Il personal trainer di mia figlia – Capitolo 18

Scritto da , il 2020-11-20, genere dominazione

Monica, ancora sotto di me con il fallo infilato nella mia vagina, mi guardò incredula, stropicciò gli occhi e si scostò di lato come in preda ad un attacco di panico.
“MA CHE CAZZO…??? MAMMA??? CHE CAZZO CI FAI QUI? …
Rimasi impietrita dalla situazione che si era creata, affossata dalla vergogna di essere stata svelata a mia figlia. Bruno, che ancora stava riprendendo fiato dalla cavalcata, mi tolse un po’ dall’impiccio di dover dare una spiegazione:
“Monica, prima o poi dovevi conoscere la vera natura di Barbara, quella di sottomessa, l’unico stato in cui si trova veramente realizzata e l’unico in cui riesce a godere in modo completo”.
“VAFFANCULO BRUNO! Ti sei scopato mia madre, e questo probabilmente da quando stavamo ancora insieme, cazzo! E vaffanculo anche tu mamma!!! …ed io che mi confidavo con te, zoccola!”
“…mi …mi dispiace Monica, è nato tutto per caso e poi …la situazione è sfuggita di mano!”
“Cazzo mamma! Non ci posso credere…!”
Intanto, Monica, che si era rapidamente vestita di jeans e maglietta, aveva preso le scarpe in mano e si direzionava verso la porta d’ingresso a piedi nudi:
“Ho bisogno di prendere un po’ d’aria, devo rifletterci su e …andate affanculo tutti e due!”
Chiuse la porta e andò via.
Ero a pezzi! Sapevo che sarebbe finita così, male!
Bruno nel frattempo stemperava la tensione:
“Non ti preoccupare, vedrai che ritornerà, bisogna darle solo un po’ di tempo per digerire tutta la faccenda. Credo sia una reazione normale dopotutto!”
“Può darsi e lo spero, ma ormai ha perso la fiducia in me. Come non capirla…! Cazzo… che situazione di merda!”.
“Non devi porti questi problemi Barbara, devi scindere le due cose: in questa situazione tu rappresentavi solo un giocattolo sessuale ed è andata bene finché avevi indosso una maschera, ma con o senza maschera rimani sempre e solo un oggetto di piacere. Fuori da questo contesto tu sei Barbara e Monica è tua figlia!”.
“Facile a dirsi, ma io non riesco a separare la mia vita in due, quella di Barbara schiava e quella di Barbara mamma come fossero due persone diverse”.
Ero affranta come non mai. Nei giorni successivi rimasi a casa in totale solitudine piangendo per la svolta che aveva preso la mia vita: un futuro senza mia figlia. Che cazzo avevo combinato!
Dopo quasi una settimana di silenzio ricevetti un inaspettato messaggio WhatsApp di Monica:
“Ciao Mamma, devi capire che quanto successo mi ha sconvolto. Tuttavia, bisogna fare i conti con la realtà e accettarla. Voglio che tu sappia che ti perdonerò, ma dovrai redimerti per il tuo tradimento e dovrai accettare una inevitabile punizione. Sabato non prendere impegni lasciami la casa libera per tutta la mattinata, quindi esci entro le 09.00 e rientra dopo pranzo, non prima delle 14.00. Mangia leggero!”
L’iniziativa di Monica mi sorprese positivamente, si trattava di un riavvicinamento che avevo desiderato avvenisse ma che ormai temevo che arrivasse decisamente più tardi. Non mi importava della punizione pur di poter riabbracciare mia figlia.
E così arrivò il sabato. Si fecero le 14.00 e rientrai a casa. Subito varcata la porta, trovai parte dell’arredamento cambiato, il tavolo era stato spostato da un lato della sala, al centro della quale si trovavano una gogna e una croce di sant’Andrea. Entrambi gli arredi in noce scuro erano imponenti e sembravano essere fatti in legno massiccio; sicuramente erano stati trasportati con un mezzo pesante. Bruno e Monica erano seduti intorno al tavolo e in loro compagnia c’erano due signori eleganti vestiti in giacca e cravatta, anch’essi seduti. Bruno si sollevò in piedi e si diresse verso di me:
“A quattro zampe, troia!”
“Subito signore!”
Mi mise una ball gag con un anello, che mi costringeva a tenere la bocca aperta, e un collare in pelle, quindi agganciò un guinzaglio e mi condusse vicino al tavolo:
“Questi ospiti sono Master Pain e il suo aiutante Woe, che come potrai capire sono specializzati in pratiche BDSM…”
Monica che fino a quel momento non mi aveva degnato di attenzione aggiunse:
“La loro presenza qui, è una mia iniziativa, perché penso siano le persone più indicate ad infliggere la giusta punizione per il tuo comportamento fedifrago. La punizione non si concluderà attraverso questa sessione BDSM bensì continuerà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi attraverso tutta una serie di regole a cui dovrai sottostare e a una serie di comportamenti che dovrai seguire rigidamente, cara Barbara! Ma adesso ti lascio ai nostri ospiti, avremo tempo per insegnarti la vera disciplina…”
Master Pain si sollevò, prese il guinzaglio e mi portò alla gogna. Mi bloccò i polsi e il collo alla sbarra e regolò l’altezza dell’asse orizzontale affinché, restando in piedi, assumessi una posizione a 90 gradi. In tal modo, le braccia e la testa rimanevano incastrati tra i legni della gogna mentre i piedi erano bloccati a terra da una staffa di metallo che limitava al minimo i movimenti e forzava a tenere le gambe divaricate. Quindi mi si piazzò davanti mostrandomi una bacchetta:
“Hai mai sentito parlare di caning?”
Non avendo la possibilità di parlare, scossi la testa in senso contrario.
“Beh tra poco lo sperimenterai e difficilmente dimenticherai questa esperienza. Questa è una canna vegetale di Thumper Rattan, dotata di una buona flessibilità di modo che possa avvolgere le parti del tuo corpo quando arriva in contatto con esse. Quest’altra bacchetta invece è semplicemente di plastica e ha una notevole elasticità”
Nel mostrarmi la seconda verga, la faceva sibilare vicino alle mie orecchie come per intimidirmi e farmi capire a cosa effettivamente stavo andando incontro.
“Ti lavoreremo in due, in modo sincronizzato, partendo dai polpacci e toccando ogni parte del tuo corpo. Hai facoltà di gridare e piangere quanto vuoi”
Nel frattempo Monica e Bruno incuranti di tutto ciò che accadeva, si piazzarono di fronte a me e cominciarono a baciarsi languidamente. Poi Monica prese una sedia fece sedere Bruno, che già si era calato i pantaloni, e iniziò a spompinarlo molto lentamente posizionandosi in modo tale che riuscissi a vedere ogni dettaglio di quell’incredibile pompino.
E mentre loro godevano, io avrei cominciato a soffrire le pene dell’inferno sotto i colpi simultanei delle bacchette di Master Pain e del suo aiutante Woe, che posizionati alle mie spalle uno di fronte all’altro, avevano cominciato il loro rituale BDSM. Iniziarono dai polpacci, e quando arrivarono alle cosce qualche lacrima era già comparsa a rigarmi il viso. In una delle poche pause che mi concessero, Bruno si avvicinò per farmi sentire l’odore del suo uccello appena estratto dalla passera di Monica, che da diversi minuti se lo stava scopando sedendosi sopra di lui da ogni angolazione possibile come a ruotarci sopra. Le mie gambe erano un fuoco, il sedere poi era in ebollizione: i due bastardi mi stavano massacrando le natiche e non accennavano a fermarsi. Le sferzate arrivavano inesorabili provocandomi forte sofferenza, un dolore paragonabile a quello provocato da tanti spilli che penetrano la pelle.
Sulla schiena invece, utilizzarono una frusta speciale con 20 lunghe code in pelle, alternandosi e colpendomi dal sedere alle spalle. Durante la flagellazione, con la saliva che colava copiosamente, avevo riempito la ciotola che avevano messo per terra sotto la mia bocca. Intanto Monica, dopo averlo cavalcato di gusto, squirtava sopra l’uccello di Bruno, poi si sollevava e ripuliva tutto con la bocca.
Ad un certo punto mentre mi stavano devastando la schiena, Monica si avvicinò al mio orecchio e mi disse:
“Il cazzo di Bruno è solo mio, e tu assisterai alle nostre performance sessuali solo da spettatrice. Passerà molto tempo prima che la tua fica possa ricevere altri cazzi che entreranno esclusivamente nel tuo culone! E credimi ci sarà la fila…”
Merda! mia figlia era diventata la mia padrona!
Master Pain e Woe completarono la loro opera legandomi alla croce e martoriandomi con bacchette e frusta le poche parti del corpo che ancora non erano state arrossate.
Erano trascorse poche ore da quando era iniziato il mio supplizio. Monica aveva fatto scoppiare Bruno in un orgasmo che le aveva riempito la bocca sotto i miei occhi. A conclusione della serata Master Pain mi aveva nuovamente incastrato nella gogna e facendo uso di un dilatatore anale in acciaio aveva allargato il foro anale e aveva introdotto all’interno tutta la saliva accumulata nella ciotola durante il caning. Successivamente, rimosso lo speculum, Master Pain aveva iniziato a sodomizzarmi con falli di varie dimensioni: la penetrazione era inizialmente dolorosa in presenza del contenuto liquido di saliva che faceva lievitare la pressione interna. Sentivo il mio sedere aprirsi sempre di più e sempre più a fondo con la sensazione fastidiosa della saliva, che percolava lungo le cosce fino ai piedi. Mentre Master Pain mi inculava, Woe mi ficcava il suo membro in bocca forzandolo fino alla gola. I due sadici si alternavano scambiandosi continuamente di posizione, mentre Monica guardava lo spettacolo, sorridendo con soddisfazione e godendosi la sua sigaretta post scopata.
Proseguirono, con le sole pause necessarie allo scambio di posizione, per non so quante svariate volte, finché non si scaricarono uno dopo l’altro dentro il mio povero culetto, dilatato quanto bastava per poter venire pisciandoci direttamente dentro. Quindi tapparono con un plug anale e mi liberarono dalla gogna: le gambe mi tremavano e facevo fatica a sollevarmi in piedi, tanto che rimasi accasciata per terra per qualche minuto. Nel frattempo Monica e Bruno avevano preparato degli aperitivi, ovviamente per quattro persone, perché come aveva affermato Monica, dovevo guadagnarmi il privilegio di potermi sedere in loro compagnia: la cagna doveva stare ai loro piedi. L’umiliazione non era ancora finita, perché come se non fosse bastato, mentre loro quattro si godevano gli aperitivi, io fui costretta a versare in un bicchierino e poi a bere tutto il contenuto depositato nel mio sedere, partecipando così al loro brindisi.
Poco dopo andarono tutti via e mi lasciarono da sola; la successiva doccia fu liberatoria, come se mi fossi levata di dosso tutte le colpe di cui mi sentivo responsabile nei confronti di Monica: ma a quale prezzo? La serata più umiliante della mia vita terminò così.
Nella settimana che seguì fui come catapultata in un mondo di apparente normalità dove Monica e Bruno si comportarono come se nulla fosse accaduto…ovviamente fino al calar del sole! Cenarono tutte le sere a casa mia in assoluta tranquillità, mentre io per tutta la durata della cena e fino a notte inoltrata venivo abusata da due energumeni: due ragazzoni intorno ai trent’anni di stazza il doppio della mia, superdotati e con una buona resistenza sessuale. Inoltre, erano assai violenti: durante gli amplessi mi soffocavano stringendomi il collo, mi sputavano in faccia e mi schiaffeggiavano ovunque con estremo vigore.
Monica aveva deciso che non potevo essere scopata, ne potevo masturbarmi, se non dopo il suo permesso, che ovviamente non mi concedeva: la punizione continuava e sarebbe continuata a lungo. Così, i due bestioni dovevano prendersi la bocca e il culo! E come chiedeva Monica:
“Inculatela! Voglio che il suo culo sia sempre pieno, e se riuscite anche due per volta perché questa zoccola merita questo trattamento!”
Con Bruno non ebbi più alcun contatto neppure nei mesi successivi. Talvolta Monica mi faceva assistere alle loro performance sessuali facendomi stare con loro nella stanza da letto o dove decidevano di farlo, ovviamente solo a guardare, completamente nuda e con le mani dietro la nuca per tutto il tempo del loro rapporto.
Ed eccoci qua, a distanza di poco più di un incredibile anno da quel fatale incontro in palestra, finalmente la scorsa settimana Monica e Bruno, dopo quattro mesi di completa castità, mi hanno finalmente concesso di scopare: non ce la facevo più, la mia irritabilità da astinenza cresceva di settimana in settimana, costretta a sbavare mentre Monica si gustava l’uccello di Bruno, il più delle volte, fissandomi negli occhi.
Tuttavia, ultimamente qualcosa è nuovamente cambiato nel rapporto tra me e Bruno. Era da un po’ di tempo che osservavo i suoi sguardi pieni di desiderio, quindi ho deciso di sedurlo: spesso gli chiedevo aiuto o compagnia per qualche acquisto in centro città, così mi vestivo in leggins neri, scarpe con tacco dieci, maglioncino attillatissimo ad esaltare un reggiseno push-up da infarto. Era nervoso, immaginavo avesse fatto una promessa a Monica, promessa che non riuscì a mantenere dal momento in cui finì per scoparmi dentro il camerino di prova di un centro commerciale.
Ora mi sento realizzata, di giorno conduco una vita pressoché normale, mentre la sera mi trasformo in una schiava sottomessa vestita solo di scarpe con tacco alto e un corsetto in pelle nera rigidamente stretto a ridurre il giro vita fino a levarmi il fiato e sollevarmi il seno fino quasi al collo: talvolta mi osservo allo specchio rimanendo stupefatta di quanto sia diventata troia.
Fine.

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