Stupida e Imbranata 3:
di
Mono
genere
dominazione
Stavo ascoltando la lunga confessione di Bruna su tutte le cose su cui mi aveva mentito, come era diventata l’amante di Franco, il suo capo e come avesse perso la verginità in un motel.
Bruna mi aveva raccontato queste cose in modo sofferto, a volte piangendo, più spesso arrabbiandosi con sé stessa per tutte le cose stupide che aveva fatto perché non aveva trovato il coraggio di dire no.
“Una volta persa la verginità ero distrutta dai sensi di colpa.
Nei confronti dei miei genitori, ovviamente, per aver tradito la loro fiducia: mi avevano mandato al nord per laurearmi e non per succhiare cazzi e passare le notti a bere e tirare coca...
Senso di colpa anche per gli studi, visto che, da qualche tempo, ero sempre distratta da altro e nemmeno mi ero presentata all’ultimo appello
Ma soprattutto mi sentivo in colpa perché di tutte queste cose non me ne importava niente e pensavo solo al cazzo, tutti i giorni, tutto il giorno.
Mi svegliavo al mattino ed ero ossessionata dalla prossima scopata.
Franco mi accompagnava a casa dal lavoro almeno un paio di volte la settimana e io passavo tutto il giorno a lezione all'università e tutta la serata in discoteca eccitata, in attesa del momento in cui mi avrebbe caricato in macchina e mi avrebbe portato a casa per scoparmi.
A volte però era stanco o c’era poco tempo ed io, obbediente, dovevo soddisfarlo con un veloce bocchino, finendo la serata ancora più affamata di prima.
Altre volte mi diceva che sarebbe passato a trovarmi e mi preparavo super carina per lui, mentre lo aspettavo.
A volte però c’era un cambio di programma e l’incontro saltava ed era come se mi crollasse il mondo addosso, mi sentivo stupida e incapace...e dopo qualche settimana, passato il suo entusiasmo per la novità della “giovane fica fresca” queste situazioni divennero sempre più frequenti.
Fu proprio una sera che Franco aveva disdetto all’ultimo, lasciandomi delusissima, che ricevetti un sms dal mio ex Federico.
Non lo vedevo da mesi, ma mi aveva messaggiato tante volte chiedendo di incontrarci.
Le altre volte avevo declinato con gentilezza, inventando un pretesto, ma essere chiamata proprio in quel momento mi sembrò un segno del destino e, per dispetto nei confronti di Franco, questa volta risposi, proponendo di vederci quella sera stessa.
Lui doveva essere stupito e agitato a mille perché nel giro di pochi minuti mi scrisse otto volte per chiedermi se davvero ci vedevamo, cambiare tre volte idea su luogo e ora etc.
Alla fine gli proposi di prendere qualcosa da bere in un locale molto tranquillo ed economico vicino a casa mia.
Io mi feci carina, ma non nel modo sfacciato e appariscente che usavo quando lavoravo in discoteca, per cui optai per un filo di trucco e un vestito chiaro leggerissimo, appena scollato, con un paio di scarpe con zeppa alta.
Niente autoreggenti, niente gonne microscopiche, niente top aderenti, unica concessione al glamour, un reggiseno provocante in pizzo che ammiccava dalla scollatura esaltando il decoletè.
Sapevo che mi avrebbe divorata con gli occhi anche se mi fossi vestita con felpona e pantaloni del pigiama, ma mi divertiva l’idea di giocare un po’ e sentirmi al centro dell’attenzione di un uomo, dopo la delusione di Franco.
Soprattutto ora che, passati l'entusiasmo e i regali delle prime settimane, sembrava essersi un po’ annoiato di me e certe volte, al lavoro, nemmeno mi degnava di uno sguardo, flirtando e “accompagnando a casa” qualche nuova ragazza della discoteca.
Non sbagliavo: quando lo raggiunsi, Federico rimase impietrito, incapace di staccarmi gli occhi di dosso.
Passammo qualche minuto in chiacchiere innocue, parlando del più e del meno e ordinando due cocktail al tavolo.
“Ti sono mancata?” ruppi il ghiaccio
“Da morire, ti ho pensata tutti i giorni... Ed io?”
“Solo un po’...Sono stata molto impegnata” risposi atteggiandomi da gran diva.
“Che hai fatto in questi mesi?”
“Ho studiato un po’ e lavorato tanto, ho guadagnato un po’ di soldi... vedi che abitini carini ho adesso?”
Lui era imbarazzatissimo e si vedeva lontano un miglio che moriva dalla voglia di sapere tutto, mentre, timidamente mi chiedeva del mio lavoro e mi dava le ultime news sulla cittadina dove c’eravamo conosciuti. Ma di quelle cose a me non importava niente, quindi spostai il discorso su argomenti più intriganti.
“Mi sono anche data da fare in tante altre cose...” dissi maliziosamente.
“Tipo?!”
“Sei geloso?” gli chiesi con un sorrisino stronzo.
“No, certo...” rispose con un tono che in realtà significava “da morire”.
“Non so se è il caso di parlarne, non voglio che poi ci resti male...” sospirai, riuscendo a farlo impazzire di curiosità.
“Ti vedi con qualcuno?” chiese con voce tremante .
“Secondo te?” risposi senza rispondere
“Sei bellissima...Di sicuro in tanti ti cercano” cercando di sembrare calmo.
Io mi limitai a sorridere, aumentando la sua curiosità morbosa.
Mi avvicinai ringraziandolo per il complimento con un bacino sulla guancia arrossata e gli sussurrai stronzissima all’orecchio “Lo so che sei un gran porco e pensi che tutti mi vogliono scopare...”
Lui divenne viola e non riusciva a parlare dall’emozione, e annuì ansioso.
“Maiale come sei, di sicuro ti sei toccato pensandomi fare cose con altri...” dissi rendendolo ancora più agitato, se possibile.
“No! Cioè...Forse...Qualche volta sì...” ammise deglutendo.
“E cosa facevo?” dissi, un po’ per provocarlo, un po’ perché il giochino stava iniziando a divertirmi.
“Non...Non saprei...” imbarazzatissimo
“Secondo me lo sai benissimo, invece...”
“Ti...ti immaginavo sempre che facevi pompini...” disse parlando pianissimo.
Attesi in silenzio diversi secondi senza battere ciglio per farlo morire mentre sorseggiavo lentamente il mio mojito con la cannuccia.
“Ne hai fatti?” chiese con un filo di voce.
"Pensi che sono affari tuoi?” gli dissi gelida.
“No..No... però ne hai fatti, vero?” insisteva
“Che stronzo che sei...non ci vediamo da mesi e pensi solo a quello”
“Si, perdonami... E’ che mi fai impazzire...” disse temendo di aver esagerato...
Che tenero ingenuo.
“Comunque si, ne ho fatto... qualcuno. Tutti con cui sono uscita dicono che sto diventando proprio brava”.
Fede ebbe come una scossa ad ascoltarmi, mentre vedevo il suo cazzo premere forte contro la patta. Era rimasto senza parole per l’imbarazzo e l’emozione, quindi, di nuovo, lo provocai un po’...
“Porcellino, cos’altro immagini quando mi pensi?” miagolai come la più morta delle gattine.
“Ti...Ti penso a farti venire in faccia e ingoiare...Come facevi con me” sussurrò con un tono più acuto del normale, quasi stridulo, per l’emozione.
“Che pervertito...Ti fai le seghe immaginandomi a ingoiare la roba di altri?” sussurrai mentre iniziavo a sentire crescere la voglia.
Federico era in bambola e stava dondolandosi nervosamente sulla poltroncina del locale.
“Si, cioè... a volte... però me lo hai chiesto tu che cosa facevi nelle mie fantasie” rispose, cercando di giustificarsi.
Mi venne da sorridere “Hai ragione... Però resti un porco pervertito... e i porci non possono fare i timidi... cos’altro facevo?” gli chiesi sempre più ammiccante.
“Beh... lo hai preso...dietro?”
Mi venne da sorridere, divertita da come, da qualche tempo, gli uomini che vedevo erano così curiosi del mio culo e come facevo i pompini.
“Ma che domanda è? Vuoi un ceffone?” lo rimproverai fingendomi offesa.
Di nuovo lui temeva di avere esagerato “Si scusa...scusa... non volevo...”
“E comunque le ragazze fighe fanno tutto, tutto, se sai come chiederglielo...” risposi guardandolo fisso negli occhi.
“Tutto, tutto?” ripeté facendomi l’eco.
“Tutto, tutto...Anche il culo”
“E quindi hai...anche... scopato?” chiese ansioso parlando pianissimo, come fosse un segreto.
Presi la borsetta e gli feci intravvedere dei profilattici, che da quando frequentavo Franco, portavo sempre con me.
“Oggi è il tuo giorno fortunato...Possiamo continuare questo discorso a casa mia, se vuoi...certe cose preferisco farle che parlarne...” dissi facendolo quasi cadere dalla sedia dall’emozione.
Per la strada lui cercò di baciarmi, ma mi scansai: non volevo bacini, volevo correre in casa e scopare.
Arrivati, nemmeno mi spogliai ma lo buttai sul letto, abbassai la sua zip e iniziai a fargli un pompino feroce.
Lui era sovraeccitato e... durò pochissimo.
Non mi fermai e continuai a succhiare e ingoiare sapendo che, quando era così eccitato, gli bastava poco per farlo tornare durissimo e che la seconda volta sarebbe durato molto di più.
Federico non mi deluse.
Meno di un paio minuti e lo guardai dritto negli occhi mentre leccavo la cappella di quel giovane cazzo già di nuovo pronto...
Basta giochini e fanculo i preliminari...
Gli infilai il profilattico (ormai ero diventata esperta), sfilai rapidamente vestito e mutandine e gli saltai su, infilandomelo fino in fondo e godendomi ogni centimetro con gli occhi chiusi.
Iniziai a cavalcarlo furiosamente mentre lo baciavo con in bocca ancora il sapore della sborrata di prima.
Lui era come in trance e mi guardava come fossi la Venere del Botticelli o un’apparizione mariana... travolto dalla situazione e dal fatto che mi stavo dimostrando molto più carina e più porca di come lui avesse immaginato nelle seghe di questi mesi e che gli stavo facendo perdere la verginità in un modo che non avrebbe osato sperare nemmeno nei sogni più hard...
Andammo avanti a scopare come animali fino alle prime luci dell’alba...
Si prese tutto, anzi fui io a voler provare ogni cosa, per dispetto a Franco.
Volevo sentirmi sexy e desiderata... Volevo sentirmi una ragazza strafiga che era in grado di fare impazzire di piacere un maschio in tutti modi.
Non ricordo quante volte l’ho fatto venire per poi farlo tornare duro con la bocca e anche se lo ricordassi, non mi crederesti... Al mattino c’erano profilattici usati ovunque, mentre l’odore di sudore e sperma, mescolato a quello della crema Nivea, che usavamo come lubrificante anale, riempiva la stanza.
Quando uscì di casa, ero sdraiata sul letto, esausta...e realizzai che forse per la prima volta in vita mia, mi sentivo completamente sfondata e sazia di cazzo.
Da lì ebbe inizio un periodo fra i più eccitanti della mia vita: se non vedevo Franco chiamavo Federico e, più di una volta, dopo aver scopato a sangue con uno al pomeriggio, andavo anche con l’altro la sera, dopo una rapida doccia e essermi rifatta il trucco.
In poche parole, scopavo quasi tutti i giorni, anche se in modo diverso: Franco mi chiamava la sua bambolina, ma di me se ne fregava, mi riempiva di coca e altre sostanze e a letto mi trattava come una puttana al suo servizio.
La cosa mi faceva incazzare, ma mi regalava anche scopate memorabili, dove perdevo completamente il controllo.
Federico era innamoratissimo e a letto mi scopava teneramente, come fossi una principessa.
Fosse stato meno bruttino e meno stupido, magari mi sarei potuta innamorare anch’io... ma il suo cazzo sempre duro e la sua devozione a fornirmelo per ore ogni volta che lo chiamavo, comunque non aveva prezzo.
Questa situazione durò diverse settimane, il tempo che Franco capisse che qualcosa non andava...
Forse non gli quadrava il numero di profilattici che lasciava a casa mia, forse notò qualche segno sul mio corpo, provocato dalle furiose scopate che facevo in sua assenza, più probabilmente il suo sesto senso gli fece intuire perchè non ero più di cattivo umore quando annullava all’ultimo un nostro incontro.
Ma, stupida che sono, fui io a dare la conferma ai suoi sospetti, prenotando una depilazione urgente da Mariella, l’estetista, perché quella sera avevo un appuntamento...
Era lunedì e quel giorno Franco era sempre fuori città per affari, quindi non fu difficile per lei capire che non era per lui la depilazione.
Lei non mi disse niente, ma sicuramente glielo riferì...
Stupida, stupida, stupida io e stronza lei, dopo aver recitato per settimane la parte dell’amica e confidente.
La reazione di Franco fu tremenda.
Un paio di sere dopo, a lavoro, mi chiamò nel suo ufficio per passare un po’ di tempo assieme.
Arrivata mi spogliò e con la scusa di sballarci, mi fece provare una “pasticca nuova”. Io non sospettavo niente, visto che in queste settimane mi aveva fatto provare tante cose mentre scopavamo.
Alcune mi erano piaciute, altre meno, ma la curiosità vinceva sempre sulla furbizia e non mi tiravo mai indietro.
Questa volta però era diverso: bastarono pochi secondi perché mi trovassi confusa e stordita.
In un barlume di lucidità capii che quello che mi aveva dato non serviva a rendermi più eccitata, ma per rendermi docile e incapace a reagire.
Dal nulla, mi accusò di scopare qualcuno alle sue spalle.
Io provai a negare e questo lo fece incazzare di brutto, dandomi un ceffone che mi girò la faccia.
Mi rannicchiai sul divano, cercando di proteggermi, mentre continuava a colpirmi e insultarmi, accanendosi sul culo e le gambe.
“Tu non scopi nessuno senza il mio permesso, capito?” e poi “ti faccio passare la voglia di fare la troia in giro...Anzi te la fanno passare i tuoi quando gli mando le tue foto...”
Io ero stordita dal dolore e terrorizzata che, ammettendo tutto, lui poteva diventare ancora più violento...Ma quando tirò fuori la storia delle foto, il cuore smise di battermi per un tempo lunghissimo.
Le polaroid le aveva fatte davvero, quando ci eravamo visti in motel e diverse altre volte.
Ed erano foto che non lasciavano nulla all’immaginazione, mentre mi spogliavo, gli succhiavo il cazzo o mi facevo venire in faccia o sulle tette...
Sul momento avevo trovato la cosa eccitante, ma adesso...
Stupida.
Cretina.
Non mi aveva mai minacciato di usarle, ma è anche vero che non gliene avevo mai dato occasione, facendo sempre tutto quello che mi chiedeva, come una cagnetta obbediente.
“Sì... Vedo un altro, ma ti prego, non rovinarmi... Farò tutto quello che vuoi” piagnucolai disperata.
“Lo sapevo!!! Le studentesse sono le peggio puttane” mi ringhiò contro, continuando a colpirmi su glutei e gambe, ormai piene di segni rossi.
“Chi è, un compagno di studi?”
“No...No...All’università faccio la brava”.
“Allora è qualcuno che ti paga?”
“No, no...” gridai col magone per il fatto che potesse anche solo pensare una cosa del genere.
“E’ Federico, il mio ex... lo vedo perché tu non ci sei mai e mi... sentivo sola” confessai provando a giustificarmi.
“Ti va bene che non ti spacco la faccia perché ci sono tanti miei amici che vogliono conoscerti... Così non ti sentirai più tanto sola” ringhiò con un ghigno terribile.
“Dopo tutto quello che ho fatto per te, è ora che inizi a ricambiare... Quando lo devi vedere il cornuto?” Aggiunse
“Stasera, passa a casa mia dopo il lavoro...”
“Ma che troia!!!! Prima vieni a fottere da me e poi ti fai chiavare da un altro?!” mi accusò furioso.
Non sapevo cosa rispondere perché... in effetti era proprio così.
“E lui sa che ti scopi anche altri?”
“N..no...” risposi flebilmente
“Allora stasera gli facciamo una sorpresa”
“Non è colpa sua, sono stata io” protestai.
“Cazzi suoi... Voglio che capisca che la mia roba non si tocca e con che razza di puttana ha a che fare... poi vediamo se gli piaci ancora”.
Io sentivo il sangue gelare nelle vene.
La testa mi girava fortissimo e non riuscivo a pensare, sapevo che dovevo ribellarmi e scappare via ma a causa del ricatto e della confusione che avevo in testa non ne ero capace.
Franco mi ordinò di andare nel suo bagno privato e fare una doccia per alleviare i segni delle botte, mentre lui faceva alcune telefonate.
Ero appena uscita dal bagno che entrarono una coppia di fratelli di giù, amici di Franco, che lavoravano come buttafuori. Non ci avevo mai parlato perché non mi piacevano per niente e loro non mi avevano mai dato confidenza perché ero “roba del capo” ma sentivo i loro occhi addosso e i loro commenti a bassa voce, ogni volta che gli passavo vicino...
E adesso mi stavano vedendo praticamente nuda, coperta solo da un asciugamano minuscolo che avevo trovato in bagno uscendo dalla doccia.
Franco intercettò i loro sguardi nel vedermi in quelle condizioni e gli venne un sorriso stonzo “Pare che hai fatto colpo sui fratelli Mancuso” per poi aggiungere “Prima il dovere e poi il piacere. Prima facciamo come vi ho detto, poi vediamo come finire in bellezza la serata”.
“E tu vestiti, che ti accompagno a casa” mi disse porgendomi i miei abiti.
Stavo per chiedere “Qui di fronte a tutti?” ma mi resi conto che era una domanda stupida che rischiava solo di peggiorare la situazione.
Esitante, sfilai l’asciugamano restando nuda.
Sentivo i loro commenti che nemmeno si prendevano il disturbo di dire a bassa voce “Chilla è na fimmina de sfunnari tutta ‘a notte, cumpà!” fu quello che sentii più chiaramente, così come la risposta di Franco “Chilla u fannu de veru. Ora s'a frica cu mmia, ma non nci abbasta, e a notte tarda s'a frica anco cu 'u guagliune soi.”
Ero viola dalla vergogna e avrei voluto dire qualcosa, ma era tutto vero.
Iniziai a rivestirmi meccanicamente di fronte a quel pubblico indesiderato per uscire dal locale, scortata da quei tre uomini con l’aspetto così poco raccomandabile.
Non abbiamo usato la Mercedes, ma una Fiat Punto, molto meno appariscente, guidata da Franco. Sul sedile del passeggero un fratello e io dietro con l’altro fratello.
Nessuno diceva niente, ma sapevo che mi stava accanto per essere sicuro che non scappavo via dalla macchina.
Franco ruppe il silenzio del viaggio dopo qualche minuto.
"Scusa per prima, ma mi hai delusa tanto, bambolina. Tanto tanto. Da te non me lo aspettavo, pensavo che eri una brava guagliona e che ci volevamo bene... Ma io non voglio forzare nessuno. Se vuoi... Arriviamo a casa tua, esci di qui e sali ad aspettare il tuo ragazzo e ci fai quel che ti pare. Nessun problema, ma da buon compaesano trovo giusto usare le nostre foto per avvertire i tuoi parenti, che sono brave persone, di che vita indecente fai qui in città.
Ragazze come te, gettano ombra sull’onore della famiglia e dell'intero paese.
Certo nelle foto c’ero anch’io a futtiri, ma quale maschio si sarebbe tirato indietro di fronte a na guagghiona ddisunurata com’a ttia, chi ti mbrizzi cu ddu’ omini ’u stessu juornu!? U’sacciu e anche tu lo sai comu vannu ’sti cosi...” disse guardandomi dritto negli occhi dallo specchietto retrovisore.
“Oppure...” lasciò cadere dopo una pausa che mi sembrò lunghissima.
“Facciamo pace e tu inizi a comportarti da guagliuna pe’ bene. Ho amici che vogliono ragazze carine alle loro feste e con l’aria da bona guagliuna cum’a ttia. Ti offrono cene eleganti, coca e ti fanno pure regalini extra, che possono sempre fare comodo. Magari truovi puru ’u fisso chinu ’i sordi ca n’esce pazzu e s’innamura. Se fai la brava e non fai storie, quello che hai fatto rimane fra noi e rimaniamo buoni amici. Ho diverse studentesse che arrotondano così e mi chiamano per fare qualche serata di tanto in tanto”.
Ero ancora tanto confusa ma l’unica cosa che avevo chiara in testa è che se quelle foto avessero iniziato a girare, dovevo dire addio alla mia famiglia: dove abito io, una figlia disonorata non è più una figlia.
“...E le foto?” chiesi ansiosa.
“Le foto te le dò indietro, ppi fari pace e ppi' n'attu 'i bona volontà. Ne tengo solo qualcuna, come assicurazione nel caso tu voglia ancora futtermi a rretu. Poi, se vedo che fai la bona guagliuna, ci mittimu d’accuordu.”
Nonostante fossi ancora turbata e confusa, capivo che si trattava di scegliere se passare da troia ingrata con la mia famiglia, o rinunciare all’ultima scintilla di dignità e fare davvero la troia, ma con la possibilità che i miei non l’avrebbero mai saputo...
“Che cosa succede in queste feste?” chiesi, sapendo che mi avrebbe raccontato un sacco di balle, che però non vedevo l’ora di ascoltare per dare una giustificazione alla mia scelta.
“C’è gente elegante che si vuole divertire, si beve, si tira coca... Se ti va lo fai anche tu. Insomma, non devi fare niente che non ti andrebbe di fare, anche se...”
Il diavolo si nasconde negli “anche se...”
“Devi essere gentile, ma... Conoscendoti, non sei il tipo di ragazza che non sa ricambiare le gentilezze” mi rispose ammiccante.
“Devo fare la puttana?” chiesi col cuore in gola.
“Ma chi ddaì, ma chi vai dicendu! Le buttane sono quelle che abbiamo incrociato per strada poco fa. Tu si ‘na ragazza immagine, vai a divertirti alle feste e, se sei presa bene ti lasci un po’ andare... Nient’altro... E poi... Quante volte sei stata carina cu’ uno ca nemmeno te piacia tanto solo pecchè ti ha offerto la cena ed è stato generoso?” disse riempiendomi di bugie che non vedevo l’ora di sentirmi dire.
Poi mi era successo diverse volte in effetti... Esci con uno, magari più per noia che altro, fa il carino, ti invita a mangiare fuori, ti offre da bere... Sembra da stronza, al ritorno, non ringraziare della piacevole serata con un pompino o altro in macchina. Qui, mi volevo convincere, era la stessa cosa solo più elegante, con il caviale al posto della pizza...
Nel frattempo eravamo quasi arrivati, intravedevo che davanti al portone c’era Federico con accanto il suo motorino che già mi stava aspettando fumando una sigaretta.
“E’ lui? Mi chiese Franco.
Annuii con la testa.
“Devi decidere, se vuoi puoi andare, ma se resti devi fare tutto quello che ti dico” disse con tono solenne.
“Non lo so, ho paura” risposi sinceramente, anche se avevo già deciso.
“Non devi aver paura, le mie ragazze le proteggo, se fanno le brave. Vai o resti?”.
Deglutii e come un macigno risposi “Resto”.
“OK, ragazzi andate”.
Perfettamente coordinati, i due fratelli scesero dalla macchina, facendomi passare davanti.
Si avvicinarono a Federico con la scusa di accendere una sigaretta, ma lo stesero con un terrificante pugno alla bocca dello stomaco e un altro in faccia, per poi trascinarlo dentro la macchina.
So che Franco mi ha fatto assistere alla scena per farmi capire che un paio di ceffoni erano niente rispetto a quello che poteva farmi se lo facevo incazzare veramente.
Franco mise in moto, era notte fonda ed erano stati così rapidi che nessuno aveva visto niente.
Federico era mezzo stordito dal dolore, poi aprì gli occhi e mi vide...
“Bruna che sta succedendo?!” disse agitandosi, ma uno dei fratelli gli diede una fortissima gomitata sul naso che lo fece sanguinare mentre accostavamo in una piazzola molto isolata, appena fuori città.
Franco iniziò a parlare “Ciao Federico, noi non ci conosciamo, ma so che conosci bene...troppo bene... Bruna. Ma lei ti deve mostrare qualcosa e voglio che tu stia attento se vuoi tornare a casa solo con qualche ammaccatura”.
“Bruna che succede, stai bene? Ti...hanno fatto del male?”
Non riuscivo a parlare per l’emozione, ma feci cenno di no, poi con la gola secchissima, rivolta a Franco “Che devo fare?”
“Ora succhi” mi rispose uscendo il cazzo.
Ebbi un momento d’esitazione, ma mi bastò guardare i suoi occhi per capire che non scherzava e mi chinai rassegnata a prenderlo in bocca, così, davanti a tutti.
“Siete dei bastardi lasciatela stare!” protestò Federico, prendendosi un nuovo colpo allo stomaco.
“Ragazzino, sei fortunato che non ti faccio spezzare le gambe per aver fottuto una mia ragazza. Stai zitto e ringrazia che ti faccio capire in tempo che razza di puttana è la tua Bruna” replicò Franco, mentre con le mani guidava la mia testa.
“Brava Bucchinara... Perché che quanto è brava lo sai anche tu, vero Federico?” aggiunse Franco mentre aumentava il ritmo del pompino tirandomi i capelli “T’u suca l’anima ‘sta buttana” e poi rivolto a uno dei fratelli Mancuso “Peppe, ti piacia ’i pruvari cumu t’u sùca ’sta troia?”
Peppe rispose con un sorriso “Ppi' ssicuru, cumpà”
“E tu, ne hai mai succhiati 2 insieme?” mi chiese franco.
Lo guardai fisso negli occhi mentre sentivo colare una lacrima, feci cenno di no.
Scendemmo dalla macchina, noi tre, mentre Federico e l’altro fratello restavano dentro a guardarci. Mi misero davanti ai fari accesi stendendo una coperta per terra.
Peppe non vedeva l’ora di toccarmi e quasi mi strappò di dosso il top, reggiseno e mutandine, iniziando a infilarmi le dita dappertutto.
Ed io, tanto per cambiare, cretina e deficiente che sono, ero bagnata, facendo, come al solito, la figura della zoccola.
Porca puttana, non sai quanto mi fa incazzare questa cosa che basta che il primo stronzo mi sfiori e inizio ad avere un laghetto lì sotto e a non capire più un cazzo, se poi aggiungi l’ecstasy o chissà cosa cazzo mi aveva dato Franco, sentire contemporaneamente le dita di due uomini palparmi e penetrarmi, era una sensazione che mi mandava fuori di testa.
Peppe mi provò a baciare e mi ritrovai a ricambiare convinta, mentre con un braccio, lentamente, mi spingeva giù, a inginocchiarmi di fronte a lui.
Gli abbassai velocemente zip e mudande e trovai il suo cazzo già bello duro e impiastricciato. Evidentemente vedermi in azione, prima, lo doveva avere eccitato parecchio.
Meglio, pensai, farò più in fretta.
Mentre imboccavo il cazzo di Peppe, Franco mi avvicinò il suo al viso.
avevo visto scene simili in alcuni film porno, ma ora, dal vivo, tutto mi sembrava più complicato: io ero abituata a concentrarmi su una cosa alla volta, mentre adesso, appena trovavo un po’ di ritmo con uno, me lo sfilavano di bocca per infilarmi l’altro.
Alla fine mi feci passivamente guidare da loro, che, quando era il loro turno guidavano il ritmo afferrando i capelli con le loro mani.
La mia bocca era solo un buco da fottere, a loro piacimento.
Come immaginavo, Peppe fu il primo a sborrare e mi fece ingoiare tutto, tirandomi forte i capelli per non farmi spostare la testa mentre veniva.
Mentre, un po’ affannata, riprendevo fiato, vidi che si dava il cambio con suo fratello Vincenzo, che moriva dalla voglia di unirsi.
Vincenzo fu addirittura più veloce del fratello nel venire, probabilmente sovreccitato dai minuti in cui era stato spettatore del mio spettacolo.
Lui mi schizzò in faccia, tanta, tanta roba, mirando soprattutto bocca e occhi, che dovevo tenere ben chiusi. Abbozzai meccanicamente un mezzo sorriso pensando “almeno non rischio di ingoiarne troppa”.
Prima di dedicarmi a far venire Franco, mi pulii gli occhi con la prima cosa che trovai sotto mano. Era il mio top nero. Avrei puzzato tutta la sera di sperma, pensai.
Pazienza.
Passai quindi a Franco, a cui mi dedicai con più calma, leccandogli a lungo le palle e infilandogli delicatamente un dito per stimolarlo, come sapevo che gli piaceva.
Ormai lo conoscevo benee al momento giusto ingoiai diligentemente , per poi continuare a leccarlo per pulirlo perfettamente.
Pensavo di aver finito, ma sfilandomi il cazzo dalla bocca, Franco fece un cenno ai fratelli che portassero qui Federico.
Io non capivo e avevo paura che lo volessero di nuovo picchiare.
Invece...
“Mi sento generoso, Bruna oggi lo succhia a tutti...Almeno vi lasciate da buoni amici”
Nonostante gli effetti della pillola di ecstasy, che ormai avevo preso qualche ora prima, mi faceva incazzare che Franco facesse il generoso, mentre a succhiare e ingoiare fossi io.
Ma non ero nella situazione di mettermi a discutere e, in ogni caso Federico era talmente eccitato che mi bastò abbassare la zip e iniziare a menarlo e leccarlo per pochi secondi perché schizzasse come un idrante.
Vivere dal vero una situazione che aveva visto solo nei suoi amati film porno l’aveva mandato fuorigiri, come spesso gli accadeva.
Gli leccai la cappella per poi pulirgli il cazzo amorevolmente con la bocca, sentendomi in colpa per averlo ficcato in quella brutta situazione, quando lo sentii dirmi con disprezzo “Sei proprio una troia dimmerda...”
Eh no, carino...
La rabbia e la frustrazione esplosero e gli diedi un pugno con tutte le mie forze sui coglioni urlando “Troia sarà tua madre! E se non fosse stato per me, in questa vita la figa l’avresti vista col binocolo, stronzo ingrato!” dandogli un’altra ginocchiata fortissima sulle palle, che lo mise ko peggio dei pugni dei fratelli Mancuso.
Ci fu un attimo di silenzio finché uno dei fratelli sussurrò "Chista è na calabbrisa doc, de chille vere. M’innamorai perdutu!"
Tutti e tre si misero a ridere con le lacrime agli occhi e dopo qualche istante mi misi a ridere tanto pure io, mentre Federico si rotolava per terra ancora dolorante.
Ci riaccompagnarono a casa mia e misero sul motorino Federico, con la promessa, assolutamente credibile, di spezzargli tutte le ossa se si fosse presentato dalle mie parti o avesse anche solo pronunciato il mio nome, visto che ero "Na fìmmina cu i contrapalle".
Io salii a casa un po’ delusa: avevo ottenuto il loro rispetto, ma dopo essermi data tanto da fare, ero l’unica stronza che non aveva goduto quella sera.
Mi provai a toccare, ma ero stremata e mi addormentai di sasso con la mano ancora in mezzo alle gambe e il top appiccicoso di sperma indosso.
(continua con l’ultimo capitolo)
per commenti: atmosphere.ottanta@gmail.com
Bruna mi aveva raccontato queste cose in modo sofferto, a volte piangendo, più spesso arrabbiandosi con sé stessa per tutte le cose stupide che aveva fatto perché non aveva trovato il coraggio di dire no.
“Una volta persa la verginità ero distrutta dai sensi di colpa.
Nei confronti dei miei genitori, ovviamente, per aver tradito la loro fiducia: mi avevano mandato al nord per laurearmi e non per succhiare cazzi e passare le notti a bere e tirare coca...
Senso di colpa anche per gli studi, visto che, da qualche tempo, ero sempre distratta da altro e nemmeno mi ero presentata all’ultimo appello
Ma soprattutto mi sentivo in colpa perché di tutte queste cose non me ne importava niente e pensavo solo al cazzo, tutti i giorni, tutto il giorno.
Mi svegliavo al mattino ed ero ossessionata dalla prossima scopata.
Franco mi accompagnava a casa dal lavoro almeno un paio di volte la settimana e io passavo tutto il giorno a lezione all'università e tutta la serata in discoteca eccitata, in attesa del momento in cui mi avrebbe caricato in macchina e mi avrebbe portato a casa per scoparmi.
A volte però era stanco o c’era poco tempo ed io, obbediente, dovevo soddisfarlo con un veloce bocchino, finendo la serata ancora più affamata di prima.
Altre volte mi diceva che sarebbe passato a trovarmi e mi preparavo super carina per lui, mentre lo aspettavo.
A volte però c’era un cambio di programma e l’incontro saltava ed era come se mi crollasse il mondo addosso, mi sentivo stupida e incapace...e dopo qualche settimana, passato il suo entusiasmo per la novità della “giovane fica fresca” queste situazioni divennero sempre più frequenti.
Fu proprio una sera che Franco aveva disdetto all’ultimo, lasciandomi delusissima, che ricevetti un sms dal mio ex Federico.
Non lo vedevo da mesi, ma mi aveva messaggiato tante volte chiedendo di incontrarci.
Le altre volte avevo declinato con gentilezza, inventando un pretesto, ma essere chiamata proprio in quel momento mi sembrò un segno del destino e, per dispetto nei confronti di Franco, questa volta risposi, proponendo di vederci quella sera stessa.
Lui doveva essere stupito e agitato a mille perché nel giro di pochi minuti mi scrisse otto volte per chiedermi se davvero ci vedevamo, cambiare tre volte idea su luogo e ora etc.
Alla fine gli proposi di prendere qualcosa da bere in un locale molto tranquillo ed economico vicino a casa mia.
Io mi feci carina, ma non nel modo sfacciato e appariscente che usavo quando lavoravo in discoteca, per cui optai per un filo di trucco e un vestito chiaro leggerissimo, appena scollato, con un paio di scarpe con zeppa alta.
Niente autoreggenti, niente gonne microscopiche, niente top aderenti, unica concessione al glamour, un reggiseno provocante in pizzo che ammiccava dalla scollatura esaltando il decoletè.
Sapevo che mi avrebbe divorata con gli occhi anche se mi fossi vestita con felpona e pantaloni del pigiama, ma mi divertiva l’idea di giocare un po’ e sentirmi al centro dell’attenzione di un uomo, dopo la delusione di Franco.
Soprattutto ora che, passati l'entusiasmo e i regali delle prime settimane, sembrava essersi un po’ annoiato di me e certe volte, al lavoro, nemmeno mi degnava di uno sguardo, flirtando e “accompagnando a casa” qualche nuova ragazza della discoteca.
Non sbagliavo: quando lo raggiunsi, Federico rimase impietrito, incapace di staccarmi gli occhi di dosso.
Passammo qualche minuto in chiacchiere innocue, parlando del più e del meno e ordinando due cocktail al tavolo.
“Ti sono mancata?” ruppi il ghiaccio
“Da morire, ti ho pensata tutti i giorni... Ed io?”
“Solo un po’...Sono stata molto impegnata” risposi atteggiandomi da gran diva.
“Che hai fatto in questi mesi?”
“Ho studiato un po’ e lavorato tanto, ho guadagnato un po’ di soldi... vedi che abitini carini ho adesso?”
Lui era imbarazzatissimo e si vedeva lontano un miglio che moriva dalla voglia di sapere tutto, mentre, timidamente mi chiedeva del mio lavoro e mi dava le ultime news sulla cittadina dove c’eravamo conosciuti. Ma di quelle cose a me non importava niente, quindi spostai il discorso su argomenti più intriganti.
“Mi sono anche data da fare in tante altre cose...” dissi maliziosamente.
“Tipo?!”
“Sei geloso?” gli chiesi con un sorrisino stronzo.
“No, certo...” rispose con un tono che in realtà significava “da morire”.
“Non so se è il caso di parlarne, non voglio che poi ci resti male...” sospirai, riuscendo a farlo impazzire di curiosità.
“Ti vedi con qualcuno?” chiese con voce tremante .
“Secondo te?” risposi senza rispondere
“Sei bellissima...Di sicuro in tanti ti cercano” cercando di sembrare calmo.
Io mi limitai a sorridere, aumentando la sua curiosità morbosa.
Mi avvicinai ringraziandolo per il complimento con un bacino sulla guancia arrossata e gli sussurrai stronzissima all’orecchio “Lo so che sei un gran porco e pensi che tutti mi vogliono scopare...”
Lui divenne viola e non riusciva a parlare dall’emozione, e annuì ansioso.
“Maiale come sei, di sicuro ti sei toccato pensandomi fare cose con altri...” dissi rendendolo ancora più agitato, se possibile.
“No! Cioè...Forse...Qualche volta sì...” ammise deglutendo.
“E cosa facevo?” dissi, un po’ per provocarlo, un po’ perché il giochino stava iniziando a divertirmi.
“Non...Non saprei...” imbarazzatissimo
“Secondo me lo sai benissimo, invece...”
“Ti...ti immaginavo sempre che facevi pompini...” disse parlando pianissimo.
Attesi in silenzio diversi secondi senza battere ciglio per farlo morire mentre sorseggiavo lentamente il mio mojito con la cannuccia.
“Ne hai fatti?” chiese con un filo di voce.
"Pensi che sono affari tuoi?” gli dissi gelida.
“No..No... però ne hai fatti, vero?” insisteva
“Che stronzo che sei...non ci vediamo da mesi e pensi solo a quello”
“Si, perdonami... E’ che mi fai impazzire...” disse temendo di aver esagerato...
Che tenero ingenuo.
“Comunque si, ne ho fatto... qualcuno. Tutti con cui sono uscita dicono che sto diventando proprio brava”.
Fede ebbe come una scossa ad ascoltarmi, mentre vedevo il suo cazzo premere forte contro la patta. Era rimasto senza parole per l’imbarazzo e l’emozione, quindi, di nuovo, lo provocai un po’...
“Porcellino, cos’altro immagini quando mi pensi?” miagolai come la più morta delle gattine.
“Ti...Ti penso a farti venire in faccia e ingoiare...Come facevi con me” sussurrò con un tono più acuto del normale, quasi stridulo, per l’emozione.
“Che pervertito...Ti fai le seghe immaginandomi a ingoiare la roba di altri?” sussurrai mentre iniziavo a sentire crescere la voglia.
Federico era in bambola e stava dondolandosi nervosamente sulla poltroncina del locale.
“Si, cioè... a volte... però me lo hai chiesto tu che cosa facevi nelle mie fantasie” rispose, cercando di giustificarsi.
Mi venne da sorridere “Hai ragione... Però resti un porco pervertito... e i porci non possono fare i timidi... cos’altro facevo?” gli chiesi sempre più ammiccante.
“Beh... lo hai preso...dietro?”
Mi venne da sorridere, divertita da come, da qualche tempo, gli uomini che vedevo erano così curiosi del mio culo e come facevo i pompini.
“Ma che domanda è? Vuoi un ceffone?” lo rimproverai fingendomi offesa.
Di nuovo lui temeva di avere esagerato “Si scusa...scusa... non volevo...”
“E comunque le ragazze fighe fanno tutto, tutto, se sai come chiederglielo...” risposi guardandolo fisso negli occhi.
“Tutto, tutto?” ripeté facendomi l’eco.
“Tutto, tutto...Anche il culo”
“E quindi hai...anche... scopato?” chiese ansioso parlando pianissimo, come fosse un segreto.
Presi la borsetta e gli feci intravvedere dei profilattici, che da quando frequentavo Franco, portavo sempre con me.
“Oggi è il tuo giorno fortunato...Possiamo continuare questo discorso a casa mia, se vuoi...certe cose preferisco farle che parlarne...” dissi facendolo quasi cadere dalla sedia dall’emozione.
Per la strada lui cercò di baciarmi, ma mi scansai: non volevo bacini, volevo correre in casa e scopare.
Arrivati, nemmeno mi spogliai ma lo buttai sul letto, abbassai la sua zip e iniziai a fargli un pompino feroce.
Lui era sovraeccitato e... durò pochissimo.
Non mi fermai e continuai a succhiare e ingoiare sapendo che, quando era così eccitato, gli bastava poco per farlo tornare durissimo e che la seconda volta sarebbe durato molto di più.
Federico non mi deluse.
Meno di un paio minuti e lo guardai dritto negli occhi mentre leccavo la cappella di quel giovane cazzo già di nuovo pronto...
Basta giochini e fanculo i preliminari...
Gli infilai il profilattico (ormai ero diventata esperta), sfilai rapidamente vestito e mutandine e gli saltai su, infilandomelo fino in fondo e godendomi ogni centimetro con gli occhi chiusi.
Iniziai a cavalcarlo furiosamente mentre lo baciavo con in bocca ancora il sapore della sborrata di prima.
Lui era come in trance e mi guardava come fossi la Venere del Botticelli o un’apparizione mariana... travolto dalla situazione e dal fatto che mi stavo dimostrando molto più carina e più porca di come lui avesse immaginato nelle seghe di questi mesi e che gli stavo facendo perdere la verginità in un modo che non avrebbe osato sperare nemmeno nei sogni più hard...
Andammo avanti a scopare come animali fino alle prime luci dell’alba...
Si prese tutto, anzi fui io a voler provare ogni cosa, per dispetto a Franco.
Volevo sentirmi sexy e desiderata... Volevo sentirmi una ragazza strafiga che era in grado di fare impazzire di piacere un maschio in tutti modi.
Non ricordo quante volte l’ho fatto venire per poi farlo tornare duro con la bocca e anche se lo ricordassi, non mi crederesti... Al mattino c’erano profilattici usati ovunque, mentre l’odore di sudore e sperma, mescolato a quello della crema Nivea, che usavamo come lubrificante anale, riempiva la stanza.
Quando uscì di casa, ero sdraiata sul letto, esausta...e realizzai che forse per la prima volta in vita mia, mi sentivo completamente sfondata e sazia di cazzo.
Da lì ebbe inizio un periodo fra i più eccitanti della mia vita: se non vedevo Franco chiamavo Federico e, più di una volta, dopo aver scopato a sangue con uno al pomeriggio, andavo anche con l’altro la sera, dopo una rapida doccia e essermi rifatta il trucco.
In poche parole, scopavo quasi tutti i giorni, anche se in modo diverso: Franco mi chiamava la sua bambolina, ma di me se ne fregava, mi riempiva di coca e altre sostanze e a letto mi trattava come una puttana al suo servizio.
La cosa mi faceva incazzare, ma mi regalava anche scopate memorabili, dove perdevo completamente il controllo.
Federico era innamoratissimo e a letto mi scopava teneramente, come fossi una principessa.
Fosse stato meno bruttino e meno stupido, magari mi sarei potuta innamorare anch’io... ma il suo cazzo sempre duro e la sua devozione a fornirmelo per ore ogni volta che lo chiamavo, comunque non aveva prezzo.
Questa situazione durò diverse settimane, il tempo che Franco capisse che qualcosa non andava...
Forse non gli quadrava il numero di profilattici che lasciava a casa mia, forse notò qualche segno sul mio corpo, provocato dalle furiose scopate che facevo in sua assenza, più probabilmente il suo sesto senso gli fece intuire perchè non ero più di cattivo umore quando annullava all’ultimo un nostro incontro.
Ma, stupida che sono, fui io a dare la conferma ai suoi sospetti, prenotando una depilazione urgente da Mariella, l’estetista, perché quella sera avevo un appuntamento...
Era lunedì e quel giorno Franco era sempre fuori città per affari, quindi non fu difficile per lei capire che non era per lui la depilazione.
Lei non mi disse niente, ma sicuramente glielo riferì...
Stupida, stupida, stupida io e stronza lei, dopo aver recitato per settimane la parte dell’amica e confidente.
La reazione di Franco fu tremenda.
Un paio di sere dopo, a lavoro, mi chiamò nel suo ufficio per passare un po’ di tempo assieme.
Arrivata mi spogliò e con la scusa di sballarci, mi fece provare una “pasticca nuova”. Io non sospettavo niente, visto che in queste settimane mi aveva fatto provare tante cose mentre scopavamo.
Alcune mi erano piaciute, altre meno, ma la curiosità vinceva sempre sulla furbizia e non mi tiravo mai indietro.
Questa volta però era diverso: bastarono pochi secondi perché mi trovassi confusa e stordita.
In un barlume di lucidità capii che quello che mi aveva dato non serviva a rendermi più eccitata, ma per rendermi docile e incapace a reagire.
Dal nulla, mi accusò di scopare qualcuno alle sue spalle.
Io provai a negare e questo lo fece incazzare di brutto, dandomi un ceffone che mi girò la faccia.
Mi rannicchiai sul divano, cercando di proteggermi, mentre continuava a colpirmi e insultarmi, accanendosi sul culo e le gambe.
“Tu non scopi nessuno senza il mio permesso, capito?” e poi “ti faccio passare la voglia di fare la troia in giro...Anzi te la fanno passare i tuoi quando gli mando le tue foto...”
Io ero stordita dal dolore e terrorizzata che, ammettendo tutto, lui poteva diventare ancora più violento...Ma quando tirò fuori la storia delle foto, il cuore smise di battermi per un tempo lunghissimo.
Le polaroid le aveva fatte davvero, quando ci eravamo visti in motel e diverse altre volte.
Ed erano foto che non lasciavano nulla all’immaginazione, mentre mi spogliavo, gli succhiavo il cazzo o mi facevo venire in faccia o sulle tette...
Sul momento avevo trovato la cosa eccitante, ma adesso...
Stupida.
Cretina.
Non mi aveva mai minacciato di usarle, ma è anche vero che non gliene avevo mai dato occasione, facendo sempre tutto quello che mi chiedeva, come una cagnetta obbediente.
“Sì... Vedo un altro, ma ti prego, non rovinarmi... Farò tutto quello che vuoi” piagnucolai disperata.
“Lo sapevo!!! Le studentesse sono le peggio puttane” mi ringhiò contro, continuando a colpirmi su glutei e gambe, ormai piene di segni rossi.
“Chi è, un compagno di studi?”
“No...No...All’università faccio la brava”.
“Allora è qualcuno che ti paga?”
“No, no...” gridai col magone per il fatto che potesse anche solo pensare una cosa del genere.
“E’ Federico, il mio ex... lo vedo perché tu non ci sei mai e mi... sentivo sola” confessai provando a giustificarmi.
“Ti va bene che non ti spacco la faccia perché ci sono tanti miei amici che vogliono conoscerti... Così non ti sentirai più tanto sola” ringhiò con un ghigno terribile.
“Dopo tutto quello che ho fatto per te, è ora che inizi a ricambiare... Quando lo devi vedere il cornuto?” Aggiunse
“Stasera, passa a casa mia dopo il lavoro...”
“Ma che troia!!!! Prima vieni a fottere da me e poi ti fai chiavare da un altro?!” mi accusò furioso.
Non sapevo cosa rispondere perché... in effetti era proprio così.
“E lui sa che ti scopi anche altri?”
“N..no...” risposi flebilmente
“Allora stasera gli facciamo una sorpresa”
“Non è colpa sua, sono stata io” protestai.
“Cazzi suoi... Voglio che capisca che la mia roba non si tocca e con che razza di puttana ha a che fare... poi vediamo se gli piaci ancora”.
Io sentivo il sangue gelare nelle vene.
La testa mi girava fortissimo e non riuscivo a pensare, sapevo che dovevo ribellarmi e scappare via ma a causa del ricatto e della confusione che avevo in testa non ne ero capace.
Franco mi ordinò di andare nel suo bagno privato e fare una doccia per alleviare i segni delle botte, mentre lui faceva alcune telefonate.
Ero appena uscita dal bagno che entrarono una coppia di fratelli di giù, amici di Franco, che lavoravano come buttafuori. Non ci avevo mai parlato perché non mi piacevano per niente e loro non mi avevano mai dato confidenza perché ero “roba del capo” ma sentivo i loro occhi addosso e i loro commenti a bassa voce, ogni volta che gli passavo vicino...
E adesso mi stavano vedendo praticamente nuda, coperta solo da un asciugamano minuscolo che avevo trovato in bagno uscendo dalla doccia.
Franco intercettò i loro sguardi nel vedermi in quelle condizioni e gli venne un sorriso stonzo “Pare che hai fatto colpo sui fratelli Mancuso” per poi aggiungere “Prima il dovere e poi il piacere. Prima facciamo come vi ho detto, poi vediamo come finire in bellezza la serata”.
“E tu vestiti, che ti accompagno a casa” mi disse porgendomi i miei abiti.
Stavo per chiedere “Qui di fronte a tutti?” ma mi resi conto che era una domanda stupida che rischiava solo di peggiorare la situazione.
Esitante, sfilai l’asciugamano restando nuda.
Sentivo i loro commenti che nemmeno si prendevano il disturbo di dire a bassa voce “Chilla è na fimmina de sfunnari tutta ‘a notte, cumpà!” fu quello che sentii più chiaramente, così come la risposta di Franco “Chilla u fannu de veru. Ora s'a frica cu mmia, ma non nci abbasta, e a notte tarda s'a frica anco cu 'u guagliune soi.”
Ero viola dalla vergogna e avrei voluto dire qualcosa, ma era tutto vero.
Iniziai a rivestirmi meccanicamente di fronte a quel pubblico indesiderato per uscire dal locale, scortata da quei tre uomini con l’aspetto così poco raccomandabile.
Non abbiamo usato la Mercedes, ma una Fiat Punto, molto meno appariscente, guidata da Franco. Sul sedile del passeggero un fratello e io dietro con l’altro fratello.
Nessuno diceva niente, ma sapevo che mi stava accanto per essere sicuro che non scappavo via dalla macchina.
Franco ruppe il silenzio del viaggio dopo qualche minuto.
"Scusa per prima, ma mi hai delusa tanto, bambolina. Tanto tanto. Da te non me lo aspettavo, pensavo che eri una brava guagliona e che ci volevamo bene... Ma io non voglio forzare nessuno. Se vuoi... Arriviamo a casa tua, esci di qui e sali ad aspettare il tuo ragazzo e ci fai quel che ti pare. Nessun problema, ma da buon compaesano trovo giusto usare le nostre foto per avvertire i tuoi parenti, che sono brave persone, di che vita indecente fai qui in città.
Ragazze come te, gettano ombra sull’onore della famiglia e dell'intero paese.
Certo nelle foto c’ero anch’io a futtiri, ma quale maschio si sarebbe tirato indietro di fronte a na guagghiona ddisunurata com’a ttia, chi ti mbrizzi cu ddu’ omini ’u stessu juornu!? U’sacciu e anche tu lo sai comu vannu ’sti cosi...” disse guardandomi dritto negli occhi dallo specchietto retrovisore.
“Oppure...” lasciò cadere dopo una pausa che mi sembrò lunghissima.
“Facciamo pace e tu inizi a comportarti da guagliuna pe’ bene. Ho amici che vogliono ragazze carine alle loro feste e con l’aria da bona guagliuna cum’a ttia. Ti offrono cene eleganti, coca e ti fanno pure regalini extra, che possono sempre fare comodo. Magari truovi puru ’u fisso chinu ’i sordi ca n’esce pazzu e s’innamura. Se fai la brava e non fai storie, quello che hai fatto rimane fra noi e rimaniamo buoni amici. Ho diverse studentesse che arrotondano così e mi chiamano per fare qualche serata di tanto in tanto”.
Ero ancora tanto confusa ma l’unica cosa che avevo chiara in testa è che se quelle foto avessero iniziato a girare, dovevo dire addio alla mia famiglia: dove abito io, una figlia disonorata non è più una figlia.
“...E le foto?” chiesi ansiosa.
“Le foto te le dò indietro, ppi fari pace e ppi' n'attu 'i bona volontà. Ne tengo solo qualcuna, come assicurazione nel caso tu voglia ancora futtermi a rretu. Poi, se vedo che fai la bona guagliuna, ci mittimu d’accuordu.”
Nonostante fossi ancora turbata e confusa, capivo che si trattava di scegliere se passare da troia ingrata con la mia famiglia, o rinunciare all’ultima scintilla di dignità e fare davvero la troia, ma con la possibilità che i miei non l’avrebbero mai saputo...
“Che cosa succede in queste feste?” chiesi, sapendo che mi avrebbe raccontato un sacco di balle, che però non vedevo l’ora di ascoltare per dare una giustificazione alla mia scelta.
“C’è gente elegante che si vuole divertire, si beve, si tira coca... Se ti va lo fai anche tu. Insomma, non devi fare niente che non ti andrebbe di fare, anche se...”
Il diavolo si nasconde negli “anche se...”
“Devi essere gentile, ma... Conoscendoti, non sei il tipo di ragazza che non sa ricambiare le gentilezze” mi rispose ammiccante.
“Devo fare la puttana?” chiesi col cuore in gola.
“Ma chi ddaì, ma chi vai dicendu! Le buttane sono quelle che abbiamo incrociato per strada poco fa. Tu si ‘na ragazza immagine, vai a divertirti alle feste e, se sei presa bene ti lasci un po’ andare... Nient’altro... E poi... Quante volte sei stata carina cu’ uno ca nemmeno te piacia tanto solo pecchè ti ha offerto la cena ed è stato generoso?” disse riempiendomi di bugie che non vedevo l’ora di sentirmi dire.
Poi mi era successo diverse volte in effetti... Esci con uno, magari più per noia che altro, fa il carino, ti invita a mangiare fuori, ti offre da bere... Sembra da stronza, al ritorno, non ringraziare della piacevole serata con un pompino o altro in macchina. Qui, mi volevo convincere, era la stessa cosa solo più elegante, con il caviale al posto della pizza...
Nel frattempo eravamo quasi arrivati, intravedevo che davanti al portone c’era Federico con accanto il suo motorino che già mi stava aspettando fumando una sigaretta.
“E’ lui? Mi chiese Franco.
Annuii con la testa.
“Devi decidere, se vuoi puoi andare, ma se resti devi fare tutto quello che ti dico” disse con tono solenne.
“Non lo so, ho paura” risposi sinceramente, anche se avevo già deciso.
“Non devi aver paura, le mie ragazze le proteggo, se fanno le brave. Vai o resti?”.
Deglutii e come un macigno risposi “Resto”.
“OK, ragazzi andate”.
Perfettamente coordinati, i due fratelli scesero dalla macchina, facendomi passare davanti.
Si avvicinarono a Federico con la scusa di accendere una sigaretta, ma lo stesero con un terrificante pugno alla bocca dello stomaco e un altro in faccia, per poi trascinarlo dentro la macchina.
So che Franco mi ha fatto assistere alla scena per farmi capire che un paio di ceffoni erano niente rispetto a quello che poteva farmi se lo facevo incazzare veramente.
Franco mise in moto, era notte fonda ed erano stati così rapidi che nessuno aveva visto niente.
Federico era mezzo stordito dal dolore, poi aprì gli occhi e mi vide...
“Bruna che sta succedendo?!” disse agitandosi, ma uno dei fratelli gli diede una fortissima gomitata sul naso che lo fece sanguinare mentre accostavamo in una piazzola molto isolata, appena fuori città.
Franco iniziò a parlare “Ciao Federico, noi non ci conosciamo, ma so che conosci bene...troppo bene... Bruna. Ma lei ti deve mostrare qualcosa e voglio che tu stia attento se vuoi tornare a casa solo con qualche ammaccatura”.
“Bruna che succede, stai bene? Ti...hanno fatto del male?”
Non riuscivo a parlare per l’emozione, ma feci cenno di no, poi con la gola secchissima, rivolta a Franco “Che devo fare?”
“Ora succhi” mi rispose uscendo il cazzo.
Ebbi un momento d’esitazione, ma mi bastò guardare i suoi occhi per capire che non scherzava e mi chinai rassegnata a prenderlo in bocca, così, davanti a tutti.
“Siete dei bastardi lasciatela stare!” protestò Federico, prendendosi un nuovo colpo allo stomaco.
“Ragazzino, sei fortunato che non ti faccio spezzare le gambe per aver fottuto una mia ragazza. Stai zitto e ringrazia che ti faccio capire in tempo che razza di puttana è la tua Bruna” replicò Franco, mentre con le mani guidava la mia testa.
“Brava Bucchinara... Perché che quanto è brava lo sai anche tu, vero Federico?” aggiunse Franco mentre aumentava il ritmo del pompino tirandomi i capelli “T’u suca l’anima ‘sta buttana” e poi rivolto a uno dei fratelli Mancuso “Peppe, ti piacia ’i pruvari cumu t’u sùca ’sta troia?”
Peppe rispose con un sorriso “Ppi' ssicuru, cumpà”
“E tu, ne hai mai succhiati 2 insieme?” mi chiese franco.
Lo guardai fisso negli occhi mentre sentivo colare una lacrima, feci cenno di no.
Scendemmo dalla macchina, noi tre, mentre Federico e l’altro fratello restavano dentro a guardarci. Mi misero davanti ai fari accesi stendendo una coperta per terra.
Peppe non vedeva l’ora di toccarmi e quasi mi strappò di dosso il top, reggiseno e mutandine, iniziando a infilarmi le dita dappertutto.
Ed io, tanto per cambiare, cretina e deficiente che sono, ero bagnata, facendo, come al solito, la figura della zoccola.
Porca puttana, non sai quanto mi fa incazzare questa cosa che basta che il primo stronzo mi sfiori e inizio ad avere un laghetto lì sotto e a non capire più un cazzo, se poi aggiungi l’ecstasy o chissà cosa cazzo mi aveva dato Franco, sentire contemporaneamente le dita di due uomini palparmi e penetrarmi, era una sensazione che mi mandava fuori di testa.
Peppe mi provò a baciare e mi ritrovai a ricambiare convinta, mentre con un braccio, lentamente, mi spingeva giù, a inginocchiarmi di fronte a lui.
Gli abbassai velocemente zip e mudande e trovai il suo cazzo già bello duro e impiastricciato. Evidentemente vedermi in azione, prima, lo doveva avere eccitato parecchio.
Meglio, pensai, farò più in fretta.
Mentre imboccavo il cazzo di Peppe, Franco mi avvicinò il suo al viso.
avevo visto scene simili in alcuni film porno, ma ora, dal vivo, tutto mi sembrava più complicato: io ero abituata a concentrarmi su una cosa alla volta, mentre adesso, appena trovavo un po’ di ritmo con uno, me lo sfilavano di bocca per infilarmi l’altro.
Alla fine mi feci passivamente guidare da loro, che, quando era il loro turno guidavano il ritmo afferrando i capelli con le loro mani.
La mia bocca era solo un buco da fottere, a loro piacimento.
Come immaginavo, Peppe fu il primo a sborrare e mi fece ingoiare tutto, tirandomi forte i capelli per non farmi spostare la testa mentre veniva.
Mentre, un po’ affannata, riprendevo fiato, vidi che si dava il cambio con suo fratello Vincenzo, che moriva dalla voglia di unirsi.
Vincenzo fu addirittura più veloce del fratello nel venire, probabilmente sovreccitato dai minuti in cui era stato spettatore del mio spettacolo.
Lui mi schizzò in faccia, tanta, tanta roba, mirando soprattutto bocca e occhi, che dovevo tenere ben chiusi. Abbozzai meccanicamente un mezzo sorriso pensando “almeno non rischio di ingoiarne troppa”.
Prima di dedicarmi a far venire Franco, mi pulii gli occhi con la prima cosa che trovai sotto mano. Era il mio top nero. Avrei puzzato tutta la sera di sperma, pensai.
Pazienza.
Passai quindi a Franco, a cui mi dedicai con più calma, leccandogli a lungo le palle e infilandogli delicatamente un dito per stimolarlo, come sapevo che gli piaceva.
Ormai lo conoscevo benee al momento giusto ingoiai diligentemente , per poi continuare a leccarlo per pulirlo perfettamente.
Pensavo di aver finito, ma sfilandomi il cazzo dalla bocca, Franco fece un cenno ai fratelli che portassero qui Federico.
Io non capivo e avevo paura che lo volessero di nuovo picchiare.
Invece...
“Mi sento generoso, Bruna oggi lo succhia a tutti...Almeno vi lasciate da buoni amici”
Nonostante gli effetti della pillola di ecstasy, che ormai avevo preso qualche ora prima, mi faceva incazzare che Franco facesse il generoso, mentre a succhiare e ingoiare fossi io.
Ma non ero nella situazione di mettermi a discutere e, in ogni caso Federico era talmente eccitato che mi bastò abbassare la zip e iniziare a menarlo e leccarlo per pochi secondi perché schizzasse come un idrante.
Vivere dal vero una situazione che aveva visto solo nei suoi amati film porno l’aveva mandato fuorigiri, come spesso gli accadeva.
Gli leccai la cappella per poi pulirgli il cazzo amorevolmente con la bocca, sentendomi in colpa per averlo ficcato in quella brutta situazione, quando lo sentii dirmi con disprezzo “Sei proprio una troia dimmerda...”
Eh no, carino...
La rabbia e la frustrazione esplosero e gli diedi un pugno con tutte le mie forze sui coglioni urlando “Troia sarà tua madre! E se non fosse stato per me, in questa vita la figa l’avresti vista col binocolo, stronzo ingrato!” dandogli un’altra ginocchiata fortissima sulle palle, che lo mise ko peggio dei pugni dei fratelli Mancuso.
Ci fu un attimo di silenzio finché uno dei fratelli sussurrò "Chista è na calabbrisa doc, de chille vere. M’innamorai perdutu!"
Tutti e tre si misero a ridere con le lacrime agli occhi e dopo qualche istante mi misi a ridere tanto pure io, mentre Federico si rotolava per terra ancora dolorante.
Ci riaccompagnarono a casa mia e misero sul motorino Federico, con la promessa, assolutamente credibile, di spezzargli tutte le ossa se si fosse presentato dalle mie parti o avesse anche solo pronunciato il mio nome, visto che ero "Na fìmmina cu i contrapalle".
Io salii a casa un po’ delusa: avevo ottenuto il loro rispetto, ma dopo essermi data tanto da fare, ero l’unica stronza che non aveva goduto quella sera.
Mi provai a toccare, ma ero stremata e mi addormentai di sasso con la mano ancora in mezzo alle gambe e il top appiccicoso di sperma indosso.
(continua con l’ultimo capitolo)
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