io e mio fratello due, il ricordo degli ultimi giorni in italia

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Io e mio fratello due, il ricordo degli ultimi giorni in Italia
L’esperienza nel campus londinese aveva assorbito ogni nostra fibra. Io e Denis eravamo riusciti ad organizzare tempi e attività secondo i modelli Britisch. Niente a che vedere con le abitudini nostrane. Come avevamo preventivato, la distanza dalle nostre famiglie di origine, se da un lato ci mancavano per le sicurezza del calore affettivo e dell’accudimento quotidiano, dall’altro, dovevamo fare i salti mortali per godere un minimo di privacy. Il pericolo di essere sorpresi mentre eravamo in posizioni intime incombeva perenne e adesso sapevo pure che il mio fratellino mi spiava dall’età dell’adolescenza per ammazzarsi di seghe mentre io ed il cugino Denis consumavamo il nostro appagante rapporto incestuoso.
Con questo ultimo assunto, sentivo che una parte della crescita emozionale e sessuale del mio bellissimo fratello, era anche merito mio. Pensavo spesso in questo anno di lontananza, alle nostre esperienze in quelle due ultime notti in casa nostra. Avevo promesso che saremmo stati assieme fino alla partenza ed approfittando dello spirito di commiato, ricordo di aver visto letteralmente scomparire anche le minime sfumature del comune ritegno. Carlo, il fratellino vissuto come mammone viziato. Rinato come maschio desiderabile ed amante appassionato in quella prima volta, dopo le sue confessioni e soprattutto a seguito delle successive prestazioni; ha saputo creare un’avventura negli ultimi due giorni di permanenza nel bel paese.
Le pagine dei ricordi scorrono come un romanzetto viola di un piccante che si rinnova per ogni momento che assale la mente ed infiamma il cuore. L’eccitazione monta ed esplode in pochi secondi nel rivedere i fotogrammi a spot o in sequenza del film orchestrato da Carlo per me, mentre preparavo la partenza. Denis non c’era, e nostro padre ha fatto due fugaci apparizioni per il pranzo del giovedì e la cena del venerdì. Nemmeno all’aeroporto è riuscito a presentarsi per i saluti. Uscita di casa al giovedì per raccogliere gli ultimi documenti e per i passaggi in banca un rapido passaggio al Mac per un panino con mio padre che pareva non ricordare il motivo dell’appuntamento (preso come sempre dalle sue cose). Qualche passaggio dopo pranzo con amici/che vari/e e nuovamente a casa nel tardo pomeriggio. Al rientro trovai mio fratello che armeggiava in cucina e mi chiese quanto mancasse per cenare assieme.
Scoprii che non avevo minimamente pensato di cenare a casa, presa dalle cento cose da fare sempre all’ultimo momento. Gli avevo promesso disponibilità a stare assieme, ma pensavo a qualcosa da vivere durante la notte. Non avevo fatto i conti con la sua creatività. Mi resi disponibile per la cena dopo una rapida doccia. Lo splendido ragazzo era vestito con un paio di pantagel blu che sottolineavano spudoratamente il pacco dei genitali ed una maglietta a muscolo azzurra, corta. Restava scoperto il bottone dell’ombelico che pareva messo a fissare la tensione dell’addome e l’aderenza al torace. Il tutto sottolineava le curve dei gruppi muscolari tesi al punto giusto per esprimere potenza, sensualità e bellezza.
Lo sguardo che coglie, lo fa sorridere di compiacimento e si avvicina per un bacio fraterno. Mi precede nel bagno porgendomi l’accappatoio pulito e profumato e programmando il box doccia nella funzione “Rapida e rigenerante”. Lo guardo e tendo la mano per una carezza, mi sorride e mi invita ad entrare. Conosco il programma, dura cinque minuti alternando getti caldi e freddi, pulsanti su tutto il corpo. Alla fine la pioggia di vapore profumato ti congeda e si apre la porta inondando la stanza di profumo. Carlo mi aiuta ad indossare l’accappatoio e il rigonfiamento del pantalone è diventato mostruoso.
Non ci fa caso e mi tampona la schiena e tutto il corpo. Lo togliamo e mi avvolge i capelli come un turbante in un asciugamano sottile. Mi siedo sullo sgabello e mi asciuga i capelli senza pensare ad altro in apparenza, ma la patta evidenzia un’erezione incredibile. Non devo guardarlo, sento che sto già sbrodolando. Mi propone una vestaglia uscita da chissà dove e mi esorta a raggiungerlo in sala da pranzo. Così dicendo mi porge le ciabattine da bagno ed esce incurante del suo pacco troneggiante.
Lo seguo in sala e mi trovo di fronte ad un tavolo apparecchiato romanticamente per due. Lo guardo per capire cosa significhi tutta quella messinscena. Sembrava aspettarsi quel muto interrogativo e spostando la sedia per invitarmi a sedere, sottolinea che aspettava da tempo una occasione così, per servirmi e godere della mia compagnia riservata a lui. Rispetto il suo copione e lascio andare e mi godo la cena semplice ma di classe. Il dessert viene servito in camera da letto e lì comincia la sessione di coccole e sesso.
Baci carezze e massaggio con oli profumati. Nessuno ci aveva mai pensato e trovai naturale ricambiarlo. Il suo massaggio percorse ogni centimetro del mio corpo facendomi vibrare dal desiderio concludendosi con un cunnilinguo lento e approfondito che mi procurò un orgasmo da far perdere i sensi. Lo volli ricambiare copiando il massaggio total body fermandomi su quel membro giovane e pulsante di desiderio, soddisfacendo con carezze lascive, leccate truculente e succhiotti profondi, sospendendo e riavviando il processo ogni volta che sentivo essere pronto allo scoppio orgasmico per riprendere l’operazione dall’inizio.
Carlo sembrava sottomettersi a quel trattamento senza voler prendere alcuna decisione che fosse diversa da ciò che desideravo. Ma quando lasciai che la crema dolce salata irrompesse come una sequenza di getti nella gola e nella faccia, e ripulito tutto come premio per essergli vicino; potei constatare che i suoi disegni erano altri.
Mi baciò con infinita tenerezza accompagnandomi nell’assumere la posizione supina e coprendomi col suo corpo, mi inchiodò letteralmente col suo piolo che sembrava aumentare in dimensione e consistenza muovendosi dentro di me. Lo sentivo prepotente nel mio corpo, anche volendo offrirmi di più per collaborare in questa nuova dimensione incestuosa, mi trovavo completamente succube nell’assecondare quella sua irruenza dominatrice. Era fantastico sentirmi posseduta da quel maschio bello, profumato, dolce ma potente; e considerare trattarsi del mio fratellino.
Essere scopata da lui non era una cosa sporca ne la sentivo come proibita. Non capivo cosa ci potesse essere di più bello e me lo godevo appieno. Carlo sembrava non finire mai nel suo rimestare nel crogiolo del piacere col suo mestolo magico. Fu sufficiente un mio appassionato aggancio con le gambe sulle sue mentre con la mani accarezzai voluttuosamente i sodi glutei, per rompere l’incantesimo del movimento perpetuo ed assistere in pochi secondi a penetrazioni più profonde e urgenti, preludio di una vera e propria esplosione di caldo succo del piacere che mi trascinò in una sequenza di orgasmi.
Rimanemmo uniti per qualche tempo, forse ci addormentammo pure, rilassati e coccolati dall’unione appagante dei nostri sessi. Carlo continuava ad essere presente e pulsante nonostante l’orgasmo. Non era floscio ma nemmeno barzotto. Lo sentivo ancora capace di occupare la sua parte nel mio corpo, o forse nel momento del sonno e del risveglio si stava nuovamente rianimando. Io non volevo muovermi per non rompere l’incantesimo. Dal display verde smeraldo della sveglia, risultavamo essere vicini alla mezzanotte.
Anche Carlo si mosse stringendosi a me in un abbraccio, spingendo il bacino per affondare appieno l’asta. Quell’inaspettato movimento mi strappò un orgasmo a ciel sereno; potrei dire che non me l’aspettavo e reagii ruotando il bacino per prenderlo tutto fino alla radice, per sentire lo scroto appoggiarsi al perineo e apprezzarne lo sbattimento ad ogni altro successivo affondo. Non tardò a riprendere il ritmo mantenendo la posizione. Mi sentivo come una cagna in calore! Oramai mi abbandonavo ad affermazioni ed incitamenti che non avevano mai fatto parte della mia cultura.
Carlo mi stava mandando fuori di testa per il calore ed il profumo del suo corpo, per il ritmo e la potenza del rapporto, anche se molto simile al cugino, lo percepivo più potente ed appassionato. Non mi capacitavo che potesse essere in concorrenza con nostro padre. Era un amante favoloso e non solo per quello che ho descritto, ma anche per l’aura che riuscivo a percepire chiaramente nello stare con lui. A questo punto decisi di prendere l’iniziativa e lo rovesciai mettendolo sotto. Sentirmi libera di muovermi, al di la della passione, mi rendeva molto più sicura.
Stargli sopra mi dava un senso di ritrovato potere e pur imperniata su quel palo, cercai di trovare il ritmo di una danza che fosse congeniale alla mia voglia di maschio. Carlo si lasciò fare e mi trovai . nel giro di qualche minuto, a fare l’amazzone che calcava la sua sella preferita. Il display verde segnava le una e mezza quando decisi di scendere, anzi, sentii il cazzone del mio uomo, sgusciare fuori dalla mia vagina oramai allargata senza sosta alcuna. Carlo continuando ad accarezzarmi il monte di venere scendendo verso il culo, iniziò a massaggiarmi il buchetto. I liquidi lubrificarono abbondantemente quella nuova via e mio fratello vi infilò in un sol colpo l’uccello, stando steso dietro di me.
Corsi con una mano ad accarezzare quell’unione ed al piacere della penetrazione aggiunsi la carezza studiata delle mie sapienti mani. Gli orgasmi non si fecero attendere molto, dirompenti nella frequenza e scuotenti per la potenza, sembravano non finire mai, Carlo era veramente instancabile e quando sentii nuovamente la cappellona pulsare eruttando una valanga di sperma poco denso, dentro il budello divenuto oramai così largo e beante che sembrava essere rovinato per sempre, capii che eravamo arrivati ad una svolta.
Carlo voleva concludere per il momento,e lo voleva fare con me. Come mi vuoi? Chiese. Per tutta risposta mi posizionai a quattro gambe offrendogli le terga, che decidesse lui quale orifizio scegliere, mi sentivo serena che non mi avrebbe mai fatto del male. sentivo aprire un cassetto del comodino e subito le sue bellissime mani da pianista con un paio di dita piene di lubrificante si insinuarono nello sfintere già allargato. Stavo per girarmi quando il cazzone di Carlo entrò con un colpo da togliermi il fiato riempiendomi la figa ed un dildo morbido e credo di uguali dimensioni, si insinuò abilmente manovrato, dentro il culetto.
Così presa e riempita dal mio fratellino che ne sapeva ovviamente una più del diavolo, ripresi a straparlare pregandolo di non smettere e di darmi tutto, anzi ancora di più. Chiedevo perché non si fosse fatto vivo prima, e ancora, dove avesse imparato quelle belle cose e dove si fosse allenato per apprendere tale abilità, e via così. Di orgasmo in orgasmo. Quando anche Carlo stava per scoppiare nuovamente, il dildo lo aveva lasciato uscire per aumentare le bordate, gli affondi e gli sproloqui impronunciabili per la folle frenesia del momento.
Scoppiò nella mia bocca anche se gli era rimasta ben poca roba. Nonostante quello però, il cappellone sembrava scoppiare per gli spasmi e il piacere ed i brividi del fratellino evidenziavano quanto godimento stesse provando. Mi strapazzavo la patata con la sinistra e con la destra manovravo lo sfintere che stava per chiudersi dopo essere stato così pesantemente violato.
Mi stesi di fianco e continuammo a baciarci negligentemente per un bel po’. Eravamo incrostati di sperma e sudore e ci addormentammo in quella posizione. La luce del giorno mi ferì colpendomi in pieno, le tende la lasciavano passare senza lenirne minimamente l’intensità. Carlo russava ancora sommessamente. Lasciai il lettone ed abbassai l’oscurante. La stanza ombreggiata mi suggeriva di tornare a letto aspettando che Carlo si svegliasse. Resistetti alla tentazione spostandomi in bagno per sistemarmi ed uscire.
Nello specchio vidi riflessa l’immagine del mio viso, un po’ di cerchio agli occhi ma la pelle distesa e rilassata. L’ovale ben delineato metteva in luce un volto sorridente. Tutto era teso al sorriso, gli occhi, la bocca, le guance. Venne spontaneo ridere di quel riflesso trasformandolo in una azione completa. Sorridere per la gioia di quello che era successo tra me e Carlo. Qualcosa da ripetere e consolidare con quel fratello sempre vissuto come “Il fratellino” cocco di mamma (perché papà non c’era). Magari neanche tanto la mamma se lui aveva trovato tempo e modo di spiarmi per crescere.
Adesso stavo comprendendo tante cose che mai avevano sfiorato la mia quotidianità. Al mio arco avevo ancora una freccia da giocarmi con lui; altre ventiquattro ore prima di partire e sicuramente avremmo entrambi cercato di viverle al meglio. Questo pensavo mentre l’acqua della doccia scorreva sul mio corpo. Il massaggio per lavarmi, produce un effetto saponoso a causa delle secrezioni e dello sperma essiccato adeso all’epidermide. Quel ricordo così recente mi eccitava e dovetti resistere al desiderio di masturbarmi. Una volta indossato l’accappatoio mi sentii rinfrancata ed entrai in cucina per preparare la coazione per me ed il fratellino. Come sarebbe stato il “The day after”. (Continua)
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scritto il
2024-05-28
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