Gianna - puttana della famiglia - secondo episodio - Lo zio Menotti
di
giannadim1982
genere
dominazione
Omar e Serena erano rientrati nella loro città di residenza.
Ci saremmo rivisti a Natale.
Per salutare mio cognato, lo accompagnai a fare il pieno di carburante, prima del viaggio e ne approfittai per spompinarlo velocemente.
“Tuo padre mi ha detto che dobbiamo cercare di coinvolgere anche Serena, nei nostri giochi”
“Lo sospettavo, credo voglia farci diventare delle gran puttane”
“Be’, tu già lo sei”
“Stronzo”
Ci baciammo.
La domenica successiva, andai a pranzo dai miei. Papà mi aveva ordinato come vestirmi:
un micro abito nero, scollato, con due sottili bretelline, molto corto, tanto che non arrivava nemmeno a coprire interamente il culo; come intimo, solo un paio di autoreggenti 50 denari, con un reggicalze, tutto nero. Scarpe décolleté classico nero, tacco12.
Papà mi passò a prendere da casa mia. Entrai in macchina e mi disse
“A pranzo ci saranno anche Menotti e Mina”
“Cazzo Papi, ci sono gli zii e mi hai fatto vestire come una troia”
“Proprio per questo”
“Cosa vuoi dire?”
“Oggi pomeriggio ti scoperai lo zio Menotti”
“No, Papà, ti prego”
“Ti scopi tuo cognato, puoi scoparti tuo zio”
Scopo anche mio padre, pensai, ma evitai di dirlo. Voltai la testa verso il finestrino, guardando la strada. Come ero arrivata a quel punto?
Arrivammo sotto casa e Papà parcheggiò. Scendemmo dalla macchina e salimmo a casa dei miei.
Salutai la mamma, che mi fece i complimenti per come fossi sensuale e bella, mi spostai in salone, per finire di apparecchiare.
Dopo qualche minuto, arrivarono anche i due zii, Mina, la sorella di mia madre, ed il marito, Menotti.
Prendemmo l’aperitivo, seduti in salotto; Papà e lo zio si sedettero sul divano, mentre io mi sistemai di fronte, sulla poltrona. La mamma e la zia si attardarono in cucina.
Accavallai distrattamente le gambe, alzai lo sguardo, Papà e lo zio mi fissavano; Papà sorrideva, lo zio non credevo ai propri occhi: il vestito, cortissimo, con le gambe accavallate, aveva prodotto prevedibile: stavo mostrando tutta la coscia, scoperta sino alla vita, mettendo in evidenza la balza delle autoreggenti e la bretella del reggicalze. Era una posa erotica e magnetica ed i due familiari non evitarono di guardare. Sorrisi compiaciuta. Lo stesso fece Papà.
Presi gusto e mi misi a giocare. Rimasi in quella posizione, ammiccando con la voce e con gli occhi. Dopo osai ancora di più; mi sistemai, sedendomi con le cosce aperte, per regalare, soprattutto allo zio, una chiara visione della figa nuda. Papà aveva un’espressione tronfia, ma anche molto eccitata. lo zio era visibilmente eccitato.
La situazione si calmierò solo con l’arrivo delle due donne e mi dovetti ricomporre; ebbi il tempo, però, di fare un occhiolino allo zio.
Mi alzai per aiutare a sparecchiare e, con la scusa, detti le spalle a Papà ed allo zio e, prendendo i piattini dell’aperitivo, mi piegai a 90 gradi, facendo sollevare l’abito e sbattendo la figa nuda in faccia al povero zio.
Forse stavo esagerando, ma l’obiettivo postomi da Papà era stato chiaro.
Ci sedemmo a tavola, per il pranzo che proseguì senza ulteriori sussulti.
Stavamo bevendo il caffè, quando dissi:
“A casa ho una tapparella difettosa”
“Quale?”, chiese Papà
“Quella della camera da letto”
“Possiamo andare a dare un’occhiata noi”, intervenne lo zio, rivolto al cognato
“Possiamo andare anche ora, se volete”, proposi
“Va bene, andiamo”, disse Papà
Prendemmo la macchina di Papà, mi sedetti dietro e mi ritrovai a pensare che stavo andando a casa mia, con mio padre e mio zio, evidentemente eccitati.
Arrivammo sotto casa e, con il cuore a mille, scesi dalla macchina.
Aprii, precedendo Papà e lo zio. L’ascensore era occupato, decidemmo di fare i due piani a piedi. Ne approfittai per offrire offrì uno spettacolo inaspettato. Salendo le scale, ancheggiai esageratamente, facendo salire il micro abito e mostrando, ai due eccitatissimi uomini, le mie intimità, rese ancora più erotiche e sensuali, dall’andamento ancheggiante del bacino. Lo zio fece segno a Papà che, soddisfatto per come stesse procedendo il piano, non poté fare altro che annuire, con espressione fintamente rassegnata, ma estremamente eccitata.
Entrammo in casa.
Non c’era nessuna tapparella difettosa.
“Scusate, vi ho fatto venire a vuoto. Come posso farmi perdonare?”
“Spogliati”, disse Papà.
Lo zio lo guardò strabuzzando gli occhi.
Non me lo feci ripetere.
“Sedetevi sul divano, vi regalo uno spogliarello”
Creai l’atmosfera ed iniziai a ballare ed a spogliarmi.
Rimasi nuda, lasciandomi indosso solo le autoreggenti, il reggicalze e le scarpe; non avevo nient’altro.
Mi avvicinai al divano, mi strusciai con la figa, sul ginocchio dello zio. Gli misi una mano sulla patta, gli sbottonai i pantaloni, abbassai la cerniera e, inginocchiata tra le sue gambe, raccolse i capelli dietro la nuca, abbassai i boxer, presi il cazzo, durissimo, lo scappellai e gli leccai il prepuzio.
Guardavo lo zio, mentre lo spompinavo.
Con la mano libera, l’allungai verso la patta di papà, che si stava spogliando, ed iniziai a segarlo.
Alternati i cazzi da leccare e da segare.
Mi misi carponi sul pavimento e camminai a quattro zampe verso la camera da letto.
Salii sul materasso, lo zio infilò una mano tra le cosce, ficcandomi il dito indice nella figa ed il pollice nel culo. Sussultai, feci segno a Papà di avvicinarsi e ripresi a spompinarlo.
Tornai ad inginocchiarmi in mezzo allo zio e a Papà, alternando le leccate ai loro cazzi; quando pompavo uno, segavo l’altro, finché i due uomini, giunti al limite del piacere, presero in mano le rispettive verghe; si segarono per sborrarmi in faccia, reclinai all’indietro la testa, ed iniziarono a schizzarmi sborra direttamente sul volto. Fui investita da numerosi getti densi e caldi di sperma che mi coprirono gran parte del viso.
“Zoccola, sei uno sborratoio, una pulisci cazzo”, iniziò ad apostrofarmi Papà
Scesi dal letto, riuscendo ad aprire un po’ gli occhi, uno era completamente coperto di sborra. Li presi per mano e li portai in bagno.
“Usatemi da cesso”, dissi, soprattutto allo zio
Capì subito, si avvicinò con il cazzo ormai rilassato, ed iniziò a pisciarmi in faccia.
Papà imitò il cognato, mettendosi, anche lui, a pisciare sul mio volto.
Aprii la bocca, per assaporare quelle due pisciate, spalmandomi la pioggia dorata sul viso e sul corpo.
Prima Papà, seguito dallo zio, gli ultimi schizzi li fecero andare, infilandomi il cazzo in bocca.
Li guardai con il volto gocciolante piscio, sorrisi e dissi di aspettarmi in camera.
Mi liberai delle scarpe, mi tolsi il reggicalze e le autoreggenti bagnate di pipì. Mi infilai velocemente sotto la doccia, lavandomi il corpo e mi asciugai in fretta. Uscii dal bagno nuda.
Mi avvicinai al letto e, carponi, mi sistemai in mezzo a Papà ed allo zio. Presi in mano il cazzo dello zio e, con la bocca, andai a cercare la verga di Papà.
Scesi giù, leccai le palle ed andai ancora più giù. Papà aprì le gambe e gli leccai il culo a fondo, questa vlta era pulito, entrando con la punta della lingua.
Lo zio si portò dietro di me, mi solleticò il clitoride con le dita, si abbassò per leccarmela. L’eccitazione aveva nuovamente investito tutti e tre. Mi staccai dal culo di Papà, lo presi a cavalcioni me lo scopai.
“Siiii Papiiiii…siiiiii…scopami, fottimi, rendimi sempre più zoccola”
Mi voltai verso lo zio
“Zio, inculami”
Non se lo fece ripetere. Mi andò da dietro e mentre Papà continuava a chiavarmi senza pietà, mi prese per i fianchi; Io e Papà ci fermammo, per permettergli di entrare, e non appena lo zio infilò il cazzo nel mio culo, iniziarono, in sincronia, a penetrarmi, affondando le verghe dentro i miei buchi sfondati. Gemiti rumorosi di tutti e tre accompagnarono quella magnifica doppia. Lo zio mi stantuffava nel culo mentre Papà affondava la verga nella figa.
Mi lasciai andare ad urla di piacere, raggiungendo un orgasmo dirompente.
“Cazzooooooo…siiiiii…sfondatemi…mi state spaccando in due…vi sento…cazzooooooo se vi sentooooo…siiiiii”
Mi accasciai esausta.
“Mi avete sfinito”, dissi
Erano ancora, ovviamente, con il cazzo a mille.
Presi il cazzo di Papà in mano, lo guardai e gli chiese, provocatoriamente:
“Papino, mi vuoi inculare?”
Per tutta risposta, si alzò sul letto, mi prese dai fianchi, e mi penetrò brutalmente nel culo.
Mi infilò tutto il cazzo, sbattendo con le palle sulle natiche. Alzai lo sguardo verso lo specchio difronte, sorrisi nel vedermi inculata da mio padre, cercai il membro dello zio da leccare, e mi misi a pompare rumorosamente.
Dopo qualche minuto, lo zio volle scoparmi.
Mi fece mettere carponi e mi prese da dietro, sbattendomi ripetutamente ed affondando la propria verga nella figa.
Papà era steso e si godeva un pompino, quando allo zio, osservando il mio buco del culo largo, gli venne un’idea.
Uscì dalla camera da letto.
“Dove è andato?”, chiesi
“Boh, forse a cagare”, disse Papà sorridendo
“Per favore, no”.
Lo zio tornò immediatamente, ed aveva in mano due zucchine. Mi disse di mettermi carponi
“Cosa vuoi fare, zio?”
“Romperti il culo”
“Non mi fare male”.
Mi sistemai carponi, lo zio prese la zucchina più grossa e me la infilò facilmente nel culo.
Con foga la mosse avanti e indietro sino ad infilarla quasi tutta. Iniziai a gemere
“Ahhhh siiiii zioooooo siiiii mamma mia continua”; Papà, ormai al limite, mi mise il cazzo in bocca.
Lo spompinai, facendolo sborrare direttamente in bocca, così da ingoiarlo tutto.
Lo zio continuò in quella operazione finché prese la seconda zucchina, Papà lo aiutò allargandomi, con le mani, il culo.
Mi infilarono due grosse zucchine dietro.
Papà le prese dall’estremità esterna e le infilò tutte dentro. Stavo impazzendo.
“Siiii…cazzo…me le avete infilate tutte intere…cazzooooooo…godoooooooo”
Cercai il cazzo dello zio da leccare
“Te lo spacchiamo questo culo, troia”, si lasciò andare Papà.
“Fammi sborrare, puttana”, si sentì autorizzato Menotti.
Quegli insulti crebbero l’eccitazione, pompai il cazzo dello zio, sino a farlo godere, ingoiando anche la sua sborrata.
“Siiiii…ingoia tutto, troia…siiiiiiiii, fatti una bevuta di sborraaaaaaaaa”
Era un fiume in piena.
“Gianna, facciamo vedere allo zio cosa sei capace di fare. Menotti se ti viene da cagare, valla a fare, ma non ti pulire”.
“Lo sapevo”, pensai. “Altra merda da leccare”.
Lo zio guardò Papà con un po’ di perplessità; si alzò e andò in bagno.
Tornò dopo qualche minuto. Mi trovò stesa sul letto
“Vieniti a sedere sulla mia faccia, zio”, lo invitai.
Lo zio si mise cavalcioni, con il culo sul mio viso.
Gli allargai le chiappe, era sporco di merda.
Iniziai a leccargli il culo
“Cazzo Gianna, sei fantastica. Non ti fermi davanti a niente…mamma mia, Giannaaaaaa”.
Inaspettatamente iniziò a pisciarmi addosso. Sentivo il calore della pipì sulle mie tette ed il sapore della merda in bocca
“Siiiii…sei il mio cesso”
Papà ne approfittò e si mise a pisciare anche lui su di me.
Affondai la lingua nel culo dello zio, sino a pulirlo a fondo.
Terminammo.
L’adrenalina si placò.
Ero in uno stato pietoso.
Loro due si vestirono
“Ci vediamo presto”, dissero, andando via
Ci saremmo rivisti a Natale.
Per salutare mio cognato, lo accompagnai a fare il pieno di carburante, prima del viaggio e ne approfittai per spompinarlo velocemente.
“Tuo padre mi ha detto che dobbiamo cercare di coinvolgere anche Serena, nei nostri giochi”
“Lo sospettavo, credo voglia farci diventare delle gran puttane”
“Be’, tu già lo sei”
“Stronzo”
Ci baciammo.
La domenica successiva, andai a pranzo dai miei. Papà mi aveva ordinato come vestirmi:
un micro abito nero, scollato, con due sottili bretelline, molto corto, tanto che non arrivava nemmeno a coprire interamente il culo; come intimo, solo un paio di autoreggenti 50 denari, con un reggicalze, tutto nero. Scarpe décolleté classico nero, tacco12.
Papà mi passò a prendere da casa mia. Entrai in macchina e mi disse
“A pranzo ci saranno anche Menotti e Mina”
“Cazzo Papi, ci sono gli zii e mi hai fatto vestire come una troia”
“Proprio per questo”
“Cosa vuoi dire?”
“Oggi pomeriggio ti scoperai lo zio Menotti”
“No, Papà, ti prego”
“Ti scopi tuo cognato, puoi scoparti tuo zio”
Scopo anche mio padre, pensai, ma evitai di dirlo. Voltai la testa verso il finestrino, guardando la strada. Come ero arrivata a quel punto?
Arrivammo sotto casa e Papà parcheggiò. Scendemmo dalla macchina e salimmo a casa dei miei.
Salutai la mamma, che mi fece i complimenti per come fossi sensuale e bella, mi spostai in salone, per finire di apparecchiare.
Dopo qualche minuto, arrivarono anche i due zii, Mina, la sorella di mia madre, ed il marito, Menotti.
Prendemmo l’aperitivo, seduti in salotto; Papà e lo zio si sedettero sul divano, mentre io mi sistemai di fronte, sulla poltrona. La mamma e la zia si attardarono in cucina.
Accavallai distrattamente le gambe, alzai lo sguardo, Papà e lo zio mi fissavano; Papà sorrideva, lo zio non credevo ai propri occhi: il vestito, cortissimo, con le gambe accavallate, aveva prodotto prevedibile: stavo mostrando tutta la coscia, scoperta sino alla vita, mettendo in evidenza la balza delle autoreggenti e la bretella del reggicalze. Era una posa erotica e magnetica ed i due familiari non evitarono di guardare. Sorrisi compiaciuta. Lo stesso fece Papà.
Presi gusto e mi misi a giocare. Rimasi in quella posizione, ammiccando con la voce e con gli occhi. Dopo osai ancora di più; mi sistemai, sedendomi con le cosce aperte, per regalare, soprattutto allo zio, una chiara visione della figa nuda. Papà aveva un’espressione tronfia, ma anche molto eccitata. lo zio era visibilmente eccitato.
La situazione si calmierò solo con l’arrivo delle due donne e mi dovetti ricomporre; ebbi il tempo, però, di fare un occhiolino allo zio.
Mi alzai per aiutare a sparecchiare e, con la scusa, detti le spalle a Papà ed allo zio e, prendendo i piattini dell’aperitivo, mi piegai a 90 gradi, facendo sollevare l’abito e sbattendo la figa nuda in faccia al povero zio.
Forse stavo esagerando, ma l’obiettivo postomi da Papà era stato chiaro.
Ci sedemmo a tavola, per il pranzo che proseguì senza ulteriori sussulti.
Stavamo bevendo il caffè, quando dissi:
“A casa ho una tapparella difettosa”
“Quale?”, chiese Papà
“Quella della camera da letto”
“Possiamo andare a dare un’occhiata noi”, intervenne lo zio, rivolto al cognato
“Possiamo andare anche ora, se volete”, proposi
“Va bene, andiamo”, disse Papà
Prendemmo la macchina di Papà, mi sedetti dietro e mi ritrovai a pensare che stavo andando a casa mia, con mio padre e mio zio, evidentemente eccitati.
Arrivammo sotto casa e, con il cuore a mille, scesi dalla macchina.
Aprii, precedendo Papà e lo zio. L’ascensore era occupato, decidemmo di fare i due piani a piedi. Ne approfittai per offrire offrì uno spettacolo inaspettato. Salendo le scale, ancheggiai esageratamente, facendo salire il micro abito e mostrando, ai due eccitatissimi uomini, le mie intimità, rese ancora più erotiche e sensuali, dall’andamento ancheggiante del bacino. Lo zio fece segno a Papà che, soddisfatto per come stesse procedendo il piano, non poté fare altro che annuire, con espressione fintamente rassegnata, ma estremamente eccitata.
Entrammo in casa.
Non c’era nessuna tapparella difettosa.
“Scusate, vi ho fatto venire a vuoto. Come posso farmi perdonare?”
“Spogliati”, disse Papà.
Lo zio lo guardò strabuzzando gli occhi.
Non me lo feci ripetere.
“Sedetevi sul divano, vi regalo uno spogliarello”
Creai l’atmosfera ed iniziai a ballare ed a spogliarmi.
Rimasi nuda, lasciandomi indosso solo le autoreggenti, il reggicalze e le scarpe; non avevo nient’altro.
Mi avvicinai al divano, mi strusciai con la figa, sul ginocchio dello zio. Gli misi una mano sulla patta, gli sbottonai i pantaloni, abbassai la cerniera e, inginocchiata tra le sue gambe, raccolse i capelli dietro la nuca, abbassai i boxer, presi il cazzo, durissimo, lo scappellai e gli leccai il prepuzio.
Guardavo lo zio, mentre lo spompinavo.
Con la mano libera, l’allungai verso la patta di papà, che si stava spogliando, ed iniziai a segarlo.
Alternati i cazzi da leccare e da segare.
Mi misi carponi sul pavimento e camminai a quattro zampe verso la camera da letto.
Salii sul materasso, lo zio infilò una mano tra le cosce, ficcandomi il dito indice nella figa ed il pollice nel culo. Sussultai, feci segno a Papà di avvicinarsi e ripresi a spompinarlo.
Tornai ad inginocchiarmi in mezzo allo zio e a Papà, alternando le leccate ai loro cazzi; quando pompavo uno, segavo l’altro, finché i due uomini, giunti al limite del piacere, presero in mano le rispettive verghe; si segarono per sborrarmi in faccia, reclinai all’indietro la testa, ed iniziarono a schizzarmi sborra direttamente sul volto. Fui investita da numerosi getti densi e caldi di sperma che mi coprirono gran parte del viso.
“Zoccola, sei uno sborratoio, una pulisci cazzo”, iniziò ad apostrofarmi Papà
Scesi dal letto, riuscendo ad aprire un po’ gli occhi, uno era completamente coperto di sborra. Li presi per mano e li portai in bagno.
“Usatemi da cesso”, dissi, soprattutto allo zio
Capì subito, si avvicinò con il cazzo ormai rilassato, ed iniziò a pisciarmi in faccia.
Papà imitò il cognato, mettendosi, anche lui, a pisciare sul mio volto.
Aprii la bocca, per assaporare quelle due pisciate, spalmandomi la pioggia dorata sul viso e sul corpo.
Prima Papà, seguito dallo zio, gli ultimi schizzi li fecero andare, infilandomi il cazzo in bocca.
Li guardai con il volto gocciolante piscio, sorrisi e dissi di aspettarmi in camera.
Mi liberai delle scarpe, mi tolsi il reggicalze e le autoreggenti bagnate di pipì. Mi infilai velocemente sotto la doccia, lavandomi il corpo e mi asciugai in fretta. Uscii dal bagno nuda.
Mi avvicinai al letto e, carponi, mi sistemai in mezzo a Papà ed allo zio. Presi in mano il cazzo dello zio e, con la bocca, andai a cercare la verga di Papà.
Scesi giù, leccai le palle ed andai ancora più giù. Papà aprì le gambe e gli leccai il culo a fondo, questa vlta era pulito, entrando con la punta della lingua.
Lo zio si portò dietro di me, mi solleticò il clitoride con le dita, si abbassò per leccarmela. L’eccitazione aveva nuovamente investito tutti e tre. Mi staccai dal culo di Papà, lo presi a cavalcioni me lo scopai.
“Siiii Papiiiii…siiiiii…scopami, fottimi, rendimi sempre più zoccola”
Mi voltai verso lo zio
“Zio, inculami”
Non se lo fece ripetere. Mi andò da dietro e mentre Papà continuava a chiavarmi senza pietà, mi prese per i fianchi; Io e Papà ci fermammo, per permettergli di entrare, e non appena lo zio infilò il cazzo nel mio culo, iniziarono, in sincronia, a penetrarmi, affondando le verghe dentro i miei buchi sfondati. Gemiti rumorosi di tutti e tre accompagnarono quella magnifica doppia. Lo zio mi stantuffava nel culo mentre Papà affondava la verga nella figa.
Mi lasciai andare ad urla di piacere, raggiungendo un orgasmo dirompente.
“Cazzooooooo…siiiiii…sfondatemi…mi state spaccando in due…vi sento…cazzooooooo se vi sentooooo…siiiiii”
Mi accasciai esausta.
“Mi avete sfinito”, dissi
Erano ancora, ovviamente, con il cazzo a mille.
Presi il cazzo di Papà in mano, lo guardai e gli chiese, provocatoriamente:
“Papino, mi vuoi inculare?”
Per tutta risposta, si alzò sul letto, mi prese dai fianchi, e mi penetrò brutalmente nel culo.
Mi infilò tutto il cazzo, sbattendo con le palle sulle natiche. Alzai lo sguardo verso lo specchio difronte, sorrisi nel vedermi inculata da mio padre, cercai il membro dello zio da leccare, e mi misi a pompare rumorosamente.
Dopo qualche minuto, lo zio volle scoparmi.
Mi fece mettere carponi e mi prese da dietro, sbattendomi ripetutamente ed affondando la propria verga nella figa.
Papà era steso e si godeva un pompino, quando allo zio, osservando il mio buco del culo largo, gli venne un’idea.
Uscì dalla camera da letto.
“Dove è andato?”, chiesi
“Boh, forse a cagare”, disse Papà sorridendo
“Per favore, no”.
Lo zio tornò immediatamente, ed aveva in mano due zucchine. Mi disse di mettermi carponi
“Cosa vuoi fare, zio?”
“Romperti il culo”
“Non mi fare male”.
Mi sistemai carponi, lo zio prese la zucchina più grossa e me la infilò facilmente nel culo.
Con foga la mosse avanti e indietro sino ad infilarla quasi tutta. Iniziai a gemere
“Ahhhh siiiii zioooooo siiiii mamma mia continua”; Papà, ormai al limite, mi mise il cazzo in bocca.
Lo spompinai, facendolo sborrare direttamente in bocca, così da ingoiarlo tutto.
Lo zio continuò in quella operazione finché prese la seconda zucchina, Papà lo aiutò allargandomi, con le mani, il culo.
Mi infilarono due grosse zucchine dietro.
Papà le prese dall’estremità esterna e le infilò tutte dentro. Stavo impazzendo.
“Siiii…cazzo…me le avete infilate tutte intere…cazzooooooo…godoooooooo”
Cercai il cazzo dello zio da leccare
“Te lo spacchiamo questo culo, troia”, si lasciò andare Papà.
“Fammi sborrare, puttana”, si sentì autorizzato Menotti.
Quegli insulti crebbero l’eccitazione, pompai il cazzo dello zio, sino a farlo godere, ingoiando anche la sua sborrata.
“Siiiii…ingoia tutto, troia…siiiiiiiii, fatti una bevuta di sborraaaaaaaaa”
Era un fiume in piena.
“Gianna, facciamo vedere allo zio cosa sei capace di fare. Menotti se ti viene da cagare, valla a fare, ma non ti pulire”.
“Lo sapevo”, pensai. “Altra merda da leccare”.
Lo zio guardò Papà con un po’ di perplessità; si alzò e andò in bagno.
Tornò dopo qualche minuto. Mi trovò stesa sul letto
“Vieniti a sedere sulla mia faccia, zio”, lo invitai.
Lo zio si mise cavalcioni, con il culo sul mio viso.
Gli allargai le chiappe, era sporco di merda.
Iniziai a leccargli il culo
“Cazzo Gianna, sei fantastica. Non ti fermi davanti a niente…mamma mia, Giannaaaaaa”.
Inaspettatamente iniziò a pisciarmi addosso. Sentivo il calore della pipì sulle mie tette ed il sapore della merda in bocca
“Siiiii…sei il mio cesso”
Papà ne approfittò e si mise a pisciare anche lui su di me.
Affondai la lingua nel culo dello zio, sino a pulirlo a fondo.
Terminammo.
L’adrenalina si placò.
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