Eli e Silvì due sorelle ed un'estate calda 15 - 18

Scritto da , il 2021-02-22, genere saffico

Il locale era a dir poco stupendo, tutto in legno e con una mega terrazza vista lago. Era strapieno di gente e tutti ballerini provetti. Praticamente sarò stata l'unica che non sapeva ballare, ma tra tanta gente credo che passai inosservata.
Ero un pochino delusa, Eduard era venuto si a prendermi, ma non era solo, speravo che nel tragitto avremmo un pò parlato, ma si presentò con una coppia che frequentava la palestra e peraltro lui un logorroico da impazzire mentre lei forse per la regola degli opposti che si attraggono taciturna tanto che poteva sembrare alienata.
Il tavolo era enorme e ci furono anche portate diverse brocche con decine di cannucce lunghissime con cocktail alla frutta.
Io non passai inosservate, molti ragazzi del gruppo appena mi videro vennero a salutarmi come se ci conoscessimo da sempre, dopo forse tre lezioni mi sembrava esagerato, ma forse in questi tipi di ambienti si usa cosi.
La sera trascorreva molto velocemente con decine di ragazzi che mi chiesero di ballare, oltre ad Eduard che ogni tanto mi tirava quasi a forza in pista.
Non accettai molte richieste, in verità ne accettai solo una, ma lo feci quasi per ripicca perché Eduard stava ballando con una tipa mezza nuda, grassottella e decisamente sguaiata nei modi e nei movimenti.
Il ragazzo fu gentile, non ricordo il nome, forse non gliel'ho neanche chiesto, lui capì quasi subito che non ero esperta, cosi fortunatamente si limitò ai passi base e nonostante qualche "strusciata" forse non voluta di troppo fu cortese, ma io ero troppo presa a guardare Eduard che si strusciava sulla ragazza.
Ok starete pensando che avevo preso una bella incapata, si lo ammetto, ma poi che razza di comportamento è scrivermi, farmi mille complimenti, invitarmi ad uscire, venirmi a prendere e poi mollarmi quasi sola in mezzo a gente che neanche conosco?
Il ragazzo provò anche a offrirmi qualcosa da bere, ma gentilmente rifiutai provò in ogni modo a parlare, ma nonostante non fosse neanche tanto male trovai una scusa e mi allontanai e tornai al privè.
Fu solo a quel punto che ascoltando distrattamente il ridacchiare di due ragazze notai che Eduard era scomparso, ero infastidita e nervosa, credevo e speravo che dopo tanto scrivere e tanto parlare si sarebbe dedicato un pochino di più a me e in cuor mio speravo anche in un suo approccio come dire almeno più intimo, invece nulla.
Passò un bel pò di tempo, Eduard non si vedeva, mi alzai, presi un bicchiere con non so quale intruglio dentro e uscii dal locale.
Presi il telefono dalla borsetta per distarmi, ero nervosa agitata e delusa, camminavo per il parcheggio con il cell in mano e arrivata dov'era parcheggiata la macchina di Eduard vedo la tipa grassottella mezza nuda in macchina.
Capite, nonostante non potevo vedere lui, era la sua macchina e lei era mezza nuda.
Nonostante lo sportello fosse chiuso e si vedeva solo il busto di lei, con le tettone appese, era palese che stesse scopando con Eduard.
Mi venne lo schifo, mi girai di scatto e rientrai dentro, incrociando una coppia che stava andando via. Non chiesi neanche dove abitassero e gli chiesi un passaggio, volevo solo andare via.
I ragazzi furono molto gentili e nonostante una deviazione non indifferente mi riaccompagnarono fin sotto casa di Silvì.
Rientrai come una furia, non sapevo se piangere o urlare. Sbattei la porta, ero nervosissima, mi sedetti sul divano ero ferma immobile.
Forse mi ero comportata da stupida, ma dovevo andarmene.
Pochi secondi dopo comparve Silvi, capii subito che qualcosa non andava, si sedette vicino e mi abbracciò
Silvì:" ehi cos'hai"
Scoppiai a piangere.
Silvì:" dai racconta"
Io: “è uno stronzo, prima fa tutto il carino, mi scrive che mi pensa poi sparisce e vabbè avrà da fare, poi mi cerca, poi usciamo e...."
Sono sconvolta piango e mia sorella è li che mi consola, lei c'è sempre lei è la mia pietre.
Silvì:"dai è solo uno stronzo, che ha combinato?"
Io:" prima non mi ha calcolato e poi si è scopato un'altra"
Silvì:"ma come si fa? Che stronzo. Dai ora non pensarci, ne hai tanti che ti vengono dietro, ne troverai milioni che non aspettano altro che te"
Passammo un sacco di tempo a parlare, era forse una delle mie prime vere delusioni.
Lo so forse vi sembrerà esagerato, ma non ho mai sofferto per un ragazzo.
Credo che ormai si erano fatte le cinque del mattino quando rincuorata Sivì riuscì a portarmi nel letto.
Silvì:" dai stanotte dormi in camera con noi"
Si perché Matteo il fine settimana dormiva da Silvì.
Io: “e dove mi metto"
Silvì:" ma dai che il letto è grande e ci si sta comodamente in tre"
Mi sistemai nel letto vicino a lei.
Io sulla sinistra Silvì al centro e Matteo che non si era accorto di nulla a destra.
Non mi ero formalizzata più di tanto, nonostante avessi un cambio per la notte a casa di mia sorella avevo semplicemente levato pantaloni e camicia rimanendo in reggiseno e mutandine.
Presi sonno quasi subito, anche se era un sonno agitato, faceva un caldo atroce e diciamocelo, avevo sperato che la serata avesse un risultato diverso, non so se mi sarei spinta fino a farci sesso, ma so che ero frustrata da non avere rapporti da troppo e mia sorella e Matteo amplificavano la mia frustrazione ancora di più.
Credo di essermi svegliata dopo poco tempo perché mi sentivo stringere, le ragazze mi capiranno, dormire con il reggiseno è una tortura, piegandomi un pò stando attenta a non svegliare Silvì che dormiva appiccicata a me levai il reggiseno.
Silvì:"che hai?"
Io: “nulla, ho caldo"
Silvì non rispose, si mise su un fianco e mi diede un bacio sulla guancia.
Silvì:" sorellina, se fossi un uomo non perderei l'occasione di perdere tutto questo"
Dicendolo passò lentamente un dito dal mio ombelico fino al collo, passando tra i miei seni.
Ero sudata e il suo polpastrello mi sembrò quasi freddo, l'effetto fu disarmante, inarcai la schiena e sospirai profondamente.
La stanza era illuminata dalla poca luce che filtrava tra le tende, la finestra era aperta nel disperato tentativo di far passare un pò d'aria.
La mano di Silvì si allontanò io voltai il viso trovando il suo a pochi centimetri, fu naturale baciarla, fu un bacio a fior di labbra, ma volevo di più. Mi girai su un fianco, allungai una mano e accarezzai la sua guancia, come per essere poi certa dove fossero le sue labbra.
Ci baciammo, ci baciammo e ci ribaciammo, le nostre lingue e le nostre labbra non smettevano di accarezzarsi e strusciarsi.
Non mi bastava, la mia mano iniziò a scendere lungo la sua schiena, la mia mano passo dalle sue spalle per scendere lungo la sua stretta vita per risalire sul suo bacino.
Afferrai il suo sedere e la tirai a me, indossava un pigiama, una maglietta corta e un pantaloncino anch'esso corto un pochino largo.
I baci da prima dolci divennero sempre più famelici, passionali, insomma volevo di più, volevamo di più.
Presi la sua mano e la portai sul seno stringendola attorno ad esso, poi la feci scorrere sul mio ventre fino a farla arrivare agli slip.
Aiutai la sua mano ad entrare negli slip, iniziò ad accarezzarmi, il suo palmo era appoggiato sul mio monte di venere, mentre con le dita mi torturava il clitoride, caddi di schiena tanto era il piacere che quei pochi tocchi mi avevano donato, lei si mise in ginocchio sul letto e facendomi inarcare la schiena mi sfilò gli slip gettandoli per terra.
Si rimise affianco continuando la sua opera, le sue dita danzavano sul mio clitoride, nel durante passava dal succhiarmi un capezzolo al baciarmi, credo mi baciasse per non farmi urlare.
Afferrai la sua mano e spinsi le sue dita dentro la mia fica, facendolo inserii oltre le sue anche due delle mie.
Silvì capì e iniziò a spingere detto e fuori le dita aprendo sempre la mia figa stracolma di umori.
Sentivo i miei succhi uscire la dalla mia figa e colare sul mio sedere, l'orgasmo era sempre più vicino, il mio bacino si contorceva, lo alzavo tenendomi sui talloni, mia sorella non mi dava tregua, mi stava facendo impazzire.
Ad un tratto si fermò, girai il viso e vidi Matteo che svegliato da tanto casino e scuotimento del letto avendo visto la scena si era avvicinato e stava baciando Silvì.
Io: “non ti fermare"
Silvì mi guardò sorridendo
Silvì:"ora ti faccio un regalo"
Io: “sto impazzendo ti prego"
Silvì rivolgendosi a Matteo "dai continua tu"
Matteo allungò una mano e la posizionò sulla mia figa, non mi importa più chi, ma volevo il mio orgasmo.
Silvì:"ma no che hai capito, scopatela, ma solo per questa volta"
Quelle parole mi risvegliarono, come se fino a quel momento fossi stata in un mondo parallelo.
Silvì ripeté più volte a Matteo che era tutto ok e di non aver paura.
Matteo si alzò, prese dal cassetto quello che poi capi essere un preservativo, venne dalla mia parte del letto e si levo i boxer mostrando la sua erezione.
Avvicinò il suo cazzo e Silvì lo prese in bocca per inumidirlo, poi gli prese il preservativo e con fare esperto gli mise il preservativo.
Silvì mi fece mettere di traverso sul letto, Matteo in poco mi fu sopra.
Sembrava di stare su un set dove mia sorella dirigeva tutti.
Matteo si mise tra le mie gambe, appoggiò la cappella all'ingresso della figa che con tutti questi movimenti non era più tanto bagnata, dopo un tentativo, mi prese per le caviglie e le alzò fino a far arrivare la mia figa ad altezza della sua bocca. Non mi leccò, fece solo cadere della saliva sulla mia fica. Sentii la saliva colpirmi in pieno la figa che aveva aperto con le dita, quando riappoggiò il mio sedere sul materasso sentii scendere la saliva tra le mie gambe bagnandomi cosi anche il sedere.
Mia sorella era in ginocchio affianco a noi, dopo aver diretto tutto era lì in ginocchio con il sedere appoggiato sulle sue ginocchia ad assistere la scena.
Non per essere ripetitiva, ma il concetto di normalità, nel nostro rapporto è del tutto anomalo.
Io sdraiata e nuda ed il ragazzo di mia sorella nudo tra le mie gambe con il preservativo infilato da mia sorella, cosa ci sta di normale in tutto ciò? Me ne accorgo solo ora che lo sto scrivendo, in quei momenti la cosa non mi sembrava per nulla strana.
Matteo appoggiò la sua cappella sulla mia figa, si sdraiò ed entrò senza il minimo problema.
Ricevere quel pezzo di carne dentro mi sconvolse, quando entrò tutto afferrai le lenzuola per resistere al dolore provocato da quel cazzo che come sempre era duro in maniera incredibile.
Matteo teneva le mani tese, la poca luce che entrava dalla finestra illuminavano il suo volto il busto e le braccia.
Riuscivo a vedere il suo ventre nel movimento di spingere il suo fantastico cazzo dentro di me, regalandomi ad ogni spinta un profondo piacere. Ad ogni spinta perdevo il respiro, andava piano come se avesse capito che dopo tanta astinenza dovevo abituarmi ad avere un attrezzo tanto grande ficcato dentro. Era fantastico, ma volevo di più.
Gli feci capire che poteva accelerare mettendogli le mani sui fianchi, fu immediata la sua risposta, diede un colpo più forte, mi fece perdere il fiato, era pazzesco.
Dopo pochi colpi persi ogni remora, inizia ad incitarlo, iniziai a fargli i complimenti.
Urlavo frasi sconnesse "di più, ti prego di più, hai un cazzo fantastico, scopami più forte" insomma cose cosi.
Mia sorella che nuda non aveva cambiato posizione mi teneva la mano come a proteggermi, era bellissima e dolcissima, volevo anche lei, lasciai la sua mano e la intrufolai tra le sue gambe,
Io: “voglio anche te"
Mi guardò con il suo sorriso malizioso, si alzò, mise le sue ginocchia ai lati della mia testa e mi offrì la sua dolce figa.
Non mi feci pregare, afferrai le sue gambe e la feci abbassare fino ad averla ad altezza naso, piegai la testa all'indietro e mi tuffai nella sua figa liscia e bagnata.
Le spinte di Matteo erano sempre più forti e veloci, la mia testa veniva spinta sempre più forte verso la figa di Silvì.
Ebbi uno due forse tre orgasmi, sembrava che Matteo ne avesse all'infinito, quando ad un tratto urlò che stava per venire.
Non volevo che finisse tutto cosi
Io: “fermati"
Feci spostare Silvì, levai il preservativo a Matteo e lo feci mettere in piedi, volevo inginocchiarmi davanti a lui, amo farlo, amo essere sottomessa.
Inizia a succhiare il cazzo di Matteo
Io:" vienimi in gola"
Si avete capito in gola non in bocca, spinsi l'asta più in fondo che potevo, gli presi le mani e le posai dietro la mia testa, volevo che mi scopasse la bocca.
Non è una cosa che solitamente faccio, anzi diciamo che mai e poi mai l'avevo fatto, ma volevo ringraziarlo per tutto il piacere che mi aveva dato. E quale riconoscimento migliore se non fargli capire che venero il suo cazzo?!
Mi spinse il cazzo in bocca tenendo le mani dietro la nuca e sbattendomelo in gola con grandi colpi di bacino.
Non ci volle molto ed un paio di fiotti caldi mi inondarono.
Quando ebbe finito caddi con le mani per terra alla disperata ricerca d'aria.
Respiravo profondamente tossendo rumorosamente, dalla mia bocca colava una quantità enorme di saliva e sperma, ero sudata e distrutta, mi sentivo al settimo cielo.
Ero talmente distrutta dal piacere che Matteo mi aveva regalato che avevo le gambe che mi tremavano, era fantastico, ogni singola parte del mio corpo mi sembrava a pezzi e anche solo strofinare la mano sulla gamba mi donava piacere, come se il mio corpo si fosse acceso.
16
Sbattei forte la porta mentre mia sorella continuava ad urlarmi contro frasi tipo “sei una repressa scopati uno” “trovatene uno tutto tuo”.
Ok non ci starete capendo nulla, dopo quella sera sono uscita con vari ragazzi, ma sono sempre tornata a casa delusa.
Chi troppo noioso chi troppo fighettino e peggio i super sapientoni bavosi. Vabbè per non parlare di uno che da figo e simpatico si è dimostrato un arrogante so tutto io.
E cosi ritorniamo all’inizio del capitolo, tornate da Benevento, raccontando queste uscite a Silvì ha iniziato a dire che io cerco il lato negativo in tutti e altre cazzate del genere.
Forse ha ragione, o forse i casi umani sono capitati tutti a me.
Fatto sta che mi decisi a dedicarmi allo studio.
Per quasi due settimane non sono andata neanche in palestra, mi concedevo solo una corsetta sul lungo mare, immersa nella brezza con la musica a palla nelle cuffie.
La prima volta correndo mi accorsi di quanti mi guardavano e quanti si giravano a guardarmi il sedere, la cosa all’inizio mi dava quasi fastidio, ma poi poco alla volta iniziò a piacermi, infondo era un’esperienza che già altre volte mi aveva fatto eccitare.
Le volte successive iniziai a curare di più il mio aspetto sportivo, passando a pantaloni tecnici aderenti, top corti, capelli stretti in una bella coda di cavallo e per finire un pò di lucida labbra e rimmel per esaltare gli occhi, ogni volta osavo un pò di più, sempre più pelle esposta, arrivai ad indossare dei mini pantaloncini bianchi senza nulla sotto, lo feci però una mattina molto presto sperando di trovare poca gente. Quei pochi che mi videro sudata e con il pantaloncino bagnato di sudore ebbero davanti gli occhi il mio corpo praticamente visibile in ogni piega.
Insomma più che un allenamento per il corpo era un allenamento per l’ego.
E di sguardi ne attiravo tanti, ogni tanto abbassavo il volume della musica per godermi i commenti spesso volgari dei ragazzi e anche qualche insulto di qualche ragazza.
Poi tornata a casa mi tuffavo sotto la doccia eccitata più che mai, mi sedevo sul piano della doccia e mi sfogavo con il getto dell’acqua.
Man mano che passavano i giorni le mie docce diventavano sempre più lunghe, pensavo agli sguardi di quei ragazzi, e agli insulti e agli sguardi delle ragazze che anche se non lo dicevano si vedeva che pensavano “ ma guarda sta zoccola”, sognavo che uno di quei ragazzi mi fermasse e mi scopasse, si, che mi scopasse con violenza, senza troppi convenevoli, urlandomi che ero una zoccoletta e che meritavo solo di essere fottuta in un vicolo. Più andavo avanti e più i miei sogni mi vedevano sottomessa, usata come un oggetto per il piacere altrui, insultata umiliata e abbandonata infine sporca dello sperma di qualche sconosciuto che non si era fatto alcuno scrupolo di me.
Ogni giorno osavo un pò di più, arrivando a torturarmi e la figa il sedere, a schiaffeggiami il sedere fino a farmi male e ad insultarmi, finendo sempre più sfinita da orgasmi sempre più lunghi e devastanti.
Il tutto cozzava con la mia vita da reclusa, ma con il beneficio di allenare corpo e mente.
Era un venerdì sera e mi arrivò un messaggio di Eduard, io ero in camera a guardare la tv, quella sera avevo deciso di non uscire, nel pomeriggio ero andata a correre e tra la corsa e una “doccia” interminabile ero stremata. Presi il telefono credendo in un messaggio di qualche amica di facoltà che mi rimproverava della mia assenza e rimasi interdetta a leggere il suo nome.
Mi chiedeva che fine avessi fatto, perché non andavo più in palestra ecc… non sapevo cosa rispondere.
Sparai che avevo deciso di dedicarmi allo studio, ma lui iniziò ad incalzarmi chiedendomi perché ero fuggita quella sera del locale ecc… non mi andava più di rispondergli, un pò non volevo dargli soddisfazioni, un pò volevo fare la tipa impegnata.
Mi chiese anche dove fossi, gli dissi che stavo a casa appena rientrata dopo un aperitivo e che avevo appuntamento più tardi con delle amiche, Eduard non mollava e mi chiese se mi andava di vederlo, e nonostante le mie mille scuse mi incastrò dicendomi che era a 100 metri da casa.
Gli dissi dammi dieci minuti e scendo, saltai dal letto ed iniziai a vestirmi, dovevo mantenere la parte.
In 10 minuti fui pronta, legai i capelli in una coda di cavallo, una mini leggera rosa cipria, ed un top di filo bianco con un reggiseno push con scollo a barca che lasciava scoperta una spalla il tutto su dei tacchi non troppo alti, che con l’aggiunta dell’olio idratante che avevo messo sulle gambe era il colpo finale. Non credete che presi velocemente le cose nell’armadio, era già tutto pronto, avevo deciso l’outfit per uscire con delle amiche che alla fine avevo appeso.
Mentre davo gli ultimi ritocchi al trucco mi squillò il cell, “che piano?”
Io:” terzo, ma perché?”
Non ricevetti una risposta, ma aprendo la porta me lo ritrovai avanti.
Rimasi interdetta,
Io:” ehi ciao, scendiamo?”
Edu:”ciao, perché non mi inviti ad entrare”
Credetemi quando me lo chiese la voglia di farlo entrare era parecchia, ma non volevo rendergli il gioco troppo semplice.
Io:” ci sta la mia coinquilina meglio di no”
Ci rimase male, ma chi se ne frega no?
Scendemmo ed iniziammo a parlare, devo dire che ci sapeva proprio fare, arguto sempre tra lo stronzo ed il simpatico. Camminando camminando ci fermammo in un bar, il tempo passava veloce con lui, si vedeva che aveva esperienza.
Non mi levava gli occhi di dosso, anche perché avevo scelto di sedermi su dei divanentti bassi cosi accavallando le gambe la gonnellina già corta di sua era salita quel pò da mostrare più di quanto forse era il caso di fare.
Si erano fatte quasi le nove, approfittai di uno squillo del cell per dirgli che dovevo proprio andare, credetemi ci rimase veramente di merda, ma chi se ne frega, che pretendeva? Aveva insistito tanto sul portarmi a ballare la sera stessa, ma che si crede che sto lì ad aspettare lui?!
Non eravamo distanti da casa e durante il tragitto non fece altro che provare ad abbracciarmi e ad insistere di uscire con lui, fortuna volle che arrivate sotto al portone incontrai la mia coinquilina che realmente stava uscendo con degli amici, forse capi che stavo in difficolta e mi chiese, delle volte ci vuole culo nella vita, “che fai esci con me?” Io prendendo la palla al balzo le risposi “certo stavo tornando apposta”.
Salutai Eduard che poi si chiama Eduardo, ma Eduard fa più figo…. No comment.
Forse non vi ho parlato della mia coinquilina, Gianna anche se la chiamo Gia è una ragazza alta, forse con le spalle un pò troppo larghe, ma con un bel viso ed un fisico niente male anche se nel complesso risulta per me un po troppo rigida, non fighettina, ma sempre troppo compita.
Appena ci allontanammo la ringraziai per avermi salvata,
Gia:” si vede che ci stava provando e non mi sembrava che avessi voglia di portartelo sopra”
Io:” si infatti, non volevo, ma dove stiamo andando? Non è che disturbo se mi unisco?”
Gia:” ma dai, che disturbo puoi mai dare! Una serata con degli amici dell’università”
Parlammo tanto, fu proprio quella sera che capii che in verità Gia tutto era tranne che altezzosa, anzi, era molto allegra spigliata e alla mano.
Nel giro di venti minuti capovolse la mia opinione su di lei, in quel tragitto parlammo di tutto e senza peli sulla lingua.
Scoppiò a ridere quando le raccontai di Eduard, nonostante quella fosse la prima chiacchierata le confessai anche che quella sera in disco ero pronta ad andare oltre, ma che ora volevo fargliela sudare.
Gia:” tranquilla che stasera ci sono tanti tipi interessanti”
Arrivammo a via Caracciolo e salimmo in un palazzo stupendo, non sapevo che era a casa di qualcuno ed un po mi sentivo in imbarazzo, ma fui tranquillizzata più e più volte.
Ci aprì un tal Giammarco, un ragazzo niente male, la casa era spettacolare, si vede che di soldi ne doveva avere tanti, la festa era per “per festeggiare la fine dell’estate” nonostante fosse ancora presto per gli standard di Napoli ci stava un sacco di gente, ma il top fu quando salimmo per delle scale e ci trovammo su un terrazzo enorme con la musica e tanto di tavolo bar iper imbandito di ogni qualsivoglia tipo di alcol.
Gia mi presentò ad un pò di gente, l’alcol era onnipresente in mano a tutti, e la serata era piacevole, devo dire che aveva ragione, ci stavano un sacco di bei ragazzi.
Gia mi mise in mano un bicchiere e visibilmente già alterata nonostante stavamo li da non più di una mezz’ora mi invitò a rilassarmi.
Devo dire che, forse perché non avevo mangiato nulla l’alcol salì subito.
In poco mi trovai a ballare tra la gente e ogni tanto qualche ragazzo che si avvicinava e si strusciava.
Persi di vista Gia, la cercai, ma nulla, decisi di scendere giù, e la trovai stretta ad uno a limonare pesantemente sul pianerottolo delle scale, passai alle loro spalle senza dire nulla, scesi e cercai un bagno, chiesi ad una ragazza, ma era talmente tanto sconvolta che non capii nulla di quello che mi aveva detto, alla fine di un corridoio trovai una porta e fortuna volle che era il bagno.
Uscita trovai Giammarco che mi fermò chiedendomi come conoscevo Gia, da li iniziammo a parlare. Poco dopo fu chiamato ed io salii sopra non trovando più Gia con il tipo, iniziai a ballare e a bere, conobbi un pò di gente e la serata trascorse anche troppo velocemente, me ne accorsi solo perché la gente iniziava a diminuire, ogni tanto si presentava Giammarco e ballavamo insieme, era un tipo carino, alto muscoloso, la camicia bianca alla coreana pantalone blu, si vedeva che era uno che di sport ne faceva molto. Quando doveva allontanarsi per salutare qualcuno mi si avvicinava sempre un tipo anche lui molto carino anzi devo dire un gran figo.
Quando la gente iniziò a diminuire eccessivamente iniziai a cercare Gia, chiesi anche a Giammarco alla fine le scrissi un messaggio.
Mi rispose dopo poco dicendomi che era andata a “fare un giro con un amico”.
Vabbè abbiamo capito anche a Gia.
Giammarco si offri di darmi un passaggio appena tutti fossero andati via, non avevo molte alternative e quinti accettai.
Verso le due e mezza finalmente andarono via tutti, tutti proprio no, restò anche il tipo figo che ogni tanto ballava con me, Stefano 23 anni il migliore amico di Giammarco.
Devo dire che tra i due facevano a gara a chi aveva il fisico migliore, Giammarco più minuto, Stefano più palestrato. Mentre Giammarco sistemava le ultime cose giù io e Stefano salimmo per una sigaretta, e approfitto per darmi l’ennesimo cocktail, mentre eravamo appoggiati alla ringhiera guardando il mare mi abbracciò, quel gesto cosi inaspettato, ingenua io, non mi infastidì anzi, girai la testa e non ebbi neanche il tempo di aprire bocca che mi baciò.
Risposi al bacio, lui mi girò e mi strinse, la sua forza mi facevano sentire una foglia nelle sue mani, ero eccitatissima, mi sentivo completamente bagnata.
Le sue mani iniziarono a scendere sulla mia schiena, arrivando al mio sedere, alzare la gonnellina fu un attimo, sentivo le sue mani sul mio sedere.
Lui era appoggiato alla ringhiera, io con il sedere all’aria con le sue mani che giocavano con il mio perizoma e che ogni tanto si insinuavano fino a giungere al mio buchino. Mi sentivo un lago, avrei voluto saltargli addosso.
Sentii qualcosa di strano, qualcuno mi stava baciando il collo, una scossa elettrica parti dal collo fino a raggiungere la mia figa, quasi ebbi quasi un orgasmo, Giammarco mi baciava il collo mentre Stefano continuava a baciarmi e a esplorare il mio sedere.
Girai il volto e lo trovai con un sorriso beffardo, in quel momento persi ogni controllo e ritegno e lo baciai, si avete capito, mi buttai io a baciarlo.
Credo che quel bacio abbia eliminato ogni dubbio ai due, mi portarono su un divanetto mi sedetti con loro ai miei lati, baciavo uno e baciavo l’altro mentre le loro mani erano libere di viaggiare sule mie gambe. Sentivo le loro mani ovunque, fu Gianmarco a intrufolarsi per primo tra le mie gambe, trovando il peri zuppo.
Giammarco:” levati la gonna”
Io:” ma qui? Ci possono vedere”
Giammarco:”chi? Il mare?”
Aveva ragione, ma volevo farli impazzire, mi alzai e mi voltai slacciai i tre bottoni e piegandomi in avanti la feci scivolare fino ai piedi.
Le loro mani iniziarono a toccarmi erano eccitati si sentiva dalla frenesia delle loro mani e dal loro respiro. Pur di lasciarli fare tesi bene le gambe e le divaricai un pò in segno di totale disponibilità, posai le mani sul tavolino davanti a me e mi gustai la loro eccitazione.
Stefano si inginocchiò davanti al mio sedere, lo baciò lo leccò e mi diede un morso, afferrò dai lati il peri e le fece scendere, lasciandomi con la figa oscenamente esposta alla loro vista.
Non so cosa mi prese quella sera, ma nonostante non ci avessi mai pensato ad una cosa a tre poi sopratutto con due conosciuti poche ore prima era come se il mio corpo l’avesse sempre desiderata.
Stefano iniziò a leccarmi la figa tenendomi le mani sul sedere.
Ci sapeva proprio fare il tipo, leccava divinamente, anche se per quanto ero eccitata credo che in qualsiasi modo mi avesse leccata sarei impazzita. Giammarco mi si parò davanti, alzai la testa che avevo penzoloni scossa dalla lingua dell’amico, lo guardai mentre si sbottonava i pantaloni, non aveva già le scarpe, si levò i pantaloni rimanendo in boxer, non so come il cazzo riuscisse a restare dentro era cosi duro che sembrava volesse strappare la stoffa.
Si abbassò i pantaloni e fece uscire un cazzo niente male, era largo, non eccessivamente lungo, ma con una cappella grande rossa e con una gocciolina che già gli usciva, lo prese in mano e me lo diresse alla bocca, non feci alcuna resistenza, spalancai la bocca ed iniziai a succhiarlo.
Ero piegata a novanta gradi mentre uno mi leccava la figa e l’altro mi scopava letteralmente la bocca facendo avanti e dietro con il bacino facendomelo arrivare fino in gola.
Stefano si staccò cosi riuscii finalmente ad avere un attimo di lucidità,
Io:”andiamo giù”
Questa volta non dissero nulla, ci dirigemmo al piano di sotto, entrati nella stanza lanciai la gonna ed il peri e mi sfilai la maglia ed il reggiseno rimanendo completamente nuda,
Stefano:”che troia”
Quell’esclamazione mi mandò in estasi, era come trovarmi in una delle mie fantasie, ma questa volta non volevo essere solo usata come quando sognavo sotto la doccia, volevo essere una troia.
La stanza credo non fosse la sua, forse dei genitori, un letto matrimoniale moderno senza pediera ed una parete a tutto specchio, vedermi mentre mi spogliavo era ancora più eccitante.
Giammarco levò il copriletto mentre Stefano si era avvicinato e mi succhiava i capezzoli quasi facendomi male mentre con un mano mi stringeva una natica.
Giammarco si avvicinò, ma ve l’ho detto ora volevo essere una vera troia, mi inginocchiai davanti a loro gli abbassai la zip dei pantaloni e appena ebbi davanti i loro cazzi, senza che nemmeno fecero a tempo a levarsi totalmente i pantaloni li presi in mano e iniziai a turno a succhiarli stando ben attenta a fissarli dritti negli occhi, leccavo tutta l’asta con la faccia più da porca che avevo.
Giammarco:” sei una gran pompinara”
Non levai neppure il cazzo di bocca, mi usci solo un mugolo di assenzo ed un accenno di sorriso.
Stefano:” dillo che sei una pompinara”
Lo guardai dritto negli occhi, levai il cazzo di Giammarco dalla bocca, tirai i loro cazzi fino ad avere le loro cappelle a pochi millimetri l’una dall’altra e inizia a leccarle entrambe passando la lingua in quel piccolo spazio che le divideva.
Io:”sono una brava pompinara?”
Stefano:” sei la migliore”
Gianmarco:” sei una troia”
Io:” sono una brava pompinara ed una troia”
Detto questo ho provato a metterli entrambe in bocca e nonostante una leggera ritrosia dei due a avere i cazzi che si toccavano, comandavo io, spalancai la bocca, nonostante entravano solo le loro cappelle, la cosa mi fece impazzire, iniziai a leccarli e a giocarci con la lingua.
Volevo di più, volevo essere scopata.
Mi alzai e loro capirono,
Io:”avete i preservativi?”
Giammarco:”cazzo, si aspè”
Lo vidi schizzare dalla stanza per riapparire con un preservativo
Giammarco:”ne ho uno”
Stefano:” e come cazzo si fa?”
Giammarco:”le faremo il culo”
Stefano mi piegò bruscamente facendomi appoggiare le mani sul letto,
Stefano:” si tanto sta troia ne avrà preso di cazzo nel culo”
Non so cosa pensassero di me, infondo non è che io abbia avuto chissà quanti uomini, ma l’idea che mi considerassero una troia, un pezzo di carne da usare mi eccitava da impazzire, infondo è quello che gli stavo facendo credere.
Stefano iniziò a leccarmi il sedere, le sue mani allargavano le mie natiche mentre la sua lingua quasi mi entrava nelle viscere.
Mi fecero sdraiare con le gambe quasi tutte fuori al bordo nel letto, Giammarco messo il preservativo iniziò a scoparmi la figa senza troppi convenevoli, sentire entrare dentro è stato devastante, urlai quasi come se mi stesse sverginando, non si fermò, iniziò con un lento avanti e dietro, poi via via sempre più forte, Stefano nel durante si mise in ginocchio di lato per farsi succhiare il cazzo.
Io:” sposta le coperte”
Stefano:” cosa?”
Io:”sposta le coperte, levale”
Stefano buttò le coperte per terra, poi capii
Stefano:”hai capito che zoccala le piace guardarsi mentre la scopiamo”
Sentii Giammarco ridere e vidi darsi il cinque.
Guardarmi allo specchio era forse più eccitante di tutto, mi vedevo riflessa sconquassata dal piacere, mi ero messa su di un fianco, avevo una gamba dritta e l’altra piegata per favorire Giammarco, mentre Stefano lo feci posizionare in modo da non ostacolarmi la vista.
Il mio corpo saltava ad ogni colpo di cazzo mentre con una mano abbracciavo una gamba di Stefano mentre con l’altra reggevo il suo cazzo.
Vedevo la mia lingua bagnare e gustare quel palo di carne, ero bellissima, lasciva, mi sentivo una troia, era quello che volevo e mi volevo gustare la scena.
Giammarco non durò molto, con due urli rochi esplose dentro.
I miei orgasmi ormai non li contavo più.
Era arrivato il turno di Stefano
Stefano:”ora ti faccio il culo”
Mi prese di peso, se di peso si può parlare visto che sono un peso piuma, poi con i suoi muscoli credo che potesse alzarmi con una sola mano, mi fece sdraiare di schiena, si posizionò dietro di me, inarcai la schiena ed iniziò a leccarmi il sedere, poi rumorosamente ci sputò sopra, io ero lì ad aspettare, credetemi in quei momenti avere due uomini che mi usavano era non solo la cosa più normale del mondo, ma era ciò che più volevo.
Poggiò la cappella tra le mie natiche ed iniziò a spingere, all’inizio fu doloroso, ma una volta entrato non ebbi grandi difficoltà dal passare del dolore al piacere.
Stefano:” che culo stretto che hai”
Io:”scopami”
Sentivo i colpi del suo bacino contro il mio sedere, mi reggevo stringendo tra le mani il lenzuolo, non credevo di riuscirci, ma scoppiai in un orgasmo tremendo, un urlo strozzato, strinsi ancora più forte le lenzuola e poi un lungo momento in cui non riuscivo neanche a respirare.
Stefano si fermò, mi feci un pò avanti, sentii il suo cazzo uscire fuori, avevo bisogno di un momento per riprendermi.
Io:”sdraiati”
Stefano si sdraiò con la testa sul cuscino
Io:”no non cosi”
Capì subito e si spostò obliquo sul letto, salii su di lui, afferrai il suo cazzo e lo posizionai tra le mie chiappe e mi impalai su quel palo duro.
Volevo godere ancora, più godevo e più ne volevo.
Iniziai con un lento su e giù, mi gettai su di lui per baciarlo.
Io:”dillo ancora”
Stefano:” che sei una troia”
Io:”si”
Stefano:” sei una grande troia e ti stai impalando come la più grande troia”
Nessuno mai si era permesso di parlarmi cosi e mai e poi mai avrei permesso a qualcuno di dirmi certe cose, ma in quel momento non volevo altro, volevo che mi offendessero, volevo che mi usassero come una troia.
Giammarco si era ripreso, si mise in piedi sul letto e me lo mise poco gentilmente in bocca.
Ancora una volta ero piena dei loro cazzi.
Gianmarco:” fatti scopare da tutti e due”
Stefano prese la palla al balzo, non curante di una mia risposta che non ci fu, sfilò il cazzo dal sedere e lo mise nella figa.
Stefano:”ti ho fatto strada”
Non capii nulla, in un attimo mi trovai con Giammarco che mi scopava la figa e Stefano il sedere.
Girai la testa e mi vidi, io in mezzo a due ragazzi sconosciuti che mi scopavano come la più disponibile delle puttanelle, avevo una faccia stravolta.
Io….. una delle ragazze ritenuta tra le più serie, pudiche e riservate della scuola, corteggiata e desiderata, ma che mai concedevo troppo.
Mi scoparono in perfetto sincrono, chissà se per questi due stronzi era la prima volta.
Uno usciva e l’altro entrava. Io esplodevo in orgasmi ininterrotti, per me durò un’eternità.
Stefano stava per venire,
Io:”non venire dentro”
Giammarco si levò e Stefano repentino mi entrò nel sedere e dopo pochi colpi si svuoto dentro di me. Pochi minuti e sentii i cazzo di Stefano sgonfiarsi ed uscire fuori.
Ero distrutta ancora riversa su Giammarco quando Stefano si rimise dietro ed iniziò a scoparmi nuovamente il culo
Io:” no dai mi fa male”
Gianmarco:”stai zitta troia che mi devo svuotare”
Non dissi nulla, mi feci scopare godendomi ogni singolo insulto che mi veniva rivolto, Stefano si sfilò da sotto e scomparve dicendo che andava a fumare in terrazzo.
Giammarco mi scopò ancora per poco, svuotando dentro di me i suoi ultimi schizzi, il suo ultimo affondo fu feroce, inarcai la schiena ed alzai la testa per il dolore che mi provocò, poi sentii i suoi schizzi dentro di me.
Gianmarco si alzò e ancora nudo si diresse verso la porta
Gianmarco:”vado sopra a fumare”
Lentamente mi alzai dai letto avevo tutte le ossa doloranti, ero distrutta e l’alcol si faceva sentire, a stento mi reggevo in piedi.
Raccolsi la mia roba, mi rivestii lentamente, ogni muscolo era senza forza e dolorante.
Mi diressi alla porta per andare via.
Dietro di me sentii i passi di Stefano “dove vai?”
Io:” a casa”
Stefano:”ti do un passaggio”
Non dissi nulla subito dopo comparve rivestito, entrammo nell’ascensore, restammo in silenzio tutto il tempo, quando l’ascensore arrivò al piano terra si avvicinò e mi baciò, io spostai la testa, ma lui la afferrò e mi baciò, la sua mano scese sul mio sedere
Stefano:” è stato un piacere stasera, spero ci sarà occasione di ripetere”
Io:”vedremo”
Stefano:” le puttane non vanno via con queste”
Si inginocchiò, io ero poggiata con le spalle al pannello dell’ascensore, mi alzò la gonna, prese tra le due mani il laccetto laterale del perizoma e lo strappò, mi girò e fece la stessa cosa dall’altra parte.
Stefano:” ora va meglio”
Non dissi nulla, mi riaccompagnò verso casa. A qualche centinaia di metri chiesi di fermarsi, avevo bisogno di aria.
Non disse nulla, si fermo e ci salutammo come se fosse stata una normale serata tra amici.
Mi incamminai verso casa, chi mi avrà vista non so cosa avrà pensato di me, avevo il volto sconvolto, camminavo barcollando.
Saranno stati pochi centinaia di metri, ma a me in quel momento sembravano km i miei pensieri correvano nella mia mente, ero sconvolta da ciò che avevo fatto, ma ancora di più ero sconvolta dal piacere che avevo provato nel farlo.
Che faccio lo dico a Silvì…… mi balenò in mente questa domanda.
Ora la più troia sono io……
Mentre pensavo a questo iniziai a sorridere, camminando sentii bagnato sulle mie gambe, allungai una mano mi toccai l’interno coscia all’altezza del ginocchio, lo sperma stava colando dal sedere e mi stava bagnando le cosce.
A fatica arrivai a casa, chiusa la porta mi si palesò Gia davanti
Gia:”ehi che fine hai fatto?”
Io:”nulla ho fatto tardi”
Gia:”si e per come stai combinata hai bevuto molto”
Io:” si un pò”
Gia:”dai ne parliamo domani che sono le cinque”
Mi girai per dirigermi in camera
Gia:”casomai prima datti una sciacquata che stai sporcando casa”
Chiusi la porta dietro le mie spalle.
17La mattina dopo mi svegliai che era già tardi, allungai la mano, cazzo i miei avevano chiamato sei volte, messaggi in quantità da parte di Silvì, ecco, ora mi toccherà la ramanzina da parte di tutti, fortuna che non sono stata svegliata dalle forze speciali che allertate dai miei si sono calate come nei film di guerra dagli elicotteri sfondando le finestre.
Fortuna che Silvì mi aveva scritto che aveva raccontato una palla coprendomi e dicendo ai miei che ero a qualche cineforum per l’uni.
Santa subito.
Le finestre erano aperte, strano, solitamente se entra un pò di luce mi sveglio subito, mi sono addormentata mezza vestita, il lenzuolo buttato a piedi del letto, mi sento uno schifo, ho le gambe che neanche dopo venti chilometri di corsa le sentirei così doloranti.
Che cazzo ho fatto…..
Ho poco tempo per pensarci, Gianna ,come un fulmine mi venne in mente lo stato in cui mi ero presentata a casa ieri, ed ora che le racconto?
Mi alzai a fatica, mi spogliai e mi coprii con il telo per la doccia, una doccia ci vuole, ero appiccicosa, uscii dalla stanza ed andai in cucina, Gianna era lì,
Gia:”ehi divertita ieri”
Io:” si ho fatto tardi”
Tra me e me mi domandavo cosa avesse intuito o cosa le avevano casomai raccontato.
Gia:” mi dispiace averti lasciata cosi, ho incontrato un amico e ci siamo fatti un giro, spero che sia andata tutto bene”
In quel momento volevo urlare dalla gioia, non sapeva e non aveva intuito nulla.
Gia:” ti dispiace se la settimana prossima ospito per un paio di giorni mia sorella? Ti prometto che darà poco fastidio, i miei vanno da mio fratello e lei non può restare sola e non vuole andare da nonna”
Io:” ma certo nessun fastidio”
Il solo sapere che non aveva capito nulla mi aveva ridonato le forze, mi buttai sotto la doccia come rinata.
Mi vestii di corsa per andare da Silvì, nel tragitto chiamai i miei e risposi ai messaggi whatsapp.
Camminando ci stava un tipo intento a scrivere, ma come si fa? Per poco non prendeva un palo in pieno. Io invece camminando camminando mando messaggi vocali e chi se ne frega se gli altri sentono.
Salii le scale velocemente, arrivata sul pianerottolo vidi uscire un ragazzo dalla porta di casa di mia sorella, rimasi interdetta, chissà forse il ragazzo di qualche coinquilina, anche se non l’avevo mai visto.
Entrai in casa, dentro regnava l’ombra ed il silenzio, andai in camera sua, la porta era semplicemente accostata, lì capii, Silvì era nuda sul letto aveva i capelli spettinati e un viso appagato, dormiva profondamente.
Mi sdraiai vicino a lei, sedendomi sul letto si svegliò
Silvì:” ehi”
Io:” ehi, che hai combinato”
Silvì:” l’hai incontrato?”
Io:” quel tipo che andava via da casa tua?”
Silvì:”si, l’ho incontrato sul pianerottolo”
Io:”perché? E Matteo?”
Silvì:” Lui non conta nulla, è stata solo una volta”
Io:”ma perché, tu ami Matteo”
Silvì:” Si che lo amo, è capitato, nulla di serio, non giudicarmi”
Io:”non ti giudico, è solo che vi vedo cosi affiatati e poi…… poi questo”
Silvì:” è stata solo una scopata amichevole”
Io:” tu sai”
Ci abbracciammo, un ennesimo segreto che avremo custodito, tagliai corto, non volevo farla indispettire e non volevo farla sentire giudicata. In quel momento sentivo come una stretta allo stomaco, non capivo questo comportamento e vedendola sempre cosi innamorata non capivo questa sua tranquillità nel tradire Matteo.
Io:” faccio il caffè?”
Silvì:” si ci vuole proprio”
Mi alzai ed andai in cucina, Silvì si presentò poco dopo coperta solo da una maglietta, aveva ancora i capelli tutti arruffati e il viso di chi aveva dormito poco.
Io:”dalla faccia ti ha stravolto”
Silvì:” devo dire che si è fatto valere”
Scoppiammo a ridere, non credo fosse più il caso di parlarle di quanto mi era successo la sera prima.
Passammo la giornata senza far nulla, tra televisione e mangiando patatine sul divano.
Verso le cinque la sera mi scrive Gia “ehi Giammarco mi ha chiesto il tuo numero, gliel’ho dato spero di aver fatto bene” mi gelò il sangue, neanche metabolizzato che mi arrivò un messaggio da un numero che non conoscevo, cazzo era lui.
Iniziò a scrivermi, a riempirmi di complimenti con le solite frasi idiote. In verità non volevo rovinare in momento con mia sorella e dopo poco lasciai la conversazione. Continuavo a farmi delle domande. Che voleva da me? Cosa poteva mai volere uno con cui avevo fatto una cosa a tre sapendo a malapena il suo nome?
Ehi, ci arrivo anche io, ma volevo uscirmene almeno lasciando le prove che non era mai successo.
Passai la serata con il magone certa di aver fatto una cazzata e che mi si stava ritorcendo contro.
Tornai a casa e passai quasi l’intera notte in bianco, da quel messaggio avrò detto forse una o due frasi di senso compiuto.
La mattina dopo mi svegliai e di corsa all’università con la speranza che Giammarco non mi avrebbe più cercata. Ma ecco puntuale come la sfiga mi arrivò il suo messaggio al quale rispondo che non posso parlare che sto all’uni e lui che continua a scrivermi chiedendomi che sto seguendo ed io come una cretina che gli risposi anche, non so se lo faccio più per paura o perché vorrei cancellare tutto quello che è successo.
Fatto sta che uscita dall’uni me lo ritrovo avanti, cazzo, ma sono l’unica che fa una strozzata, una ed una sola e deve trovarsi in questi casini?!?!?!?
Giam:” ehi, lo so che mi eviti, ma ti prego parliamo”
Io:” e di cosa vuoi parlarmi”
Giam:” dai andiamo in un bar e parliamo”
Io:” ho poco tempo”
Gia:” tranquilla ti prenderò poco tempo”
Andammo in un bar vicino, mi propose anche di allontanarci con la sua moto, ma proprio non volevo fidarmi di lui.
Arrivati al bar trovammo un tavolino abbastanza isolato, avevo i nervi a fior di pelle, quando ci sedemmo quasi mi avventai
Io:” che cazzo vuoi, per chi mi hai preso? Non perché ho fatto certe cose sono una zoccola!”
Gli sputai quelle parole con rabbia quasi a volerlo aggredire per spaventarlo.
Giam:”no, forse ti sei fatta una strana idea, ieri abbiamo bevuto tanto e non credo che tu sei una zoccola, al di la di tutto ciò che è successo, mi piaci, sei una bella ragazza e quando abbiamo parlato mi sono trovato bene”
Entrai in confusione, mi prendeva per cretina, voleva qualcosa, non sapevo cosa pensare.
Io:”e quindi cosa vuoi?”
Giam:”nulla se non conoscerti”
Io:”perché?
Giam:” facciamo cosi, l’altro ieri non è successo nulla, abbiamo parlato, ballato e poi nulla più. Partiamo da questo e da ciò ti voglio chiedere di conoscerci meglio.”
Io:” ma sei scemo?”
Giam:” si forse lo sono. Ma che ci posso fare, mi piaci e vorrei solo conoscerti”
Io:” lo sai che non succederà mai più?”
Giam:”si lo immagino, ma non mi interessa, anzi, ti chiedo di conoscerci e ti prometto che non ci sarà nulla, ma nulla nulla, neanche un bacio, non proverò nessun approccio fisico con te. Promesso”
Non sapevo cosa dirgli, da un lato tante belle parole, dall’altro la paura di essere sputtanata, anche se parola mia contro la sua, o meglio contro la loro.
Io:” ok Giammarco conosciamoci ora però devo andare si è fatto tardi”
Giam:” ma almeno il caffè”
Io:” scusa, ma è tardi”
Corsi dritta a casa, non sapevo cosa dire e non volevo certo andare in giro a raccontare di ciò che era successo e parlarle con Silvì non mi andava dopo quello che avevo scoperto.
Mi buttai sui libri, la sera Gia preparò la cena e passammo la serata allegramente, tra battute risate e tanto vino, ma tanto tanto, alla fine ridevamo come due sceme con lei che ripeteva ubriachiamoci ore che la settimana prossima devo fare la sorella responsabile.
Ed ecco l’ennesimo messaggio di Giammarco, sarà stato l’alcol, ma da quella sera mi aprii dimenticandomi delle mie paure, scoprii che era un ragazzo intelligente e che avevamo tanti interessi comuni, mi addormentai tardissimo e stranamente felice.
La mattina seguente continuai a rispondergli ai messaggi, mi propose anche un caffè, ma rifiutai dicendogli che era troppo presto, da un lato iniziava proprio a piacermi dall’altro avevo paura. Il telefono manteneva quella giusta distanza di sicurezza, continuammo a scriverci tutta la settimana ed il fine settimana che passai a casa.
Tornai a Napoli in Martedì, un giorno prima di quanto avevo detto a Gia verso ora di pranzo, non avevo avvisato Gia, arrivata sul pianerottolo sentii della musica alta provenire da casa, pensai che Gia si era data alle grandi pulizie, aperta la porta invece trovai la sorpresa, una ragazzina nuda sdraiata sul tavolo da pranzo con un ragazzo che potevo vedere solo di spalle.
Potevo vedere lei nuda con il suo seno che danzava sotto le spinte di lui e con le gambe incrociate dietro la schiena di lui che la teneva per i fianchi.
Non sentirono che aprii la porta e neanche fecero caso a me per i due tre secondi che stetti a guardarli e non sentirono neanche che chiusi la porta.
Scesi le scale ed andai da mia sorella, quando mi vide scoppiai a ridere e le raccontai quando avevo visto.
Io:” hai capito la ragazzina”
Ridemmo per tutto il tempo.
Dopo pranzo tornai a casa e trovai Gia e la sorellina tranquillamente a tavola a pranzare.
Gia mi presentò la sorellina, Daniela.
Daniela è una ragazza minuta bassina, ma con un bel seno, direi almeno una terza, con capelli castani ed un bel viso ed uno sguardo che potrebbe sembrare quasi assente.
Diventai rossa dalla vergogna, fortuna mi squillò il cellulare, Giammarco, andai in camera e ci passai più di mezz’ora a parlargli a telefono.
Verso mezza notte sentii bussare alla porta, era Gia,
Gia:” spero che non ti dia fastidio Daniela, è piccola, ma indipendente, poi si trattiene solo una settimana.
Ve lo giuro non sapevo cosa dirle, potevo mai dirle vedi che la piccolina oggi si dava da fare con uno sul nostro tavolo da pranzo ed il tipo non mi sembrava della sua età e la sorellina piccolina piccolina mi sembrava anche a suo agio.
Vabbè le risposi che non ci stavano problemi.
Dopo poco che usci annunciandomi che andava a fare la doccia e avrebbe occupato il bagno ribussano alla porta, la piccola Danielina,
Dan:”ehi, scusa per stamattina”
Io:” mi hai vista”
Dan:” si, grazie di non aver detto nulla a mia sorella”
Io:” ma chi era?”
Dan:” l’ho conosciuto in chat è di Napoli e stamattina l’ho incontrato”
Io:”e neanche lo conoscevi e te lo sei portato a casa nostra e subito hai….”
Dan:” e daiii sono cose che capitano, non sono una bambina e poi non lo rivedrò più”
Io:”ma sa dove abiti”
Dan:”tranquilla non tornerà sa che non è casa mia e non darà problemi”
Io:”ma è tanto più grande di te”
Dan:” si molto, quelli della mia eta non ci sanno fare”
Io:”non mi piace che ti porti sconosciuti in casa, se vuoi fare certe cose falle fuori di qua”
Depo questo mi salutò ed andò via.
Hai capito la ragazzina……
Nei giorni seguenti passai il tempo tra casa e telefono, il venerdì riuscii a ritagliarmi un pochino di tempo per andare a correre.
Giammarco mi scriveva sempre più spesso, mi contattava quasi ad ogni ora, mi svegliavo e mi riaddormentavo con il suo saluto.
Gia venne in camera poco dopo pranzo dicendomi che doveva vedersi con il tipo della sera della festa e che sarebbe tornata prima delle otto.
Non mi feci molti problemi, ed anche se Daniela rimaneva sola mi aveva promesso che non avrebbe portato altri ragazzi a casa.
Mi preparai come al solito, pantaloncino nero e top arancione, oramai correre con poco addosso era il mio anti depressivo preferito.
Uscii dalla stanza ed incontrai Daniela
Dan:”ehi dove vai?”
Io:”a correre”
Dan:”cosi vestita?”
Io:”si perché?”
Dan:”perché sei a rischio stupro”
Io:”ma daiii è un completino normale”
Dan:”lasci poco alla fantasia”
Io:”la malizia è in chi guarda”
Dan:”sul lungo mare?”
Io:”si faccio via Caracciolo andata e ritorno”
Dan:”peccato verrei anche io, ma non ho nulla”
Io:”se vuoi ti presto qualcosa”
Non se o fece ripetere, andammo in camera e le prestai dei pantaloncini ed una maglia, scelsi qualcosa di meno audace, ma mentre li sceglievo dal cassetto le cadde l’occhio sul “famoso” pantaloncino bianco, lo prese al volo e disse metto questo, la guardai sgranando gli occhi,
Io:”ok, ma l’ho preso e mai usato per correre” (mentendo spudoratamente)
Dani:”perchè?”
Io:”è troppo sottile e appena sudi un pò diventa trasparente”
Dani:”cosi non sfiguro vicino alla tua nudità”
Scoppiai a ridere, corremmo quasi per tutto il tempo parlando un pochino di tutto, riusciva anche a tenere il mio passo, fu una delle poche volte che non mi interessavano gli sguardi anche se come al solito me li sentivo addosso quasi ad accarezzare la mia pelle, tornammo a casa che ancora ridevamo commentando i fischi e gli “inviti” che avevamo ricevuto. Le dissi che poteva andare a farsi la doccia, lei come se nulla fosse si levò i pantaloncini ed il top davanti a me che eravamo ancora nell’ingresso,
Dani:”tanto non è che fa tanta differenza”
Io:”a si dai, denigra i miei completini, intanto quei fischi sono merito loro”
E giù di risate
La vedevo camminare per casa nuda con solo le scarpe da ginnastica, era veramente mingherlina, più bassa di me, ma con un seno molto più che generoso e con una faccia da stronzetta ed un sguardo sveglio di chi sa cosa vuole.
Mi ritrovai a guardarla mentre con una mano si appoggiava al tavolo con una gamba incrociata e appoggiata sulla punta mentre beveva dalla bottiglia, quella posizione metteva in risalto il suo ventre piattissimo che finiva con i muscoli a formare una “V” perfetta come ad indicare la sua figa completamente rasata e il seno, una terza abbondante con dei capezzoli piccoli e chiari,
Io:”dai vai a farti una doccia che se prendi un raffreddore tua sorella mi uccide”
Dani:”tranquilla vado”
Sparì in bagno mentre io raccoglievo i pantaloncini ed il top, ma se si è levata tutto, dove sono gli slip? Hai capito la ragazzina…….
Uscii dal bagno coperta dal telo per le mani legata alla vita,
Dani:”non ho trovato un telo ti dispiace ho usato questo”
Io:”tranquilla è il mio, dopo ne metto un’altro”
Entrai in bagno, e mi buttai sotto la doccia, iniziai a passare la spugna, appena iniziai a sfiorarmi quasi mi si piegarono le gambe, ero eccitata, ma questa volta non per gli sguardi, gli apprezzamenti o gli insulti, ma per colpa di quella ragazzina, l’immagine di lei che si sfila tutto rimanendo nuda davanti a me, lei che con naturalezza si siede nuda sulla sedia mettendo le gambe sull’asse delle gambe sulla sedia, mostrandomi la sua figa, tutto questo mi entrò dentro come un fulmine, tutte quelle immagini si accavallano nella mia testa, senza che me ne accorgessi mi ritrovai con la schiena inarcata all’indietro con le spalle pigiate alle mattonelle della doccia e la mia mano sul mio clitoride mentre il getto dell’acqua mi colpisce sul seno.
Era la prima volta che mi capitava di masturbarmi pensato ad una ragazza, continuai a darmi piacere, le gambe mi tremavano, staccai il doccino e mi inginocchiai, quasi mi misi a gattoni, con una mano tenevo il doccino dirigendo il getto d’acqua sul mio clitoride mentre con l’altra mi mantenevo al muro, venni, venni varie volte.
Quando uscii dalla doccia mi coprii con il telo una rapida asciugata e mi diressi verso camera. Daniela mi aspettava nel corridoio, indossava un pantaloncino corto largo ed una maglietta con un teschio
Io:”tutto ok?”
Dani:”si tutto bene, finito di masturbarti?”
Io:”cosa?”
Daniela si avvicinò, mi spinse con le spalle al muro si avvicinò lentamente il suo volto al mio e mi baciò, sulle prime chiusi le labbra, ma le bastò poco per vincere la mia resistenza, schiusi le labbra ed accolsi la sua lingua, mentre mi baciava con una mano scostò il telo che cadde ai miei piedi, una sua mano scivolò sul mio fianco fino a raggiungere la mia figa, senza troppi convenevoli mi infilò un dito dentro mentre con il medio trovò facilmente il mio clitoride trovandomi completamente bagnata poi si scostò e con un sorrisetto beffardo mi mostrò il medio ed il pollice bagnati dei miei umori
Dani:”cosi eccitata per me?”
Ero completamente nel pallone mi uscì solo un flebile “si”
Dani:”io sarò una troia, ma come vedi lo sei anche tu, ma io non desidero le ragazzine”
Mi tremavano le gambe, mi aveva scoperto, le stavo per rispondere, ma un rumore di chiavi interruppe il movimento delle mie labbra, era rientrata Gia,
Dani:”tranquilla è un nostro segreto e poi non mi è dispiaciuto”
Si girò e si diresse verso la porta quasi urlando un “bentornata”
Io mi fiondai in camera recuperando il telo da terra.
18Chiusi la porta alle mie spalle, avevo il cuore che mi batteva a mille, non sapevo cosa fare, ero nuda con le spalle appoggiata alla porta, ero eccitata ed avevo paura, prima Giammarco e Stefano poi Silvì con quel tipo ora Daniela, era troppo avevo bisogno di uscire. Ero eccitata, in un’altra situazione mi sarei soddisfatta da sola, ma non potevo, era più forte il desiderio di scappare.
Aprii l’armadio per prendere le prime cose che avessi trovato, buttai sul letto un jeans ed una camicetta, mentre sto prendendo l’intimo squilla il cell, era Silvì “sto andando a cinema con Matteo” cazzo dove vado, resto con il cell in mano, scorro le chat, Giammarco, è on line gli scrivo
“cosa fai?”
Pochi secondi e mi compare la scritta Giammarco sta scrivendo
“nulla e tu?”
Gli scrivo di impulso “mi va di uscire”
“dimmi dove e ti passo a prendere”
Gli mando il mio indirizzo,
“dammi un’ora e sono da te”
Erano circa le sette e mezza, avevo un’ora per decidere come vestirmi, non so cosa avessi, forse per paura di uscire da casa mi stavo buttando nel fuoco.
Seduta completamente nuda sul letto, ho la testa vuota e lo sguardo fisso verso la porta.
Vengo svegliata da questo stato dal suono della voce di Gia che mi chiede se può entrare, le chiedo di aspettare, mi metto una felpa e le dico di entrare
Gia:”ehi scusa, ti volevo ringraziare per aver portato Dani con te”
Io:”tranquilla mi ha fatto piacere stare in compagnia”
Gia:”che hai ti vedo strana, spero che non sia colpa di Dani”
Io:”ma no nulla, tra poco esco….. e forse la doccia, tranquilla nulla”
Ero in stato di confusione totale, farfugliavo parole sconnesse.
Gia:”ok, riprenditi”
Andò via dalla stanza, tirai un respiro profondo e scelsi cosa mettere, volevo essere carina ma non sexy, scelsi un vestitino bianco con dei fiori, sopra aderente senza maniche e con la gonnellina larga che finiva poco sopra al ginocchio e degli stivaletti con un pò di tacco e sopra un giubbottino di pelle marrone.
Ci misi volutamente molto a vestirmi e truccarmi, stirai i capelli e rimisi lo smalto.
Aspettai in camera che mi arrivasse il messaggio di Giammarco giocando con il cell che avevo messo sotto carica.
Mi ero ripresa un pochettino, avevo paura di uscire con Giammarco, ma allo stesso tempo avevo voglia di vederlo, in quei giorni ci eravamo sentiti tanto e se non fosse per quello che era successo quella sera avrei accettato un suo invito già giorni fa.
Nove meno venti, un po di ritardo, ma nulla di grave, mi arriva il messaggio, credo di essere sotto casa tua, sto vicino alla caffetteria.
Presi la borsa e il giubbino uscii di casa silenziosamente salutando con un “io esco” quando ero già con un piede fuori dalla porta.
Giammarco era li, ma con la moto
Io:”potevi dirmelo che venivi con la moto avrei messo un pantalone”
Giam:”ho preso la moto cosi ti saresti sentita più sicura”
Salire in moto con la gonna è un casino e poi il casco sui capelli appena stirati, ma non mi importava poi più di tanto,
Io:”dove mi porti?”
Giam:”avevo in programma una serata al giapponese con amici, ma se vuoi stiamo soli io e te, ti lascio decidere”
Io:” ma no dai, mi va bene la serata con amici, non voglio rovinarti i piani, ma ci sarà anche Stefano?”
Giam:”no lui non ci sarà, ma tranquilla gli ho parlato, è un bravo ragazzo e non dirà nulla”
Parti piano, ma la piccola accelerazione mi spavento e mi fu naturale abbracciarmi a lui, arrivammo in un bel locale al vomero, davanti al locale ci stavano già un paio di amici, una coppia ed una ragazza che non nascose più di tanto la faccia contrariata nel vedermi con Giammarco.
La serata fu molto piacevole, una decina tra ragazzi e ragazze tutti molto gentili e alla mano, la serata trascorse velocemente ed in allegria, verso l’una eravamo fuori dal locale.
Giam:”devi tornare subito?”
Io:”non vorrei fare troppo tardi”
Giam:”tranquilla solo una piccola deviazione per mostrarti una cosa”
Ripartimmo e mi porto vicino ad una chiesetta al Vomero da dove si vede il mare, ci sta una piazzetta molto carina con degli alberi, parcheggiò la moto e ci mettemmo vicino al muretto a vedere in mare con il traffico delle poche auto che passavano nella strada di sotto.
Giammarco non parlava, era li che fissava il mare immerso nei suoi pensieri, lo guardavo e più lo guardavo più pensavo a quando fosse bello, a la cosa che più mi piaceva di lui è come mi faceva sentire, per tutta la sera non avevo pensato a nulla, aveva spazzato le mie ansie e le mie paure con un vento di serenità ed allegria.
Forse perché si sentiva fissato, ma si girò ed senza nemmeno pensare mi lo baciai.
Un bacio a stampo, nulla di che, ma lo baciai, non avevo pensato a farlo, mi venne d’istinto, lui non se l’aspettava,
Io:”scusa “
Gia:”di cosa? Anche io avrei voluto baciarti, ma avevo promesso che non ci avrei neanche provato”
Io:”ora puoi”
Ci baciammo a lungo, lui non osò neanche spostare le mani dalle mie spalle, se voleva far cadere ogni mia piccola remora ci stava riuscendo.
Io:”è tardi mi riaccompagni?”
Salimmo sulla moto e ancor prima di partire lo abbracciai, ero felice, mi sento protetta.
Quando arrivammo sotto casa mi chiese se ci potevamo vedere anche domani
Io:”chissà tu chiedimelo”
Lo dissi sorridendo e sicuramente con gli occhi luccicanti.
Salii a casa senza neppure pensare a Daniela, saranno state le due e mezza, la casa era avvolta nel buio, mi cambiai e piombai nel sonno più profondo.
La mattina dopo mi svegliai presto, avevo lasciato le persiane aperte, il sole era comunque alto e la camera era completamente illuminata, nell’aria si sentiva odore di caffè.
Mi alzai e scalza andai in cucina, ci stava Daniela con la sua solita maglietta extra large
Dani:”il caffè è pronto”
Io:”grazie”
Dani:”scusa per ieri”
Io:”perché l’hai fatto?”
Dani:”sono entrata e ti ho vista mentre ti, si insomma mentre ti masturbavi”
Io:”e quindi mi sbatti al muro e mi baci?”
Dani:”ti ricordo che mi hai dato della zoccola”
Io:”ti ho trovato sul tavolo a farti scopare da uno che neanche conosci”
Dani:”lo so, ma che cazzi sono tuoi”
Io:”sei a casa mia non tua”
Dani:”vabbè scusa per tutto”
Io:”ed ora che vuoi?”
Dani:”nulla”
Io:”permettiti di dirlo in giro e sappi che parlo a tua sorella del tipo”
Dani:”e perché dovrei dirlo, mi fa piacere che ti ho fatto quell’effetto”
Detto questo si avvicinò con la tazzina del caffè,
Dani:”è senza zucchero”
Io:” ok grazie”
Mi giro ed apro il mobiletto dove teniamo lo zucchero, mi giro e la trovo completamente nuda,
Io:”ma che fai?”
Dani:”Buongiorno”
Io:”ma sei scema? Vestiti che può venire tua sorella”
Dani:”no, è scesa e non torna prima di un’ora”
Io:”e quindi che vuoi da me?”
Non lasciò che finissi la frase si butto addosso, se no avessi fatto un’acrobazia mi sarei versata tutto il caffè addosso, mi diede un bacio, non opposi la minima resistenza, mentre mi baciava
Dani:”e posala quella tazzina che il caffè che faccio io fa schifo”
Buttai la tazzina nel lavandino e l’abbracciai, le mie mani iniziarono a scivolare sulla sua schiena,
Sarà perché era sulle punta dei piedi sarà stato perché è veramente esile, ma la sua schiena ed il suo sedere erano un fascio di muscoli e sensualità.
Non si staccava dalle mie labbra, la sua lingua si era impossessata della mia bocca, le nostre lingue si accarezzavano, si strusciavano come se l’avessero sempre fatto.
Se Giovanna fosse entrata in qual momento avrebbe visto la sua piccola sorellina completamente nuda abbracciata alla sua coinquilina mentre si davano il più dolce e passionale bacio.
Dani fece un paio di passi indietro fino ad appoggiarsi al tavolo, andai verso di lei
Dani:”spogliati”
La guardai per un secondo senza dire una parola, levai la maglietta ed il pantaloncino
Dani:”tutto”
Levai gli slip, ero anch’io completamente nuda.
Dani:”mi vuoi?”
Come per la prima volta anche questa volta mi uscii un “si” quasi sussurrato
Dani:”non ho sentito”
Io:” si”
Dani:”cosa vuoi?”
Io:”ti voglio”
Mi fece segno di avvicinarmi con il dito, nella mia mente sembrava tutto al rallentatore, Dani con un piccolo saltello si sedette sul tavolo, mi avvicinai, aveva le gambe aperte, per la prima volta fui io a baciarla, i nostri seni si toccavano, le sue mani accarezzavano scendevano dalle spalle fino alla schiena, spostò lievemente la testa, mi fiondai sul suo collo, iniziai a leccarlo, a baciarlo, passai la lingua da dietro al collo fino al seno.
Passai la lingua dalla spalla fino a sotto al seno, il suo seno era duro, sodo, sembrava scolpito tano che era definito.
Mi impossessai del suo seno con una mano, mentre mi dedicavo a leccare e succhiare il capezzolo dell’altro seno, Dani mi teneva una mano sulla testa, mentre con l’altra si puntellava al tavolo, mi sembrò naturale scendere.
Scesi sul suo ventre piatto, levò la mano dalla mia testa e si piegò di più allungando le mani sul tavolo, sembrava sapere cosa da li a poco avrei fatto, o forse era un invito esplicito a farlo.
Le feci spostare il sedere più in dentro, afferrai le sue gambe per farle appoggiare i piedi sul tavolo, Dani inarcò la schiena mettendomi praticamente la sua figa completamente rasata davanti la bocca, non me lo feci ripetere, iniziai a leccarle l’interno coscia, il suo respiro si fece affannato, quando giunsi con la lingua al suo clitoride emise un gemito, iniziai a leccale le grandi labbra, il clitoride fino a spingere la mia lingua dentro la sua figa, non ci vollero più di un paio di minuti prima di sentirla urlare, iniziò a fare su e giù con il bacino, mise una mano sulla mia testa spingendola sulla sua figa, quasi mi schiaccio il naso, urlò tutto il suo piacere.
Lei stesa sul tavolo con le spalle appoggiate al piano, con una mano si teneva al bordo, il bacino alzato con le gambe piegate ed in punta di piedi e con l’altra mano non smise di premermi sulla sua figa.
Mi lascio solo quando ebbe finito di godere, ed io non smisi di leccarla finché non mi levo la mano dalla testa.
Si accasciò sul tavolo,
Dani:”whaoooo voi lesbiche ci sapete proprio fare”
Io:”non sono lesbica”
Dani:”ma se me l’hai appena leccata”
Io:”e che vuol dire”
Dani:”bisex allora”
Io:”se proprio devi definirmi”
Dani:”non l’ho mai fatto con una donna”
Io:”ora si”
Dani scese dal tavolo, mi girò attorno, guardandomi, quasi studiandomi
Dani:”sai che sei proprio figa?!”
Io:”grazie, anche tu lo sei”
Dani:”lo so, ma tu di più”
Mi prese per un braccio e mi fece piegare sul tavolo, mi fece appoggiare i seni sul tavolo, per comodità allungai le braccia avanti a me, lei era dietro di me, iniziò ad accarezzarmi la schiena
Dani:”hai un sedere perfetto”
Mi venne da ridere, riuscii solo a dire grazie
Dani:”peccato che giudichi gli altri e poi fai peggio di loro”
Io:”dai che ti ho chiesto scusa”
Fece scorrere le dita dal centro delle spalle fino al sedere, poi continuarono a scendere fino ad arrivare alla mia figa, ero un lago lo sentivo, passo le dita sulla schiena facendomi sentire le unghia, quel tocco mi fece partire una scossa lungo tutta la schiena.
Dani:”sei fradicia, sai che non ho mai toccato un’altra donna?”
Io:”e perché hai scelto me”
Dani:”perche tu sei bellissima”
Spinse senza troppi convenevoli le dita dentro di me, le spinse avanti e dietro un paio di volte, non so come facesse quella ragazzina a farmi quell’effetto, ma con pochi tocchi mi aveva portato al limite dell’orgasmo.
Avevo la faccia appoggiata sul tavolo, per aiutarla avevo le gambe lievemente aperte ed ero in punta dei piedi,
Dani:”vuoi che continui”
Stavo impazzendo, le risposi “si ti prego”
Lei continuava a fare avanti e dietro, l’altra mano era sul sedere un po lo accarezzava, un po mi spingeva come a volermi immobilizzare in quella posizione.
Mi portava all’imita dell’orgasmo poi levava le mano e spalmava i miei umori sul sedere
Dani:”il tuo sedere tutto bagnato è ancora più bello”
Io continuavo a chiederle di continuare
Io:”continua ti prego continua”
La mia voce era tra l’affannato e la supplica
Appena si accorgeva che il mio respiro si calmava ricominciava a torturarmi, fece cosi due tre quattro volte, il suo gioco era farmi arrivare al limite e poi fermarsi.
Avevo le sue dita dentro che mi stavano facendo impazzire
Dani:”dillo”
Io:”cosa? Che voglio che continui? Continua ti prego”
Avrò detto continua ti prego almeno mille volte
Dani:”no devi dire che sei una troia”
In quel momento avrebbe potuto tranquillamente chiedere di giurare che la terra è piatta e l’avrei fatto.
Io:”ti prego continua, sono una troia”
Dani rallentava il ritmo e poi ricominciava più veloce solo per allungare la mia tortura
Dani:”no devi supplicarmi, devi metterci lo stesso disprezzo che hai messo quando l’hai detto a me”
Io:”scusa non l’ho detto con disprezzo”
Dani:” però l’hai fatto, quindi ora se vuoi godere ubbidisci”
Io:”hai ragione sono una troia, mi sono masturbata pensando a te sotto la doccia, sono una pervertita, ma ti prego fammi godere, ti prego, ti prego fammi godere, sono una troia”
Finalmente era riuscita a umiliarmi, più parlavo, più mi umiliavo e più sentivo salire l’orgasmo, non era solo l’intensità delle dita di Daniela a darmi piacere, ma erano anche le mie parole.
L’orgasmo esplose portandosi tutte le mie forze con se, urlai, un urlo strozzato dall’affanno, mi si piegarono le gambe, non caddi solo perché avevo il busto incollato al piano del tavolo.
Dani restò dietro di me ed aspetto che io mi riprendessi.
Mi ripresi dopo un tempo che mi sembrò interminabili, riacquistare la forza per mantenermi sulle gambe fu un’impresa.
Mi alzai e mi appoggia al tavolo, Dani era li che mi fissava,
Dani:”certo che ti bagni parecchio”
Guardai per terra, ci stava una pozza dei miei liquidi, solo in quel momento mi accorsi che avevo le gambe bagnate.
Per sorreggermi mi appoggiai al tavolo, Dani si avvicinò e mi diede un tenero bacio, lento, dolce, le nostre lingue si sfioravano con dolcezza.
Mi spinse sul tavolo, mi fece sdraiare.
Ero sul tavolo della cucina, nuda, con le gambe piegate ed i piedi sul tavolo, allungai le braccia come a stiracchiarmi, presi i capelli e li allungai sul tavolo.
Dani andò verso la porta di casa, la guardai allontanarsi, aveva un fisico stupendo, un sedere perfetto, lividi mettere il fermo alla porta e ritornare da me con un sorriso sulla faccia.
Dani:”cosi mia sorella non scopre che la sua coinquilina va con le ragazzine”
Poi mi guardò tra le gambe,
Dani:”non l’ho mai fatto”
Io:”cosa?”
Dani:”leccare una figa”
Io:”vuoi?”
Dani:”si”
Aprii le gambe, Dani si mise tra le mie gambe, io avevo la testa piegata per osservarla
Dani:”se mi guardi mi imbarazzo”
Io:”ok scusa”
Dani:”questo tavolo è stato il palcoscenico di tante cose questa settimana”
Mentre le accarezzavo la testa mi venne solo da ridere.
Iniziò con molta timidezza, sentivo la sua linguetta girare qua e la nella mia figa senza trovare un modo per farlo,
Io:” allarga le grandi labbra”
Lei come una scolaretta lo fece,
Io:”lecca il clitoride”
Iniziò a leccarlo, una scarica si impossessò di me, pochi secondi ed ero completamente partita, più andava avanti, più vedeva che mi dava piacere e più ci prendeva la mano, o la lingua come preferite.
Stavo per esplodere in un altro orgasmo, ero al limite e lei non smetteva di leccarmi, io gemevo, mi contorcevo, continuavo a dire “si continua siiii” che a rompere tutto ci pensò il campanello.
Dani:”cazzo è tornata”
Scattammo in piedi che neanche i centometristi, raccolsi la mia roba e corsi in camera, Dani si mise la felpa, sentii aprirsi la porta di casa mentre stavo chiudendo la porta di camera mia.
Mi ritrovai ancora una volta nuda e con il fiatone in camera mia. Pochi minuti dopo e bussarono e prima che riuscissi a dire “chi è?” vidi aprirsi la porta, era Daniela, si chiuse la porta alle spalle.
Io ero ancora nuda, si avvicinò e portando un dito sulla bocca
Dani:”shhhh è in bagno”
Mi baciò, poi discese tra le mie gambe, e sottovoce
Dani:” non fare casino”
Mi sdraiai sul letto, i piedi appoggiati per terra e la schiena sul materasso, infilò due dita dentro ed iniziò a leccarmi la figa.
Lei in ginocchio che mi leccava la figa ed io nuda sul letto, non ci mise molto a farmi avere un orgasmo, per non urlare afferrai il cuscino e ci affogai la faccia, non smise per tutto il mio orgasmo, anzi, nonostante mi contorcessi lei continuò, ebbi subito dopo un secondo istantaneo orgasmo forte come il primo.
Avevo il fiatone, ero distrutta e felice, lei si alzò e si asciugò la bocca con la manica della felpa.
Dani:”mi piace farlo”
Io:”menomale che avevi chiuso la porta”
Dani:”la prossima volta dovremo stare più attente”
Uscii dalla stanza e sentii Gianna dirle di non disturbarmi.
Se solo sapesse che la piccola sorellina che tanto crede dolce e pura in verità in una settimana prima si è fatta scopare da uno sconosciuto e poi si è scopata me.

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