Marinella, diario di una novella troia -9- (continua)

Scritto da , il 2021-09-06, genere dominazione

17 maggio

Ciao Giorgio, ecco qua la tua puttana.

Sono appena arrivata a casa, mi sento veramente una puttana.

Non mi sono ancora lavata, e sono qua a scriverti con la figa ancora gocciolante di sborra, di una giornata veramente stancante, ma goduriosa.

Stamani mi sono fatta i due marocchini colleghi di mio marito.

Poi, dopo il lavoro, sono andata con il mio paziente e con il suo amico

Devo ammettere che sono veramente stanca.

Abbasso il viso, e sento il forte odore di sesso che viene dalla mia figa.

Voglio raccontarti tutto mentre ogni tanto mi tocco.

Questa mattina, alle sette, hanno suonato alla porta.

Ho eseguito il tuo consiglio, ho messo l'accappatoio corto a metà coscia, con sotto solo un tanga nero di pizzo.

Ho aperto, e davanti a me ho trovato due uomini di colore.

Uno giovane sui 30anni, alto almeno 2 metri, e accanto a lui un altro uomo più chiaro di carnagione e più basso, sui 45 anni.

"Ciao io sono Omar, e questo è Amid.

Siamo colleghi di tuo marito, e dobbiamo darti questa busta e questi fogli con dei documenti che devi riconsegnarci domani, con allegati due certificati comunali.

Noi ripasseremo domattina, nel frattempo dovresti compilarli e poi consegnarceli.”

Notavo il loro sguardo insistente alle mie nudità.

Li ho fatti entrare, e ho preparato un caffè.

Vedevo i loro sguardi mentre porgevo le tazzine, così ho preso coraggio e ho chiesto loro se non avessero mai visto una donna.
Il più anziano mi ha risposto

"scusa, a parte che sei molto bella, ma noi è due mesi che siamo imbarcati sulla nave, e io è più di due mesi che non vedo mia moglie.

Anche Omar è altrettanto tempo che non vede la sua fidanzata, quindi scusaci per il nostro atteggiamento".

Io ho risposto che forse era meglio che fossi più vestita, ma subito mi risposero di no, perché comunque era un piacere guardarmi.

Io abbassai gli occhi.

Davanti a me avevo ben in vista due grandi rigonfiamenti nei pantaloni dei due.

"Ragazzi, allora scusatemi se vi ho messo in imbarazzo"

Sono ancora stati loro a chiedermi di scusarli, per aver mostrato in modo così evidente la loro eccitazione.

Mi sono seduta sulla poltrona davanti a loro, e l'accappatoio si è aperto sui seni e sulle gambe.

I due neri mi guardavano le tette e le cosce con gli occhi sgranati.

" Non posso lasciarvi andar via così, forse è meglio che date sfogo alla vostra esuberanza, guardandomi"

Mi sono tolta l'accappatoio, e sfilata lo slip, per poi sedermi a gambe aperte, toccandomi.

Dopo un attimo di esitazione, i due si sono aperti le patte e i loro grossi cazzi sono usciti allo scoperto.

Il cazzo di Omar era molto grosso, e lungo più di 20cm, mentre quelle di Amid era più stretto, ma lungo di più di quello dell'altro.

Aveva una bella cappella marrone, lucida.

Hanno cominciato a masturbarsi davanti a me, mentre io cominciavo a gocciolare copiosamente.

Mi sono alzata, e mi sono piegata a prendere in bocca il cazzone di Omar.

Era proprio grosso, dovevo aprire la bocca bene per far entrare la cappella.

Pensa, non riuscivo a chiudere completamente la mano intorno al suo cazzo.

Dopo due minuti, mentre io mi toccavo, mi ha preavvisato che stava per godere.

Ho continuato a imboccarlo, e un vero fiume di sborra è schizzato nella mia gola e in bocca.

Ho deglutivo per almeno dieci secondi, mentre lui ha continuato a sborrare.

Poi sono passata all'altro, che si lasciava leccare la bella cappella bruna.

Quando l'ho imboccato, ha subito cominciato a spingerlo in gola.

Pensa che sono riuscita a prenderne più di metà in bocca, e mi ha regalato la sua sborrata che ho inghiottito mentre anch'io godevo con la mia mano sul clitoride.

Mi hanno ringraziata dicendomi che il giorno seguente sarebbero passati per prendere i fogli, e che avrei dovuto accompagnarli all'aeroporto.

Alla fine, mi dissero che speravano di rivedermi come stamani, e magari assaggiare i loro cazzi nella la mia fighetta e nel mio culetto.

Mi hanno salutato baciandomi in bocca, e carezzandomi la patata.

Li ho mandati via, altrimenti mi sarei lasciata andare.

Era tardi, e dovevo correre al lavoro.

CONTINUA ...

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