convincere me, ma Gerry... E’ lui che decide...”.

“Signor Gerry...” Dissi mentre mi avvicinavo “Mi piace tantissimo questo abito...” continuai con voce supplicante.

Il suo sguardo non si staccava dalle mie tette, ma anche la sua risposta non fu quella che speravo “Ragazzina... è un abito molto caro e mi hanno già dato la caparra... Anzi, nemmeno avrei dovuto fartelo provare”.

Ero rassegnata, quando Franco intervenne “forse Gerry vuole dire che se deve farti questo grosso piacere, devi dargli qualcosa di speciale in cambio”.

Questa volta capii al volo cosa voleva dire, ma Gerry....
Era un panzone che poteva essere mio nonno!!!
Certo mi divertiva vederlo sbavare di fronte a me, ma da lì a farci qualcosa...

Guardai verso Franco, sperando che mi venisse in aiuto “Devo proprio?” chiesi supplicante.

“Ti piace il vestito?.
“Da morire, però non... so se me la sento...”
“Vabbè, non farci perdere tempo. Rendigli l’abito e andiamo” concluse secco, lasciando intendere che lo avevo deluso con quel comportamento da stupida e imbranata.

Ero molto confusa.
Non volevo fare niente con Gerry, ma non riuscivo a muovere un passo verso lo spogliatoio.

“E’ un peccato, sei bellissima...” sussurrò Gerry, facendo capire che sperava che facessi qualcosa per convincerlo a cambiare idea...

Forse essere lì, sentendomi per la prima volta importante... forse la sniffata di prima... forse la paura di deludere Franco, che mi aveva fatto passare una giornata da favola riempiendomi di regali, ma, cretina come sono, mi sentivo in colpa a non assecondarli.

Arrossendo come un peperone iniziai a parlare imbarazzata.
Dissi che anch’io trovavo la cosa un vero peccato e bla bla bla e finii chiedendo timorosa se c’era qualcosa che potevo fare...

Gerry balbettava complimenti, ipnotizzato dalle tette che non smetteva di fissare, mentre Franco, si piazzò dietro di me accarezzandomi i fianchi e sussurrandomi all’orecchio “Fai vedere a Gerry la riconoscenza delle brave ragazze di giù... ma mi raccomando non farti rovinare il trucco”.

Quelle parole mi umiliavano, ma me le meritavo.
Lanciai un’occhiata disperata a Franco a chiedergli “devo proprio?”, “Decidi tu...” rispose, ma il suo sguardo mi fece capire che, arrivati a quel punto, non potevo più tirarmi indietro senza fare la figura della cretina...

Gerry mi prese per mano per portarmi nel suo ufficio dove c'era una brandina.

Lo feci sdraiare, mentre mi spogliavo, mentre lui, impazzito, mi palpava le tette e il culo... Non avevo mai visto nudo un uomo tanto grasso e brutto.
Quando provò baciarmi ebbi un momento di disgusto... ma mi sforzai a ricambiare un poco, mentre iniziava a frugare nelle mie mutandine con le sue mani callose....

Però che vuoi che dica...
Sarà stata tutta l’eccitazione che avevo accumulato in quella giornata, sarà il fatto che sapeva come accarezzarmi, ma per un attimo la cosa diventò meno sgradevole e iniziai a ricambiare i suoi baci a tutta lingua, mentre con la mano trafficavo nelle sue mutande in cerca del cazzo per sbrigarmela il più rapidamente possibile.

Fra tutta quella ciccia, però non lo trovavo e quando lo trovai mi resi conto che era piccolo e molle.

Speravo di cavarmela con una sega veloce, per limitare i contatti con quell’uomo, ma era impossibile fare una sega a un cazzo così molle e volevo finire il più in fretta possibile.

“Al diavolo... Ho già fatto bocchini controvoglia e non sono morta...” pensai ormai rassegnata a prendere in bocca quel cazzetto puzzolente.
Fortunatamente fu il pompino più rapido della mia vita, in meno di un minuto ero riuscita a farlo diventare duro e pochi secondi dopo lo sentii ansimare e infervorarsi...

“Te lo dò il vestito, troietta... e ti dò anche tutto il cazzo, ti sborro fino in gola.”

Mentre succhiavo cercavo di pensare ad altro e sentire quelle frasi volgari da grande scopatore dette un cazzetto del genere mi sembrava ridicolo... Questo mi aiutò ad andare avanti, staccando il cervello da ciò che stavo facendo.

“Franco ha trovato proprio una brava buttana, una vera bocchinara di giù... Suca, suca tutto!" diceva mentre con le mani spingeva la mia testa, sempre più esaltato.

Per motivarmi e allontanare i cattivi pensieri, mi venne in mente uno spot di una marca sportiva che diceva “just do it”... come dire... fallo e basta, senza pensarci...

“Sucalo senza pensarci: just do it” mentre leccavo le palle per poi risalire lentamente il tronco e inghiottire tutto il cazzo, con mugolii e sospiri degni di una grande attrice.

“Ingoia senza pensarci: just do it” quando sentii che stava per venire sotto la mia lingua... ma se il cazzetto era piccolo, la sborrata fu notevole... evidentemente lo eccitavo parecchio o non si svuotava le palle da un sacco e non finiva di venire... il primo schizzo mi riempì la bocca mentre quelli successivi li indirizzai sul collo e le tette, stando attenta a non sporcare il viso, come mi aveva ordinato Franco.

Se altre volte avrei fatto la solita scena da porca che fa impazzire i ragazzi di mostrare la lingua piena di sperma e poi ingoiare tutto con un sorriso, questa volta proprio non me la sentivo e, per la prima volta da anni, presi un fazzoletto e sputai.

Mi diede un asciugamano per pulirmi il collo e il seno.
Avrei desiderato una doccia per cacciare via l’odore di sperma e i brutti pensieri, ma in quel momento era impossibile e mi vestii in fretta.

Vedendomi tornare col vestito indosso Franco fece un sorrisino stronzo.
“E brava Bruna, sei stata rapida e convincente"
"Il signor Gerry è un uomo di gusto e ha deciso che quest’abito sta meglio indosso a me” dissi cercando di fare la figa.

Ci allontanammo con tutte le buste.
Come negli altri posti Franco non pagava, ma restava d’accordo che aggiustavano la cosa in un altro momento, in qualche modo che preferivo non sapere perché, probabilmente, il mio bocchino era parte dell’accordo.

Durante il viaggio in macchina ero silenziosa: non so se fosse vero ma mi sembrava di puzzare tantissimo di sperma, senza contare che era tutto il giorno che ero eccitata senza essere mai venuta e questo mi rendeva nervosa.
Franco, comprese il momento e mi lasciò stare fin quando non arrivammo al motel.

Inutile dire che era amico del portiere, che ci diede la camera migliore, la più grande.
Vista l’ora Franco chiese che ci portassero in camera qualcosa per fare aperitivo e poi la cena.

Percorsi il corridoio che ci separava dalla nostra stanza come un automa, cercando di non pensare a nulla perché appena pensavo a qualcosa, era qualcosa di brutto.

La stanza sembrava il set di un film porno: gigantesco letto, impianto luci sofisticato, tappezzeria in materiale lavabile...
Non bastasse, sul comodino era a disposizione una scatola gigante di preservativi, dalla quale rifornirsi liberamente e nel cassetto del comodino c’erano un paio di confezioni di lubrificante intimo.
Insomma, cosa si venisse a fare in quel posto l’avevo capito pure io...

“Sei di cattivo umore?” mi chiese Franco
“Si, cioè non proprio... è che sono successe un sacco di cose tutte insieme, tante belle, altre...meno”
“Dici quello che hai fatto da Gerry?”
“Si, anche... Perché... io certe cose non le faccio... cioè, non le vorrei fare” mi corressi mentre mi stava salendo il magone ma cercavo di trattenere le lacrime.
“E’ stato così brutto?”
“Un po’, cioè... non bello.” mentre una lacrima stronza stava rovinando mio eyeliner e il mio tentativo di sembrare una ragazza in gamba.

“Era solo un abito, bastava lo lasciassi lì e ti portavo via” disse dandomi un bacino, il suo primo bacio affettuoso della giornata.
Lo ricambiai dubbiosa, però quel momento di tenerezza mi calmò un po’.

“No, no... però non volevo fare la figura dell’imbranata, volevo fare la ragazza figa. Però forse non sono così...”

“Tesoro, rispetto a ieri sei la ragazza più figa del mondo... ti sei vista bene allo specchio?” mi chiese indicando un enorme specchio a muro proprio di fronte al letto.

Ero oltre 10 cm più alta di come fossi abituata.
Quel bellissimo abito fasciava perfettamente i fianchi e il punto vita, il petto era gonfio e appetitoso, anche senza bisogno di reggiseno.
Il rossetto mi faceva le labbra piene e carnose e aveva resistito perfettamente al pompino, come mi aveva anticipato Mariella, il resto del trucco e il nuovo taglio trasformava i tratti regolari, ma un po’ anonimi, del mio viso, in un volto con uno sguardo profondo e sexy.

“Come ti vedi?” chiese Franco mentre, dolcemente, mi palpava da dietro le tette baciandomi il collo.
“Sono... carina?” timidamente
“Solo carina? su non fare la modesta” dandomi un colpetto sul culo
“molto...carina?” azzardai
“il mio cazzo qui mi dice che sei proprio fregna...”

Mi venne da ridere per quel complimento volgare e mi scappò qualche altra lacrima, stavolta di sollievo per la tensione che si stava sciogliendo.

“Mi spiace di aver rovinato il trucco...” dissi mortificata per il mascara sbavato. Adesso lo sistemo.
“Hai voglia? volevo farti qualche foto per ricordare questa giornata.” mentre prendeva una macchina polaroid da una borsa.

In pochi minuti mi sistemai un po’: magari non avevo il talento di Mirella come truccatrice, ma qualcosa, leggendo le riviste, avevo imparato anch’io.

All’inizio mi fece foto glamour, seduta con una coscia che mostrava le autoreggenti o primi piani del mio petto... cose del genere... Ma presto “Non essere timida, proviamo a farne qualcuna un po' più interessante?”
Io trovavo divertente la cosa, mi sembrava il naturale epilogo di quella pazza giornata...

Ma prima di continuare, Franco si fermò per preparare due striscie, io non volevo perché per quel giorno ne avevo avuto fin troppo, ma, di nuovo, sembrava da sfigata dirgli di no.
Che cretina.

“Vero che le foto non le fai vedere in giro?” gli chiesi dimostrando per l’ennesima volta la mia ingenuità.
“Mannò, figurati... resta tutto fra noi, anzi ti lascio le foto, me ne tengo solo qualcuna...” mi rispose... ovviamente.
Le foto le ho ancora, in una scatola in fondo a un cassetto, ma le foto più hard se le è tenute Franco. Ovviamente.
E ha minacciato più volte di madarne copia alla mia famiglia, non avessi fatto come diceva. Ovviamente, ma al momento non avevo ancora capito il guaio in cui mi ero cacciata.

Presto il vestito volò via, lasciandomi con i seni nudi, per provare pose sempre più provocanti, con le gambe aperte e un dito a spostare le mutandine, o a pecorina a far vedere, da dietro, la fighetta depilata...
Franco mi incitava “Mostra le minne, sono così belle... Mostrami la figa... Sei eccitata? Toccati, sei bellissima quando godi”

Ogni posa, un flash della polaroid, ogni foto sempre un po’ più spinta, finché non ero rimasta nuda con le autoreggenti, sdraiata a sditalinarmi senza vergogna.

Lui si abbassò i pantaloni piazzandomi il cazzo sotto il naso.
Non ci voleva una laurea in pornografia per capire cosa volesse, mentre continuava a farmi foto.
“Giuri che non le fai vedere in giro?” gli chiesi nuovamente, con già un pezzo di cazzo in bocca...
Ovviamente lui annuì.

Confronto a Gerry, quello era un cazzo di tutto rispetto, ed era già parecchio duro, ma volevo fargli vedere com’ero brava.
“Prima però voglio fare una cosa” disse Franco appoggiando sul comodino la polaroid e piazzandosi a 69, per tuffarsi nelle mie gambe aperte iniziando a leccare la mia figa depilata.
“Ora si che è un piacere leccarla, senza tutti quei peli di merda” disse mentre con la lingua iniziava a giocare con clitoride e piccole labbra, trovando un laghetto ad accoglierlo.

Io, inutile dirlo, con tutta l’eccitazione accumulata ero famelica e succhiavo a fatica e, dopo qualche istante, mi trovai a premere forte la testa di Franco contro la mia fighetta facendo versi e mugolii.

Ma se io ero completamente andata, lui invece manteneva la calma, leccando con metodo ed esperienza, intuendo, dalle mie reazioni, dove e come dovesse stimolarmi.

Mi infilò un dito nel culetto, lubrificato dai miei umori e la sua saliva, poi due dita, poi tre... entravano con facilità.
Sapevo cosa stava pensando: vediamo il culo di questa troietta quanto è sfondato, vediamo quanti cazzi ha preso...

Di solito coi ragazzi fingo che mi faccia tanto male prenderlo dietro, così credono di avere un cazzo davvero grosso e si eccitano tantissimo...

Forse sarebbe stato furbo fare così anche adesso... ma Franco era troppo smaliziato per crederci, anzi... Trovavo super eccitante il fatto che capisse che, nel succhiarlo e prenderlo in culo, non ero né timida né imbranata.

Questo pensiero fu l’ultima scintilla per un orgasmo lungo, rumoroso e che mi lasciò, per qualche istante, stremata e col cuore in gola.

Senza nemmeno rendermene conto stavo lacrimando per il piacere, una cosa che non mi era mai capitata... anche perché molti dei ragazzi che avevo conosciuto del mio piacere si erano interessati poco, considerandomi solo una simpatica puttanella brava a svuotare le palle.

Il fatto che un tipo come lui, invece, si preoccupasse del mio piacere e che fosse così generoso, era una scoperta che cambiava il modo in cui vedevo quell’uomo.
Mi stavo legando alla persona sbagliata per i motivi più sbagliati: coca, regali e orgasmi.
Me ne rendevo conto ma non me ne fregava niente in quel momento.

L’eccitazione mi fece riprendere a succhiare forte: sentire finalmente duro il suo cazzo in bocca mi eccitava da morire e iniziai a venire di nuovo.

Mi fece cambiare di posizione, per mettermelo tutto in bocca mentre riprendeva ad allargarmi il buco del culo con le dita.
“fai piano è un po’ che non lo sforzo” mugolai mentre continuavo a succhiarglielo
“Da quanto non lo prendi?
“Da quando ho lasciato lo zito, un paio di mesi fa...”
“ne hai presi tanti in culo?”
“qualcuno” risposi vaga
“da quanto è largo, un po’ più di qualcuno” ridacchiò mettendomi a pecorina.
“L’ultimo zito me lo faceva tutte le volte” cercai di giustificarmi.

Prese il flacone di lubrificante e ne mise in un po’ sul buchino.
“sfondato com’è, non ce ne sarebbe nemmeno bisogno” sibilò malignamente.
Conoscevo quella sensazione fredda e gelatinosabche precedeva la penetrazione e mi preparai mordendo il cuscino: volevo sembrare una ragazza esperta e non fare nemmeno un lamento.
“Fai solo piano quando entri, ma una volta entrato fai come vuoi”

Mi prese alla lettera: mi penetrò con grande sicurezza, senza strattoni, ma poi una volta entrato non ebbe pietà iniziando a scoparmi nel culo con ferocia...
Di solito i ragazzi con cui ero stata dopo pochi minuti venivano e pensavo che anche lui durasse poco, invece... continuava a fottermi, fottermi, fottermi...
Quella parola mi rimbombava in testa “mi sto facendo fottere il culo dal mio capo”.

“Ti piace il cazzo di un vero uomo?”
io non riuscivo a respirare, figurarsi parlare...

Mi diede uno schiaffo fortissimo su un gluteo per riportarmi sulla terra
“Si si... Duri tantissimo....” ansimai senza fiato...e non era nemmeno una bugia.

Con i miei coetanei conoscevo tutti i trucchi per farli venire in fretta, dicendogli quanto ce l’avevano grosso, il più grosso e duro di tutti, o piagnucolando di venirmi addosso... L’effetto era immediato e garantito ed io avevo sempre il controllo della situazione.

Lì, ora, era tutto diverso: non so da quanto mi stava scopando in culo...10 minuti? 15? Sempre più forte e sempre più a fondo.

Si fermò e uscì, ma solo il tempo di farsi una striscia, quando me la offrì esitai un attimo, ma poi pensai che forse mi avrebbe anestetizzato il bruciore che sentivo nel culo e quello, ancora più doloroso, che sentivo nel mio orgoglio.
Stupida, stupida, stupida.

Mi chiese di cambiare posizione, mettendosi sdraiato e facendomi mettere su di lui a cavalcioni, dandogli le spalle.
Fui io a guidare dentro il cazzo e, se prima mi aveva aperta, in questa nuova posizione mi sentivo spaccata in due, con la forza di gravità a piantarlo sempre più a fondo.

Sudavo, tremavo e non riuscivo a respirare, ma lo stronzo se la godeva alla grande e non riuscivo a dirgli di smettere perché mi sentivo in debito per tutti i regali ricevuti. Gli avevo promesso di potermi inculare a piacimento e avrei fatto la figura della stupida a chiedergli di smettere

“Una troietta come te fa la timida e non si sditalina?” mi disse strizzandomi fortissimo le tette...

Con tutte le emozioni che stavo provando non mi era venuto di farlo: coi ragazzi di giù se ti tocchi e vieni mentre fai cose, ti etichettano come una ninfomane e smettono di trattarti bene.

In mezzo alle gambe ero fradicia e i miei umori stavano colando giù, appena me ne resi conto presi a toccarmi freneticamente... il cazzo in culo, così, non solo era più tollerabile ma stava addirittura iniziando a piacermi... lo stronzo se ne era accorto e, se possibile, mi scopava ancora più forte.
"Guarda questa troia che fino a ieri faceva tanto la difficile" mi diceva Franco...."Allora ti piace davvero il cazzo in culo?”

Io ero stato di trance e nemmeno lo stavo a sentire.

“Quando ti faccio una domanda devi rispondere, puttana” mi sibilò dandomi un pizzicotto fortissimo a un capezzolo.

“Si, mi piace...con te mi piace tanto” piagnucolai spaventata....

Adesso ero io a guidare l’inculata sempre più frenetica, in cerca dell'ennesimo orgasmo della serata e tempo pochi secondi arrivò... vidi tutto nero e iniziai a ansimare, sentendomi mancare.
Mi lasciai cadere, mezza svenuta sul lato del letto sfilandomi dal suo cazzo.

La testa mi girava velocissima e non riuscivo a parlare.
Se quello era il risulatto della combinazione sesso anale+ditalino+coca, ne volevo ancora, ma non subito...

“Dammi...dammi un minuto e faccio quello che vuoi” biascicai a Franco, ancora inebetita.

Lo stronzo non era ancora venuto mentre io ero devastata dagli orgasmi e dalla coca.

Ero sdraiata su un fianco, lui si mise dietro di me...
“Tutto quello che voglio?” mi chiese, mentre faceva scivolare nuovamente il suo cazzo nel mio culo, ormai spalancato...Non avevo forza di oppormi, ma passata l'adrenalina dell’orgasmo, il culo stava tornando a farmi anche più male di prima.

“SI, cioè non so...che vuoi che faccia?” risposi mordendo le labbra per sopportare il dolore.

Sfilò il cazzo dal mio culo e iniziò a strusciare la cappella sulle labbra della mia figa, che sento gonfissima... ero paralizzata da quella nuova sensazione ma anche dalla paura.
“Non...non posso...” sussurrai quasi a scusarmi, mentre appoggiava la punta del suo cazzo.

“Non...posso...” ripetei ansimando mentre mi introduceva dentro un paio di centimetri del suo cazzo, facendomi perdere la testa

“Non..posso” ripetevo con le lacrime agli occhi, mentre il mio corpo diceva l’opposto, coi fianchi che iniziavano lentamente a muoversi per favorire quella penetrazione.

“ti prego non farlo” lo implorai piangendo, mentre entrava ancora per un centimetro dentro di me.

E non fu lui che lo fece, ma io, o meglio, il mio corpo... Non so come ma i mie fianchi si mossero da soli con un colpo secco verso quel palo di carne...

Sentii subito un forte bruciore, ma anche un senso di pienezza ed eccitazione del tutto nuovo... avevo la bocca spalancata e mi mancava il fiato dall’emozione e dalla paura...

Pensavo che ci sarebbe stato un dolore assurdo, un sacco di sangue dappertutto, un baratro con le anime dell’inferno a chiamarmi per nome, invece... non accadde nulla di tutto questo quando mi lacerò l’imene.

Continuavo a lacrimare e sentirmi malissimo ma la parte di me che in questi anni era stata repressa si stava prendendo la sua rivincita e mi investì un ultimo, terribile, orgasmo, mentre sentivo Franco che, finalmente, mi veniva dentro.
Senza protezioni.

I miei guai erano appena iniziati.

contatti: atmosphere.ottanta@gmail.com
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2026-01-17
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