Le due vedove - 2

scritto il 2026-11-03 tempo di lettura 4 min

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Anna, seduta sul divano accanto a Carla, era rigida come un pezzo di legno, le mani incollate alle ginocchia, lo sguardo basso, un imbarazzo evidente. Carla le cinse le spalle con il braccio sinistro e le sorrise. "Sei emozionata Anna ?" chiese. "Un pochino ..." rispose Anna e timidamente aggiunse "non potremmo... fare un po' di... di scuro nella stanza ?". Carla replicò con la solita decisione "Che timidona che sei, piccola ! Niente buio, assolutamente no. E' così bello poterti osservare da vicino... sei bellissima... il tuo viso non ha una ruga..."
Il tocco leggero del dito di Carla sul profilo del naso e poi sulla guancia aveva una precisione quasi ipnotica. Anna chiuse gli occhi per una frazione di secondo, lasciandosi cullare da quella carezza che sapeva di possesso e di dedizione insieme.
"È la prima volta che fai le coccole con una donna, Anna?"
La risposta era scivolata via quasi per inerzia, un "Sì..." sussurrato con la bocca secca, recitando una parte a cui era così abituata da crederci ormai lei stessa.
La mente di Anna fece un rapido balzo all'indietro nel tempo.
Negli corso degli anni, durante il suo matrimonio, Anna aveva già intrattenuto relazioni con donne, alcune di breve durata, passionali ed effimere, altre più prolungate e strutturate nel tempo
I ricordi affiorarono nitidi e silenziosi: pomeriggi in cui il marito era lontano, impegnato in lunghi viaggi di lavoro all'estero, il salotto in penombra, i profumi di altre donne, altre mani che l'avevano cercata, sfiorata, amata nel segreto più assoluto.
Relazioni vissute sempre allo stesso modo, come un copione già scritto: lei che indietreggiava di un passo, fingendosi disorientata e timorosa, lasciando che fosse l'altra a compiere la seduzione, a guidarla, a prendersela. Non era mai stata una questione di freddo calcolo, quanto piuttosto di una protezione profonda. Lasciare la guida alle altre significava non doversi mai assumere la colpa del desiderio, godere del piacere senza sporcarsi le mani con le decisioni.
E ora, eccola lì, a recitare esattamente la stessa parte con Carla.
Ancora una volta preda.
Sollevò lo sguardo su di lei, incrociando quegli occhi fermi e sicuri che la guardavano con un'adorazione mista a trionfo.
Carla era così convinta di essere stata la prima a dischiudere quel guscio, così fiera della propria autorità nel condurla per mano in territori inesplorati.
In quel momento, l'idea di confessare la verità le parve non solo perfettamente inutile, ma quasi un delitto. Perché guastare quell'equilibrio perfetto? A Carla piaceva sentirsi la pioniera, la donna forte che strappava la sua compagna alla solitudine e all'eterosessualità di una vita intera; e ad Anna, in fondo, piaceva infinitamente lasciarsi plasmare da quell'energia. Sentirsi guardata come una creatura fragile e preziosa da scoprire le restituiva una giovinezza che credeva perduta.
Un soffio di aria calda le riempì il petto. Con un piccolo sussulto, Anna lasciò che le sue dita — quelle stesse dita che in passato avevano accarezzato altri corpi femminili nel buio e nel silenzio — si muovessero appena, sfiorando timidamente l'orlo della manica di Carla, fino ad appoggiarsi alla pelle del polso.
— Sì... è la prima volta — ripeté Anna a fior di labbra, abbassando lo sguardo con un rossore che questa volta aveva la sfumatura complice di un piccolo segreto ben custodito. — Mi sembra davvero di sognare, Carla... Non avrei mai pensato che... che potesse succedere a me, a quest'età...
Carla sorrise con una dolcezza quasi materna, stringendola un po' più forte a sé, convinta di aver riscritto la storia sentimentale della sua amica. E mentre si lasciava tirare contro la spalla di Carla, avvolta in quel abbraccio che sapeva di casa e di conquista, Anna sorrise nell'ombra, godendosi il lusso di essere, ancora una volta, la splendida preda di una donna che aveva deciso di amarla.
— Scusami... sono imbranata... non so cosa devo fare...
— Non ti preoccupare Anna tu non devi fare niente... ti guido io... è dalla prima volta che ti ho vista alla fermata dall'autobus che ti desidero... ti desidero da impazzire... ho pensato a questo momento mille volte, tutte le notti...
Carla sorrise, un sorriso dolce, ormai privo di qualsiasi malizia invadente, pieno solo di un affetto maturo e consapevole. Si inclinò leggermente verso di lei e posò un bacio lento e leggero sulla guancia di Anna, proprio dove la pelle era più calda per il rossore. Poi lasciò che le sue labbra scivolassero piano lungo la linea della mascella, fino a raggiungere l'angolo della bocca. Il pomeriggio delle coccole era appena iniziato.
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