Sono una mamma e ho fatto sesso con mio figlio in pubblico

Scritto da , il 2022-06-10, genere incesti

Ciao, sono sempre io, la stessa amorevole madre di famiglia che la volta scorsa vi ha raccontato di come è stata sodomizzata dal proprio figlio nel bel mezzo della cucina. Spero vi ricordiate di me…

Dato che vi è piaciuto molto il mio racconto della volta scorsa allora voglio dirvi anche della cosa più pazza che ho fatto con mio figlio C.; il mio giovane e prestante amante.
Quanto sto per raccontarvi è avvenuto l’anno scorso, ancora in tempo di pandemia:

Era maggio, o forse i primi di giugno, non ricordo bene. Comunque faceva abbastanza caldo e a me toccava l’ingrato compito di andare a fare la spesa. Mio figlio invece se ne stava in panciolle sul divano a godersi la bella vita del mantenuto nullafacente. Tutta seccata allora gli faccio “visto che a quanto pare non hai intenzione di studiare o fare altro di produttivo, almeno renditi utile e accompagnami al supermercato.”
Sulle prime C. ha protestato, poi però me l’ha data vinta. Così sono andata a prepararmi e dopo essermi truccata mi sono tolta i comodi abiti da casa e ho deciso di mettermi un bel prendisole con motivi floreali.
Mentre ero in intimo ed intenta a tirar fuori il prendisole dall’armadio noto che mio figlio è sull’uscio della porta che mi osserva. Ha il solito sguardo da porcellino con brutte idee in mente…
Sta ammirando le curve del mio corpo suadente; i miei grossi seni compressi nell’ampio reggiseno.
Allora lui mi fa: “per me staresti più comoda senza quell’altra roba”
“A quale altra roba ti riferisci?” Gli domando io.
“All’intimo. Già fa strano che lo indossi in casa dove a parte me non ti vede nessuno, figuriamoci quando fa così tanto caldo e sopra hai anche altra roba!”
Avevo già capito dove quel maiale voleva andare a parare: voleva eccitarsi a vedermi andar in giro senza mutandine e reggiseno. Faccio un po' la preziosa, provo a ribattergli, ma alla fine (come sempre) lui ha la meglio. “È il prezzo per far sì che io ti accompagni” mi dice. Che infame che ho cresciuto!
Saliamo in macchina ed usciamo dal quartiere residenziale in cui viviamo infilandoci in una trafficata strada urbana.

Ad un certo punto durante il viaggio ho sussultato quando ho sentito qualcosa insinuarmisi in mezzo alle gambe: Era mio figlio che forse per dispetto, forse perché credeva di farmi un piacere, stava lentamente cercando di raggiungere la mia fighetta nuda e indifesa. Ha iniziato ad accarezzarla e io di certo non l’ho fermato. Non l’ho fermato neanche quando ci siamo ritrovati imbottigliati nel traffico, circondati da altre auto ferme, con mio figlio che mi masturbava mentre io mi sforzavo di mantenere un’espressione impassibile quando invece dentro stavo bruciando di piacere. È stato uno strano viaggio. Tuttavia (purtroppo) siamo arrivati davanti al centro commerciale poco prima che potessi raggiungere l’orgasmo.
“Dai Tesoro basta! Ora devo cercare parcheggio.”
“Dai mamma mettila laggiù” disse indicando un punto abbastanza lontano dall’ingresso.
“Ho già capito quello che vuoi fare! E ti dico di NO… la macchina non è abbastanza grande, non mi va di fare la contorsionista.”
Così mio figlio ha rilanciato una contro-proposta “Ma no mamma, lo facciamo fuori. Per questo è meglio metterci lì”
Mentre giravo in tondo per il parcheggio c’è stata una lunga trattativa, ma alla fine ho ceduto ai suoi bisogni, anche perché ormai la mia “passerina” era bella bagnata e non mi andava di aspettare fino al ritorno a casa per poter avere quell’orgasmo che avevo già pregustato poco prima.

Il posto individuato da mio figlio era abbastanza lontano dall’ingresso del centro commerciale, quindi poco trafficato; e c’erano alcune auto parcheggiate intorno che ci avrebbero coperti un minimo, ma con il rischio che i proprietari tornando alla macchina ci cogliessero “con le mani nella marmellata”.
Scesi dalla macchina lui fa in fretta il giro fino ad arrivare dal lato mio. A farlo in auto saremmo stati scomodi, quindi lui mi ha scopata direttamente in piedi in mezzo a quel parcheggio; in pieno giorno.
Dopo avermi palpata un po' da oltre il sottilissimo telo del mio prendisole ed aver pizzicato i miei capezzoli turgidi che si ergevano pungenti oltre la veste ha sollevato quest’ultima quel tanto che bastava per far sì che la mia umida figa entrasse in contatto con il suo cazzo in piena erezione, che fuoriusciva con impudenza dalla patta dei pantaloni. Complice anche il fatto che io fossi già molto umida per il ditalino ricevuto durante il tragitto, e forte anche del fatto che mio figlio era ormai avvezzo alle scopate violente e bestiali, lui me lo infilò dentro tutto d’un colpo; generando un attrito che alle prime mi è risultato assai sgradevole, ma che poi è andato gradualmente smorzandosi sotto l’influsso della fiamma della passione che squagliava ogni resistenza fisiologica del mio corpo. Per un po' mi scopò così, frontalmente mentre mi baciava e mi strizzava i grossi seni; poi decise di cambiare e mi fece voltare afferrandomi con irruenza per le spalle e sbattendomi di petto contro la macchina. Da oltre il tettino della nostra auto rossa si ergeva la mia testa, mentre le mie tette erano spremute contro il finestrino della macchina e i miei generosi fianchi erano saldamente tenuti dalle mani nerborute di mio figlio. Lui ci dava dentro più forte e velocemente che poteva, stantuffandomi con il suo grosso cazzo che imbeccava la mia povera figa in un modo tale da far pensare che stesse tentando di sfondarmela una volta per tutte. Il suo respiro affannoso impregnava di condensa il mio collo già sudato di suo per via delle elevate temperature di quel giorno. Io dal canto mio ero scossa; quasi squarciata nella mente e nel corpo, e avrei voluto tanto gridare a squarciagola. Tuttavia mi dovevo trattenere e rossa quasi come la vernice della mia auto la mia faccia si muoveva a destra e a sinistra in modo regolare fungendo da periscopio, con cui controllare che non stesse arrivando nessuno. A volte qualcuno usciva dalle grandi porte del centro commerciale e mi faceva allarmare. Tuttavia dopo pochi passi prendeva una direzione diversa da quella che lo avrebbe condotto a scoprire una madre e il proprio figlio fare sesso incestuoso non protetto in un luogo pubblico.

Alla fine è stato un bene che mio figlio non si sia trattenuto. Infatti così c’ha messo poco a raggiungere l’orgasmo. Con un grugnito mi ha assestato il colpo finale e ha lasciato il suo cazzo piantato nelle profondità della mia figa per tutta la durata dell’eiaculazione. Ha riversato una quantità immonda di sperma dentro di me e io non gli ho detto nulla. Un po' perché ero troppo indaffarata a svolgere il mio lavoro da vedetta per rendermi conto che mi stava farcendo col suo bollente seme, un po' perché tanto neanche ci avrei sperato di convincerlo a staccarsi da me prima che avesse ritrovato la ragione.
Una volta calmati i suoi spasmi da orgasmo lui ha sfilato il suo uccello e se lo è rinfilato nei pantaloni come se nulla fosse. Io mi sono abbassata il prendisole e ho provato a ricompormi al meglio delle mie possibilità.
Tuttavia faceva un caldo boia ed io ero sudata fradicia, con il prendisole che mi si appiccicava addosso rivelando in maniera esagerata tutte le nude forme che vi erano sotto. Facevo assolutamente schifo e ciò che era peggio è che in borsa non avevo nemmeno dei fazzoletti per asciugare l’inferno appiccicaticcio che avevo tra le gambe. Nonostante ciò siamo entrati come se nulla fosse. Fortunatamente la mascherina mi rendeva un po' meno riconoscibile… mi sarei uccisa se qualcuno che conosco mi avesse riconosciuta in quello stato. Durante la spesa ho dovuto addirittura interrompere tutto e correre nel bagno pubblico perché mi ero resa conto che un rivolo di densa sborra aveva iniziato a colarmi dalla figa percorrendo per metà la lunghezza di una gamba. Però tamponare il tutto con la carta igienica non è servito a molto. Avevo troppo seme dentro di me, e dopo poco ha iniziato a farsi strada verso il basso anche un altro rivolo.
Potevo sentire l’odore di sborra misto a sudore che mi permeava… mi sono vergognata come un cane a girare in mezzo alla gente in quello stato. E questo mentre invece quel coglione di mio figlio si comportava come se nulla fosse. Anzi! Quando si è accorto che nel reparto dei latticini eravamo soli, quel porco mi ha pure dato una pacca sul culo sghignazzando.
“Sono stato bravo prima vero? Eheheh T’è piaciuto mammina?”
“Stai zitto! Questa non te la perdonerò mai… sbrighiamoci a tornare a casa” gli ho urlato con aria inviperita.

E pensare che tornati alla macchina lui ha pure avuto la faccia tosta di chiedermi di fargli una sega durante il viaggio di ritorno! Diceva che conciata in quel modo osceno l’avevo arrapato…
A quel punto però sono stata irremovibile e non mi sono fatta convincere. Ben gli sta!

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