Il primo amore non si scorda mai (monaco)

di
genere
sentimentali

Questa storia, lo premetto, è realmente accaduta.

Facciamo un passo indietro di diciotto anni. Ero un ragazzo ribelle, impulsivo, uno di quelli che oggi non vorrei accanto a mia figlia. La relazione con Magalit durò due anni, ma furono anni segnati dai miei errori: bugie, immaturità, scelte sbagliate.

Fu lei a chiudere. Disse che aveva bisogno di ritrovare sé stessa. Prima che uscissi da casa sua, mi lasciò con una frase che allora non compresi fino in fondo:
“Se esci da questo cancello, non mi vedrai più.”

La mia sicurezza svanì nel giro di poche ore. Il suo telefono spento, il silenzio, l’assenza. Giorni, mesi, anni. Non mi cercò mai più. E quando capitava di incontrarla, si allontanava.

Per molto tempo fu il mio dolore più grande. Poi il tempo fece il suo corso.

Diciotto anni dopo, però, qualcosa tornò a galla. Venni a sapere che era diventata madre… e che aveva dato a suo figlio il mio stesso nome. Una coincidenza troppo forte per lasciarmi indifferente.

Era il Natale del 2023, a Monaco. Luci ovunque, eleganza, atmosfera perfetta. Arrivammo al ristorante con la mia famiglia a bordo della mia Ferrari 488 GTB, ormai diventata realtà di un sogno coltivato per anni.

Come spesso mi accade, osservavo la sala. E poi la vidi.

Magalit.

Seduta a pochi tavoli di distanza, accanto a suo marito e al suo bambino. I nostri sguardi si incrociarono. Arrossì. Dentro di me si mosse qualcosa di profondo. Non era il momento di avvicinarsi, così rimasi al mio posto.

Più tardi, però, il destino intervenne. Uscendo dal bagno la trovai lì, ad aspettarmi. Le sorrisi, le dissi che era bello rivederla. Le lasciai il mio numero, proponendole una colazione il giorno dopo. Accettò.

Quella notte mi scrisse. Anche per lei quell’incontro era stato forte.

La mattina seguente ci incontrammo all’Hotel de Paris. Parlammo a lungo, con una sincerità nuova. Le raccontai che non l’avevo mai dimenticata del tutto. Lei mi parlò della sua vita, dei suoi traguardi.

Durante la colazione, una telefonata cambiò tutto: suo marito doveva partire per lavoro.

Dopo aver salutato il bambino, mi disse che sarebbe andata in spa. Colsi l’occasione e le proposi di passare del tempo insieme, lontano da tutto. Era esitante, combattuta. La guardai negli occhi e le dissi che forse era arrivato il momento di chiudere ciò che era rimasto sospeso.

Dopo poco tornò.

Da lì iniziò qualcosa di inaspettato. Organizzai tutto rapidamente. La portai via con me, lontano dalla routine, lontano dagli sguardi.

Arrivammo all’aeroporto di Nizza, dove ci attendeva il mio jet privato, un Dassault Falcon 900EX. Rimase sorpresa, quasi incredula. Le dissi che, anni prima, non ero stato capace di darle ciò che meritava. Ora volevo almeno provarci.

Decollammo. Durante il volo parlammo, brindammo, ricordammo. Non era solo il viaggio, ma tutto ciò che rappresentava: un tempo sospeso, solo nostro.

Atterrammo a Malpensa e proseguimmo verso Lugano. Ad attenderci c’era la mia Rolls-Royce Ghost, con un mazzo di rose per lei.

In hotel, tra attenzioni, conversazioni e momenti di silenzio, le distanze di anni si annullarono. Ci ritrovammo davvero. L’emozione era autentica, intensa. Ci abbracciammo a lungo, lasciando emergere tutto ciò che era rimasto in sospeso.

Quello che accadde dopo fu naturale, profondo, fatto di sentimento e complicità. Non era solo attrazione, ma il bisogno di ritrovarsi, anche solo per un attimo, come se il tempo non fosse mai passato.

Restammo insieme per ore, lontani dal mondo.

Nel pomeriggio uscimmo, passeggiammo, facemmo acquisti. Volevo farle un regalo, ma lei rimase semplice, scegliendo con discrezione. Quel dettaglio mi colpì più di ogni altra cosa.

La sera, però, la realtà tornò a farsi sentire. Il pensiero di suo figlio divenne troppo forte. Non riusciva a restare lontana da lui.

La capii.

Così tornammo indietro. In poche ore eravamo di nuovo a Monaco, ognuno pronto a riprendere la propria vita.

Ma qualcosa era cambiato.

Da quel giorno, il nostro legame non si è più interrotto. Non è semplice, non è perfetto… ma è reale. E, in qualche modo, unico.
di
scritto il
2024-09-26
1 K
visite
9
voti
valutazione
4.1
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto sucessivo

Secondo incontro con Magalit

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.