Graffiti

Scritto da , il 2011-02-27, genere poesie

Eufrasia non è un gran che come donna: è arcigna dispotica scontrosa invidiosa e quel che è peggio è cattiva. Si addolcisce solo quando sente le mani del maschio che le carezzano le spalle scendono lungo la schiena le sollevano la vestaglia e le frugano nell'intinmità. In quel caso s'inarca spinge in fuori il culo e cerca il contatto col cazzo che ama sentire duro. Antonio da parte sua bacia il collo della donna le strizza i seni con una mano mentre coll'altra cerca di cavarle le mutande e fotterla in piedi sull'uscio della masseria. E' possibile assistere spesso ai preliminari perchè si eccitano quando sanno che in giro c'è qualcuno che li spia. In quel caso ci sono i mietitori che hanno smesso di lavorare per seguire le loro impacciate carezze prima di eclissarsi nella cascina dove distesi su un mucchio di paglia prendono il meritato piacere. Sono rimasti orfani ancora giovani e sono cresciuti talmente legati uno all'altra che si sono ritrovati amanti nonostante fossero fratelli. La loro sorella maggiore e relativo marito con prole si sono trasferiti per la vergogna dopo che in paese tutti sono venuti a conoscenza dell'incesto. E proprio per controbattere le malelingue che Antonio ed Eufrasia si mostrano mentre iniziano la loro danza d'amore e non rifiutano mai di raccontare a chi ha voglia di ascoltarli quanto si vogliano bene. A pochi metri da casa loro c'è Maria. Maria è un maschiaccio, fuma bestemmia e gioca a carte. Ancora giovane sono andate in cancrena le due gambe per cui a meno di trent'anni si è ritrovata inchiodata su una sedia a rotelle. Si è portata in casa Carmelina, una sempliciotta che il marito ha lasciato dopo qualche settimana che l'ha sposata accortosi di quanto sia innocente e semplice, da rasentare l'idiozia. Carmelina accudisce alla povera invalida e si occupa finanche di soddisfare il suo bisogno sessuale. Maria era lesbica già prima di diventare invalida e col male ha acuito un esagerato odio per il mondo tanto da arrivare a gridare fuori di casa il modo e la maniera con cui fa godere la compagna e di come la compagna le lecchi il grilletto più duro di un cazzo, come ama dire lei. Seguendo la strada verso il cimitero c'è il vecchio palazzo di Blu-blu. Blu-blu è una vecchia zitella di cui quasi nessuno conosce il nome. Si narra che un giorno impazientita dell'acqua che tardava a bollire abbia dato un calcio alla pignatta sul fuoco scottandosi una gamba e maledicendola perchè non faceva blu-blu. Da ciò il nome. Blu-blu l'ho conosciuta sempre accompagnata da un York-shire, un cane da lecca come lo definiva lei e raccontava alle amiche più intime quanto fossero predisposti i cani di quella razza a far godere una donna colla sola lingua. Questa intimità colla bestia è sempre stata esecrata in paese e nessuno mai l'ha invitata in casa a bere neppure un caffè. Dall'altra parte del paese c'è Giachino. Giachino è uno degli uomini più bassi del paese. Lo conoscono tutti perchè fa il barbiere. Anche io mi son servito alcume volte da lui. Il sabato sera il salone era gremito da noi ragazzi che eravamo li più per conoscere le sue avventure amorose che altro. Una volta stava tagliando i capelli ad Enzo, un mio amico sarto. Ad un certo punto posa le forbici prende il ragazzo per le gambe e gliele solleva mimando l'atto di sodomizzarlo mentre tuti lo incitavamo. Enzo rideva ma Giachino trasse fuori dai pantaloni il cazzo gocciolante per dimostrare che aveva goduto. Non era la prima volta che accadeva. Amava raccontare di come si recasse nella camera di Anna, la giovane figlia, di come sollevasse le lenzuola per respirare l'odore di una fresca fica mentre dormiva e di correre poi a chiavare sua moglie in camera. Solo che spesso la moglie sgomitava per non essere disturbata mentre dormiva e lui si recava in stalla a fottere la capra, che secondo lui era più calda della pecora. Era molto più grande di noi, sua figlia aveva più o meno la nostra età ma dimostrava una vitalità sessuale che gli invidiavamo. D'estate formavamo dei gruppi di ragazzi più o meno della stessa età e ci recavamo al fiume. Dopo aver fatto il bagno ci stendevamo sulla fine sabbia bianca nudi come vermi e tutti coi cazzi svettanti. Comparavamo le nostre attrezzature ne giudicavamo le forme ne saggiavamo la consistenza e spesso le mani di uno carezzava il cazzo dell'altro. Non era raro vedere un ragazzo chino sul cazzo del vicino o un altro coricato sulla schiena di un altro ancora. Eravamo giovani ed esuberanti e tutti colla voglia di fottere. Per eccitarci, qualora ce ne sia stato bisogno, ognuno raccontava ciò che vedeva in casa. Io ero uno dei più loquaci perchè avevo parecchi aneddoti vissuti in prima persona da raccontare. In paese era noto che mia madre vedova ospitava chiunque avesse voglia di una donna e mai ha mandato indietro un postulante. Venivano persino dai paesi vicini per proporre le loro braccia e nel caso il membro bitorzoluto e resistente classico dei lavoratori della terra. In particolare c'era Tuccio, un mio lontano cugino che mi inculava mentre gli descrivevo ciò che faceva mamma tra le zolle del terreno appena arato. Non c'era nessuno tra noi che almeno una volta non sia stato femmina. La mia specialità era di schizzare lontano, superavo facilmente i tre metri di gittata. All'epoca eravamo tutti arrapati e nessuno di noi ha mai avuto una ragazza consensiente. Angelo rincorse per tre chilometri una contadinotta e quando riusci a stenderla sotto senza mutande era cosi stanco che la poverina riusci a sgusciare e mettersi in salvo. Tuccio invece ebbe un sonoro battitone dai genitori perchè aveva obbligato sua sorella più piccola di sei anni a sottostare alle sue voglie e l'aveva quasi soffocata sborrandole in bocca. Un altro, Pasqualino, mi confessò mentre gli facevo un pompino di aver violentato sua madre vedova una volta che l'aveva sorpresa in bagno a fottersi con una pannocchia di mais ed in seguito ha sempre negato di avermi fatto tale confessione. Filuccio, che tra l'altro era circonciso e non ha mai rivelato perchè, confessò ad un gruppo mentre ci spugnettavamo che aveva chiavato la mamma della sua ragazza che avrebbe sposato da li a qualche anno. Amalia era nota per essere la prostituta del paese, era l'unica che si dava per soldi. Suo marito era a conoscenza e giustificava le corna col fatto di avere sette figli da sfamare che il suo solo stipendio da muratore non bastava ai bisogni della famiglia. Lui era un gran lavoratore e quando doveva riscuotere mandava Amalia che arrotondava concedendo dietro pagamento le sue grazie, peraltro abbastanza sfatte. Poi c'era Italia Dei Capitani. Italia era quella che si dice una bellissima bionda, merce rara dalle mie parti. Bionda originale. Italia era stata sposta con un bel ragazzo del paese vicino. La sfortuna volle che diede alla luce un bambino dawn. All'epoca non si conoscevano i pregi di questi bambini che a colpa vengono rifiutati dalla società. Non aveva nemmeno tre anni quando il padre scappò incapace di accettarlo e mai più lo volle vedere. Italia si rimboccò le maniche ed accudi al bambino che crebbe normale tra i normali. A lui confidava le pene d'amore a lui confidava i propri sogni di giovane donna e si ritrovò, lei giovane donna e lui ragazzotto sano e robusto, senza rendersene conto incinta di suo figlio. Superato il primo imbarazzo confessò sotto voce il suo incesto ad un'amica poi ad un'altra quindi scoprì che il paese intero le perdonava quello che in altri casi sarebbe un peccato e dichiarò a gran voce che piuttosto che ospitare nel proprio talamo uno sconosciuto aveva preferito mettersi accanto un maschio che già amava. Oltretutto era un maschio molto valido tanto che arrivava a godere dentro di lei fino ad otto volte di seguito senza ritirarsi. Io l'ho conosciuta mentre passeggiava portando per mano due gemelli biondi come un campo di grano maturo fiera di essere amante di quel ragazzo che il padre aveva rifiutato. Un giorno il paese fu allertato da un fatto insolito. Un certo Antonio che abitava colla famiglia non lontano dal fiume si era gettato in un pozzo pieno d'acqua. Il motivo? Sia sua moglie che sua figlia erano incinta tutte e due all'ottavo mese. Inutile dire che l'insemitatore per entrambi i campi era stato lui. La gente era sgomenta non perchè lui le avesse ingravidate entrambe ma perchè si era tolta la vita dimenticando di essere l'unico sostentamento per la moglie la figlia ed altri due bambini più piccoli. Tutti in paese gli rimproveravano non di aver consumato un incesto colla figlia di quindici anni ma di aver tolto di mezzo chi procurava loro il cibo. Antonio abitava una casupola di una sola stanza. In un angolo una fornace in muratura era la cucina un grande letto dove dormiva l'intera famiglia scaldata d'inverno da sei capre una mucca ed un asino che sonnecchiavano nell'altro angolo della misera topaia. Nelle comunità agricole la vita dell'uomo è in simbiosi con quella delle bestie per cui uno assorbe alcune abitudini dell'altro senza rendersene conto. L'incesto, così diffuso anche tra i cittadini colti, è ben sopportato dalle bestie. Quasi tutte le bestie lo mettono in pratica e se non fosse per un motivo igienico-sanitario non ci sarebbe motivo di vietarlo tra gli uomini. Chi frequenta le comunità agricole o quelle montane nota una percentuale esagerata di scemi del villaggio. Non sono altro che figli di consanguinei. E' l'unico motivo per sconsigliare di procreare a componenti della stessa famiglia. Non per nulla la Natura ha predisposto che la figlia ami il padre o il figlio maschio sia innamorato e geloso di sua madre. Un padre che chiavi la propria figlia succede molto più spesso di quanto si creda. Di solito resta un segreto di famiglia e non si capisce perchè un uomo può fottere la giovane figlia di un conoscente mentre non può fottere la propria visto che già si conoscono e si vogliono bene. Di solito il padre per giurstificare l'incesto possiede la figlia in preda all'alcool. Un po' meno diffuso è l'incesto consumato tra la madre ed il figlio. E' meno diffuso perchè sono meno i ragazzi che preferiscono una donna matura alle coetanee. Di solito è la mamma trascurata o senza marito che accoglie tra le braccia il proprio maschietto ed arriva, a volte senza rendersene conto, ad avere un orgassmo. Quante volte la mamma ha goduto nel lavare il pistolino del figlio? Quante volte glielo ha succhiato colla scusa di baciarlo o ha steso il figlio sopra di se provando una sensazione di piacere alla quale non ha voluto dare un significato? Non c'è nulla di male a sentire un sentimento di possesso sognando di sentirlo entrare da dove ne è uscito. Il figlio è il prolungamento di quel marito distratto ed assente che può farla sentire ancora femmina. La destinazione naturale per un figlio è entrare nella madre, è essere un corpo solo, fuso come lo era prima di di staccarsene. La mamma si eccita e spesso gode mentre il bambino le succhia il seno. Ecco spiegato il piacere che prova quando è un'altra bocca a farlo. La religione la convenienza la cultura consigliano di fuggire da certi desideri ma contro la Natura nulla si può e chi è debole soccombe. Ed ecco vedere la mamma che geme sotto le carezze del proprio figlio o, se proprio non riesce, accetta tra le lenzuola il compagno di scuola del figlio, come surrogato. Lasciamo stare le mie esperienze, ma in paese, meno di tremila anime, si contemplano parecchi casi di incesto tra genitori e figli e quelli tra fratelli o tra cugini non si contano. Anzi, gli incesti tra cugini sono la normalità. D'altronde in una piccola comunità è inevitabile che uno sia cugino dell'altra. Ed è per questo che sommandosi tare familiari si generano un'infinità di poveri esseri stupidi, gli scemi del villaggio. Ecco, forse l'unica cosa da evitare è proprio quella di procreare per evitare simili storture, per il resto non c'è nulla di male a fottere la propria sorella.

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