La signora del civico 69

Scritto da , il 2019-03-15, genere esibizionismo

Lo staff era pronto per partire. Caricati i furgoni, raggiunsero il posto di lavoro. Quel giorno avrebbero dovuto allestire una passerella per una sfilata di moda. Il portiere dello stabile gli aprì il portone ed entrarono. Salirono in due per fare un sopralluogo della sala: un grande spazio in stile industriale arredato con vecchie macchine da cucire. Si misero all'opera. I facchini trasportarono il materiale mentre, i due montatori, studiavano la struttura per poi assemblarla. Le lancette della parete principale segnavano le venti. Erano ancora in alto mare così decisero di ritornarci il giorno seguente. Giunsero puntuali, come ogni mattina. E, come ogni mattina, avevano l'abitudine di cominciare con una pausa. Caffè e sigaretta. Nella sala vigeva il divieto assoluto di fumare, raggiunsero l'uscita secondaria ed accostarono la porta. Uno di fonte all'altro, questionavano sul metodo più efficace per ridurre il lavoro. Erano entrambi professionisti, seppure non avessero una qualifica. Un breve tirocinio ed impararono in fretta e, in poche settimane, da facchini divennero montatori.
"E se la mettessimo a croce? Così facendo avremmo un effetto allargato della prospettiva e risulterebbe più gradevole agli occhi dello spettatore." azzardò Davide.
"Io ci metterei quella a croce!" sbottò Alex.
Davide si voltò. Difronte a loro, in un appartamento contiguo, una signora sulla quarantina, rincorreva se stessa su un tapis roulant. Scarpe da ginnastica, leggins fucsia all'altezza delle ginocchia. Una canotta che le appiattiva il petto e una fascia rossa avvolta sulla fronte sotto una coda di cavallo dalle punte dorate. La velocità si ridusse, la signora rallentò il passo, e schiacciando il pulsante d'arresto, prese fiato appoggiando le mani sulle ginocchia. Svanì. Davide rientrò, intanto che Alex terminava la sua bacchetta fumante. Proprio mentre affogava il filtro con le sue antinfortunistiche, la tapparella della finestra difronte, si levò. La finestra era aperta. Dava su di un bagno moderno dai mosaici colorati. L'acqua scendeva nella vasca mischiando il sapone che spigionava un odore di lavanda. Un'asciugamano bianco le vestiva il corpo. Controllò la temperatura . Si sentiva osservata e si accorse di Alex. Chiuse la finestra accostando la tenda di quel tanto da lasciarvi uno spiraglio. Posò il panno sulla sedia. Prima un piede, poi l'altro. Quando vi fu totalmente immersa, recrlinò la testa e tolse l'elastico che le assillava i capelli. La mano destra scomparve tra la spuma. La sinistra strinse ,con vigore, una spugna a forma di cuore. Nemmeno per un secondo, distolse lo sguardo su Alex, con le mani in tasca per domare un serpente che stava per sputare fuoco dalle sue fauci. Si sollevò passandosi la spugna tra le cosce toniche, badando bene ad insaponarne il centro. Nell'atto, si accorse che abbisognava di sapone. Svitò il tappo di una bottiglietta stretta e lunga, simile a quelle in dotazione negli alberghi. La ghermì con entrambe le mani lisciandola. La introdusse dentro di se. Alex fece il resto.

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