La mia ossessione - cap 2

Scritto da , il 2020-07-31, genere dominazione

Cap 2
Ci ritrovammo poco più tardi nel giardino di casa, soli io e lei. Iniziammo a parlare un po’ di quello che era successo la sera prima, io cercai di dirle che preso dall’alcool avevo esagerato ma mentre le raccontavo ciò non riuscivo a non avere gli occhi puntati sul suo corpo. Lei se ne accorse mi raccontò in seguito ma in quel momento fece finta di nulla, e ci lasciammo la storia alle spalle. La settimana proseguì normalmente ed io cercai di controllarmi il più possibile nei suoi confronti. Il sabato sera decidemmo di andare ad una festa di un nostro amico che festeggiava 18 anni e come tutte le feste del genere, seppur in estate, eravamo tutti super eleganti. Lei quella sera indossava un vestito super corto di Elisabetta Franchi, elegantissimo ma che lasciava davvero poco spazio alla fantasia e delle scarpe col tacco da 14 che la slanciavano ancora di più e che facevano soffrire me. Arrivammo alla festa e dopo i vari convenevoli ci sedemmo a tavola e capitammo uno di fronte l’altra. Preso dall’eccitazione decisi di provare a fare una cosa che mi avrebbe garantito la possibilità di masturbarmi a lungo: volevo provare a fotografarla da sotto il tavolo conscio del fatto che avrei dovuto trovare un modo adeguato per riuscirci senza farmi accorgere. Il momento propizio arrivò quando, durante la cena, il deejay iniziò a smuovere la serata, calarono un po’ le luci della sala mentre si accesero quelle della pista da ballo, creando un po’ di confusione che era proprio ciò di cui avevo bisogno. Decisi quindi che quello era il momento propizio, presi il cellulare e cercai di fare una foto il più possibile centrata rispetto a lei. Ne feci 3 o 4. Passò qualche minuto, arrivò il secondo e tornammo tutti un po’ più composti. Mentre venivamo serviti a tavola, un cameriere fece involontariamente cadere una delle mie posate, che si infilò sotto il tavolo. Io ebbi un’illuminazione, mi chinai sotto il tavolo e con la scusa di raccogliere la forchetta, le feci un’altra foto, stavolta ai piedi in quanto non potevo usare il flash e notai che indossava un perizoma nero in pizzo. Il mio cervello era in tilt ed avere i suoi piedi lì ad un passo mi creava ancora più scompenso. Nel mentre, stavolta per davvero, raccoglievo la forchetta, A. mi diede un involontario calcio con un piede mentre accallava le gambe, la (mia) fortuna volle che mentre ciò accadeva mi ritrovai il suo collo del piede sulle mie labbra. Mi alzai velocemente e mi chiese come stessi ed io le risposi “benissimo, non ti preoccupare”. Fece un sorriso ed io mi alzai per andare in bagno. Stavo scoppiando e non ce la facevo più. In bagno guardai le foto e su 4 solo 1 si vedeva bene, eccome se si vedeva: il flash aveva messo in risalto il perizoma nero da cui si riusciva ad intravedere la forma delle sue labbra; come se non bastasse avevo anche la foto dei suoi piedi, un meraviglioso 38, con lo smalto rosso che mi mandò in estasi. Durai scarsi 2 minuti con quelle foto e tornai al tavolo dove A., appena mi sedetti, mi chiese – essendo tutto sudato – “ma stai bene? Come mai sei tutto sudato?” al chè io le risposi che ero dovuto andare in bagno per motivi “pesanti” e lei se ne uscì con uno “vabbè, meno male che ti sei svuotato allora”. Io rimasi pietrificato. La serata proseguì tranquilla finchè dopo la torta mi chiese se potevo accompagnarla fuori che stava morendo dal caldo. Io accettai ed uscimmo. Mentre eravamo fuori a parlare il mio sguardo si posò oltre che sul suo corpo anche sui suoi piedi, lei se ne accorse e mi disse:
- “ma mi stai fissando i piedi?”
- “ehm, sì, cioè stavo guardando la stabilità che hai su quei trampoli”
- “ahaha, beh non è difficile e poi sono comode come scarpe e mi piacciono un sacco. E a te?”
- “sì sono molto belle, ma a te non esiste nulla che non ti stia bene”
- “Ah sì? E questo vestito come lo trovi? Io ero un po’ titubante perché è molto corto e con questa scollatura si vede un po’ tutto”
- “Beh sì, diciamo che lascia un po’ tutti senza fiato, ma non ti fa assolutamente volgare, anzi, secondo me sei la più bella stasera”
- “quanti complimenti! Davvero lo pensi?”
- “Si certo, tra questo vestito, il tuo fisico, e quei tacchi che ti slanciano sei veramente la più bella”
- “Quindi se tu dici che io sono la più bella, vuol dire che hai guardato anche le altre”
- “Mah, onestamente le ho guardate, ci sono un paio di belle ragazze, ma ad esempio – indicando una – bella ragazza, bel vestito, ma guardala: indossa le ballerine antisesso.”
- “Ah ma allora guardi a tutte le ragazze i piedi, non solo a me”
- “No, guardo tutto – ridendo – però con le giuste scarpe voi donne fate davvero la differenza”
- “E quindi queste fanno la differenza… - indicandomele - ?”
- “onestamente? Partendo dal presupposto che tu puoi avere chiunque e comunque, con queste puoi avere chiunque ai tuoi piedi”
- “Ah sì? Chiunque chiunque?”
- “Assolutamente sì, chiunque”
- “Quindi se posso avere davvero chiunque ai miei piedi, posso avere anche te ai miei piedi”
- “Beh – stavo sudando e avendo un’erezione così forte – se vuoi, certo che sì”
- “Molto bene. Mi piace come risposta. Perché non ci andiamo a fare una passeggiata”
- “certo che si – aggiungendo scherzosamente – !”
Camminammo qualche minuto, senza dirci una parola, con A. che si teneva al mio braccio. Poi ci fermanno dove c’era una panchina, abbastanza isolata dal salone del ristorante. Fu allora che A. mi disse, dopo essersi seduta sulla panchina:
- “sai di cosa avrebbe bisogno la tua padrona? Di qualcuno che la tratti come tale, che stia ai suoi piedi…”
Al chè io, preso in contropiede da quella sua affermazione mi ritrovai letteralmente senza parole ma consapevole del fatto che da lì a poco potevo realizzare uno dei miei sogni erotici più grandi: baciarle i piedi, non chiedevo di più. Sarei stata la persona più felice della terra con quel gesto, sapevo quando la conobbi che non avrei mai potuto averla e la mia perversione nei suoi confronti si era trasformata in una vera e propria sottomissione, non di quelle sadomasochiste, ma avrei fatto tutto quello che voleva.
- “se davvero posso avere chiunque ai miei piedi – continuò – voglio avere te. So bene che sei ossessionato da me, ti ho anche visto l’altro giorno in camera mia mentre ti masturbavi con le mie scarpe così come so bene che in discoteca hai voluto volutamente farmi sentire quanto mi volevi. E anche prima, pensi ti abbia dato un calcio per sbaglio? Le foto che mi hai fatto puoi tenerle, ma te le devi meritare. Quindi ora, da bravo, ti inginocchi e ti metti ai miei piedi.”
Io ero sbalordito da quanto avevo appena sentito, ma sempre più eccitato. Non fece in tempo a finire la frase che ero in ginocchio davanti a lei e le guardavo i piedi senza più alcun pudore. Restai immobile per circa un minuto quando lei mi disse quello che aspettavo da tempo.
- “Baciali”
Non me lo feci ripetere due volte, e un secondo dopo, ero quasi allungato a terra davanti a lei, con il naso a meno di un centimetro dai suoi piedi, li annusavo con bramosia, ed il mio cuore batteva sempre più velocemente finchè non avvicinai le labbra al piede sinistro e lo baciai. Il collo, le dita, la caviglia, posai le labbra ovunque. Poi passai al destro e ripetei la stessa operazione. Ero fuori di me, avevo il cazzo più duro che mai ma non mi importava più, volevo solo continuare a baciare i suoi piedi. Non emanavano nessun odore forte, anzi, e questo mi eccitava ancora di più perché potevo avere non solo le labbra sui suoi piedi ma anche il naso sempre ad annusare quell’odore per me paradisiaco. Preso dalla foga le iniziai a baciare anche il tacco, affilatissimo delle sue scarpe, provocandomi ancora più piacere. Mi lasciò fare ancora per qualche minuto, poi mi fermò e mi disse che era il momento di tornare alla festa.
Io avrei continuato per ore, ma accettai e tornammo alla festa.
Mentre tornavamo in auto a casa, posò i piedi sul parabrezza, io le dissi che se voleva tornare a casa incolume le conveniva toglierli da lì che altrimenti non avrei guardato altro che i suoi piedi. Lei scherzando mi rispose che non dovevo preoccuparmi, avevamo ancora molto tempo per “giocare”…

Continua…

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