Il primo appuntamento
scritto il 2026-10-11 tempo di lettura 14 min
di
Crazy Horse
genere
tradimenti
cura
A
Il venerdì mattina Alessandro si svegliò poco prima delle sette.
Beatrice era già in bagno.
Prese il telefono e controllò i messaggi.
Ludovica gli aveva scritto la sera precedente.
*Allora domani è confermato? ❤️*
*Certamente.*
*Non vedo l’ora*
Alessandro aveva risposto con un sorriso.
Da quella domenica a San Siro erano passati dodici giorni.
In quel periodo si erano scritti quasi quotidianamente. All’inizio qualche messaggio occasionale, poi conversazioni sempre più lunghe, spesso fino a tarda sera.
Aveva imparato a conoscere qualcosa di lei.
Ludovica amava viaggiare, frequentava la palestra, adorava la cucina giapponese e aveva una passione per le borse firmate. Era molto legata alla famiglia, soprattutto alla sorella minore, e sognava un giorno di aprire un proprio marchio di abbigliamento.
Alessandro, invece, le aveva raccontato dei suoi primi anni da imprenditore, dei viaggi di lavoro e della passione per il calcio.
Non avevano mai parlato apertamente di ciò che sarebbe potuto accadere tra loro.
Ma entrambi sapevano che quella sera non sarebbe stata una cena come le altre.
«Ale?»
Beatrice uscì dal bagno.
«Dimmi, amore.»
«Stasera a che ora hai la cena?»
«Alle nove.»
«Con chi?»
Alessandro esitò appena.
«Un paio di persone interessate a un’operazione immobiliare.»
«Ah, bene.»
Beatrice si avvicinò e lo baciò.
«Allora ci vediamo dopo.»
«Non fare troppo tardi.»
Lui sorrise.
«Cercherò.»
~~~
Alle dieci e mezza Alessandro chiamò il direttore di uno dei ristoranti più esclusivi di Milano.
Era un locale elegante, nascosto all’interno di un palazzo storico del centro, frequentato da imprenditori, professionisti e qualche personaggio dello spettacolo.
Alessandro ci andava spesso per lavoro.
Conosceva personalmente il proprietario.
«Buongiorno, dottor Toselli.»
«Buongiorno, Carlo. Avrei bisogno di un favore.»
«Mi dica.»
«Stasera vorrei cenare da voi. Due persone.»
«Certamente. Le preparo il solito tavolo?»
«Preferirei qualcosa di più riservato.»
Ci fu una breve pausa.
«Possiamo darle la saletta privata al primo piano.»
«Perfetto.»
«Desidera un menu particolare?»
«No, scegliamo sul momento.»
«Benissimo. Per che ora?»
«Nove e un quarto.»
«Sarà un piacere averla da noi.»
Alessandro ringraziò e riagganciò.
Rimase qualche secondo a fissare il telefono.
Era perfettamente consapevole di ciò che stava organizzando.
Una cena con una ragazza di ventiquattro anni, in una saletta privata, lontano da occhi indiscreti.
Non era esattamente il comportamento di un marito intenzionato a mantenere le distanze.
~~~
Ludovica trascorse buona parte del pomeriggio a prepararsi.
Aveva terminato un servizio fotografico alle quattro ed era tornata nel proprio appartamento poco dopo.
Aprì l’armadio.
Provò due vestiti, poi un terzo.
Alla fine scelse un abito nero aderente, con una scollatura elegante e la schiena parzialmente scoperta. Era corto appena sopra il ginocchio.
Lo abbinò a un paio di décolleté nere con il tacco alto e a una piccola borsa Chanel.
Si guardò allo specchio.
Era soddisfatta.
Prese il telefono e si scattò una fotografia.
La inviò ad Alessandro.
*Può andare?*
Lui rispose qualche minuto dopo.
*Direi proprio di sì.*
*Soltanto?*
*Sei bellissima.*
Ludovica sorrise.
*Molto meglio.*
*Alle nove sotto casa tua?*
*Perfetto ❤️*
~~~
Alle otto e mezza Andrea telefonò a Ludovica.
Lei stava finendo di truccarsi.
«Amore.»
«Ciao, bellissima. Tutto bene?»
«Sì. Mi sto preparando.»
«Per la cena con il brand?»
«Esatto.»
«Dove andate?»
«In centro. Non ricordo neanche il nome del posto.»
Andrea rise.
«Sempre organizzata, eh?»
«Come sempre.»
«Domani a che ora ci vediamo?»
«Facciamo verso mezzogiorno?»
«Perfetto. Ti porto a pranzo.»
«Mi piace.»
«Divertiti stasera.»
«Grazie, amore.»
«Ti amo.»
«Anch’io.»
Riagganciò.
Per qualche istante rimase immobile davanti allo specchio.
Poi prese il rossetto.
Non si sentiva particolarmente in colpa.
Era curiosa.
Molto curiosa.
~~~
Alessandro arrivò davanti al palazzo di Ludovica alle nove meno cinque.
Guidava personalmente una Porsche Panamera nera.
Indossava un completo blu scuro, una camicia bianca senza cravatta e un paio di scarpe perfettamente lucidate.
Aveva dedicato alla scelta dell’abbigliamento più attenzione del solito.
Quando parcheggiò, le scrisse.
*Sono arrivato.*
La risposta arrivò quasi immediatamente.
*Scendo ❤️*
Alessandro attese qualche minuto.
Poi vide aprirsi il portone.
Ludovica uscì con un cappotto nero appoggiato sulle spalle.
Era bellissima.
Attraversò il marciapiede sorridendo.
Alessandro scese dall’auto.
«Buonasera.»
«Buonasera, Ale.»
Si avvicinò e lo baciò sulle guance.
«Sei elegantissimo.»
«Anche tu.»
Lui le aprì la portiera.
Ludovica guardò l’automobile.
«Bella macchina.»
«Grazie.»
«Mi piacciono le Porsche.»
«Allora abbiamo già qualcosa in comune.»
Lei rise e si accomodò.
Alessandro tornò al posto di guida.
Prima di partire la guardò ancora.
«Devo dirti una cosa.»
«Dimmi.»
«Sei davvero bellissima.»
Ludovica sorrise.
«Me l’hai già scritto.»
«Dal vivo rende di più.»
«Anche tu.»
Alessandro mise in moto.
~~~
Durante il tragitto parlarono soprattutto delle rispettive settimane.
Ludovica gli raccontò di una collaborazione con un marchio francese che l’avrebbe portata a Parigi il mese successivo.
«Quindi viaggi parecchio», osservò Alessandro.
«Abbastanza. Anche se meno di quanto sembri su Instagram.»
«Immagino.»
«La gente pensa che passiamo la vita in vacanza.»
«Non è così?»
Lei gli diede un piccolo colpo sul braccio.
«Scemo.»
Alessandro rise.
Era la prima volta che gli si rivolgeva con tanta familiarità.
E la cosa gli piacque.
«Comunque anche tu viaggi molto.»
«Troppo, certe volte.»
«Andrea dice che il tuo gruppo sta facendo investimenti enormi all’estero.»
Alessandro si voltò appena.
«Andrea?»
«Il mio fidanzato.»
«Ah.»
«Gli ho raccontato di averti conosciuto allo stadio.»
«Davvero?»
«Sì.»
«E cosa ti ha detto?»
Ludovica sorrise.
«Che sei un fenomeno.»
Alessandro scoppiò a ridere.
«Addirittura.»
«Ti ammira parecchio. Dice che hai costruito un impero.»
«È molto gentile.»
«Vorrebbe conoscerti.»
Questa volta Alessandro la guardò.
Ludovica scoppiò a ridere.
«Non fare quella faccia.»
«Quale faccia?»
«Quella.»
«Non sto facendo nessuna faccia.»
«Certo.»
Alessandro scosse la testa, divertito.
«E tu cosa gli hai detto?»
«Che magari un giorno glielo presento.»
«Ah, benissimo.»
Ludovica rise ancora.
Poi lo guardò.
«Sei geloso?»
«Di Andrea?»
«Sì.»
«Non lo conosco nemmeno.»
«Non era questa la domanda.»
Alessandro sorrise.
«Dovrei esserlo?»
«Non lo so.»
Lei si sistemò una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
~~~
Il ristorante si trovava in una strada tranquilla del centro.
Alessandro lasciò l’auto al parcheggiatore.
Un uomo in abito scuro li accolse all’ingresso.
«Buonasera, dottor Toselli.»
«Buonasera.»
«È un piacere rivederla.»
Il direttore arrivò quasi immediatamente.
«Dottore, benvenuto.»
«Buonasera, Carlo.»
«La saletta è pronta. Se volete seguirmi.»
Ludovica osservava tutto con interesse.
Attraversarono una sala elegante, illuminata da lampade discrete, con pochi tavoli ben distanziati.
Poi salirono una breve scala.
La saletta privata era arredata con pareti rivestite in legno scuro, un grande quadro contemporaneo e una finestra affacciata su un cortile interno.
Al centro c’era un tavolo apparecchiato per due.
Candele, bicchieri di cristallo e un piccolo vaso di fiori bianchi.
«Può andare bene?» domandò Carlo.
«Benissimo», rispose Alessandro.
Il direttore consegnò loro i menu e si allontanò.
Ludovica aspettò che la porta si chiudesse.
Poi guardò Alessandro.
«Accidenti.»
«Non ti piace?»
«Stai scherzando?»
Si guardò intorno.
«È bellissimo.»
«Mi fa piacere.»
«Però hai organizzato proprio una cosa riservata.»
Alessandro sorrise.
«Preferivo stare tranquillo.»
«Perché sei famoso?»
«Anche.»
Ludovica appoggiò la borsa accanto alla sedia.
«O perché sei sposato?»
Alessandro sostenne il suo sguardo.
«Anche.»
Lei sorrise.
«Almeno sei sincero.»
~~~
Ordinarono un antipasto di crudi da condividere.
Alessandro scelse un vino bianco francese.
Quando il cameriere si allontanò, Ludovica appoggiò i gomiti sul tavolo.
«Posso farti una domanda?»
«Certo.»
«Quante volte hai portato una ragazza qui?»
Alessandro sorrise.
«In questo ristorante?»
«In questa saletta.»
«Nessuna.»
«Davvero?»
«Davvero.»
Lei sembrò soddisfatta.
«Quindi sono la prima.»
«Esattamente.»
«Mi piace.»
Alessandro bevve un sorso d’acqua.
«E tu?»
«Io cosa?»
«Quante volte sei uscita con un uomo sposato?»
Ludovica rise.
«Diretto.»
«Hai cominciato tu.»
«Mai.»
«Davvero?»
«Davvero.»
Alessandro la guardò con curiosità.
«E perché proprio io?»
Lei esitò appena.
Poi sorrise.
«Perché mi piaci.»
«Questo me l’hai già detto.»
«Allora perché continui a chiedermelo?»
«Perché potrei essere tuo padre.»
Ludovica inclinò la testa.
«Ma non lo sei.»
«Ho trentadue anni più di te.»
«So contare, Alessandro.»
Lui rise.
«Me ne sono accorto.»
Lei si sporse leggermente in avanti.
«Posso dirti una cosa?»
«Dimmi.»
«Sei tu quello che continua a parlare della differenza d’età.»
Alessandro rimase in silenzio.
«Io lo so quanti anni hai. Lo sapevo anche quando ti ho chiesto di uscire.»
«E non ti importa?»
«No.»
Lei sorrise.
«Anzi.»
~~~
La cena proseguì piacevolmente.
Parlarono di viaggi, lavoro, famiglia.
Alessandro le raccontò di aver cominciato a lavorare nell’impresa del padre quando aveva ventidue anni.
«Non eri già ricco?»
«Mio padre stava bene. Ma quello che vedi oggi non esisteva.»
«Quindi hai costruito tutto tu.»
«Non proprio tutto. Ho avuto una buona base di partenza.»
Ludovica sorrise.
«Andrea dice che sei uno dei migliori imprenditori italiani.»
«Il tuo fidanzato sembra decisamente più generoso di molti miei concorrenti.»
Lei rise.
«È molto bravo nel suo lavoro.»
«Ti piace parlarne.»
«Di Andrea?»
«Sì.»
«Certo. Stiamo insieme da tre anni.»
Alessandro annuì.
«Lo ami?»
Ludovica non esitò.
«Sì.»
La risposta lo sorprese.
«E allora perché sei qui?»
Lei lo guardò.
«Perché mi piaci anche tu.»
«Non ti sembra una contraddizione?»
«Un po’.»
Bevve un sorso di vino.
«Ma anche tu ami tua moglie, no?»
«Sì.»
«E sei qui.»
Alessandro sorrise appena.
«Touché.»
Ludovica appoggiò il bicchiere.
«Non voglio che tu pensi che sono una ragazzina che cerca un uomo ricco.»
«Non l’ho mai pensato.»
«Bene.»
«Però sei molto giovane.»
Lei rise.
«Ancora?»
«È un dato di fatto.»
«Anche che tu sia molto affascinante è un dato di fatto.»
Alessandro la guardò.
Ludovica continuò.
«Mi piacciono gli uomini sicuri di sé. Quelli che hanno esperienza, che sanno parlare, che non devono dimostrare continuamente qualcosa.»
«E Andrea?»
«Andrea è diverso.»
«In che senso?»
«Ha ventotto anni. È ambizioso, pieno di energia. Vuole conquistare il mondo.»
«E io?»
Ludovica sorrise.
«Tu il mondo l’hai già conquistato.»
Alessandro scoppiò a ridere.
«Mi sopravvaluti.»
«Forse.»
Lei lo osservò per qualche istante.
«Però ammettilo.»
«Cosa?»
«Ti piace che una ragazza della mia età ti trovi attraente.»
Alessandro sorrise.
«Sarebbe stupido negarlo.»
«Appunto.»
~~~
Quando arrivò il dolce era quasi mezzanotte.
Avevano trascorso quasi tre ore insieme.
Ludovica aveva bevuto qualche bicchiere di vino e sembrava perfettamente a proprio agio.
Alessandro si accorse che, a un certo punto della serata, aveva smesso di pensare alla differenza d’età.
Stava semplicemente bene.
E soprattutto la desiderava.
Era una sensazione che non provava da molto tempo con una donna diversa da Beatrice.
Ludovica appoggiò il cucchiaino.
«Posso confessarti una cosa?»
«Un’altra?»
Lei rise.
«Quando ti ho visto allo stadio pensavo fossi uno di quegli uomini ricchi che se la tirano.»
«Grazie.»
«Prego.»
«E invece?»
«Invece sei simpatico.»
«Soltanto simpatico?»
Ludovica sorrise.
«Molto simpatico.»
Alessandro scosse la testa.
«Mi sembra poco.»
«Allora anche bello.»
«Meglio.»
«E affascinante.»
«Continua.»
Lei scoppiò a ridere.
«Adesso sei tu quello sfacciato.»
Alessandro sorrise.
«Sto imparando.»
Ludovica lo guardò per qualche secondo.
Poi abbassò leggermente la voce.
«Comunque sono contenta di essere qui.»
«Anch’io.»
«Davvero?»
«Molto.»
Lei allungò una mano sul tavolo.
La appoggiò sopra quella di Alessandro.
Lui non si mosse.
Le accarezzò lentamente le dita.
Rimasero così per qualche istante.
Nessuno dei due disse nulla.
~~~
Uscirono dal ristorante poco dopo mezzanotte.
Il parcheggiatore riportò la Porsche davanti all’ingresso.
Alessandro aprì la portiera a Ludovica.
«Allora?» le domandò quando si fu sistemato al volante.
«Allora cosa?»
«Com’è andata la cena?»
«Molto bene.»
«Sono contento.»
Lei sorrise.
«Avevo ragione.»
«Su cosa?»
«Che sarebbe stato un peccato non approfondire.»
Alessandro rise.
«Su questo siamo d’accordo.»
Durante il tragitto verso Porta Venezia parlarono poco.
La città era quasi deserta.
Ogni tanto Ludovica lo guardava.
Alessandro se ne accorgeva.
A un semaforo rosso si voltò verso di lei.
«Che c’è?»
«Niente.»
«Mi stai fissando.»
«Posso?»
Lui sorrise.
«Certo.»
«Bene.»
Il semaforo diventò verde.
Alessandro ripartì.
~~~
Arrivarono davanti al palazzo di Ludovica poco dopo mezzanotte e mezza.
Alessandro parcheggiò.
Spense il motore.
Per qualche istante rimasero in silenzio.
«Grazie per la cena», disse Ludovica.
«È stato un piacere.»
«Davvero una bellissima serata.»
«Anche per me.»
Lei si voltò completamente verso di lui.
«Sei sempre così formale?»
Alessandro sorrise.
«Pensavo di essermi comportato abbastanza bene.»
«Molto bene.»
«Allora qual è il problema?»
«Nessuno.»
Ludovica abbassò per un istante gli occhi.
Poi tornò a guardarlo.
«Solo che mi sembra tu abbia paura di fare qualcosa.»
Alessandro rimase in silenzio.
«Forse.»
«Di cosa?»
«Di complicarmi la vita.»
Lei annuì.
«Capisco.»
«Non è una situazione semplice, Ludovica.»
«Lo so.»
«Siamo entrambi impegnati.»
«Lo so anche questo.»
Ludovica sorrise appena.
«Però siamo qui.»
Alessandro la guardò.
Era bellissima.
I capelli castani le ricadevano sulle spalle, gli occhi chiari riflettevano debolmente la luce dei lampioni.
Aveva ventiquattro anni.
Trentadue meno di lui.
E in quel momento Alessandro desiderava baciarla più di qualsiasi altra cosa.
«Ludo.»
«Dimmi.»
«Credo che tu sappia benissimo cosa stai facendo.»
Lei sorrise.
«Sì.»
Alessandro si avvicinò lentamente.
Ludovica non si mosse.
Quando furono a pochi centimetri, lui esitò ancora un istante.
Poi la baciò.
Fu un bacio breve, inizialmente.
Ludovica gli appoggiò una mano sulla guancia e ricambiò.
Alessandro le accarezzò i capelli.
Si baciarono di nuovo.
Questa volta più a lungo.
Quando si separarono, Ludovica sorrise.
«Finalmente.»
Alessandro rise piano.
«Finalmente?»
«Cominciavo a pensare che non l’avresti fatto.»
Alessandro sorrise.
«E perché?»
Ludovica gli sfiorò ancora la guancia.
«Perché così non puoi dire che è stata tutta colpa mia.»
Lui scoppiò a ridere.
Poi la baciò ancora.
~~~
Rimasero in macchina altri dieci minuti.
Parlarono poco.
Ogni tanto si baciavano.
Alessandro aveva una mano appoggiata su quella di Ludovica.
Lei sembrava perfettamente a proprio agio.
A un certo punto lui guardò l’orologio.
«Devo andare.»
«Certo.»
Silenzio.
«Domani vedo Andrea.»
Alessandro annuì.
«Anch’io ho degli impegni con Beatrice.»
Ludovica sorrise.
«Che bravi che siamo.»
«Direi proprio di no.»
Lei rise.
Poi si fece seria.
«Ti sei pentito?»
Alessandro la guardò.
«No.»
«Nemmeno io.»
Si baciarono un’ultima volta.
Poi Ludovica prese la borsa.
«Mi scrivi?»
«Certo.»
«Promesso?»
«Promesso.»
Lei aprì la portiera.
Prima di scendere si voltò.
«Buonanotte, Ale.»
«Buonanotte, Ludo.»
«E grazie.»
«Di cosa?»
Lei sorrise.
«Di avermi invitata.»
Scese dall’auto.
Alessandro la guardò attraversare il marciapiede e raggiungere il portone.
Prima di entrare, Ludovica si voltò.
Gli mandò un bacio con la mano.
Lui sorrise.
Poi la vide scomparire nell’androne.
~~~
Quando Alessandro rientrò a casa era quasi l’una e mezza.
Beatrice dormiva.
Si tolse le scarpe, appoggiò la giacca su una poltrona ed entrò in bagno.
Davanti allo specchio rimase qualche istante a guardarsi.
Aveva appena baciato un’altra donna.
Una ragazza di ventiquattro anni.
E non si sentiva affatto pentito.
Anzi.
Avrebbe voluto essere ancora in macchina con lei.
Il telefono vibrò.
Un messaggio di Ludovica.
*Sono a letto.*
Alessandro sorrise.
*Anch’io quasi.*
*Mi è piaciuto tantissimo stasera.*
*Anche a me.*
*Anche il bacio?*
Lui rispose immediatamente.
*Soprattutto quello.*
Arrivò un cuore.
Poi un altro messaggio.
*Vorrei rifarlo.*
Alessandro rimase a fissare lo schermo.
*Anch’io.*
Ludovica visualizzò.
*Allora dobbiamo rivederci.*
Lui esitò appena.
Poi scrisse:
*Assolutamente.*
La risposta arrivò dopo pochi secondi.
*Buonanotte Ale ❤️*
*Buonanotte Ludo*
Alessandro spense il telefono.
Entrò in camera e si sdraiò accanto a Beatrice.
Lei si mosse nel sonno.
«Com’è andata la cena?» mormorò.
«Bene, amore.»
«Sono contenta.»
Beatrice si avvicinò e gli appoggiò una mano sul petto.
Alessandro la strinse a sé.
Rimase sveglio ancora qualche minuto.
Ripensò alla cena, al sorriso di Ludovica e soprattutto ai suoi baci.
Aveva cinquantasei anni, un matrimonio felice e una vita che non avrebbe voluto cambiare per nulla al mondo.
Eppure, quella sera, aveva oltrepassato un confine.
Non sapeva dove lo avrebbe portato quella storia.
Sapeva soltanto che voleva rivederla.
E che, dopo averla baciata, una semplice cena non gli sarebbe più bastata.
Beatrice era già in bagno.
Prese il telefono e controllò i messaggi.
Ludovica gli aveva scritto la sera precedente.
*Allora domani è confermato? ❤️*
*Certamente.*
*Non vedo l’ora*
Alessandro aveva risposto con un sorriso.
Da quella domenica a San Siro erano passati dodici giorni.
In quel periodo si erano scritti quasi quotidianamente. All’inizio qualche messaggio occasionale, poi conversazioni sempre più lunghe, spesso fino a tarda sera.
Aveva imparato a conoscere qualcosa di lei.
Ludovica amava viaggiare, frequentava la palestra, adorava la cucina giapponese e aveva una passione per le borse firmate. Era molto legata alla famiglia, soprattutto alla sorella minore, e sognava un giorno di aprire un proprio marchio di abbigliamento.
Alessandro, invece, le aveva raccontato dei suoi primi anni da imprenditore, dei viaggi di lavoro e della passione per il calcio.
Non avevano mai parlato apertamente di ciò che sarebbe potuto accadere tra loro.
Ma entrambi sapevano che quella sera non sarebbe stata una cena come le altre.
«Ale?»
Beatrice uscì dal bagno.
«Dimmi, amore.»
«Stasera a che ora hai la cena?»
«Alle nove.»
«Con chi?»
Alessandro esitò appena.
«Un paio di persone interessate a un’operazione immobiliare.»
«Ah, bene.»
Beatrice si avvicinò e lo baciò.
«Allora ci vediamo dopo.»
«Non fare troppo tardi.»
Lui sorrise.
«Cercherò.»
~~~
Alle dieci e mezza Alessandro chiamò il direttore di uno dei ristoranti più esclusivi di Milano.
Era un locale elegante, nascosto all’interno di un palazzo storico del centro, frequentato da imprenditori, professionisti e qualche personaggio dello spettacolo.
Alessandro ci andava spesso per lavoro.
Conosceva personalmente il proprietario.
«Buongiorno, dottor Toselli.»
«Buongiorno, Carlo. Avrei bisogno di un favore.»
«Mi dica.»
«Stasera vorrei cenare da voi. Due persone.»
«Certamente. Le preparo il solito tavolo?»
«Preferirei qualcosa di più riservato.»
Ci fu una breve pausa.
«Possiamo darle la saletta privata al primo piano.»
«Perfetto.»
«Desidera un menu particolare?»
«No, scegliamo sul momento.»
«Benissimo. Per che ora?»
«Nove e un quarto.»
«Sarà un piacere averla da noi.»
Alessandro ringraziò e riagganciò.
Rimase qualche secondo a fissare il telefono.
Era perfettamente consapevole di ciò che stava organizzando.
Una cena con una ragazza di ventiquattro anni, in una saletta privata, lontano da occhi indiscreti.
Non era esattamente il comportamento di un marito intenzionato a mantenere le distanze.
~~~
Ludovica trascorse buona parte del pomeriggio a prepararsi.
Aveva terminato un servizio fotografico alle quattro ed era tornata nel proprio appartamento poco dopo.
Aprì l’armadio.
Provò due vestiti, poi un terzo.
Alla fine scelse un abito nero aderente, con una scollatura elegante e la schiena parzialmente scoperta. Era corto appena sopra il ginocchio.
Lo abbinò a un paio di décolleté nere con il tacco alto e a una piccola borsa Chanel.
Si guardò allo specchio.
Era soddisfatta.
Prese il telefono e si scattò una fotografia.
La inviò ad Alessandro.
*Può andare?*
Lui rispose qualche minuto dopo.
*Direi proprio di sì.*
*Soltanto?*
*Sei bellissima.*
Ludovica sorrise.
*Molto meglio.*
*Alle nove sotto casa tua?*
*Perfetto ❤️*
~~~
Alle otto e mezza Andrea telefonò a Ludovica.
Lei stava finendo di truccarsi.
«Amore.»
«Ciao, bellissima. Tutto bene?»
«Sì. Mi sto preparando.»
«Per la cena con il brand?»
«Esatto.»
«Dove andate?»
«In centro. Non ricordo neanche il nome del posto.»
Andrea rise.
«Sempre organizzata, eh?»
«Come sempre.»
«Domani a che ora ci vediamo?»
«Facciamo verso mezzogiorno?»
«Perfetto. Ti porto a pranzo.»
«Mi piace.»
«Divertiti stasera.»
«Grazie, amore.»
«Ti amo.»
«Anch’io.»
Riagganciò.
Per qualche istante rimase immobile davanti allo specchio.
Poi prese il rossetto.
Non si sentiva particolarmente in colpa.
Era curiosa.
Molto curiosa.
~~~
Alessandro arrivò davanti al palazzo di Ludovica alle nove meno cinque.
Guidava personalmente una Porsche Panamera nera.
Indossava un completo blu scuro, una camicia bianca senza cravatta e un paio di scarpe perfettamente lucidate.
Aveva dedicato alla scelta dell’abbigliamento più attenzione del solito.
Quando parcheggiò, le scrisse.
*Sono arrivato.*
La risposta arrivò quasi immediatamente.
*Scendo ❤️*
Alessandro attese qualche minuto.
Poi vide aprirsi il portone.
Ludovica uscì con un cappotto nero appoggiato sulle spalle.
Era bellissima.
Attraversò il marciapiede sorridendo.
Alessandro scese dall’auto.
«Buonasera.»
«Buonasera, Ale.»
Si avvicinò e lo baciò sulle guance.
«Sei elegantissimo.»
«Anche tu.»
Lui le aprì la portiera.
Ludovica guardò l’automobile.
«Bella macchina.»
«Grazie.»
«Mi piacciono le Porsche.»
«Allora abbiamo già qualcosa in comune.»
Lei rise e si accomodò.
Alessandro tornò al posto di guida.
Prima di partire la guardò ancora.
«Devo dirti una cosa.»
«Dimmi.»
«Sei davvero bellissima.»
Ludovica sorrise.
«Me l’hai già scritto.»
«Dal vivo rende di più.»
«Anche tu.»
Alessandro mise in moto.
~~~
Durante il tragitto parlarono soprattutto delle rispettive settimane.
Ludovica gli raccontò di una collaborazione con un marchio francese che l’avrebbe portata a Parigi il mese successivo.
«Quindi viaggi parecchio», osservò Alessandro.
«Abbastanza. Anche se meno di quanto sembri su Instagram.»
«Immagino.»
«La gente pensa che passiamo la vita in vacanza.»
«Non è così?»
Lei gli diede un piccolo colpo sul braccio.
«Scemo.»
Alessandro rise.
Era la prima volta che gli si rivolgeva con tanta familiarità.
E la cosa gli piacque.
«Comunque anche tu viaggi molto.»
«Troppo, certe volte.»
«Andrea dice che il tuo gruppo sta facendo investimenti enormi all’estero.»
Alessandro si voltò appena.
«Andrea?»
«Il mio fidanzato.»
«Ah.»
«Gli ho raccontato di averti conosciuto allo stadio.»
«Davvero?»
«Sì.»
«E cosa ti ha detto?»
Ludovica sorrise.
«Che sei un fenomeno.»
Alessandro scoppiò a ridere.
«Addirittura.»
«Ti ammira parecchio. Dice che hai costruito un impero.»
«È molto gentile.»
«Vorrebbe conoscerti.»
Questa volta Alessandro la guardò.
Ludovica scoppiò a ridere.
«Non fare quella faccia.»
«Quale faccia?»
«Quella.»
«Non sto facendo nessuna faccia.»
«Certo.»
Alessandro scosse la testa, divertito.
«E tu cosa gli hai detto?»
«Che magari un giorno glielo presento.»
«Ah, benissimo.»
Ludovica rise ancora.
Poi lo guardò.
«Sei geloso?»
«Di Andrea?»
«Sì.»
«Non lo conosco nemmeno.»
«Non era questa la domanda.»
Alessandro sorrise.
«Dovrei esserlo?»
«Non lo so.»
Lei si sistemò una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
~~~
Il ristorante si trovava in una strada tranquilla del centro.
Alessandro lasciò l’auto al parcheggiatore.
Un uomo in abito scuro li accolse all’ingresso.
«Buonasera, dottor Toselli.»
«Buonasera.»
«È un piacere rivederla.»
Il direttore arrivò quasi immediatamente.
«Dottore, benvenuto.»
«Buonasera, Carlo.»
«La saletta è pronta. Se volete seguirmi.»
Ludovica osservava tutto con interesse.
Attraversarono una sala elegante, illuminata da lampade discrete, con pochi tavoli ben distanziati.
Poi salirono una breve scala.
La saletta privata era arredata con pareti rivestite in legno scuro, un grande quadro contemporaneo e una finestra affacciata su un cortile interno.
Al centro c’era un tavolo apparecchiato per due.
Candele, bicchieri di cristallo e un piccolo vaso di fiori bianchi.
«Può andare bene?» domandò Carlo.
«Benissimo», rispose Alessandro.
Il direttore consegnò loro i menu e si allontanò.
Ludovica aspettò che la porta si chiudesse.
Poi guardò Alessandro.
«Accidenti.»
«Non ti piace?»
«Stai scherzando?»
Si guardò intorno.
«È bellissimo.»
«Mi fa piacere.»
«Però hai organizzato proprio una cosa riservata.»
Alessandro sorrise.
«Preferivo stare tranquillo.»
«Perché sei famoso?»
«Anche.»
Ludovica appoggiò la borsa accanto alla sedia.
«O perché sei sposato?»
Alessandro sostenne il suo sguardo.
«Anche.»
Lei sorrise.
«Almeno sei sincero.»
~~~
Ordinarono un antipasto di crudi da condividere.
Alessandro scelse un vino bianco francese.
Quando il cameriere si allontanò, Ludovica appoggiò i gomiti sul tavolo.
«Posso farti una domanda?»
«Certo.»
«Quante volte hai portato una ragazza qui?»
Alessandro sorrise.
«In questo ristorante?»
«In questa saletta.»
«Nessuna.»
«Davvero?»
«Davvero.»
Lei sembrò soddisfatta.
«Quindi sono la prima.»
«Esattamente.»
«Mi piace.»
Alessandro bevve un sorso d’acqua.
«E tu?»
«Io cosa?»
«Quante volte sei uscita con un uomo sposato?»
Ludovica rise.
«Diretto.»
«Hai cominciato tu.»
«Mai.»
«Davvero?»
«Davvero.»
Alessandro la guardò con curiosità.
«E perché proprio io?»
Lei esitò appena.
Poi sorrise.
«Perché mi piaci.»
«Questo me l’hai già detto.»
«Allora perché continui a chiedermelo?»
«Perché potrei essere tuo padre.»
Ludovica inclinò la testa.
«Ma non lo sei.»
«Ho trentadue anni più di te.»
«So contare, Alessandro.»
Lui rise.
«Me ne sono accorto.»
Lei si sporse leggermente in avanti.
«Posso dirti una cosa?»
«Dimmi.»
«Sei tu quello che continua a parlare della differenza d’età.»
Alessandro rimase in silenzio.
«Io lo so quanti anni hai. Lo sapevo anche quando ti ho chiesto di uscire.»
«E non ti importa?»
«No.»
Lei sorrise.
«Anzi.»
~~~
La cena proseguì piacevolmente.
Parlarono di viaggi, lavoro, famiglia.
Alessandro le raccontò di aver cominciato a lavorare nell’impresa del padre quando aveva ventidue anni.
«Non eri già ricco?»
«Mio padre stava bene. Ma quello che vedi oggi non esisteva.»
«Quindi hai costruito tutto tu.»
«Non proprio tutto. Ho avuto una buona base di partenza.»
Ludovica sorrise.
«Andrea dice che sei uno dei migliori imprenditori italiani.»
«Il tuo fidanzato sembra decisamente più generoso di molti miei concorrenti.»
Lei rise.
«È molto bravo nel suo lavoro.»
«Ti piace parlarne.»
«Di Andrea?»
«Sì.»
«Certo. Stiamo insieme da tre anni.»
Alessandro annuì.
«Lo ami?»
Ludovica non esitò.
«Sì.»
La risposta lo sorprese.
«E allora perché sei qui?»
Lei lo guardò.
«Perché mi piaci anche tu.»
«Non ti sembra una contraddizione?»
«Un po’.»
Bevve un sorso di vino.
«Ma anche tu ami tua moglie, no?»
«Sì.»
«E sei qui.»
Alessandro sorrise appena.
«Touché.»
Ludovica appoggiò il bicchiere.
«Non voglio che tu pensi che sono una ragazzina che cerca un uomo ricco.»
«Non l’ho mai pensato.»
«Bene.»
«Però sei molto giovane.»
Lei rise.
«Ancora?»
«È un dato di fatto.»
«Anche che tu sia molto affascinante è un dato di fatto.»
Alessandro la guardò.
Ludovica continuò.
«Mi piacciono gli uomini sicuri di sé. Quelli che hanno esperienza, che sanno parlare, che non devono dimostrare continuamente qualcosa.»
«E Andrea?»
«Andrea è diverso.»
«In che senso?»
«Ha ventotto anni. È ambizioso, pieno di energia. Vuole conquistare il mondo.»
«E io?»
Ludovica sorrise.
«Tu il mondo l’hai già conquistato.»
Alessandro scoppiò a ridere.
«Mi sopravvaluti.»
«Forse.»
Lei lo osservò per qualche istante.
«Però ammettilo.»
«Cosa?»
«Ti piace che una ragazza della mia età ti trovi attraente.»
Alessandro sorrise.
«Sarebbe stupido negarlo.»
«Appunto.»
~~~
Quando arrivò il dolce era quasi mezzanotte.
Avevano trascorso quasi tre ore insieme.
Ludovica aveva bevuto qualche bicchiere di vino e sembrava perfettamente a proprio agio.
Alessandro si accorse che, a un certo punto della serata, aveva smesso di pensare alla differenza d’età.
Stava semplicemente bene.
E soprattutto la desiderava.
Era una sensazione che non provava da molto tempo con una donna diversa da Beatrice.
Ludovica appoggiò il cucchiaino.
«Posso confessarti una cosa?»
«Un’altra?»
Lei rise.
«Quando ti ho visto allo stadio pensavo fossi uno di quegli uomini ricchi che se la tirano.»
«Grazie.»
«Prego.»
«E invece?»
«Invece sei simpatico.»
«Soltanto simpatico?»
Ludovica sorrise.
«Molto simpatico.»
Alessandro scosse la testa.
«Mi sembra poco.»
«Allora anche bello.»
«Meglio.»
«E affascinante.»
«Continua.»
Lei scoppiò a ridere.
«Adesso sei tu quello sfacciato.»
Alessandro sorrise.
«Sto imparando.»
Ludovica lo guardò per qualche secondo.
Poi abbassò leggermente la voce.
«Comunque sono contenta di essere qui.»
«Anch’io.»
«Davvero?»
«Molto.»
Lei allungò una mano sul tavolo.
La appoggiò sopra quella di Alessandro.
Lui non si mosse.
Le accarezzò lentamente le dita.
Rimasero così per qualche istante.
Nessuno dei due disse nulla.
~~~
Uscirono dal ristorante poco dopo mezzanotte.
Il parcheggiatore riportò la Porsche davanti all’ingresso.
Alessandro aprì la portiera a Ludovica.
«Allora?» le domandò quando si fu sistemato al volante.
«Allora cosa?»
«Com’è andata la cena?»
«Molto bene.»
«Sono contento.»
Lei sorrise.
«Avevo ragione.»
«Su cosa?»
«Che sarebbe stato un peccato non approfondire.»
Alessandro rise.
«Su questo siamo d’accordo.»
Durante il tragitto verso Porta Venezia parlarono poco.
La città era quasi deserta.
Ogni tanto Ludovica lo guardava.
Alessandro se ne accorgeva.
A un semaforo rosso si voltò verso di lei.
«Che c’è?»
«Niente.»
«Mi stai fissando.»
«Posso?»
Lui sorrise.
«Certo.»
«Bene.»
Il semaforo diventò verde.
Alessandro ripartì.
~~~
Arrivarono davanti al palazzo di Ludovica poco dopo mezzanotte e mezza.
Alessandro parcheggiò.
Spense il motore.
Per qualche istante rimasero in silenzio.
«Grazie per la cena», disse Ludovica.
«È stato un piacere.»
«Davvero una bellissima serata.»
«Anche per me.»
Lei si voltò completamente verso di lui.
«Sei sempre così formale?»
Alessandro sorrise.
«Pensavo di essermi comportato abbastanza bene.»
«Molto bene.»
«Allora qual è il problema?»
«Nessuno.»
Ludovica abbassò per un istante gli occhi.
Poi tornò a guardarlo.
«Solo che mi sembra tu abbia paura di fare qualcosa.»
Alessandro rimase in silenzio.
«Forse.»
«Di cosa?»
«Di complicarmi la vita.»
Lei annuì.
«Capisco.»
«Non è una situazione semplice, Ludovica.»
«Lo so.»
«Siamo entrambi impegnati.»
«Lo so anche questo.»
Ludovica sorrise appena.
«Però siamo qui.»
Alessandro la guardò.
Era bellissima.
I capelli castani le ricadevano sulle spalle, gli occhi chiari riflettevano debolmente la luce dei lampioni.
Aveva ventiquattro anni.
Trentadue meno di lui.
E in quel momento Alessandro desiderava baciarla più di qualsiasi altra cosa.
«Ludo.»
«Dimmi.»
«Credo che tu sappia benissimo cosa stai facendo.»
Lei sorrise.
«Sì.»
Alessandro si avvicinò lentamente.
Ludovica non si mosse.
Quando furono a pochi centimetri, lui esitò ancora un istante.
Poi la baciò.
Fu un bacio breve, inizialmente.
Ludovica gli appoggiò una mano sulla guancia e ricambiò.
Alessandro le accarezzò i capelli.
Si baciarono di nuovo.
Questa volta più a lungo.
Quando si separarono, Ludovica sorrise.
«Finalmente.»
Alessandro rise piano.
«Finalmente?»
«Cominciavo a pensare che non l’avresti fatto.»
Alessandro sorrise.
«E perché?»
Ludovica gli sfiorò ancora la guancia.
«Perché così non puoi dire che è stata tutta colpa mia.»
Lui scoppiò a ridere.
Poi la baciò ancora.
~~~
Rimasero in macchina altri dieci minuti.
Parlarono poco.
Ogni tanto si baciavano.
Alessandro aveva una mano appoggiata su quella di Ludovica.
Lei sembrava perfettamente a proprio agio.
A un certo punto lui guardò l’orologio.
«Devo andare.»
«Certo.»
Silenzio.
«Domani vedo Andrea.»
Alessandro annuì.
«Anch’io ho degli impegni con Beatrice.»
Ludovica sorrise.
«Che bravi che siamo.»
«Direi proprio di no.»
Lei rise.
Poi si fece seria.
«Ti sei pentito?»
Alessandro la guardò.
«No.»
«Nemmeno io.»
Si baciarono un’ultima volta.
Poi Ludovica prese la borsa.
«Mi scrivi?»
«Certo.»
«Promesso?»
«Promesso.»
Lei aprì la portiera.
Prima di scendere si voltò.
«Buonanotte, Ale.»
«Buonanotte, Ludo.»
«E grazie.»
«Di cosa?»
Lei sorrise.
«Di avermi invitata.»
Scese dall’auto.
Alessandro la guardò attraversare il marciapiede e raggiungere il portone.
Prima di entrare, Ludovica si voltò.
Gli mandò un bacio con la mano.
Lui sorrise.
Poi la vide scomparire nell’androne.
~~~
Quando Alessandro rientrò a casa era quasi l’una e mezza.
Beatrice dormiva.
Si tolse le scarpe, appoggiò la giacca su una poltrona ed entrò in bagno.
Davanti allo specchio rimase qualche istante a guardarsi.
Aveva appena baciato un’altra donna.
Una ragazza di ventiquattro anni.
E non si sentiva affatto pentito.
Anzi.
Avrebbe voluto essere ancora in macchina con lei.
Il telefono vibrò.
Un messaggio di Ludovica.
*Sono a letto.*
Alessandro sorrise.
*Anch’io quasi.*
*Mi è piaciuto tantissimo stasera.*
*Anche a me.*
*Anche il bacio?*
Lui rispose immediatamente.
*Soprattutto quello.*
Arrivò un cuore.
Poi un altro messaggio.
*Vorrei rifarlo.*
Alessandro rimase a fissare lo schermo.
*Anch’io.*
Ludovica visualizzò.
*Allora dobbiamo rivederci.*
Lui esitò appena.
Poi scrisse:
*Assolutamente.*
La risposta arrivò dopo pochi secondi.
*Buonanotte Ale ❤️*
*Buonanotte Ludo*
Alessandro spense il telefono.
Entrò in camera e si sdraiò accanto a Beatrice.
Lei si mosse nel sonno.
«Com’è andata la cena?» mormorò.
«Bene, amore.»
«Sono contenta.»
Beatrice si avvicinò e gli appoggiò una mano sul petto.
Alessandro la strinse a sé.
Rimase sveglio ancora qualche minuto.
Ripensò alla cena, al sorriso di Ludovica e soprattutto ai suoi baci.
Aveva cinquantasei anni, un matrimonio felice e una vita che non avrebbe voluto cambiare per nulla al mondo.
Eppure, quella sera, aveva oltrepassato un confine.
Non sapeva dove lo avrebbe portato quella storia.
Sapeva soltanto che voleva rivederla.
E che, dopo averla baciata, una semplice cena non gli sarebbe più bastata.
di
Crazy Horse
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