La mia educazione sessuale - Cap. 1

Scritto da , il 2021-03-01, genere incesti

I miei genitori hanno divorziato quando avevo poco più di dieci anni. Fu una separazione difficile; eppure non fu altrettanto difficile per loro ricostruirsi una vita. Mia madre prima e mio padre poi si trovarono così dei compagni.
Io e mio fratello più grande restammo con mia madre nella casa di famiglia; nostro padre si trasferì fuori regione, nella casa della sua nuova moglie. Per un po' non lo vedemmo più, diceva che era scomodo per lui fare avanti e indietro in autostrada tutti i weekend. Io più che altro ebbi l'impressione che volesse lasciarsi tutto quanto - noi compresi - alle spalle.
Quel cambiamento ovviamente ci destabilizzò, soprattutto a me, che ero sempre stata più legata a papà. Negli anni cercai di farmene una ragione, ma mio fratello Giacomo crescendo divenne sempre più chiuso, taciturno, rancoroso.
Condividevamo la stessa cameretta e sempre più spesso si chiudeva dentro a chiave impedendomi di entrare. Evitavo però di lamentarmene con mia madre, perché non volevo lo rimproverasse: già era abbastanza difficile per lui sopportare la presenza del nuovo uomo della mamma in casa.
A me Roberto in realtà piaceva, anche se continuava a mancarmi mio padre: era solare, simpatico e trovava sempre del tempo da dedicarmi. Era bravissimo in cucina e aveva portato un po' di serenità in casa dopo tutto quel tempo.
Ogni tanto però si comportava in modo strano: quando d'estate Giacomo se ne restava chiuso in camera, mi capitava di appisolarmi dopo pranzo sul divano, e qualche volta con Roberto. Visto il caldo restavano entrambi in mutande e maglietta, e accadeva che nel dormiveglia io sentissi qualcosa di duro premere e strofinarsi sul mio culetto. Non mi facevo troppe domande, non sapevo praticamente nulla di sesso, ero molto indietro rispetto alle mie coetanee.

Una sera fui svegliata da dei rumori: provenivano dalla stanza di mia madre, attigua alla nostra. Era indubbiamente la sua voce, ma sembrava diversa, arrochita e intervallata da lunghi sospiri.
Roberto ripeteva "Scopami" mentre qualcosa batteva contro il muro. Scesi dal letto e a piedi nudi uscii dalla nostra cameretta. La porta di quella che una volta era la stanza dei miei genitori era semiaperta: mi sporsi leggermente per sbirciare al suo interno. L'ambiente era completamente buio, ma intravidi le natiche nude e pallide di mia madre muoversi su e giù su un'asta rosa la cui forma riuscivo solo a intuire vagamente. Percepii un'insolita contrazione al bassoventre e mi allontanai.
Quando rientrai in camera la voce di mio fratello mi sorprese:
- Che stavi facendo, Lauretta? -
Non mi chiamava "Lauretta" da molto tempo. Ero rimasta troppo turbata da quanto avevo visto per mentirgli.
- Ho sentito dei rumori e sono andata a controllare se la mamma stesse bene. -
- E sta bene? -
- Penso di sì. -
Rimasi per un istante in silenzio, poi decisi di chiederglielo.
- Giacomo, cosa stanno facendo la mamma e Roberto? -
- Vuoi sapere cosa stanno facendo? -
Annuii.
- Vieni qui allora. -
Ero ancora in piedi vicino all'ingresso. Mio fratello aveva il lenzuolo tirato su fin quasi al mento, ma qualcosa si muoveva sotto. Mi avvicinai, piuttosto diffidente.
- Vieni, inginocchiati. - mi incoraggiò, a bassa voce.
Obbedii. Mi inginocchiai per terra, di fianco al materasso, all'altezza del suo bacino.
- Ora infila la testa sotto le coperte, ti faccio vedere una cosa. -
Titubante, sollevai il lenzuolo seguendo le sue indicazioni. Con mia grande sorpresa mi ritrovai a pochi centimetri da un'asta di carne simile in tutto e per tutto a quella su cui si stava impalando mia madre con tanta soddisfazione poco prima, solo apparentemente più piccola. Giacomo la stringeva in una mano e imitava lo stesso movimento che avevo visto fare al culone della mamma.
Appoggiai la testa sull'anca di Giacomo, per stare più comoda, e senza levare lo sguardo da quella strana dimostrazione. Rimasi in attesa, in modo molto intuitivo, perché non avevo assolutamente idea di cosa stesse succedendo o di cosa sarebbe successo di lì a poco.
Giacomo continuò a fare su e giù con la mano qualche volta: si stava masturbando ascoltando nostra madre venire, con la pelle della mia guancia a contatto con la sua coscia. Era quello che faceva ogni pomeriggio, chiuso in camera?
Ad un certo punto i suoi movimenti presero a farsi più nervosi, e dal buco sulla sommità dell'asta uscì un fiotto di un liquido bianco e appiccicoso. Con l'altra mano mi aveva tenuto la testa sotto le lenzuola, in modo tale che non potessi ritrarmi. Un po' di quel liquido mi finì così sul viso. Quando riuscii a liberarmi mi alzai in piedi e gli schiaffeggiai il pettorale coperto dalla casacca del pigiama. Giacomo mi afferrò il polso.
- Ma che cazzo fai? -
- Mi hai sporcata tutta. - mi lamentai.
- Vai a lavarti la faccia allora, ma sta' attenta a non farti vedere. Se la mamma scopre che l'hai spiata e che mi hai chiesto di insegnarti si incazza. -
Spaesata da quella minaccia, mi diressi verso il bagno. Non accesi neanche la luce: ero sovrappensiero, cercavo di capire quanto era successo.
Mentre aprivo l'acqua e rimuginavo, il bagno si illuminò...

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