Secondo incontro con Magalit

di
genere
sentimentali

Come ripeto sempre, le mie storie sono vere, non frutto di fantasia.

Dopo il nostro incontro a Monte Carlo, ritrovare la normalità fu difficile. Le notti erano agitate, i pensieri continui. Io e Magalit iniziammo a sentirci ogni giorno, quasi in modo compulsivo, tra messaggi e ricordi che tornavano a galla.

Dopo due settimane, la decisione venne naturale: rivederci.

Lei viveva nel centro di Milano, io a Lugano. Le distanze, per me, non sono mai state un problema. Sono abituato a muovermi velocemente, spesso a bordo delle mie auto, che per anni sono state un sogno diventato realtà.

Lo ammetto: amo il bello, in tutte le sue forme. Ma tutto ciò che ho costruito è frutto del mio lavoro, dei miei sacrifici. E nella vita, così come nelle relazioni, ho sempre cercato il massimo, anche se questo significava vivere situazioni complesse e nascoste.

Ci demmo appuntamento a Milano, in Via Monte Napoleone, al celebre Pasticceria Cova.

Arrivai in anticipo, quella volta a bordo di una Lamborghini Huracán Performante bianca. Lei era già lì, elegante come sempre. Facemmo colazione insieme, cercando di sembrare due persone qualsiasi, ma dentro entrambi sapevamo che non lo eravamo affatto.

Dopo poco ci dirigemmo verso una delle mie proprietà, a pochi passi dal Duomo. Lì, lontani da sguardi indiscreti, bastò poco per ritrovare quella complicità che il tempo non aveva cancellato. Ma la sorpresa era solo all’inizio.

Le dissi che dovevamo ripartire subito. Il mio autista ci stava aspettando per portarci all’aeroporto di Linate. Lì, pronto per noi, c’era il mio Dassault Falcon 900EX.

Destinazione: Parigi.

Durante il volo parlammo, sorridemmo, lasciando che i ricordi si intrecciassero con il presente. Non era solo un viaggio, era un modo per recuperare qualcosa che avevamo lasciato incompiuto.

All’arrivo, una Rolls-Royce Ghost ci attendeva. Ci portò direttamente nella mia residenza, con vista sulla Torre Eiffel.

Il pomeriggio lo trascorremmo tra musei, passeggiate e momenti semplici, mano nella mano, come due ragazzi che si ritrovano dopo tanto tempo. A un certo punto mi fermai, la guardai negli occhi e le dissi ciò che per anni avevo tenuto dentro: che, nonostante tutto, per me era rimasta unica.

Le emozioni erano forti, quasi difficili da gestire. Non era solo attrazione: era qualcosa di più profondo, legato al passato, alla crescita, a ciò che eravamo stati e a ciò che eravamo diventati.

Le raccontai del mio percorso, di come fossi cambiato, di come la vita mi avesse portato lontano da quel ragazzo ribelle. Lei fece lo stesso, aprendosi sulla sua realtà, sulle sue scelte, sui compromessi.

Mi confidò di sentirsi intrappolata in una vita perfetta solo all’apparenza. Un matrimonio solido dall’esterno, ma privo di ciò che davvero conta. Parole che non giudicai, ma ascoltai.

La sera, Parigi era illuminata e ancora più affascinante. Avevo organizzato una sorpresa: una visita privata in una gioielleria. Lì scelse un collier elegante, firmato Chopard. Non era il valore materiale a contare, ma il gesto, il significato.

Poi la portai in un luogo ancora più speciale: un castello interamente riservato per noi, in stile Luigi XVI. Non le dissi nulla fino all’ultimo.

All’arrivo trovò un’atmosfera da fiaba. Abiti preparati per entrambi, una cena a lume di candela in una sala sontuosa, tra colori caldi e dettagli d’altri tempi. Sembrava tutto irreale.

La serata proseguì tra sorrisi, sguardi e silenzi pieni di significato. Dopo cena, nel giardino, uno spettacolo di fuochi d’artificio illuminò il cielo.

Dal terrazzo della nostra stanza, mentre osservavamo le luci, apparve proiettata sulla facciata del castello una nostra foto di quando avevamo diciassette anni.

Fu un momento intenso. Si emozionò profondamente. Anch’io.

Le dissi che, in fondo, una parte di me era rimasta lì, a quell’età, con lei. E che forse tutto ciò che avevo costruito non era altro che un modo per arrivare, un giorno, a poterle dare ciò che allora non ero stato capace di offrirle.

I giorni successivi furono sospesi, fuori dal tempo. Fatti di complicità, sguardi, momenti condivisi con una naturalezza sorprendente.

Poi arrivò il momento di tornare.

Rientrammo ciascuno alla propria vita, ma con una consapevolezza diversa. Qualcosa si era riacceso, qualcosa che non si sarebbe più spento facilmente.

E da lì… tutto è continuato.

Alla prossima avventura.
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scritto il
2024-09-28
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