La calda estate di Francesca 17

Scritto da , il 2020-05-15, genere etero

La sera successiva tornarono sul terrazzo. Sta volta presero qualcosa di fresco per raffreddare i bollenti spiriti che si sarebbero scatenati con il racconto di quella sera.
Quando tutti si furono seduti si ricordarono ciò che era successo la sera prima, dopo il racconto di Francesca, si ricordavano come il terrazzo odorasse di sesso, di come tutti erano stati travolti dagli orgasmi.
Ora erano veramente tutti e quattro complici.
Laura rivide la cappella sgocciolante di Sandro uscire dalla bocca dell’amica e temendo che arrivasse il suo turno si offrì per preparare qualche drink.
Roby intanto palpava il culo alla ragazza, ormai avevano fatto pace. Una sana scopata fa sparire qualsiasi dissapore. Mentre le toccava il culo le sussurrò quanto fosse curioso di ascoltare la sua confessione e le chiese se magari lui ne faceva parte. Anche gli altri erano curiosi perché, per quando sapessero, Laura non aveva avuto altri ragazzi al di fuori di Roby. La ragazza spostando la mano disse “Non ti voglio rovinare la sorpresa, quando sarà il mio turno lo saprai, piuttosto confessa tu qualcosa che non so, dai!”
Il ragazzo non rispose, si stava già allontanando per andare dal cugino che stava aiutando Francesca a sistemare dei cuscini sulla panca.
Poi le due ragazze si guardarono e poi andarono assieme in bagno. Lì le due si ritrovarono a ridere. “Pensa se non avessimo appoggiato l’idea di Sandro, quanto divertimento ci saremo perse! La tua confessione Franci ha avuto un ottimo risultato su Roby, non mi aspettavo una cosa così da te!” disse Laura sorridendo. “Beh anche Sandro ha apprezzato la storia. In camera sembrava un toro. Mi ha veramente sfondato.” Poi mentre si guardavano intensamente negli occhi si avvicinarono e presero a baciarsi. Le mani iniziarono a viaggiare sui corpi e a stimolare le zone erogene. Si toccavano e gemevano mentre si baciavano. Quando si staccarono decisero che quella sera sarebbe toccato ad un ragazzo confessarsi. Loro si volevano godere il racconto ed eccitarsi a puntino.
Ormai sapevano come si concludevano quelle serate.
Al loro ritorno si sedettero come prima e comunicarono la loro scelta ai ragazzi che nel frattempo avevano preparato dei drink per tutti.
Roby si offrì volontario per il racconto, mentre Sandro per evitare che toccasse a lui si era alzato per accendersi una sigaretta.
Roby si schiarì la voce, posò il drink sul tavolo e dopo che si fu seduto comodamente aspettò che il cugino si accomodasse.
“Bene, la mia esperienza sconvolgente…Si, fu a Venezia. Al museo del vetro di Murano.
Non è un segreto la mia passione per l’arte e gli accessori, come appunto quelli artigianali.
Un sabato mi trovavo a Venezia e, visto che avevo l’aereo per il rientro solo nel tardo pomeriggio, decisi di spararmi qualche ora a Murano, nel Museo del Vetro.
C’era una coda lunghissima, ma non avendo nulla da fare attesi.
Quando entro mi metto a fissare, affascinato, il maestro e il suo apprendista, dall’enorme finestra che consente ai visitatori di seguire l’arte del soffiaggio del vetro.
Un gruppo di turisti che entrò dopo di me si soffermò ad osservare. In parte sono stranieri e per vedere meglio spingono per aggiudicarsi i primi posti davanti al vetro.
L’aria in quella stanza si fa sempre più calda e afosa, quasi irrespirabile.
A forza di ricevere spinte mi trovo in prima fila con il naso appoggiato al vetro.
Mi isolo da tutto il resto e contino a seguire i due vetrai che con grande professionalità concentrati sul loro lavoro, ignorando il pubblico al di là del vetro creavano oggetti in vetro.
Improvvisamente avverto una fragranza molto femminile invadermi le narici. Un profumo gradevolissimo, sensuale e seducente.
Abbasso lo sguardo e, in modo impercettibile giro la testa di lato. Intravedo le gambe abbronzate di quella che intuisco essere una giovanissima ragazza e il bordo della gonna che indossa.”
“Dai Ro, vuoi dirci che ti è venuto duro per delle gambe abbronzate? Accelera un po’!” Sandro voleva arrivare al sodo, avere accanto Francesca e non poterla masturbare o scopare era per lui una tortura, non voleva che il cugino confessasse qualcosa di melenso e noioso, volveva che arrivasse al sodo.
“Lascialo raccontare, dagli tempo” rispose Francesca a Sandro mentre lo guardava fisso negli occhi, da quello sguardo Sandro capì che anche la ragazza voleva arrivare al sodo, così si rasserenò e fece un gesto con la mano per far capire al cugino che poteva continuare.
“Giro il capo e vedo le gambe di questa ragazza, mentre mi giro avverto un lievissimo tocco alle mie spalle.
Chiudo gli occhi e mi concentro su quella sensazione che si ripete. Capisco che la ragazza è eccitata e che quel tocco sulla schiena sono i suoi capezzoli duri.
Ancora un contatto.
Stavolta è la sua mano a spostarsi sul mio culo. Dalla chiappa si sposta delicatamente sul fiano, poi lentamente risale un po’ e si dirige verso il ventre.
Smanio, inizio ad eccitarmi.
Con la coda dell’occhio controllo ai miei lati ma sono tutti ignari di quello che sta succedendo, hanno tutti lo sguardo fisso sui vetrai.
Eccola ancora!
Percepisco il suo alito sul mio collo.
La mano serpeggia sotto la mia giacca e scende verso la patta.
Lentamente mentre mi lecca il collo mi sbottona i pantaloni.
“Che troietta la piccola, mm…” penso tra me e me mentre mi eccito sempre di più.
Sento caldo. Quella situazione mi fa eccitare, siamo in mezzo a tanta gente, ma nessuno si accorge di quello che stiamo facendo, di come ci stiamo eccitiamo.
Devo voltarmi, devo guardarla. Ho l’impulso di afferrarle il polso e fermarla, sembra troppo piccola.
Ma invece non faccio nulla, rimango immobile. Mi godo la sua mano.
La sua mano infatti, con le unghie lunghe e le dita affusolate mi cala lentamente la zip di un paio di centimetri per poi accarezzarmi il pube ed il ventre sotto la camicia.
Quella mano, incredibilmente esperta scende ancora ma dopo aver toccati i peli del pube resta fuori dei pantaloni.
Mi accarezza il cazzo da sopra. È maledettamente lenta e sensuale ed io, inconsapevolmente, spingo il bacino verso la sua mano.
Le sue dita annegano dentro le mie mutande.
Mi accarezza impercettibilmente il cazzo nudo, caldo e pulsante solleticandolo salendo sempre verso la cappella.
Le sue tette spingono con più insistenza, con sfacciata impertinenza contro la mia schiena spingendomi sempre più verso la sua mano.
A mano aperta torna ad accarezzarmi il ventre, gioca con i miei peli pubici.
Poi sento avvolgermelo nella sua mano.
Lo stringe forte.
Lo sento pulsare.
Poi lentamente lo scappella e lo stringe più forte.
Respiro a malapena, come per rendermi invisibile agli altri.
La ragazza allenta la morsa al cazzo e, tenendolo sempre stretto, percepisce le venuzze che si arrampicano lungo l’asta pulsante.
Aumenta, accelera il ritmo delle carezze per poi rallentare.
Mi sta portando alla pazzia!
Il maestro vetraio va dietro all’allievo e gli mostra come imboccare il lungo collo dove soffiare per dilatare il pregevole vetro.
Il giovane, alto e biondo, dalle labbra pronunciate e carnose imbocca quel lungo bastone.
Le sue guance si gonfiano, il vecchio scuote il capo.
Lo tocca alla bocca tirandone con due dita il labbro inferiore e dicendo qualcosa che mai sentirò.
L’aiutante stavolta cerca l’approccio con il beccuccio in modo più delicato.
Schiude le labbra, le lecca e quindi le poggia sull’apertura.
La mano dell’esperto maestro fa morsa sulle guance del giovane che schiude di più le sue labbra.
Leggermente sporta in avanti sento le labbra della ragazza sussurrarmi:” È inesperto, il giovane, ma imparerà. Anche io non ho molta esperienza, ma me la cavo abbastanza bene, non credi?”
La sua mano, intanto, scivola sul mio cazzo senza sosta.
“Io, più che soffiare, adoro regalare piacere a sconosciuti affascianti. Anonimi…” mentre mi sussurra quelle parole sento la sua mano che mi stringe di più il cazzo.
Allenta la presa e lo sega con più violenza.
Mi afferra una mano e mi dà un fazzolettino.
“Sborra per me, ti prego. Immagina che sia io a succhiartelo, ad imboccare la tua cappella come quel ragazzo imbocca il beccuccio. Sapessi quanto sono eccitata col tuo cazzo in mano e l’idea di sentirlo alle labbra della mia fighetta a vibrare di desiderio ma ha fatto inzuppare di umori gli slip. Sborra. Godi. Adesso, ti supplico!” mi bisbiglia all’orecchio.
La cappella formicola, ventre e cosce cominciano a tremare per l’eccitazione. Serro le chiappe.
La sua mano viaggia veloce sul mio cazzo.
Scappella selvaggiamente, violentemente il cazzo e quindi arresta ogni movimento.
Come se avesse sentito lo sperma scorrere lungo il cazzo duro e pulsante.
Un fiotto, un altro e poi ancora uno abbandona la cappella.
Gemo. Spalanco la bocca. Barcollo. Ancora uno schizzo.
Il fazzolettino è inzuppato di sborra. Anche la mia mano è piena di sborra.
“Bravo! Grazie. Adesso fammi posto, voglio vedere in prima fila i progressi del ragazzo…”
Lei strusciando di fiano mi si piazza davanti.
Il maestro sembra ora contento del lavoro del ragazzo, gli sorride accarezzandoli le labbra.
Mi appiccico alla ragazzina. Appoggio le mani sui suoi fianchi tondi e generosi e la allontano di qualche centimetro.
Massaggio il suo culo.
È perfetto, proprio come piace a me, sembra disegnato dalle mani di Dio.
Strizzo le sue chiappe da porta la leggerissima stoffa della gonna.
Le mie mani scivolano e accarezzano le sue cosce e risalendo accompagnano l’orlo della gonna in su fino a che, non mette in bella vista il minuscolo ed insignificante slip che indossa.
I miei polpastrelli accarezzano la sua pelle nuda. Dalla schiena fino alle chiappe scoperte. Avverto la sua pelle farsi d’oca. Si sta eccitando ulteriormente. Un dito punta sul solco tra le chiappe e scende piano, scorre tra lo slip e lo spacco.
Arriva a toccare la rosetta dell’ano. La accarezzo provocandole vere scosse d’eccitazione.
Accosto le labbra al suo collo e dopo averlo leccato le sussurro di rilassarsi.
Ho ancora la mano imbrattata di sborra.
Il dito scivola in giù, verso la giovane figa, penetra le labbra e, con facilità, scivola dentro.
La sua figa si contrae serrando il mio dito e risucchiandolo dentro.
Inizio a muoverlo, a fare avanti e indietro piano, iniziando a scoparla.
Lei resta passiva, immobile, paralizzata dal piacere.
Sento come la troietta comincia ad inarcare il bacino. La posizione non le permette movimenti ampi, il buco pulsa sempre più forte.
“Ti piace, vero porcellina?” le sussurro. Non può rispondere ma i leggeri gemiti che sento sono più che sufficienti per farmi capire che sto facendo un ottimo lavoro.
L’orgasmo sta arrivando, manca poco, lo sento.
Inizia a tremare tutta. Serra le chiappe, inarca indecentemente il culo contro il mio cazzo e dilata le cosce in modo osceno. Poi il nulla, resta immobile. Serra i muscoli vaginali, mi risucchia il dito ancora più dentro.
Non una parola abbandona le nostre labbra.
Sento come lentamente si rilassa, ad allentare i nervi della figa.
Tolgo il dito. Mi guardo intorno e poi lo lecco.
Ha un sapore ottimo, dolce.
Una voce registrata dice che possiamo uscire dalla stanza, la dimostrazione è finita.
Tutti si avviano verso lo shop, io mi volto, cerco di ritrovare la ragazza che mi ha regalato una sega magnifica ma non la vedo in tutto quel caos.”
L’ultima parte del racconto Roby l’aveva raccontata di fretta. Si sentiva scoppiare il cazzo.
Quando si guardò attorno vide ciò che si aspettava: Francesca stava piegata sul cazzo di Sandro intenta a succhiarglielo. La scena era assolutamente eccitante: Francesca teneva in pugno il cazzo di Sandro, lo segava lentamente e in contemporanea gli succhiava la cappella. Ogni tanto toglieva la mano e prendeva quel cazzone tutto in gola.
Anche Laura era eccitata e con le gambe rannicchiate leggermente divaricate si scopava la figa con le dita scostando lo slip già zuppo. Aveva due dita in figa e il pollice sul clitoride.
Roby si toccò il toccò il cazzo e sentì quanto era duro. Non resistette. Si spogliò completamente e si inginocchiò davanti a Laura, le tolse le dita dalla figa e le succhiò, una per una. Poi si mise a leccargliela. Lei premeva la sua testa sulla figa.
Sandro invece mentre la ragazza lo spompinava le stava scopando la figa con le dita. Francesca gemeva e ad un tratto si tolse il cazzo dalla bocca, si alzò si denudò davanti a tutti e si impalò sul cazzo di Sandro con forza. Iniziò a saltarci sopra come una ossessa. Era da inizio serata che la figa chiedeva qualcosa per essere riempita. Sandro si diete da fare e si impego per riempire quella figa affamata.
Anche Roby non fu da meno. Quando ebbe leccato per bene la figa della sua ragazza la sollevò e appoggiandola con la schiena al muro la penetrò con forza fino in fondo.
Un forte odore di sesso si sparse sul terrazzo. Oltre a quello una forte serie di gemiti e mugolii proveniva dalle coppie.
Ogni gemito eccitava sempre di più gli altri provocando un circolo vizioso che fece godere tutti al massimo. Le ragazze avevano un orgasmo dietro l’altro. Gli umori colavano a dismisura. Presto Sandro posò Francesca sui cuscini della panca e la penetrò talmente forte da muovere la panca.
La ragazza gemeva e si sentiva aprire la figa, ma era quello che voleva.
Ovviamente i culi delle ragazze non furono risparmiati dei cazzi dei ragazzi che erano come tori da monta.
Non accennavano a rallentare e quando lo facevano le ragazze chiedevano subito di aumentare il ritmo.
Quando ormai le ragazze non riuscivano più a reggersi sulle loro gambe dal numero di orgasmi avuti si stesero una sulla panca e una sullo sdraio per poter continuare a godere dei cazzi dei ragazzi.
Erano tutti e due quasi al limite. Sandro era occupato ad aprire per bene il culo a Francesca, quando sentì che stava per esplodere decise che voleva far vedere alla ragazza quanta sborra avesse e quindi uscì dal suo culo e spruzzò tutta la sua sborra sul suo corpicino.
Gli schizzi la ricoprirono dal ventre fino alle tette. Francesca era coperta di sborra ma era felice.
Anche Roby era allo stremo e sentire gli ultimi gemiti di Francesca lo aveva fatto quasi sborrare. Uscì dalla figa di Laura e la ricoprì di sborra. Al che le ragazze si guardarono e risero. Ciò che volevano l’avevano ottenuto. Tutti e quattro nudi, stremati e felici scesero si sotto, le ragazze si fecero un bagno aiutandosi a pulirsi dalla sborra e poi andarono nelle rispettive stanze dove i ragazzi le attendevano per godersi ancora i loro corpicini puliti e delicati.

CONTINUA…

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