Avventura di guerra

Scritto da , il 2013-02-01, genere gay

Questa storia mi è stata raccontata diversi anni fa, non metterei la mano sul fuoco per quel che riguarda la sua veridicità, mi sono limitato a metterla un po' in ordine e in prima persona per rendere il racconto più scorrevole.

Nell'estate del 1944 mi mancava poco per compiere 15 anni, era un periodo duro e difficile, al sud c'erano gli alleati, a nord, dove vivevo con la mia famiglia, la repubblica di Salò e i tedeschi che erano i veri padroni di quella parte d'Italia. Era il quarto anno di guerra e alle ristrettezze per tutto quel che riguardava una vita normale si aggiungevano la paura dei bombardamenti e quella di trovarsi coinvolti in uno scontro tra fascisti e partigiani, o di essere arrestati, anche senza motivo, durante un rastrellamento.
Alcuni miei coetanei, travolti dalla passione e esaltati dalla propaganda, erano corsi ad arruolarsi volontari nelle file dell'esercito repubblichino, altri si erano uniti alle forze partigiane; confesso, senza vergognarmene molto, che la mia principale preoccupazione all'epoca era sopravvivere cercando di evitare i guai (credo che fosse la preoccupazione di almeno tre quarti degli italiani…).
Mia madre aveva dei fratelli contadini che vivevano ad una certa distanza dalla città, abbastanza lontani da qualsiasi possibile obiettivo militare da essere ragionevolmente sicuri dal pericolo dei bombardamenti; c'erano sempre gli altri rischi cui ho accennato sopra, ma, nel complesso, la zona era abbastanza tranquilla. Fu così che la mamma ed io ci trovammo sfollati presso i parenti.
Non era certo una situazione ideale: dovevamo adattarci per dormire, il cibo non abbondava e dovevamo cercare di dare una mano nei lavori dato anche che alcuni degli uomini si trovavano in prigionia; quanto a passatempi non è che ce ne fossero molti.
Avevo stretto amicizia con un ragazzo della mia età, Franco, e insieme cercavamo di trascorrere in allegria il tempo libero.
Una delle nostre attività preferite, dato anche il gran caldo di qui mesi, era fare il bagno; avevamo trovato una pozza d'acqua pulita in mezzo ai campi, in una zona in cui non veniva quasi mai nessuno, e tutti i giorni andavamo a nuotare. Naturalmente non avevamo costume da bagno…ma che dei ragazzini facessero il bagno in costume adamitico era considerata una cosa normale e non scandalizzava nessuno (le ragazzine invece dovevano evitare accuratamente di far vedere quel che le distingueva dai maschietti).
L'avventura che vi vado a raccontare accadde proprio mentre stavamo nuotando nella nostra "piscina", questa era circondata da alberi e cespugli in modo che chi passava lì vicino non poteva vederci, ma d'altro canto nemmeno noi potevamo vedere chi si avvicinava. Eravamo in acqua da una decina di minuti quando sulla riva della pozza comparvero, senza che li avessimo sentiti arrivare, tre tedeschi: due soldati e un caporale, in divisa e armati. Ci fermammo di botto e restammo a guardarli, il caporale sbraitò qualcosa in tedesco, che naturalmente noi non capimmo, e ci fece cenno di uscire dall'acqua e di andare dove era lui con gli altri due.
- Che facciamo?- Chiesi al mio amico.
- Meglio che facciamo come vogliono loro, altrimenti sono capaci di spararci.
Uscimmo dall'acqua cercando di coprire con le mani le nostre "vergogne". I tre ci guardarono ridacchiando, poi uno dei soldati prese Franco per mano, lo fece curvare in avanti fino a toccare terra con le mani e gli fece allargare le gambe. Il mio amico si trovò così con il sedere in alto; a questo punto il soldato tirò fuori qualcosa da una tasca, credo fosse un po' di margarina proveniente dalle razioni militari, si unse per bene un dito e poi, con un gesto rapido lo infilò nel buchetto del ragazzo.
Franco lanciò un grido e cercò di sottrarsi all'intrusione del dito nelle sue viscere, ma con l'altro braccio il soldato lo bloccò nella posizione in cui l'aveva messo, cominciò a muovere il dito dentro e fuori e a ruotarlo, il mio amico gemeva e si lamentava che gli faceva male. Dopo aver lavorato per qualche minuto con il dito l'uomo si aprì i calzoni facendo uscire un cazzo e scapucciato, estrasse il dito e appoggiò la punta del suo arnese sul buco, diede una spinta cui rispose un nuovo e più forte urlo di Franco, spingendo in modo continuo entrò sempre più a fondo fino a giungere con il basso ventre a contatto con le natiche, si fermò qualche secondo poi cominciò a muoversi dentro e fuori. Il mio amico continuava a gemere, però succedeva qualcosa di imprevisto: il suo cazzo si stava rizzando segno che non provava solamente dolore; tenendolo fermo con una mano il suo sodomizzatore gli prese con l'altra l'uccello e cominciò a menarglielo.
Il caporale e l'altro soldato guardavano la scena ridendo e facendo commenti divertiti nella loro lingua, io da parte mia ero spaventato pensando che dopo Franco sarebbe toccato a me lo stesso trattamento ma sentivo anche una forte eccitazione, il mio membro era diventato duro e sentivo come se qualcosa mi stesse stringendo lo stomaco.
Il va e vieni nel culo di Franco si fece più frenetico, il ragazzo non gridava più, anzi emetteva alcuni versi che sembravano di piacere, il tedesco diede un'ultima spinta in avanti e si fermò lanciando un grido, nello stesso tempo dall'uccello di Franco scaturì uno schizzo di sborra. Il soldato si ritrasse e potei vedere lo sperma colare dal buchetto del ragazzo.
Come temevo era arrivato il mio turno, l'altro soldato mi fece mettere a quattro zampe e si inginocchiò dietro di me, anche lui cominciò con un dito ben lubrificato, iniziò a spingere contro il mio buco, cercai di opporre resistenza alla penetrazione.
- Non resistere, ti farà meno male mi disse Franco.
Seguii il suo consiglio e rilassai i muscoli, il dito si aprì la strada attraverso lo sfintere e avanzò; in quel buco, sino allora, erano entrate solo qualche supposta e la cannula del clistere, quindi sentii un certo dolore e una sensazione di dilatazione, ma dopo un po' cominciai a sentire anche una sensazione strana, una specie di piacere mentre il mio uccello si rizzava. Dopo un po' di manovre col dito il soldato accostò all'apertura il suo membro e cominciò a spingere, la sensazione di dilatazione divenne molto più forte e sentii un dolore lancinante mentre la testa del cazzo si apriva la strada oltre l'anello muscolare dello sfintere. Pian piano penetrò sempre più a fondo nelle mie viscere, arrivato ad introdurre tutta l'asta il mio stupratore si fermò per un paio di minuti, il mio ano cominciò ad abituarsi a quell'intrusione e il dolore diminuì notevolmente; sentii il cazzo uscire quasi del tutto per poi spingersi nuovamente a fondo, iniziò un movimento di avanti-indietro che se da un lato era doloroso dall'altro mi produceva delle sensazioni tutt'altro che spiacevoli. Il mio uccello, che già si era rizzato ora mi stava facendo male tanto era teso e gonfio, diversamente da quanto aveva fatto il suo camerata il mio inculatore non ritenne il caso di usare una mano per menare il mio membro.
Il movimento si faceva sempre più rapido finché sentii qualcosa di caldo schizzarmi nelle viscere, il soldato era venuto, pochi secondi dopo, mentre lui non aveva ancora tirato fuori il suo membro, venni anch'io, senza essermi toccato, spruzzando una quantità di sborra molto maggiore di quella che producevo di solito quando mi menavo l'uccello.
Il soldato rimise il suo arnese nei pantaloni e mi aiutò a rimettermi in piedi, sentii il suo sperma uscire dal culo e scendermi lungo una gamba. Guardai cosa stessero facendo gli altri: Franco era in ginocchio davanti al caporale, aveva il cazzo in bocca e glielo stava succhiando. Pochi minuti dopo il tedesco venne spruzzando sborra sulla faccia del mio amico, e un po' anche in bocca.
Finito di divertirsi con noi i tre si ricomposero, tornarono ad essere il perfetto modello di giovani guerrieri della Wehrmacht e se ne andarono.
Rimasti soli Franco ed io entrammo in acqua per ripulirci dai segni che ci erano rimasti e anche per ridurre un po' il bruciore che sentivamo ai nostri sfinteri dilatati.
- Che facciamo - Chiesi io
- E' meglio che torniamo a casa e non diciamo niente, tanto ai tedeschi nessuno può far niente e se la gente viene a sapere che l'abbiamo preso in culo ci prenderebbe in giro.
Facemmo così, tornati a casa ci dissero che un gruppo di soldati tedeschi era passato di lì, si era diviso in pattuglie che avevano esplorato i dintorni e, dopo qualche ora, se n'erano andati, non senza vuotare un certo numero di bottiglie che avevano trovato in cantina; noi avremmo potuto anche aggiungere "non senza aver rotto il culo a due ragazzini".
Passarono alcuni giorni e il bruciore al buchetto passò, ci capitò così di parlare tra noi di quel che ci era successo.
- Sai - mi disse Franco - mi ha fatto male ma ad un certo punto ho sentito anche piacere.
- Sì - dissi - anch'io.
- Cosa dici, proviamo a rifarlo tra noi?
- Perché no.
Cominciammo così a incularci a vicenda, devo ammettere con non poco gusto da parte di entrambi. Ma questa è un'altra storia che esula dalla nostra avventura di guerra.

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