Trasformazione matrigna 3
scritto il 2026-11-07 tempo di lettura 2 min
di
Richard
genere
Incesti
cura
A
Il calore continuava a salirmi dentro, denso e soffocante, concentrandosi soprattutto lì, sul mio petto. Avevo i lembi della vestaglia leggermente allargati, e quel movimento minimo esponeva la pelle chiara e lattea, resa lucida da un sottile strato di sudore per quella febbre erotica che mi bruciava le vene.
Le mie forme erano esplosive, una quarta generosa, tonda e pesante, che sembrava quasi voler sfuggire alla stoffa leggera per la tensione. I capezzoli erano grossissimi, durissimi e sporgenti, tesi al massimo, così doloranti per il forte desiderio da mandarmi in ebollizione i nervi. Sentivo il bisogno fisico, quasi un'urgenza disperata, di farglieli vedere: desideravo con tutta me stessa che lui si voltasse, che i suoi occhi cadessero su quel seno madido di sudore, così grande e gonfio, pronto e implorante di essere finalmente afferrato, stretto e posseduto da quelle mani giovani.
La mente mi si annebbiò del tutto, sopraffatta da un’ondata di calore così densa da togliermi il respiro. Nella mia testa la fantasia prese una piega folle, bruciante, incontrollabile. Immaginai di piantarmi davanti a lui, di guardarvelo dritto negli occhi con lo sguardo lucido di lussuria e dirgli, con voce roca e perversa: «Vuoi un po' di latte nel caffè? Te lo do io fresco... ciuccialo direttamente da qui».
Visualizzai il gesto: strappar via di colpo la vestaglia e il reggiseno, liberando di botto quel seno enorme, tondo e straripante, con quei capezzoli giganti e durissimi che grondavano eccitazione. Vidi me stessa che glielo infilavo quasi a forza in bocca, costringendolo a prendere quel capezzolo turgido, a divorare il mio latte e la mia carne mentre lui gemeva sopraffatto dal piacere, con le mani grandi che affondavano avidamente in quella quarta abbondante e sudata. Ero completamente persa in quel delirio erotico, con la vagina che pulsava bagnatissima e il cuore a mille.
Poi, come una scossa elettrica, la voce di lui ruppe quella nebbia infernale:
«Oh... terra chiama? Ma dove sei finita con i pensieri, ti sei incantata?»
Sobbalzai violentemente, quasi facendo cadere la tazzina. Lo guardai, con il viso che mi bruciava ed era diventato paonazzo, cercando disperatamente di ricompormi e di riprendere il controllo della voce mentre cercavo di mascherare il panico e la tremarella che mi scuoteva da capo a piedi.
Continua...
Le mie forme erano esplosive, una quarta generosa, tonda e pesante, che sembrava quasi voler sfuggire alla stoffa leggera per la tensione. I capezzoli erano grossissimi, durissimi e sporgenti, tesi al massimo, così doloranti per il forte desiderio da mandarmi in ebollizione i nervi. Sentivo il bisogno fisico, quasi un'urgenza disperata, di farglieli vedere: desideravo con tutta me stessa che lui si voltasse, che i suoi occhi cadessero su quel seno madido di sudore, così grande e gonfio, pronto e implorante di essere finalmente afferrato, stretto e posseduto da quelle mani giovani.
La mente mi si annebbiò del tutto, sopraffatta da un’ondata di calore così densa da togliermi il respiro. Nella mia testa la fantasia prese una piega folle, bruciante, incontrollabile. Immaginai di piantarmi davanti a lui, di guardarvelo dritto negli occhi con lo sguardo lucido di lussuria e dirgli, con voce roca e perversa: «Vuoi un po' di latte nel caffè? Te lo do io fresco... ciuccialo direttamente da qui».
Visualizzai il gesto: strappar via di colpo la vestaglia e il reggiseno, liberando di botto quel seno enorme, tondo e straripante, con quei capezzoli giganti e durissimi che grondavano eccitazione. Vidi me stessa che glielo infilavo quasi a forza in bocca, costringendolo a prendere quel capezzolo turgido, a divorare il mio latte e la mia carne mentre lui gemeva sopraffatto dal piacere, con le mani grandi che affondavano avidamente in quella quarta abbondante e sudata. Ero completamente persa in quel delirio erotico, con la vagina che pulsava bagnatissima e il cuore a mille.
Poi, come una scossa elettrica, la voce di lui ruppe quella nebbia infernale:
«Oh... terra chiama? Ma dove sei finita con i pensieri, ti sei incantata?»
Sobbalzai violentemente, quasi facendo cadere la tazzina. Lo guardai, con il viso che mi bruciava ed era diventato paonazzo, cercando disperatamente di ricompormi e di riprendere il controllo della voce mentre cercavo di mascherare il panico e la tremarella che mi scuoteva da capo a piedi.
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