Il ripostiglio segreto di Cat

Scritto da , il 2021-11-01, genere masturbazione

RACCONTO DI FANTASIA CON SFUMATURE OMORASHI


E’ dura per una madre divorziata, ritagliare del tempo libero per sé stessa. Se i figli poi sono tre, anziché uno, e se la carriera va a gonfie vele, è praticamente impossibile.
C’erano momenti in cui immaginava di scappare, lontano da tutti. Abbandonare la casa, le figlie, il lavoro, e correre via lontano. Dio solo se sapeva se lo avrebbe fatto! Ma amava troppo le sue bambine per permettersi una cosa simile.
In alcuni giorni, pur di ritagliarsi un breve attimo di tregua, Cat si chiudeva in bagno, si metteva dentro la vasca, e restava lì qualche minuto. Solo per respirare.
Il sesso, naturalmente, era ormai l’ultimo dei suoi pensieri. O meglio, il sesso era, in effetti, nei suoi pensieri. Ma non aveva tempo neanche per quello.
Passasse il discorso di avere un uomo (che a dirla tutta nemmeno lo voleva), ma Cat, ormai, non aveva neanche il tempo di masturbarsi.
La notte, quando si distendeva nel grande letto matrimoniale, pensava spesso di farlo, ma poi la stanchezza aveva la meglio. Chiudeva gli occhi e si addormentava. E la mattina dopo era troppo tardi.
Sono cose che fanno sorridere, dette così. Tuttavia, per quanto assurde potessero suonare, riguardavano davvero la sua vita privata.
Arrivò il giorno in cui Cat si rese conto, di non essersi masturbata per settimane.
Può succedere, certo. Ma quella volta aveva battuto tutti i record, e lo sentiva eccome.
Il punto non era che non ci pensava proprio, ma che non trovava un attimo libero per farlo!
La sua grande villa, frutto di una brillante carriera, in quell’uggioso pomeriggio di inizio novembre, era avvolta nel grigiume.
Le bambine erano al piano superiore, a giocare fra di loro. Le aveva controllate poco prima, e ora avrebbe dovuto dedicarsi ad altre commissioni.
Indossava un maglioncino/felpa rosso ed un paio di leggings neri. I capelli castani erano sciolti e arrivavano a toccare le spalle in soffici onde.
Non doveva preoccuparsi di pulire la casa, sarebbe stata una follia. A quello ci pensava la sua cara governante, che spesso di occupava anche delle bambine. Però la cena, quella di certo non si sarebbe preparata da sola.
Si apprestò a tagliare dei pomodori e, nel farlo, ricordò la sera prima, quando, distesa nel suo letto, aveva finalmente iniziato a toccarsi un po’. Le era bastato un breve contatto con le dita, e si era incendiata, ricordando a sé stessa che non veniva da settimane.
Avrebbe tanto voluto avere un orgasmo, ma era così stanca che alla fine aveva preso sonno senza neanche venire.
Ora, con quei pomodori in mano, sentì di nuovo pulsare in mezzo alle gambe.
A volte le tornava in mente il sesso con il suo ex marito. Non lo amava più, sia chiaro. Però le capitava di pensare al suo cazzo. Insomma, è normale, no?
Ci pensò anche mentre tagliava i pomodori. Le parve di sentire le sue mani toccarla, il suo grosso e duro pene, penetrarla nel grande letto matrimoniale.
Sospirò, provando a cacciare quelle immagini dalla testa. Ma il suo clitoride era già rigido ed eccitato.
Si mosse da una parte all’altra della cucina, prendendo tutto l’occorrente per continuare a preparare.
Involontariamente, urtò piano l’angolo del mobile, che andò a sbattere proprio sulla sua fighetta. Non lo percepì come una botta, quanto più come una carezza che la fece gemere.
Si scosse, ridacchiando.
Cristo, perfino il mobile le faceva venire voglia di avere un orgasmo!
Improvvisamente dei pensieri irrefrenabili si impossessarono della sua mente.
Desiderò di essere a casa da sola, di mettersi sul divano con un bel vibratore, e accarezzarsi fino a venire non una, ma ben due volte. O magari anche tre, con un po’ di impegno.
Sentì del rossore colorarle le guance. Doveva porre fine a quelle pulsazioni continue fra le gambe.
Prese la bottiglia d’acqua e ne bevve un lungo sorso. Per tenersi idratata, beveva sempre molto, e quel giorno non aveva fatto eccezione.
Fu proprio nel farlo che si accorse di avere un urgente e improvviso bisogno di fare pipì. Non andava in bagno dalla mattina. Dio, non aveva avuto il tempo di fare neanche quello!
Altri flash si impossessarono del suo cervello: immaginò di andare in giardino, dietro ad uno dei grandi alberi, e lasciarsi andare ad una lunga pisciata liberatoria. E poi…poi toccarsi lì, dietro all’albero. Nessuno l’avrebbe vista. Ci avrebbe messo pochi minuti a venire, e il gioco sarebbe stato fatto.
Sentì le bambine muoversi al piano superiore. C’era la governante, ma il pericolo che qualcuno scendesse era comunque notevole.
Patate. Le servivano le patate per continuare a preparare.
Si avviò velocemente verso il piccolo ripostiglio dietro alla cucina, e fece per afferrare ciò di cui aveva bisogno. Ma il suo cervello la fermò ancora.
Rimase in silenzio, ad ascoltare il ritmo accelerato del suo respiro. Attorno a sé c’erano soltanto patatine, confezioni di merendine, lattine, e tutte quelle cose che non ci stavano in cucina.
I suoi occhi azzurri si mossero rapidamente, cercando di captare movimenti esterni.
Niente. Il vociferare delle bimbe era distante, e lei era momentaneamente sola.
Abbandonando ogni tipo di razionalità, chiuse la porta del ripostiglio e si appoggiò con le spalle al muro.
Le scappava tremendamente la pipì, ma non avrebbe avuto il tempo di andare in bagno, per poi tornare lì e fare ciò che aveva in mente.
Socchiuse gli occhi, infilandosi lentamente una mano dentro alle mutandine, ed iniziò a toccarsi.
Il suo clitoride sussultò eccitato, gli umori le bagnarono i polpastrelli.
Si tappò la bocca per non gemere ad alta voce.
“Oddio…”, sussurrò piano.
Sentiva il proprio ventre gonfio contro il palmo della mano, ma avrebbe dato la priorità all’orgasmo. Poi la pipì.
Continuò a toccarsi, penetrandosi a fondo con due dita mentre le sue guance si scaldavano, diventando dello stesso colore della felpa.
Si stava scopando da sola, contro il muro del ripostiglio.
L’orgasmo era sempre più vicino, le mancava davvero poco…poteva già avvertire le prime contrazioni all’altezza del basso ventre…e…
Sentì la voce della governante scendere le scale.
Piagnucolando per un momento, si fermò, respirando a fondo e sperando che l’orgasmo non esplodesse da solo.
Cercò di ricomporsi per quanto possibile, succhiò via dalle proprie dita la salata eccitazione, ed uscì dal ripostiglio con il sacco di patate in mano.
“Le bambine sono tranquille oggi”, fece la governate.
Cat annuì sorridendo.
La sua vescica aveva iniziato a lanciare segnali minacciosi, se non fosse corsa in bagno se la sarebbe fatta addosso davanti alla donna.
“Esco in giardino, ho bisogno di prendere una boccata d’aria”, disse infine.
“Ma sta piovendo!”, commentò l’altra.
“No, ha smesso. E comunque non importa. Occupati delle bambine per qualche minuto per favore, rientro subito”.
Uscì nell’aria fresca di novembre e si avviò a passi svelti verso il grande albero che faceva angolo al giardino.
“Oh Dio…”, borbottò fra sé, mettendosi una mano sulla pancia. “Devo fare pipì, devo fare pipì, devo fare pipì!”.
Si guardò intorno, controllando che nessuno stesse guardando, dopodiché appoggiò la schiena contro il tronco dell’albero e si abbassò leggings e mutandine in un solo gesto.
Fece a malapena in tempo ad accucciarsi, poi, dalla sua figa, iniziò ad uscire un getto potente di pipì che andò a schiantarsi sul terreno erboso.
Nell’arco di qualche secondo aveva formato un piccolo laghetto che si stava espandendo sempre di più, in un lungo rivolo che continuava ben lontano dall’albero.
Il getto sibilava così forte che temette che qualcuno potesse udirlo. Provò a fare meno rumore, ma non ci riuscì. La sua vescica era troppo piena e troppo desiderosa di venir svuotata al più presto.
Spostò gli occhi azzurri – che con il contrasto del cielo grigio sembravano ancora più azzurri – furtivamente, assicurandosi che nessuno potesse assistere a quella scena.
Finì di pisciare dopo quasi due minuti e ricordò di avere un fazzoletto nella manica della felpa. Lo estrasse, pulendosi delicatamente la fighetta.
Infine, si rialzò, restando appoggiata al grande arbusto alle sue spalle, e ricominciò a toccarsi velocemente.
Questa volta non sarebbe mai riuscita a fermarsi. Era davvero troppo. Il suo clitoride sussultava continuamente, facendole capire che di lì a poco sarebbe esplosa.
Tornò a penetrarsi con le dita, fino in fondo, come fossero il bel cazzo del suo ex marito. O di qualcun altro…
Su e giù, ripetutamente, senza tregua.
Il suo dolcissimo viso si contrasse in un’espressione disperata, gli occhi si chiusero, e una piccola vena comparve sulla sua fronte.
Cat non ce la faceva più, e così il suo corpo esplose in un meraviglioso orgasmo senza precedenti, facendole cedere le gambe e afflosciarsi lentamente sul terreno.
Avrebbe urlato, ma così l’avrebbero sentita. Quindi si tappò la bocca con la mano libera, ed aspettò che quelle violente contrazioni finissero.
Quando ciò avvenne, si ricompose, guardando il grande lago di pipì sotto i suoi piedi ed i filamenti di umori sulle dita.
Tornò in casa, alla propria vita, alla propria routine, che le aveva appena concesso questo breve attimo rubato.
Chissà, magari avrebbe potuto farlo ancora qualche volta.

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