Una domenica a San Siro

scritto il 2026-10-11 tempo di lettura 6 min

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Alessandro arrivò a San Siro poco prima delle otto.

Aveva cinquantasei anni, un patrimonio di diverse decine di milioni di euro e una moglie con cui era sposato da quasi trenta. Era alto, brizzolato, ancora atletico. Indossava un cappotto blu, un dolcevita scuro e dei pantaloni grigi.

Era il fondatore di un gruppo immobiliare e alberghiero, uno di quegli uomini abituati a essere riconosciuti prima ancora di presentarsi.

Quella sera, però, voleva soltanto vedere l’Inter.

Beatrice, sua moglie, aveva preferito restare a casa. Non era particolarmente interessata al calcio e, soprattutto, detestava le domeniche sera a San Siro.

Il loro era un matrimonio felice. Avevano due figli adulti, una bella casa a Brera, amicizie comuni e una vita che molti avrebbero invidiato.

Alessandro amava ancora Beatrice. E la desiderava.

Infatti non aveva mai avuto un’ amante.

Qualche occasione, nel corso degli anni, c’era stata. Un paio di baci, una sera a New York dopo una cena di lavoro, qualche flirt durante le trasferte. Nulla che avesse messo seriamente in discussione la sua lealtà.

Almeno, questo era ciò che aveva sempre pensato.

~~~

L’hospitality era affollata.

Tra dirigenti, imprenditori e ospiti degli sponsor, Alessandro riconobbe parecchie facce. Salutò qualche conoscente e si fermò a parlare con un amico.

Fu allora che la vide.

Era vicino al bancone del bar, insieme ad altre due ragazze.

Indossava un vestito nero piuttosto corto, stivali alti e una giacca di pelle. Aveva lunghi capelli castani, occhi chiari e un fisico slanciato. Era decisamente la ragazza più bella della sala.

«Hai visto quella?» gli domandò l’amico, seguendo il suo sguardo.

«Difficile non vederla.»

«È un’influencer. Mia figlia la segue.»

«Ah.»

«Ludovica qualcosa. Ventiquattro anni.»

Alessandro sorrise.

«Potrebbe essere mia figlia.»

«Appunto.» Scosse la testa, divertito.

Prima di tornare alla conversazione, però, guardò ancora una volta nella sua direzione.

Ludovica alzò gli occhi proprio in quel momento.

Si accorse che la stava osservando.

E gli sorrise.

~~~

Si incontrarono durante l’intervallo.

L’Inter perdeva uno a zero e Alessandro, piuttosto contrariato, si era avvicinato al bar.

«Secondo me stasera perdiamo.»

Si voltò.

Era lei.

Da vicino era ancora più bella.

«Speriamo di no.»

«Stiamo giocando malissimo.»

«Su questo siamo d’accordo.»

Ludovica sorrise.

«Interista vero?»

«Da cinquant’anni.»

Lei spalancò gli occhi.

«Cinquant’anni?»

«Purtroppo.»

«Non li dimostra.»

Alessandro rise: «Questa è una bugia.»

«No, no. Le assicuro che non li dimostra.»

Gli tese la mano.

«Ludovica.»

«Alessandro.»

Parlarono per qualche minuto.

Lei gli raccontò di essere stata invitata da uno sponsor. Lavorava con Instagram, collaborava con alcuni marchi di moda e viveva a Milano.

Quando Alessandro le disse il proprio cognome, Ludovica sembrò riconoscerlo.

«Quello degli alberghi?»

«Esatto.»

«Sono stata in uno dei suoi hotel sul lago di Como.»

«Le è piaciuto?»

«Molto. Soprattutto la suite.»

«Mi fa piacere.»

«Magari ci torno.»

«Sarebbe la benvenuta.»

Ludovica sorrise.

«Lo prendo come un invito?»

Alessandro la guardò, divertito.

«Dipende.»

«Da cosa?»

«Da come lo interpreta.»

Lei rise.

Era evidente che stessero flirtando.

E ad Alessandro, nonostante la differenza d’età, la cosa non dispiaceva.

Il telefono di Ludovica vibrò.

Lei guardò lo schermo e sorrise.

«Il mio ragazzo.»

Alessandro non riuscì a nascondere del tutto la sorpresa.

«Da quanto?»

«Tre anni.»

«E lui non è qui?»

«Andrea odia il calcio. È a cena con alcuni amici.»

«Capisco.»

Ludovica rimise il telefono nella borsa.

«Lei invece?»

«Sposato. Da ventinove anni.»

«Figli?»

«Due. Uno ventisette, l’altra ventitré.»

Lei rise.

«Quindi ha una figlia della mia età.»

«Più o meno.»

«La mette a disagio?»

La domanda arrivò inattesa.

Alessandro la guardò.

«Che cosa?»

«Parlare con una ragazza così giovane.»

«Dovrebbe?»

«Non lo so.»

Alessandro sorrise: «Direi di no.»

«Bene.»

Ludovica bevve un sorso di champagne.

«Nemmeno a me.»

~~~

L’Inter vinse due a uno.

Quando Alessandro tornò nell’hospitality, Ludovica lo vide e gli venne incontro.

«Aveva ragione lei.»

«Naturalmente.»

«Sempre così sicuro di sé?»

«Quasi sempre.»

«Interessante.»

Uscirono insieme.

Fuori pioveva e Ludovica stava cercando un Uber.

«Posso accompagnarla», propose Alessandro.

«Non disturbo?»

«Assolutamente.»

Lei accettò.

Durante il tragitto sulla Mercedes parlarono di Milano, di viaggi e di lavoro.

Ludovica gli raccontò qualcosa del proprio fidanzato.

Andrea aveva ventotto anni, lavorava in una società di investimenti ed era molto ambizioso.

«Stiamo anche pensando di andare a vivere insieme», disse.

«Una cosa seria, allora.»

«Molto.»

«E lui cosa pensa del suo lavoro?»

«Mi sostiene. Anche se certe volte è un po’ geloso.»

Alessandro sorrise.

«Immagino.»

«Lei è geloso?»

«Di mia moglie?»

«In generale.»

«Non particolarmente.»

«Nemmeno se un uomo molto più giovane ci provasse con lei?»

Alessandro rise.

«Dipenderebbe dall’uomo.»

Ludovica si voltò verso di lui.

«Risposta intelligente.»

Poi aggiunse, quasi distrattamente:

«A me, invece, sono sempre piaciuti gli uomini più grandi.»

Alessandro non rispose subito.

«Quanto più grandi?»

Lei sorrise.

«Dipende dall’uomo.»

~~~

Arrivarono davanti al palazzo di Ludovica poco prima di mezzanotte.

Lei rimase seduta qualche istante prima di scendere.

«Grazie per il passaggio.»

«Si figuri.»

«Mi ha fatto piacere conoscerla.»

«Anche a me.»

«La prossima volta che ci vediamo a San Siro dammi pure del tu.»

«Sarà fatto.»

Ludovica prese il telefono.

«Ha Instagram?»

Si scambiarono i profili.

«Buonanotte.»

«Buonanotte, Ludovica.»

La guardò entrare nel portone.

Poi chiese all’autista di riportarlo a casa.

~~~

Beatrice era ancora sveglia.

Era sul divano, con un libro sulle ginocchia.

«Com’è andata?»

«Abbiamo vinto.»

«Allora sarai contento.»

Alessandro le sorrise e la baciò.

«Molto.»

Lei gli accarezzò il viso.

«Vieni a letto?»

«Faccio una doccia e arrivo.»

Mentre saliva le scale, il telefono vibrò.

Una notifica di Instagram.

*Grazie ancora per il passaggio ❤️*

Alessandro sorrise.

*È stato un piacere*

La risposta arrivò immediatamente.

*Anche per me. Comunque sei molto più affascinante dal vivo che nelle foto su Google 😉*

*Quindi hai fatto delle ricerche?*

*Dovevo capire chi fossi.*

*E il verdetto?*

*Decisamente interessante.*

Una pausa.

*Ma devo ancora approfondire.*

Alessandro lesse il messaggio due volte.

*E come pensi di approfondire?*

La risposta fu immediata.

*Potresti invitarmi a cena.*

Alessandro rimase immobile.

Poi, lentamente, sorrise.

Era una richiesta che non lasciava molto spazio alle interpretazioni.

Le scrisse: *Credi che sia il caso?*

Ludovica rispose dopo pochi secondi.

*Credo sarebbe un peccato non approfondire*

Poi aggiunse: *E prima che tu me lo chieda, so benissimo quanti anni ci separano*

Alessandro non rispose.

Entrò in bagno e aprì l’acqua della doccia.

Quando uscì e prese il telefono, trovò un ultimo messaggio.

*Buonanotte, Ale. Pensaci 😘*

Rimase a fissarlo per qualche istante.

Poi spense lo schermo.

Quella notte, mentre Beatrice dormiva accanto a lui, Alessandro faticò ad addormentarsi.

Non perché fosse tormentato dai sensi di colpa.

Non ancora.

Ma perché continuava a pensare a una ragazza di ventiquattro anni, incontrata poche ore prima, che gli aveva chiesto di portarla a cena.

E alla quale, contro ogni ragionevole previsione, desiderava terribilmente dire di sì.
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