Una settimana con la mia Dea

scritto il 2026-10-09 tempo di lettura 4 min

di
genere
dominazione
cura
A

Siamo stati in vacanza per sette giorni. Ovviamente io nel mio ruolo di sempre: servo, maggiordomo, portafogli e cane da compagnia.
Per i primi quattro giorni abbiamo alloggiato in un albergo dove lei pretendeva l'intero letto matrimoniale per sé, relegandomi a dormire su una brandina. Nessun contatto romantico per quattro giorni consecutivi; credo si sia concessa un po' di piacere da sola soltanto sotto la doccia.
Gli ultimi tre giorni, invece, li abbiamo trascorsi in un appartamento.
La prima notte in appartamento abbiamo finalmente dormito nello stesso letto. Lei si è avvicinata, chiedendo che le accarezzassi le braccia e le cosce mentre le sussurravo lodi all'orecchio. Senza preavviso, la sua mano è scivolata sotto i pantaloncini del pigiama ed è avanzata da sola. Le baciavo il collo, ripetendole quanto fosse stupenda, perfetta, una vera Dea, e quanto io fossi totalmente suo, desideroso solo che lei godesse. Mi ha infilato la lingua in bocca ed è venuta.
"Buonanotte."
Si è addormentata all'istante. Io ho fatto molta più fatica a prendere sonno, visibilmente eccitato dopo cinque giorni passati a vederla spogliarsi nella stessa stanza senza poterla toccare. Ma lei mi vuole sempre così: eccitato, negato, attento, pronto, servile, sottomesso.
La mattina dopo, al risveglio, le ho confessato quanto mi fosse piaciuto vederla godere accanto a me. In risposta, ha allungato un piede e ha iniziato a strofinarmelo sopra i pantaloncini, alternando la pressione a qualche leggerissimo calcetto sui testicoli. Stavo impazzendo: ero così al limite che quel poco bastava per portarmi sull'orlo dell'eiaculazione.
"Dai, preparati che usciamo."
Per tutta la giornata ho avvertito un dolore costante e profondo ai testicoli, e ad ogni piccolo atto di servizio che compivo per lei perdevo qualche goccia di eccitazione.
La sera, prima di andare a dormire, lei era sul divano con le gambe allungate sulle mie, intenta a giocare con il telefono mentre le facevo i grattini sui piedi. Senza staccare gli occhi dallo schermo, mi ha ordinato: "Mettiti a terra". Mi sono inginocchiato subito accanto al divano. "Lecca."
Le ho leccato i piedi a lungo mentre completava la partita. Finito il gioco, mi si è seduta accanto sul tappeto e mi ha chiesto un massaggio alla cute.
Di notte, di nuovo nel letto, si è avvicinata. Ci siamo coccolati e ha iniziato a toccarsi senza svestirsi, pretendendo grattini su braccia, schiena, cosce e natiche. Le ho baciato il sedere e ho iniziato a leccare la zona tra la natica e la coscia, risalendo verso l'ano.
"Ti ho forse detto che puoi usare la bocca?"
"No, padrona."
"Fai finta di scoparmi."
Iniziai a strofinarmi vestito su di lei, anch'essa vestita, a pecora, mentre continuava a masturbarsi.
"Tienimi la testa contro il materasso."
Continuavo a premere il mio gonfiore contro di lei, spingendole la testa verso il basso con forza.
Si è poi girata a pancia in su, mettendomi tra le sue gambe. Ha preso la mia mano e se l'è piazzata sul collo. La stringevo leggermente mentre mi strofinavo, impazzendo dalla voglia, mentre la sua mano si muoveva rapida dentro i pantaloncini.
"Adesso voglio che mi tocchi dentro solo con un dito. Ti voglio preciso al millimetro. E guardami sempre negli occhi."
Ho fatto scivolare la mano sotto il pigiama, trovandola bagnatissima. Sono entrato con un dito, puntando esattamente a quel punto. Continuavo a mimare l'atto sessuale sostituendo al mio membro il movimento preciso del dito sul suo punto G. L'ho fissata negli occhi mentre si strofinava il clitoride, finché non è esplosa in un orgasmo incontrollato.
Subito dopo si è girata di fianco, dandomi le spalle, e mi ha augurato la buonanotte.
Il giorno seguente siamo ripartiti verso casa. Si è toccata un'ultima volta accanto a me in auto e, per tutta la settimana, mi ha lasciato completamente negato, senza concedermi il piacere neanche una volta.
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