Erotici Racconti

Il segreto della biblioteca. La rivelazione. Il bastone e la carota. Il sogno.

Scritto da , il 2018-06-02, genere pulp

-Guarda Victor… qui sulla scrivania, questo volume è il mio diario. E’ aperto sulle ultime pagine che ho scritto. Sono state crudeli, sai? Potevano farmi morire in un modo decoroso, consono alla mia esistenza… preferivo morire scopando, ma non è nella loro natura la generosità. Leggilo…! E dietro di te ci sono i diari di tutti quelli che ci hanno preceduto…-

Effettivamente ci sono decine di volumetti simili a quello della scrivania e senza effettivamente leggerli so chi li ha scritti. Un lungo elenco di uomini famosi. Tutti i Maestri. Il mio sguardo scorre, sono sistemati in ordine alfabetico. Lo so… non è importante ai fini del racconto sapere chi erano, ma dovete conoscere di che livello erano, ecco i primi… 
Abd Allah al-Ansari - letterato e maestro sufi.
Abelardo, Pietro - filosofo e teologo francese. 
Abu, giurista...
e molti altri… molti… 
Mi sento sospingere verso la scrivania, verso il diario. 
-Leggilo…- 

Le ultime sue righe… 

-…Mi hanno tradito. Mi avevano promesso una vita piena di successi e di soddisfazioni e questo hanno mantenuto. Ma la morte? Loro sapevano che vivevo per il sesso. Il sesso era tutto, l’altro me stesso oltre al dipingere. Mi hanno diagnosticato un tumore ai testicoli. Inguaribile. Doloroso. Non ho più possibilità di godere… Io volevo morire scopando e non da castrato! Non mi interessa una vita così! Le odio! La faccio finita e le maledico… TUTTE! Cerco la morte… ma dovrà essere l’uscita di scena di un grande uomo, grande come sono…- 

Leggerlo mi infuria. 
Se credono di potersi comportare con me come con Mistral e gli altri si sbagliano. Vogliono essere ingravidate? Da ora in avanti riempirò solo il loro culo! Non avranno il mio seme. Lascio la stanza e la rinchiudo, ora capisco la necessità di impedirne loro l’accesso. 
In sottofondo… una specie di litania proviene dalla stanza di Sole. 

“Io sono la genitrice dell'universo, 
la sovrana di tutti gli elementi, 
l'origine prima dei secoli, 
la totalità dei poteri divini, 
la regina degli spiriti, 
la prima dei celesti; 
l'immagine unica di tutte le divinità maschili e femminili: 
sono io che governo col cenno del capo le vette luminose della volta celeste,
i salutiferi venti del mare, 
i desolati silenzi degli inferi. 
Indivisibile è la mia essenza, 
ma nel mondo io sono venerata ovunque sotto molteplici forme, con riti diversi, sotto differenti nomi…” 

Entro. 
Ho una grossa cintura con una fibbia pesante in argento e la tolgo, loro sono ancora nude. 
Comincio a colpire… 
Forse non riuscirò a sfuggire al mio destino, ma giuro che vi renderò la vita un inferno! 
Credo che nel parossismo del momento, così in preda a quel momento di pazzia omicida, le avrei colpite fino ad ucciderle. 
Le odio profondamente per il solo fatto di essere stato scelto. Di non aver più possibilità di vivere una vita mia. Più che qualche colpo non riesco a sferrare quando sento le loro menti cercare di impossessarsi della mia. Faccio resistenza ma presto sono dentro di me e io lascio cadere la cinta.
Difendersi da loro è come voler contrastare uno tsunami con un sacco di sabbia. 
Lentamente l’odio sfuma… sparisce, ne rimane solo una parvenza.
 
E’ Sole che mi parla… 

-Non assumere questo atteggiamento negativo, Victor. Ti seguiamo da quando sei nato e molte delle donne che hai avuto, che hai anche amato e che ti hanno amato, erano delle nostre sorelle, ti hanno controllato e hanno influito nella tua crescita, nel tuo divenire, essere il predestinato è una fortuna non una disgrazia.- 

Chi? Quali delle donne che ho incontrato? Quali? Mi interrogo nella memoria. So che dice la verità… 

-Guardati…- 

Guardarmi? Sono eccitato! Va bene… lo so che ci riuscite in questo, ho il cazzo duro e voglia di fottere, lo so. Siete brave in questo. 

-Pensa Victor… immagina quanto noi arriviamo lontano per programmare la nostra vita. Mistral ha iniziato a collezionare libri pornografici in funzione tua. Era un modo per interessarti. Lui naturalmente non lo sapeva. Ora vogliamo che tu ci dia il tuo seme. Che tu ce lo dia in un arco di tempo che durerà anni. Invecchierai con noi. Sposerai secondo i nostri riti Rula e Anais e le feconderai. E vivrai felice e ricco, avrai successo come scrittore e avrai mille e mille donne. Mille e mille piaceri. Non rifiutarti… accetta la cosa con gioia- 

Riprendo la cinghia e la rimetto. Ho voglia… voglia di scopare. Di godere… di fottere… di mettere il cazzo dappertutto… sono consapevole che sono loro a causarla ma non cambia la cosa. 

-Seguici… voglio farti vedere l’alternativa qualora tu non collaborassi pienamente…- 

Il bastone e la carota? Raggiungiamo l’atrio. Io dietro loro e qui prendiamo la porta che so, per intuito, va in cantina. Una ripida rampa di scale e ci siamo. File e file di scaffali con bottiglie di vino. Sono lì da anni, da decenni… coperte di polvere.
Poi nel lato più lontano una gabbia… 
Sbarre fitte che vanno dal soffitto al pavimento, una porta in ferro. Una misera lampada che l’illumina. 

-Entraci Victor…- 

Ci entro… 

-Vuoi che diventi la tua casa per gli anni a venire? Comunque avremo quello che desideriamo, che tu sia compartecipe o no. Tu feconderai Rula e Anais…-

Sento le voci di Rula e Anais… 

-Vogliamo che tu sia il nostro uomo. Lo vogliamo a prescindere dal fatto che ci ingraviderai… accettaci…-

Il ribelle assoluto che vive dentro me, quello che non vorrebbe assoggettarsi a regole e imposizioni, vorrebbe reagire e anche restarci in questa maledetta gabbia… morirci dentro e non arrendersi mai, ma il raziocinio mi consiglia di tenerla nascosta questa mia ribellione, tenerla dissimulata nell'angolo più remoto e inaccessibile del mio cervello. 
Devo accettare… fingere… 
Devo imparare a dominare la tensione nervosa che mi fa tremare di rabbia. Il risentimento verso di loro ribolle minacciando di traboccare in azioni violente. Per fortuna sento nascere una serie di idee che si legano insieme in una catena logica. 
Sento sotto la pelle il flusso impazzito del sangue.

Sento che troverò il modo di contrastarle.
 
Lo sento allo stesso modo che la strega di Macbeth presentiva l’avvicinarsi di una sventura dal formicolio che le punzecchiava i pollici. 
Mi serve tempo… mi serve calma…
 
Chiudo il cervello, penso ad altro, si… riempio la mente di immagini...
...figa e culo… tette, scopare… inculare, leccare… mordere, chiavare...
faccio la nebbia nei miei pensieri. 
Penso solo a… figa e culo, figa e culo…! Vi scopo… puttane! Vi rompo il culo…! Vi violento… troie…!

-Va bene… farò quello che volete, voglio diventare ricco e famoso…- 

Sento alleggerire la pressione delle loro menti, ma ancora non lasciare del tutto il mio cervello, rimangono vigili. 
Esco dalla gabbia e risaliamo nell'atrio. 
Devo dare loro quello che vogliono da me. Appese sul portone d’ingresso ci sono delle pannocchie di mais, sono un segno bene augurante in uso nella case di campagne. 

-Milo… prendimi quelle pannocchie…- 

Sono di un colore giallo-rosso, spogliate delle foglie che le ricoprivano sono grosse come il mio polso.

-Chinatevi puttane… a pecora, qui sul pavimento…!-

Quanto è che non dormo? 
Gli occhi mi bruciano e devo avere un aspetto di merda. 
E ho voglia di scopare, tanta… tanta, di loro… un desiderio certamente causato dal loro volere ma non per questo meno pressante, meno presente. 
Prendo le pannocchie e senza tante attenzioni le metto loro in figa. 
A fondo… fino a provocare loro un gemito di sofferenza. 
Spingo… spingo fino a che sono sicuro che siano ben in profondità. 
Poi passo al culo… voglio metterle nel loro culo. Devono essere violentate queste puttane, devono soffrire! 

-Milo… aiutami…-

Lui esegue. Sarebbero da immortalare in un quadro e lo farei se avessi la capacità artistica di Mistral. 
Loro chinate e i ciuffi di foglie delle pannocchie che escono dai loro buchi pieni. 
Godono di questo le puttane…! 
I loro buchi sono deformati, hanno l’aspetto di elastici tirati troppo. 
Spero di riuscire a farle sanguinare… 

-Victor… prendimi in figa… lo sai… devi venirmi dentro…-

E’ Rula che me lo dice. 

-Rompimi il culo… fammi sanguinare ma sborrami nella figa… fallo… vedrai che saprò farti godere in una maniera che ancora non conosci…-

Faccio come dice… devo farlo… non mi posso sottrarre. 
Tolgo la pannocchia e le entro in figa, la scopo, sento come una mano interna che mi tiene stretto… che mi stringe appena appena sotto la corona della verga. 
E qualcosa mi solletica il cervello proprio alla congiunzione con la colonna cervicale. 
Uno stimolo a godere fortissimo che mi causa un orgasmo mai provato. 
Le sborro dentro tutto me stesso. In figa come voleva. Non posso rifiutarmi. 
Sono esausto… ma so che non è finita. 
C’è Anais… So che è il loro periodo fertile… lo intuisco da quello che pensano. 
Devo coprirla come una vacca alla monta. 
Sono ancora eretto, duro da sentire male quando prendo Anais, è lei che mi stimola a venire… solletica con mille artifici la mia libidine. Sento la sua mente accarezzare lubricamente la mia… mi fa scorgere piaceri incredibili e riesce a farmi venire… dentro di lei, nella sua figa.
 
Devo riposare, restare lucido… raggiungo la mia stanza e mi butto sul letto.
 
Il mio e' un dormire disturbato. 
Un sogno mi perseguita, ogni volta torna eguale. Una parete verticale, io ai piedi di essa e in cima una figura indistinta che mi getta qualcosa. Con raccapriccio mi accorgo che è un bambino, un neonato quello che sta precipitando verso di me. Sporgo le braccia e mi accingo a cercare di prenderlo mentre cade, ma proprio un attimo prima di riceverlo il neonato si trasforma in un rotolo di pergamena. Lo svolgo e vedo che contiene dei geroglifici.

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