Trasformazione matrigna
scritto il 2026-11-06 tempo di lettura 2 min
di
Richard
genere
Incesti
cura
A+
Salii le scale in punta di piedi, con l'intenzione di dargli una svegliata veloce prima che si facesse tardi. Arrivata davanti alla sua porta, la trovai socchiusa di qualche centimetro. Spinsi appena, senza fare rumore, per non spaventarlo.
La stanza era immersa nella penombra del mattino, tagliata solo da un unico, netto raggio di sole che filtrava dalla finestra. Mi bloccai sulla soglia, con il respiro che si strozzava in gola.
Dormiva a pancia in giù, completamente scoperto. Aveva il fisico perfetto di un nuotatore: le spalle larghe, la schiena scolpita e i glutei turgidi, alti e levigati, che quel raggio di luce accarezzava direttamente, rendendoli di un erotismo sconvolgente. Rimasi lì immobile, abbagliata da quella visione, incapace di distogliere lo sguardo o di fare un solo passo avanti. Un senso di colpa improvviso e bruciante mi morse lo stomaco — io, la sua matrigna, che stavo lì a spiare impunemente il corpo nudo del mio figliastro — ma sotto quella colpa, viscido e inarrestabile, un calore denso cominciò a pulsarmi basso nel ventre, inchiodandomi a quel pavimento.
Il tempo sembrò essersi fermato in quella stanza buia, tagliata solo da quel fascio di luce dorata che scaldava la sua pelle. Senza quasi rendermene conto, mentre i miei occhi divoravano avidamente ogni dettaglio di quel corpo giovane e statuario, le mie dita iniziarono a muoversi da sole.
Sollevai una mano tremante, sfiorando la stoffa leggera della vestaglia, per poi far scivolare lentamente i polpastrelli lungo l'addome fino a premere con forza contro il pube, sopra la stoffa sottile dei miei slip già completamente inzuppati del mio stesso desiderio. Mi morsi le labbra così forte da sentirne il sapore ferroso, lusingata e divorata da una lussuria cieca e proibita che mi faceva quasi girare la testa.
Poi, un lampo di lucidità mi investì come una doccia gelata: io ero la sua matrigna, stavo lì a masturbarmi guardandolo dormire come una depravata. Un brivido di terrore e vergogna mi percorse la schiena. Trattenendo a fatica un gemito, ritrassi la mano di scatto, feci due passi indietro inciampando quasi sul tappeto, e mi precipitai fuori dalla stanza. Richiusi la porta pianissimo, con le mani che mi tremavano e il cuore in gola, e corsi giù per le scale fino a rifugiarmi in cucina, con le gambe molli e la pelle ancora in FUOCO.
La stanza era immersa nella penombra del mattino, tagliata solo da un unico, netto raggio di sole che filtrava dalla finestra. Mi bloccai sulla soglia, con il respiro che si strozzava in gola.
Dormiva a pancia in giù, completamente scoperto. Aveva il fisico perfetto di un nuotatore: le spalle larghe, la schiena scolpita e i glutei turgidi, alti e levigati, che quel raggio di luce accarezzava direttamente, rendendoli di un erotismo sconvolgente. Rimasi lì immobile, abbagliata da quella visione, incapace di distogliere lo sguardo o di fare un solo passo avanti. Un senso di colpa improvviso e bruciante mi morse lo stomaco — io, la sua matrigna, che stavo lì a spiare impunemente il corpo nudo del mio figliastro — ma sotto quella colpa, viscido e inarrestabile, un calore denso cominciò a pulsarmi basso nel ventre, inchiodandomi a quel pavimento.
Il tempo sembrò essersi fermato in quella stanza buia, tagliata solo da quel fascio di luce dorata che scaldava la sua pelle. Senza quasi rendermene conto, mentre i miei occhi divoravano avidamente ogni dettaglio di quel corpo giovane e statuario, le mie dita iniziarono a muoversi da sole.
Sollevai una mano tremante, sfiorando la stoffa leggera della vestaglia, per poi far scivolare lentamente i polpastrelli lungo l'addome fino a premere con forza contro il pube, sopra la stoffa sottile dei miei slip già completamente inzuppati del mio stesso desiderio. Mi morsi le labbra così forte da sentirne il sapore ferroso, lusingata e divorata da una lussuria cieca e proibita che mi faceva quasi girare la testa.
Poi, un lampo di lucidità mi investì come una doccia gelata: io ero la sua matrigna, stavo lì a masturbarmi guardandolo dormire come una depravata. Un brivido di terrore e vergogna mi percorse la schiena. Trattenendo a fatica un gemito, ritrassi la mano di scatto, feci due passi indietro inciampando quasi sul tappeto, e mi precipitai fuori dalla stanza. Richiusi la porta pianissimo, con le mani che mi tremavano e il cuore in gola, e corsi giù per le scale fino a rifugiarmi in cucina, con le gambe molli e la pelle ancora in FUOCO.
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