Pomeriggio al fiume

Scritto da , il 2018-12-22, genere etero

Era un caldo pomeriggio di inizio estate ed io e la mia ragazza, Naomi, decidemmo di andare a fare il bagno al fiume. Scegliemmo un posto poco frequentato dove eravamo già andati un po’ di volte con i nostri amici.
Quando arrivammo scendendo lungo il sentiero nel bosco, vedemmo, come ci eravamo aspettati, che la spiaggetta di sabbia fine e il prato circostante erano deserti. Il fiume abbastanza largo in quel punto, scorreva placido e limpido.
«Meno male che non c’è nessuno, ho proprio voglia di rilassarmi, oggi!», mi disse la mia ragazza stendendo l’asciugamano al sole.
Si tolse la maglietta rimanendo con il reggiseno a fascia del costume verde acceso, si sedette sull’asciugamano, si slacciò le scarpe da ginnastica e se le tolse, lasciando i suoi bei piedi numero trentasette nudi. Ci teneva molto e li curava con molto, quel giorno aveva messo uno smalto rosa molto carino.
«Dovresti toglierti il reggiseno, così non ti lamenti del segno dell’abbronzatura sulle tette, piccola», le dissi mentre lei si alzava in piedi per togliersi gli shorts di jeans.
«Non mi sembra il caso, se arriva qualcuno? Vuoi che tutti mi vedano nuda?», disse.
«Non esagerare, tutte le volte che siamo venuti qui ha mai visto qualcun altro oltre a noi?», le risposi, andandole dietro, le slacciai il fiocco del reggiseno e lo lanciai sul mio zaino.
«Ma che fai?», disse lei mettendosi le mani a coprire le tette.
«Ti tolgo il reggiseno», le risposi con naturalezza.
«Dai che mi vergogno, passami il costume».
«Ci sono solo io. E diciamo che le tue tette le conosco a memoria. Di solito non ti vergogni a farmele vedere».
Feci un passo avanti, con delicatezza le spostai le mani, lasciando nude quelle bellissime tette: portava la terza ed erano belle sode, con capezzoli più scuri e perfettamente proporzionati. Sentii un fremito nel mio costume.
«Vedi, non è arrivato nessun curiosone», le dissi scherzoso.
«Va be, proviamo, ma se arriva qualcuno, considerati single!», mi disse fingendo di essere offesa.
Si sedette sull’asciugamano, io mi tolsi la maglietta e mi misi vicino a lei, si girò verso di me ed iniziammo a baciarci. La mia mano scivolò sul suo polpaccio liscio, risalì fino alla coscia, coperta in piccola parte dagli shorts, la accarezzai un po’, poi le palpai il culo, sapevo che le piaceva molto. Lei ricambiava il bacio con intensità ed il fremito che avevo sentito prima iniziava a diventare qualcosa di più.
Il costume non nascondeva molto e se lei non avesse avuto gli occhi chiusi nel bacio, avrebbe visto una protuberanza molto evidente.
Aveva una mano sulla mia guancia, poi la fece scendere sul mio petto, indugiando sul capezzolo, accarezzò gli addominali. Sfiorò la punta coperta dal costume del mio pene ormai durissimo. Il contatto attraverso il tessuto sottile mi fece quasi gemere.
Si staccò dal bacio e mi disse: «Andiamo a fare il bagno? Ho un caldo!». Io rimasi lì, senza sapere cosa dire, mentre lei si alzò e si tolse i pantaloncini, mostrando la mutandina non molto abbondante del costume.
Mi tolsi le scarpe e mi alzai anche io, la abbracciai e tentai di toccarle una tetta, ora avevo una gran voglia, ma Naomi esclamò: «Che fai! È già tanto che le lascio al vento». Si voltò ed entrò con i piedi nell’acqua.
«È fredda!», esclamò ricoperta dalla pelle d’oca.
Mi avvicinai e la spinsi in acqua, come leggera vendetta, quando riemerse le dissi ridendo: «Se entri piano è peggio», poi senza darle il tempo di rispondermi, mi tuffai anche io, riemergendo davanti a lei, mi diede uno schiaffo scherzoso, poi iniziammo a nuotare e giocare come facevamo sempre nell’acqua.
Rimanemmo nell’acqua un bel po’, poi Naomi disse che aveva freddo ed uscì, io, invece mi feci ancora una bella nuotata.
Quando uscii e mi diressi verso di lei, ammirai il suo bellissimo corpo, ancora bagnato e lucido, che si asciugava al sole.
Mi sedetti a fianco a lei, si voltò verso di me e mi disse con un tono dolce: «Come mai ci hai messo tanto? Non si lascia una donna nuda sola soletta», poi mi baciò.
Piano piano l’intensità del bacio aumentava ed in poco tempo ero di nuovo in erezione, di nuovo Naomi mi accarezzò il petto, scendendo poi sull’addome, fino ad arrivare al pene. Questa volta la sua mano si infilò sotto al costume, afferrandolo. Iniziò a masturbarmi lentamente, poi si smise di baciarmi e mi spinse dolcemente facendomi stendere sull’asciugamano.
Si coricò davanti a me e diede un bacio alla mia cappella, poi leccò dalle palle alla punta, facendomi fremere di desiderio.
Le sue labbra avvolsero il mio pene ed iniziò a succhiarlo facendomi impazzire. Si aiutava con la mano mentre io guardavo la sua testa andare su e giù. Sapeva cosa mi piaceva e lo faceva al meglio. Non ci misi molto a svuotarmi nella sua bocca. A lei non dava fastidio e ingoiò tutto il mio sperma abbondante.
Quando ripresi fiato, le dissi: «Adesso tocca a me», ci scambiammo di posizione ed io le sfilai le mutandine del costume. Le baciai la coscia e, continuando a dare bacetti, arrivai lentamente alla sua vagina depilata. Diedi una vigorosa leccata sul clitoride e sentii che era bagnata, ma non dall’acqua del fiume. Naomi gemette inarcando la schiena. Continuai a leccarla con più delicatezza, ma mantenendo un buon ritmo. Lei tentava di soffocare i gemiti, con scarsi risultati. Io, come lei, sapevo cosa le piaceva: non mi concentravo solo sul clitoride, ma passavo la mia lingua sulle labbra, intorno, ogni tanto la facevo anche penetrare un po’.
Anche lei non ci mise molto a raggiungere l’orgasmo, ed io, senza aspettare, mi misi su di lei e la penetrai. Era già tornato duro. La sua vagina era accogliente, così tanto bagnata e facilitava i miei movimenti lenti, ma profondi.
Le baciai i capezzoli turgidi e Naomi mi mise le mani fra i capelli ancora bagnati stringendomi a sé. Gemeva forte il suo piacere e mi allacciò le sue belle gambe sulla schiena schiacciandomi ancora di più dentro di lei.
La sentii fremere sotto di me mentre raggiungeva un altro orgasmo. Poi mi abbracciò e mi fece girare: ora era lei sopra di me, stava dritta e i suoi movimenti erano così ampi da far quasi uscire il mio pene dalla sua vagina, per poi farlo entrare tutto fino alle palle.
Mi guardava negli occhi con un sorrisetto malizioso, mentre io le avevo messo le mani sul suo culo sodo e lo palpavo come sapevo che le piaceva.
Quando Naomi sentì che stavo per venire, si schiacciò su di me facendo entrare completamente il mio pene dentro di lei e il mio sperma schizzò in fondo alla sua vagina. Si chinò su di me, senza far uscire il mio pene da lei, e mi disse all’orecchio: «Ti amo».
«Ti amo anche io!», risposi, baciandola.
Per commenti, critiche e richieste antom93@libero.it

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