Dal tettino della mini

di
genere
voyeur

DAL TETTINO DELLA MINI
È mezzanotte passata e il sonno non arriva. Mi rigiro nel letto, irritato più da una violenta erezione che dal caldo. A quarant’anni, ritrovarmi così eccitato senza un motivo preciso mi infastidisce. Alla fine, cedo. Mi alzo, vado in bagno, mi sciacquo le palle gonfie e decido di uscire.
Un giro in macchina, aria di mare. A volte basta quello.
Esco dal garage con bermuda leggeri e canotta, un cappellino calato sugli occhi, niente mutande. Degrado puro. La notte ha quell’odore umido di pioggia appena finita, una pace nella città deserta. Il motore della mia Bmw si avverte appena mentre percorro il lungomare. Le luci sono rade, giallastre, e alla mia sinistra si apre il solito dedalo di stradine che scendono verso la spiaggia.
In una di quelle noto una Mini bianca, ferma, con il lunotto appena appena appannato. Rallento. So già cosa significa. Spiare non è solo curiosità: è una forma di intimità rubata che mi ha sempre eccitato. Parcheggio più avanti, lontano, e scendo. Faccio il giro del palazzo, sbucando dalla sabbia sulla stradina di fronte al mare.
L’illuminazione è pessima. La macchina si muove appena, segno che la coppia potrebbe essere ancora guardinga. Mi avvicino quanto basta per vedere senza essere visto. Sono due giovani, forse venticinque anni. Lei è a quattro zampe sul sedile del passeggero, mora, corpo da reato, indossa solo un perizoma. Lui sembra più piccolo, disteso, gli occhi chiusi, completamente abbandonato. Una salma. È evidente chi comanda il gioco.
La testa di lei si muove lenta, consapevole, come se sapesse di essere osservata anche se non guarda nessuno. Sembra segretamente sperare, accarezzare l’idea.
Un crocchio di capelli neri ancorati alla nuca, ed il ritmo regolare di un pompino lento e profondo. Quell’atto non è fine a sé stesso, ha tutta la solennità di un rituale pagano. Si svolge lento, infischiandosene del tempo e del mondo intorno, fregandosene di tutto il resto. La ragazza sa quanto piacere possa regalare, è sicura nei gesti, implacabile. Di colpo si arresta, proprio in corrispondenza della cappella, indugia un istante e poi torna a scendere ancora più lenta.
Lui si accomoda meglio sul sedile, sembra arretrare come un condannato dinnanzi ad un plotone di esecuzione. Deve soffrire molto penso, sorridendo.
Tanta attenzione mi tranquillizza, riprendo fiato un istante, e mi concentro sui particolari. Orgogliosa e spavalda, la ragazza sta appoggiata con il sedere ben in mostra dal finestrino abbassato, le cosce divaricate lasciano intravedere appena l’intimo nero incollato alla sua figa, mentre il dito del fortunato ragazzo sta infilato nel culetto alto e sodo. Una visione celestiale che mi eccita. Seguo la scena rendendomi conto che la bocca di lei detta il ritmo alla mano di lui. Movimenti ampi e profondi della bocca, corrispondono ad affondi lenti e forti di lui, un ritmo più rapido viene seguito da sculacciate e vibrazioni della mano sul clitoride.
Lei una dea, lui un improvvisato.
Ragiono: in quel tratto non è difficile incontrare persone che scendono a mare, e tutta quella esuberanza appare sospetta nonostante l’ora. Nessun riguardo, nessuna attenzione nessun tentativo di nascondersi. Meglio così penso, ma questo pensiero mi rimane incollato.
Quello spettacolo meraviglioso mi inebria, ed il mio cazzo reagisce insolente. Sono sempre stato apprezzato per le mie dimensioni, tanto che le mie storie amorose sono state sempre costellate di situazioni piccanti con donne vicine alle mie donne. Se trapelava la notizia dei miei 22 cm, potevo star sicuro che prima o poi qualche cosa sarebbe scappata fuori.
Nonostante le bollenti effusioni quei ragazzi non avevano ancora perso di lucidità, per cui preferivo restarmene prudentemente nascosto nell’ombra, dietro l’angolo buio che mi rendeva invisibile, ad un paio di metri.
La resa dei conti giunse inesorabile...
I piccioncini, vogliosi di approfondire la conoscenza, si trasferirono sui sedili posteriori. Lei scendendo dalla vettura con le tettine al vento, lui con qualche acrobazia all’interno dell’abitacolo.
Prima di rientrare la mora si guardò intorno, placida. Temetti di essere stato scoperto, ma il suo silenzio mi rincuorò. Se io sto per scopare e mi trovo un energumeno di quasi due metri con un grosso cazzo in mano certamente direi qualcosa. Lei nulla, si inchinò mostrando un culo da concorso, e sparì dentro la macchina.
Non ebbe grossi riguardi, salendo a cavalcioni del ragazzo. Prese il suo cazzo tra le mani e lo guido al buco della sua calda figa. Scese piano, poi si sollevò, poi ancora giù aspettando di sentire la fica aprirsi. Un gemito soffocato, nulla di più, ma ormai erano in ballo. Lui con la testa all’indietro, le mani avvinghiate, il bacino che scende e risale con una precisione quasi crudele. La stessa lentezza di prima, quella stessa che permette di gustare ogni centimetro dell’intimità.
I finestrini sono leggermente abbassati, sento il suo respiro crescere, qualche parola sussurrata, oscena, goduta.
L’eccitazione mi prende allo stomaco. Non posso stare fermo davanti a tanto spettacolo. Striscio silenzioso dietro la vettura, nel cono d’ombra. Estraggo il mio pisello in tutta la sua lunghezza, la mano stringe forte. Il vetro del lunotto è a pochi centimetri da me, appena più in basso, all’altezza del mio inguine.
Lui voltato di spalle, passivo, lei cavalca come una amazzone. Il ritmo aumenta lentamente, gli ammortizzatori iniziano a gracidare sotto i colpi dell’amplesso, il bacino si sposta ritmicamente, riempito dalla carne calda di lui.
È allora che lei apre gli occhi e guarda proprio lì, tra le mie gambe. Non si ferma. Non si irrigidisce. Mi vede.
Per un istante penso che reagirà, che dirà qualcosa, e mi preparo a correre. Corro con la mani alle chiavi della macchina, sono pronto a sparire come uno spettro.
Invece no. Tiene lo sguardo fisso, ipnotizzata. Le sue labbra si incurvano appena, un mezzo sorriso che non lascia dubbi. Immagino sia molto eccitata e che sia prossima a godere, per quella ragione forse decide di sopportare ancora qualche momento della mia presenza. Il movimento cambia ancora, diventa più lento, più profondo. Sta giocando. Con me.
Io resto immobile, consapevole di essere parte della scena solo perché lei lo permette. Il ragazzo sotto di lei non si accorge di nulla, perso nelle sensazioni. Lei invece mi guarda apertamente adesso, senza più fingere. Sa che la sto guardando. Sa che mi sto toccando. E le piace.

Il ritmo cresce. Il respiro le si spezza, le spalle si tendono. La sento gemere, chiedere di essere graffiata, spinta. Io sono al limite. Lei viene con un gemito strozzato, il corpo che trema. Subito dopo scivola giù da lui, ma restando a cavalcioni delle ginocchia. lo bacia, lo sistema. Sembra sofferente per la posizione assunta nell’abitacolo stretto, ma soddisfatta.
Io come una statua di sale. Poi la testa di lui prende vita e si sposta avvicinandosi al quadro che si illumina. Smanetta con le chiavi, si illumina il cruscotto, forse ha caldo, e lo credo bene!
Il tettuccio elettrico della Mini scivola indietro aprendo il cielo della piccola macchina, sento odore di profumo per auto, tipico di chi si è preparato per fare bella figura. Tenero!
Lei senza smontare torna sopra al suo cazzo ancora in tiro, e lo sistema in modo da riuscire a tirare fuori la testa dal tettino. Il cuore mi martella sulle costole, siamo occhi negli occhi, io con il mio palo in mano, ad un passo dal venire. Lei riprende lenta a muoversi, lascia respirare il suo uomo, affinché non venga. Si ferma ancora, si sitema i capelli, beve da una bottiglietta di acqua. Poi ricomincia con movimenti ancora più erotici, gira lenta, si stimola le tette che purtroppo non vedo. È una fantastica esibizionista. Muovo ancora qualche passo e arrivo ad appoggiarmi al lunotto. Allungo una mano per toccarla, ma non riesco e lei mi tende semplicemente la mano, stringendola.
Si muove, e io mi sego all’unisono. Occhi negli occhi, mano nella mano in un gioco erotico tutto mentale che mi fa volare. Le metto un dito in bocca, che ingoia vorace, assaporando il profumo del mio cazzo.
Ai miei tempi le ragazze non le facevano così, penso.
Ancora pochi colpi e lei viene contorcendosi, ma senza aumentare il ritmo. E’ un orgasmo che viene dal profondo, lungo profondo e soddisfacente. Non posso sopportare altro, e schizzo un vagone di sperma sulla coda della Mini.
Abbiamo mischiato la nostra anima e la nostra carne con un semplice tocco, poi ciascuno ha ripreso le sue.
Mi ricompongo rapido, lui d’altronde non ha visto nulla e non ha senso rischiare ancora quando hai conquistato il bottino.
Scivolo dietro l’angolo e scrollo il mio uccello per eliminare le ultime gocce del mio seme.
Inizio a complimentarmi con me stesso per l’avventura appena accaduta, mentre con la mente studio come allontanarmi senza essere notato.
Lui è contento, e perde attenzione verso di lei. Inizia la fase del no contact, la più pericolosa per un guardone. Infatti mette in moto ed accende i fari, tentando di riprendere possesso del perimetro circostante. Ridono forte, felici. Poi la sento:
«Aspetta un attimo» gli dice. «devo fare pipì da prima che eravamo al ristorante»
Scende dall’auto con naturalezza, come se fosse sola. Si allontana di pochi passi, verso il muro che mi nasconde. Si accovaccia sull’erba. Il rumore della sua pipi nella notte è intimo, quasi indecente. Quando finisce, si asciuga rapida, ed alza lo sguardo.
Mi vede. Sorride di nuovo, mi saluta con la mano, senza proferire parola. Questa volta non esiste ambiguità, siamo io e lei.
Mi avvicino. Lei non si muove, non arretra. Mi guarda, poi cerca quello che ho in mano, ancora mezzo duro. Senza dire una parola si inginocchia. Un gesto semplice, chiarissimo.
È tutto rapido, intenso. La sua bocca è esperta, sicura. Io non resisto a lungo, forse trenta secondi. Quando vengo, lei non si ritrae, mi tiene fermo per le palle, raccoglie tutto, lentamente. Poi si pulisce con la lingua, come se fosse parte del gioco.
Infine, si alza, mi guarda ancora un istante, come per imprimere il mio viso nella sua mente.
«Ciao» sussurra. Mi presento, e le chiedo il numero, confessando di aver appena messo in cinta la Mini del fidanzato per colpa sua.
Mi dice di non farmi vedere altrimenti succede un casino, e si allontana.
Torna verso la macchina. Io mi sistemo e assumo un portamento meno sospetto. Aprendo lo sportello si accendono le luci. Lei si pulisce la bocca con un fazzoletto, poi bacia il suo compagno con le labbra umide del mi sperma. Lui scende, indossa la camicia blu, mentre scorgo una spallina con dei gradi, poi una pistola alla cintura, e riconosco una divisa d’ordinanza estiva.
Torno a casa. Mi infilo a letto e finalmente mi addormento felice pensando: Dio esiste, e adesso ne ho le prove!
scritto il
2026-02-05
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