La prima volta

Scritto da , il 2015-07-05, genere gay

Anni fa ho fatto per la prima volta il bagno in mare nudo: è una cosa fantastica! Non sono un naturista o un nudista, semplicemente è bellissimo sentire l’acqua che ti solletica lo scroto mentre il pene nuota in assoluta libertà girando a destra e a sinistra ad ogni bracciata. Io nuoto prevalentemente a dorso e mentre nuoto, vedo il pene che prende aria ad ogni mia bracciata. Così appena posso mi infratto in qualche caletta o in una zona appartata della spiaggia e mi spoglio.
Quell’anno ero in vacanza in Sicilia e decisi di passare una giornata sulle Isole Eolie, a Lipari. Dopo un po’ mi stufai di stare in mezzo agli altri a nuotare e prendere il sole. Così mi allontanai in cerca di un posto isolato dove spogliarmi e fare un bel bagnetto al mio reale uccello.
Dopo aver camminato un po’, mi ritrovai da solo su una scogliera che arrivava fino al mare. Mi sfilai il costume e mi infilai nell’acqua lasciando occhiali da sole e costume più in alto sulle rocce.
Mentre mi stavo rilassando, nudo nell’acqua cristallina, spuntò un ragazzo che mi chiese se poteva venire anche lui. Non avendo nulla in contrario gli risposi che la caletta non era mia e che posto ce n’era.
Lui passò e si andò a sistemare qualche metro più in là del mio costume abbandonato. Nel frattempo io uscii dall’acqua e tornai a sdraiarmi sulle rocce seduto sul costume. Per vergogna non mi sdraiai proprio a cosce aperte. Il mio pene era un po’ intorpidito dall’acqua fredda e non mi andava di farmi vedere dallo sconosciuto con il pisello in formato ridotto.
Qualche minuto dopo il tizio si avvicinò e si presentò: “Ciao sono Marco”. Anche lui si era spogliato. Un bel fisico asciutto con un membro normale, niente di particolare, il classico cazzo che vedi nelle docce in piscina o negli spogliatoi.
“Sono Gianni – risposi – piacere!” “Posso avvicinarmi e toccarti” incalzò lui.
“Ma perché non me lo succhi, invece!” risposi io molto direttamente e lui si girò. Non volevo offenderlo, ma volevo proprio dargli un bel due di picche. Non ero mai stato con un uomo e non avevo intenzione di farmi toccare da un estraneo su uno scoglio.
Fece due passi verso il suo asciugamano, si chinò, lo raccolse e lo mise davanti alle mie gambe. Poi si inginocchiò e mise la testa in mezzo alle mie cosce spostando un poco le mie gambe. Ero annichilito. In un attimo si era predisposto per farmi un pompino.
Cominciò a succhiarmi i testicoli e a leccarmi lentamente, ma energicamente, lo scroto e l’attaccatura del pene. Il mio guerriero non ci mise molto a riaversi dall’ipotermia del bagno ed in un attimo si risvegliò mostrando tutto il suo vigore. Allora lui lo prese in mano e si mise tutta la cappella in bocca facendosela girare nella sua cavità orale. Non credevo a ciò che mi stava succedendo. Il cuore mi batteva a mille, sentivo il sangue pulsare in ogni più piccola vena del mio corpo.
Lui estrasse il mio cazzo dalla sua bocca e sputò sul prepuzio. Passò un paio di volte la sua mano sul mio membro caldo e bagnato della sua saliva, poi si alzò e prese a giocherellare con il suo sesso, che nel frattempo aveva preso vigore, lasciandomi a guardare inebetito. A questo punto avevo voglia e non mi interessava più se era la prima volta che facevo del sesso orale con un partner che non era donna, ma ora lui era lì che si masturbava con la mano piena di saliva presa dal mio pisello.
Lui mi guardò e mi fece mettere in ginocchio sul suo asciugamano. Avrei fatto qualsiasi cosa: ero come in trance. Lui era in piedi ed il suo membro era all’altezza della mia bocca; si avvicinò e accarezzò le mie labbra con la punta del suo uccello. Diede un colpo ben assestato alla pelle che rivestiva il suo glande e un fiotto caldo e vischioso mi arrivò in faccia, attorno alla bocca e sotto il naso. Sentivo l’odore acre della sua sborrata, ma lo schifo si confuse con la sensazione di tremenda voglia che provavo. Mi aveva usato per masturbarsi e ora mi lasciava con un cazzo di marmo che sarebbe scoppiato solo a guardarlo.
In quel momento lo stavo odiando e lui lo intuiva perché sogghignava; un sorrisetto malizioso, ma altezzoso, convinto che ora l’avrei implorato e non mandato al diavolo. Ma aveva intenzione di farmi ancora soffrire. Si allontanò e raggiunse l’acqua. Si sciacquò lo sperma dai pochi riccioli del suo sesso. Anche se prima non me ne ero accorto, notai che era depilato.
Poi prese un po’ d’acqua mettendo le mani a coppa e tornò verso di me pulendomi il viso sporco della sua venuta. Io nel frattempo non riuscivo a calmarmi. Il sangue continuava a pulsarmi e il cuore batteva a più non posso.
Lui si allontanò nuovamente tornando a raccogliere dell’altra acqua che mi buttò sul pene. Era così gelata che ebbi un sussulto. Non feci in tempo a riavermi che lui me ne stava buttando altra. Infuriato, allungai una mano e gli afferrai il membro. Era freddo perché si era sciacquato, ma, nonostante fosse appena venuto copiosamente, aveva una buona consistenza. Lui non perse tempo e si mosse, mentre io lo stringevo, simulando una masturbazione. Non me lo feci ripetere e presi io il comando del gioco.
Mi alzai e muovendo continuamente la pelle del suo giocattolo, lo invitai a sdraiarsi. Poi mi inginocchiai e continuai a giocare distrattamente con il suo membro che era nuovamente in tiro, finchè vidi che si stava spazientendo. Allora lo guardai con gesto di sfida e gli ricordai che la precedenza ce l’avevo io, prima toccava a me, volevo venire a tutti i costi perché nonostante l’acqua fredda e il riposo ero eccitatissimo.
Molto a malincuore si alzò sui gomiti ma, guardando il mio cazzo, la cosa lo entusiasmò, perché si mise in ginocchio, prese subito il membro e ricominciò a succhiare e a leccarmi i coglioni. A questo punto non passò molto tempo che esplosi tutto il mio nettare nella sua bocca. Anziché sputare, però, lui ingoiava e succhiava, succhiava ed ingoiava. Intanto io spingevo dentro la sua bocca tutto il mio sesso come se avessi dovuto penetrargli la gola.
Quando sentì che non usciva più nulla strinse forte il mio pene all’attaccatura, così forte da farmi male, ma ero talmente frastornato che lo lasciai fare. Mentre stringeva, succhiava e mordicchiava la mia cappella. Quando ritenne che il lavoretto fosse finito estrasse il mio povero guerriero stanco dalla sua bocca e presa la mia mano, la strinse attorno al suo membro perché riprendessi il lavoretto che avevo interrotto per prendermi ciò che credevo di meritarmi.
Anche lui era molto eccitato, perché rispetto a prima, il suo cazzo era molto più duro e sentivo le vene pulsare ad ogni mio passaggio. Io strinsi forte finchè non vidi la cappella ritornare bianca per la mancanza di sangue. A quel punto con voce gutturale mi disse “Sì, ti prego!”.
Lasciai andare la presa e con pochi movimenti di polso lo portai nuovamente ad una nuova sborrata, orientando il membro verso la sua pancia che si macchiò di bianco. Feci uscire tutto fino all’ultima goccia, strizzando accuratamente più volte il suo sesso, poi lasciai andare il gioiello e cominciai a spalmare ben bene lo sperma che aveva sulla pancia come se fosse una crema solare. Lui mi stava guardando come se fossi stato pazzo. Effettivamente avevo perso ogni freno inibitorio. Non ero più nudo su uno scoglio di una caletta nel mare, nessuno in quel momento avrebbe potuto fermarmi.
Lui era ancora sdraiato e mi misi a cavalcioni sulla sua pancia sbattendogli il mio cazzo sulla sua bocca. Egli spalancò la bocca pensando che io gli infilassi il mio pene. Invece cominciai a far scorrere il glande sui suoi denti che solleticavano la mia cappella. Ma lui voleva riprendere in mano il gioco e chiuse la bocca mordicchiandomi e sputando sul glande. A quel punto io ero nuovamente in balia del suo sollazzo, perché se anche cercavo di spingere dentro il mio pene nella sua bocca come a penetrarlo, lui chiudeva la bocca e non riuscivo ad entrare. Lo supplicai di farmi entrare, ma lui aveva in mente altro. Così mi disse di alzarmi e di sdraiarmi al suo posto.
Obbedii e un secondo dopo lui era su di me che succhiava animosamente il mio uccello. Prima aveva estratto tutto quello che poteva estrarre, quindi si dovette impegnare un po’ per portarmi alla soglia del piacere. Succhiava e leccava il mio glande come se fosse stato un gelato che si scioglie con il sole. Al contrario, però più succhiava e più diventava duro e caldo. Di tanto in tanto lui sputava sulla punta e chiudeva le mani a coppa intorno alla mia cappella stringendo forte forte. Poi riprendeva il lavoro con la bocca partendo dal basso e mordicchiandomi i coglioni che erano stretti stretti nello scroto divenuto rigido per la durezza eccessiva del pene.
Ad un certo punto si rese conto che stavo per venire, così estrasse il mio cazzo dalla sua bocca e mi rese la partita di prima. Ad ogni spinta dell’uscita, lui dava un colpo di mano al mio uccello che sborrava più copiosamente!
Quando tutto fu finito, molto accuratamente, raccolse quanto sparso sulla mia pancia e ci sputò sopra un paio di volte. Mischiò sapientemente i due liquidi, poi si mise al mio fianco e preso un po’ del miscuglio che avevo sulla pancia, se lo infilò con le dita nel culo gemendo ogni volta che il dito entrava.
Restammo qualche minuto distesi fianco a fianco, poi mi prese per mano e mi portò nell’acqua per sciacquarci. Mi ripulì come se fossi stato un bambino.
Uscimmo. Lui si rimise subito il costume e, dopo avermi dato un bacio sulla punta del mio sesso se ne andò. Lo chiamai più volte, ma non si girò.
Rimasi inebetito per diverso tempo. Il mio guerriero, per quanto era stato bravo prima, ora era assolutamente assente, svuotato di tutto. Giaceva su un lato appoggiato alla mia gamba come se fosse stato morto.
Mi rivestii e tornai indietro, con la speranza di rincontrare Marco, ma non lo vidi più. Restarono solo le abrasioni dei suoi denti sul mio glande e un vuoto dentro di me. Avevo avuto un rapporto sessuale con un uomo e, nonostante non ne avessi avuto nessuna intenzione, non ero stato in grado di fermarlo, anzi mi aveva dato talmente tante emozioni che se lui non se ne fosse andato, avrei continuato io.

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