Gianna - puttana della famiglia
di
giannadim1982
genere
dominazione
A novembre compio 44 anni.
Vivo sola, ma spesso resto a casa dei miei, soprattutto quando mia sorella Serena, che, ormai da tempo, risiede in un’altra città ad ottocento chilometri di distanza, viene a trovarci.
Procediamo con ordine.
Mi chiamo Gianna, ho quasi 44 anni e questo già l’ho detto; capelli rossi naturali, il mio vanto; non solo alta, raggiungo a fatica il metro e sessanta; ho un fisico atletico; un seno quasi inesistente, ma grazie agli allenamenti, ho formato un gran bel culetto, il mio orgoglio ed il desiderio di molti uomini.
Mio padre, Dino (Donato), oggi ha 65 anni, ormai in pensione dopo una vita impiegato operaio; mia madre, Tina (Concetta), due anni più grande, una presenza discreta e mia sorella Serena, più piccola di me di sei anni, vive lontano dalla nostra città di origine; ha seguito il marito Omar.
Ho un ottimo rapporto con mia sorella, o forse sarebbe più giusto dire: avevo…
Tutto iniziò un pomeriggio estivo del 2020; l’aria era calda, ma non afosa; il coronavirus ci aveva lasciato, stranamente, un’estate un po’ più fresca del solito; all’epoca avevo quasi 38 anni e quando ci penso…è ormai da sei anni che sono, la puttana della famiglia.
Torniamo a quel pomeriggio, la brezza marina si sentiva nella nostra città. Omar era andato a correre; Serena stava leggendo nella sua stanza, mamma era andata a fare la spesa e papà stava guardando una partita in tv.
Omar tornò ed ammirai il suo fisico atletico sotto la canotta; la pelle sudata e tirata lo rendeva molto sensuale; gli sorrisi quando passò vicino a me per andare a fare la doccia.
Non so cosa mi prese; quando sentii il rumore dell’acqua cessare, segno che Omar aveva terminato di farsi la doccia, mi alzai, Serena si era addormentata e Papà era preso dalla partita. Andai verso il bagno; ero convinta si fosse chiuso a chiave, invece, girai la maniglia ed aprii la porta.
Omar era in accappatoio, aperto, svettava un cazzo importante, per altro, stranamente, molto eccitato.
Restammo in silenzio per un paio di secondi, rimasi incantata a guardargli la verga e come un automa, invece che scusarmi e richiudere la porta, entrai nel bagno e mi avvicinai a lui.
Omar rimase impietrito, quasi spaventato
“Gianna, che fai?”, disse sussurrando
“Shhhh”, misi un dito sul naso per indicargli di fare silenzio, allungai la mano verso la sua verga durissima, lo segai lentamente e lo baciai sulle labbra, senza smettere di segarlo
“A pranzo non facevi altro che guardarmi il culo”
“Difficile non notarlo”, mi rispose.
Continuai ad accarezzarlo, scappellandolo e segandolo, molto lentamente, come, avevo imparato, piaceva alla maggior parte degli uomini
“Gianna, sei pazza; se ci scoprono?”
“Facciamo presto”, raccolsi i capelli in una coda improvvisata e tenuta da un mollettone, mi inginocchiai, e lo presi in bocca.
Lo spompinai tenendo il cazzo tra le labbra, le palle in una mano ed accarezzandogli il buco del culo con l’altra; gli infilai un dito dentro, si piegò sulle ginocchia e disse con un filo di voce
“Giannaaaaaa…cazzo…sei divina con la quella lingua”
Sorrisi, consapevole di quanto fossi brava; gli leccai il prepuzio, passai la lingua intorno alla base della cappella, lo scappellai completamente con la mano e lo leccai nei punti più sensibili; lo sentii pulsare; continuai a tenerlo in mano, segandolo lentamente, con la cappella nella bocca, leccandogliela con la lingua
“Giannaaaa…sborrooooooo”
Lo sentii pulsare sotto le mie dita, la cappella stava esplodendo ed il primo schizzo mi arrivò direttamente in gola; continuai a segarlo, e lentamente svuotò i coglioni nella mia bocca, inondandomela di calda sborra.
Ingoiai tutto, lo estrassi delicatamente, lo leccai per pulirlo dagli ultimi residui di sperma.
Mi alzai, lo guardai
“Hai un buon sapore, fortunata la sorellina”
Mi avvicinai e gli sussurrai
“Se avessimo più tempo, ti chiederei di pisciarmi in faccia”
Volevo farlo impazzire, e con quell’ultima richiesta, ci riuscii, stando alla sua espressione facciale, del tutto sorpresa e, ancora, eccitata.
Mi voltai, con un sorriso stampato in faccia, girai la chiave ed uscii silenziosamente dal bagno, lasciandolo nei fumi del piacere appena provocato.
Tutto taceva in casa; Serena era ancora assorbita dal sonno, Papà era preso dalla tv ed io andai in cucina, con il sapore di Omar in bocca e la certezza che presto avremmo proseguito quell’incontro.
Sentii Omar uscire dal bagno dopo qualche minuto; entrò in cucina per bere e gli sorrisi; lui si avvicinò, mi accarezzò il culo, fasciato dagli aderentissimi leggings bianchi, mi baciò sul collo e sussurrò all’orecchio
“Noi due ci divertiremo”
Voltai appena il viso per baciarlo sulle labbra, senza accorgermi, lo avrei saputo successivamente, che papà ci stava osservando.
Omar prese un bicchiere, armeggiò e ci pisciò dentro
“Fammi vedere se è vero quel che dici, bevi”
Presi il bicchiere e lo bevvi interamente
“Ahhhh…adoro bere il piscio, soprattutto se appena fatto”
“Sei una gran troia”
Omar si allontanò e raggiunse mia sorella Serena nella loro camera, mentre io bevvi un lungo sorso di acqua pensando a quel che era appena successo; mi ritrovai a sorridere soddisfatta.
Raggiunsi papà davanti alla tv e, mentre lui la guardava, mi misi a smanettare sul telefono; non ebbi subito la percezione che qualcosa non andasse, però mi accorsi che, con lo sguardo, si soffermò più volte sulle mie gambe e, soprattutto sul mio culo, ogni volta che mi alzavo, e la qual cosa non mi dispiacque.
Serena si svegliò e mi raggiunse sul divano; stavamo parlando, quando feci un rigurgito e mi venne, fortissimo, il sapore del piscio di Omar.
Sorrisi e la guardai; avevo in bocca, i sapori del marito.
Il giorno dopo, nel tardo pomeriggio, ero sempre dei miei e salutai il resto della famiglia, inventandomi che dovevo passare da casa mia per sistemare alcune cose e per innaffiare le mie adorate piante; Omar trovò una scusa per uscire anche lui e mi chiese se volessi un passaggio.
Era ovviamente tutto concordato, ma non immaginavamo nemmeno che papà aveva mangiato la foglia e lui aveva una copia delle chiavi di casa mia…
In macchina cercai di parlare di tutto, tranne che di noi, però quando arrivammo sotto casa, dissi:
“Non staremo facendo una stronzata?”
“beh, ormai ci siamo”, rispose lui, visibilmente eccitato, mi accarezzò il viso e mi rassicurò con quel solo gesto.
Scendemmo dalla macchina ed andammo verso casa mia velocemente e con lo sguardo basso; ci infilammo nel portone e salimmo per le scale, sino al secondo piano; precedevo Omar, e ne approfittai per provocarlo, sculettando vistosamente. Arrivammo al piano, aprii la porta con il cuore che mi batteva forte, entrammo, chiusi la porta e, finalmente, ci abbracciammo.
Omar mi palpò immediatamente il culo e disse
“Cosa hai detto che mi avresti fatto fare, se avessimo avuto tempo?”
“Pisciarmi in faccia”, risposi con un sorriso ammiccante
“Andiamo in bagno”
Mi prese per mano, entrammo nel bagno. Mi inginocchiai e lo vidi spogliarsi e rimanere nudo. Prese il cazzo in mano e me lo poggiò sulle labbra; aprii la bocca. Omar rimase fermo per un tempo che mi parve lunghissimo, poi, finalmente, iniziò a farla.
Con il cazzo in mano, utilizzò la mia faccia come cesso; mi schizzò la pisciata in bocca, in faccia
“Cazzo Gianna, cosa sei…”
“Continua”, riuscii a dire mentre mi pisciava sul viso ed in bocca.
Avevo la bocca aperta, chiudendola solo il tempo necessario per ingoiare, Omar continuò a pisciare
“L’ho tenuta da ore, ho la vescica piena”
In effetti stette forse un minuto a pisciarmi in faccia.
Mi pisciò in bocca, in faccia, addosso, bagnandomi il top e la minigonna
Quando finalmente terminò, scrollò la cappella sulla mia lingua, mi prese per i capelli e li utilizzò per asciugarsi la cappella.
“Ti aspetto in camera”, mi liquidò ed uscì dal bagno.
Mi alzai in una pozza di piscio. Mi tolsi il top e sfilai la minigonna bagnatissima. Tolsi tutto e mi sciacquai velocemente. Quindi lo raggiunsi. Era steso sul letto, nudo e si stava segando.
Mi stesi anche io e ci baciammo. Gli presi il cazzo in mano, iniziandolo a masturbare e lui allungò la sua per penetrarmi con le dita.
Allargai le cosce offrendogli la figa in tutte le sue voglie.
Omar si piegò tra le mie gambe ed iniziò a leccarmi.
“Siiiii Omar, continua, ti prego, siiiiii…mmmmh”
Gli misi le mani tra i capelli spingendo la bocca più a fondo verso la mia figa; sollevai il bacino per favorirgli la posizione migliore, reclinai la testa all’indietro e chiusi gli occhi
“Scopami, ti prego, non ce la faccio più”.
Omar smise di leccarmi, si alzò, prese il cazzo in mano e lo poggiò all’ingresso della figa; una piccola pressione e lo sentii dentro di me. Iniziò a scoparmi ed io cercai subito di assecondare i suoi movimenti trovando la sincronia migliore per quella scopata.
Lo abbracciai ed avvinghiai le cosce intorno a lui.
Lo sentivo dentro, affondare ed urlai all’arrivo del piacere.
“Siiiii, sei meraviglioso, mmmmh, siiiii, godoooooooooooooooo”
Avvertii le vibrazioni dell’orgasmo e la punta del piacere; mi placai solo dopo diversi secondi di intensa adrenalina; lo guardai e ridemmo insieme. Si piegò su di me e sussurrò
“Sei meravigliosa”
“Anche tu, non sei niente male”
“Voglio il tuo culo”
Il cazzo era bagnatissimo per i miei umori, mi girai, mi misi carponi e gli porsi il culo da prendere.
Omar mi prese per i fianchi, inumidì il piccolo buco con la saliva e con gli umori che sgorgavano ancora dalla figa; infilò un dito dentro per allargarlo, entrò facilmente e ne infilò un secondo, quindi aggiunse un terzo
“Hai il culo rotto, troia, ci entra una mano qui dentro”
Lo guardai sorridendo
“Quanti cazzi hai preso, zoccola”, per poi appoggiare il cazzo ed entrare facilmente.
Trovò subito la sua dimensione ed il culo si adattò a quell’ingresso; iniziò a pomparmi. Stavamo entrambi gemendo come due animali e non sentimmo le chiavi nella toppa della porta d’ingresso.
Ero carponi, nuda, sul letto con mio cognato che mi stava selvaggiamente inculando
“Siiii, sfondami, rompimi il culo, sono la tua troia”
dicevo queste parole, quando sollevai lo sguardo e vidi mio padre sull’uscio della camera da letto
“Papà”, esclamai incredula
“Cazzo Dino, che ci fai qui?”, disse Omar, sfilando velocemente il cazzo dal mio culo
“Siete due stronzi, oltre ad essere due idioti. Vi ho beccati io, ma avrebbe potuto beccarvi mia moglie o, peggio, Serena. Coglioni, oltre che stronzi”
“Dai papà, teniamoci questo segreto, per favore, non facciamo succedere un casino, sarebbe la fine della nostra famiglia”.
“Sì Dino, abbiamo fatto una stronzata, ma se rimane tra noi, avremo modo di dimenticare”.
Stavo per scendere dal letto e vestirmi, quando papà mi gelò
“Ti vuoi vestire? Avevo pensato di tenere questo segreto per noi, ma anche altri segreti”, lo disse slacciandosi la cinta e sbottonando i pantaloni; tirò fuori un cazzo notevole che non esitai a guardare ed ammirare
“Papà”, esclamai con stupore
Si avvicinò, mi accarezzò il viso ed avvicinò il cazzo alla mia bocca; lo guardai, gli sorrisi, lo presi in mano, lo scappellai ed iniziai a leccarlo. Papà mi prese la testa e mi ficcò il cazzo in bocca obbligandomi a pompare, guardò il genero e gli disse
“Inculala, mentre questa troia me lo lecca”
Sentirmi chiamare troia, da mio padre mi sorprese, ma mi eccitò da morire. Non avrei mai pensato che, nel giro di pochissimo, sarebbe diventato il mio padrone, e mi avrebbe convinto a fare cose inimmaginabili, già da quel pomeriggio.
Omar cercò di superare il primo momento di imbarazzo, non aveva detto una parola, si avvicinò e mi accarezzò il culo; io mi misi carponi, senza smettere di spompinare mio padre, scodinzolando come una cagna per invitarlo a raccogliere il suggerimento di papà; appoggiò il cazzo sul mio piccolo buco; lo sentii riprendere a crescere. Mi prese per i fianchi e riuscì a riprendere il posto nel mio culo. Iniziò a pompare sbattendomi con forza; mi aggrappai ai fianchi di papà per poter spompinare il suo cazzo; realizzai che, in un colpo solo, stavo facendo cornuta sia mia madre che mia sorella e mi sentii onnipotente.
Sentivo le loro eccitazioni crescere; Omar era sempre più ruvido nell’incularmi, mentre papà si stava gustando il pompino e sentivo il cazzo pulsare continuamente nella mia bocca.
Mi strattonava per i capelli, ficcandomi il cazzo in gola e scopandomi selvaggiamente la bocca tanto da produrre un rumore osceno tra la saliva ed il cazzo che sbatteva sulle mie pareti orali.
Volevo esaudire un mio atavico desiderio
“prendetemi insieme”, dissi con la voce più suadente e lussuriosa che riuscii ad avere.
“Papà, scopami, voglio sentire il tuo cazzo nella mia figa”.
Papà si stese sul letto e mi misi a cavalcioni su di lui facendo scivolare la verga dentro di me. Non potevo crederci, stavo scopando con mio padre.
Omar mi prese per i fianchi e riprese ad incularmi.
Mi sentivo piena ed appagata e proruppi in un orgasmo che sembrava non finire mai; mi accasciai sul petto di papà, esausta e contenta, avendo abbandonato ogni sorta di imbarazzo.
Dovevano godere loro due, ma non avevo fatto i conti con il sadismo improvviso ed inaspettato di mio padre.
“Omar, rompiamole il culo”
“Che vuoi fare?” rispose mio cognato
“Inculiamola insieme”
“Siete pazzi”, intervenni immediatamente, “Vi prego, fate piano”, mi ritrovai a supplicarli
Mi sistemarono carponi, Omar si allontanò e tornò con una corda; mi prese per i polsi e mi legò le braccia dietro alla schiena; mi ritrovai ad eccitarmi.
Mi accasciai con il volto sul materasso ed il culo oscenamente proteso all’infuori; sollevai il bacino ed allargai le cosce per cercare di aprirlo il più possibile. Papà mi prese per i fianchi e scivolò facilmente con il cazzo nel mio culo; Omar si mise a cavalcioni sulla mia schiena, davanti a papà e forzò l’ingresso del mio culetto, già occupato dalla verga di papà
“Piano vi prego, ahiaaaaa, noooooo, mi fate maleeeeee, ahiaaaaa, nooooooooo”
Omar era entrato, non so come, ma era entrato e mi ritrovai ad avere due cazzi nel culo; iniziarono a pompare in sincronia
“Ahiaaaa, siiii, ahiaaaa, pianooooo, siiiiii, noooo, ahiaaaaa, mi state rompendo tutta…ahiaaaa, siiiiiiiiiiiiiiiiii, siete due porci, due stronzi, scommetto che mia madre e mia sorella non vi hanno mai fatto impazzire così tanto”, volevo vendicarmi ed usai mamma e Serena per colpirli, ma ottenni solo più violenza e più sadismo
“Sei una troia”, disse mio cognato
“Una lurida vacca”, aggiunse mio padre
“Me lo state rompendo, ahiaaaa, siiiiiiiiiiiiiii”
trascorse non so quanto tempo, ma mi parve infinito per il dolore e pochissimo per il piacere che stavo provando, finché raggiunsero l’apice e volevano sborrare.
Papà si sfilò, lasciando campo libero ad Omar che mi prese per i fianchi e pompò violentemente nel mio culo, finché papà gli disse
“Sborriamole in faccia”
“Lo sapevo” risposi
Mi stesi sul letto. Loro due ai fianchi. Li guardavo, Omar si segava con foga, mentre papà era lento nel movimento, ma aveva gli occhi iniettati di sangue, con lo sguardo eccitatissimo; lo vidi prendere il cazzo, scappellarlo ed avvicinarlo al mio volto, iniziò a sborrare, dopo qualche secondo lo seguì anche Omar.
“Siiiiiiii, sborrooooooooo”, urlò papà, “cazzooooooooo godoooooooooooooo”
“Cazzooooooo Dino, ma quanta ne hai…siiiiiiii…tutta in faccia a ‘sta troia”
Due sborrate senza fine, tutte a coprirmi il viso. Mi ritrovai la faccia piena di sborra. Rimasi immobile, con gli occhi chiusi che iniziavano a bruciare
“Mi portate qualcosa per pulirmi?”, chiesi ingenuamente.
Non mi accorsi che papà aveva preso il telefono ed aveva scattato diverse fotografie, aggiunte ad altre precedenti, prima di manifestarsi mentre mi facevo inculare da Omar. Lo venni a sapere nei giorni seguenti.
“Aspetta”, disse Omar, “ho un’idea migliore. Alla troia di tua figlia piace farsi pisciare in faccia”
“è vero, troietta?”, mi chiese mio padre; decisi di provocarli
“Siiiii…pisciatemi in faccia, insieme, voglio essere travolta da una cascata di piscio”
Mi aiutarono ad alzarmi dal letto (avevo sempre gli occhi chiusi, completamente coperti di sborra), mi inginocchiai sul pavimento ed attesi, con il viso un po’ sollevato verso l’alto per non far colare lo sperma.
Iniziarono a farla, sentii il doppio getto caldo sulla mia faccia; lo sperma iniziò a sciogliersi ad a colare insieme con quei continui schizzi di pipì, aprii la bocca e cercai di aprire anche gli occhi.
Erano due invasati; con il cazzo in mano, mi stavano pisciando in faccia, con gli occhi da fuori, quasi increduli, ma certamente, fuori ogni controllo di lucidità. Urlavano qualsiasi offesa nei miei confronti, chiamandomi cesso, latrina, pisciatoio; scaricarono tutta l’eccitazione accumulata.
Li lasciai terminare di pisciarmi in faccia. Aprii gli occhi, mi porsero i cazzi da leccare, con le ultime gocce di pipì da pulire. Ero inginocchiata in una pozza di piscio; non me l’aspettavo, papà mi afferrò per i capelli e mi spinse la testa verso il pavimento, sollecitandomi a leccare
“Fammi vedere bene come lecchi per terra, tutto il piscio”
Lo feci con la punta della lingua
“Bene, ho detto, slappa per bene, lecca tutto”
Lo feci, leccai a lingua piena, per terra, ovunque ci fosse piscio.
Mi alzai, ero sfinita. Mi buttai sul materasso
“Mi avete devastato”
“Sei fantastica, Gianna”, disse papà
“Voi non siete normali, cazzo mi avete completamente rotta e mi sento il piscio ovunque”
“Mi è venuta un’idea”, disse papà
“Ancora?”, risposi
“Si, aspettami qui”
Papà si allontanò, lasciandomi sul letto, completamente bagnata di piscio; lo sentii entrare in bagno
“Ma dov’è andato?”, chiesi ad Omar
“Credo in bagno”
“Cosa vuole farmi fare?”
“Non ne ho idea”
“Abbiamo fatto un casino”
“Però abbiamo rimediato”
“Si, scopando con mio padre”
“Non avrei mai immaginato che ti volesse scopare”
“Nemmeno io, pensavo gli piacesse guardarmi, ma non avrei mai pensato che arrivassimo a tanto”
“Credo abbia ancora altro in mente”
“Chissà cosa succede adesso; forse divento l’amante di mio padre, che casino”
Sentimmo tirare lo scarico e subito dopo papà comparve sull’uscio della camera da letto. Senza dire una parola, tenendosi il cazzo in mano, venne sul letto, si fece spazio e si mise carponi, sollevando il culo
“Leccamelo”, mi disse soltanto
Non avevo ancora compreso, e non capivo la sua richiesta di leccargli il culo; non avevo alcun problema a farlo, perciò mi sollevai e gli andai dietro.
Gli allargai le chiappe e…
“Papà, no”
Mi allontanai un po’, restando sempre piegata dietro di lui
“Fallo!”
“No, papà, non ce la faccio”
Si allargò le chiappe con le mani; vedevo distintamente il buco del culo sporco di merda
“Fallo, leccami e puliscimi”
Omar guardava incredulo.
Il suo tono non ammetteva repliche; raccolsi i capelli dietro la nuca, guardai Omar, quindi provai di nuovo
“Ti prego, papà”
“Non me lo far ripetere”
Mi avvicinai con la bocca; cercai di non respirare per la puzza di cacca; leccai con la punta della lingua intorno all’ano, cercando di evitare la merda.
“Pulisci bene, leccami e non terminare finché non avrai leccato tutto”
Mi feci forza, non so nemmeno come, iniziai a leccargli l’ano, completamente pieno di merda; interruppi solo per reprimere i primi, inevitabili, conati di vomito, superai la crisi e ripresi, sentendo il sapore della merda. Lo leccai intorno all’ano, sperando di evitare una pulizia accurata.
“Infila la lingua nel culo e leccami la merda, troia”
Mi feci ancora più forza, gli infilai la punta della lingua, trovai un bel po’ di merda e la leccai.
Avevo le mani sulle sue natiche, tenendole larghe per pulirlo bene ed a fondo.
Papà aveva il cazzo di nuovo duro e mi disse di prenderlo in bocca.
Avrei voluto correre in bagno a lavarmi la bocca, ma, rassegnata, mi stesi sotto di lui, gli presi il cazzo in mano ed iniziai a leccargli la cappella; mi soffermai sul prepuzio ed intorno al glande, contestualmente lo segai lentamente
“Continua Gianna, continua…meraviglioso, continua, non ti fermare”.
Omar mi prese da sotto le ginocchia e mi penetrò nella figa.
Mi chiavò a fondo, sino a godere
“Ti ingravido, lurida vacca”, urlò Omar, sborrandomi dentro.
Intanto, circondai con il pollice e l’indice il cazzo di papà, segandolo più veloce e continuando a leccarlo finché, iniziò a sborrarmi in bocca.
Provai sollievo ad avere un sapore diverso dalla merda, raccolsi lo sperma e lo ingoiai avidamente.
Scrollò le ultime gocce sulla mia lingua e si sollevò dalla posizione; Omar aveva sfilato il cazzo dalla figa e rivoli di sperma colavano tra le mie gambe.
Mi alzai dal letto; andai in bagno, avevo bisogno di lavarmi la bocca. Acqua, dentifricio e collutorio non servirono a molto; ogni rigurgito, si ripresentava il sapore disgustoso della merda.
Papà ed Omar mi raggiunsero in bagno
“Sei stata davvero brava, ma ti dovrai abituare; mi leccherai il culo sporco ogni volta che ne avrò voglia”
“Perché Papi?”
“Perché così nessuno saprà che ti scopi tuo cognato”
“Mi hai scopato anche tu”
“E lo faremo ancora molte altre volte”
“Mi stai ricattando?”
“Se anche fosse?”
“Papà, non possiamo fare gli amanti”
“Non lo faremo, infatti. Io sarò il tuo padrone e tu farai quel che ti ordinerò io”
“Sei un porco”
“Tu sei una puttana, coppia perfetta”.
Papà mi prese per i capelli e mi spostò vicino al water
“Le vedi le strisce di merda sulle pareti del cesso?”
“Si”
“Ogni volta che ci sono tracce di merda, le devi pulire con la lingua”
“No, papà, ti prego, basta”
Per tutta risposta mi spinse la testa dentro la tazza del water
“Lecca, troia”
Mi ritrovai, di nuovo a leccare la merda; non contenti, si misero, entrambi, a pisciarmi sulla testa. Continuai a leccare le pareti del water, sotto il continuo getto di due pisciate.
Quando terminarono di urinare, papà mi strattonò per i capelli, sollevandomi la testa.
“Adesso succhia il fondo”
Mi ficcò nuovamente la testa nel cesso
“Fai sentire come succhi il piscio sul fondo”
Lo feci, risucchiando rumorosamente il fondo del cesso. Finalmente mi lasciarono alzare la testa e tirarla fuori dal water. Mi fecero rimanere carponi, papà si allontanò per tornare con tre zucchine; due erano enormi, una un po’ più piccola. Mi infilò la prima, la più grande nella figa. Iniziai a sussultare. La seconda me la infilò nel culo, muovendola insieme con quella nella figa. Iniziai a gemere; prese la terza zucchina
“Questa dove la mettiamo?” chiese papà ad Omar
“Vi prego, non fatemi male”
“Mettiamola nel culo”
Papà forzò e riuscì a mettermi due zucchine nel culo ed una nella figa; stavo impazzando, di dolore e di piacere; mi sentivo completamente devastata
“Cazzoooooo…siiiiiiiiii…ahiaaaa…siiiiiiiiii…”
Mi fece godere, quello stronzo sadico di mio padre, mi fece godere ancora.
Finalmente si acquietarono; mi sfilò le zucchine e mi permise di alzarmi. Barcollai, tornai in camera da letto e mi distesi, distrutta, sul materasso.
Mi raggiunsero subito dopo, sia papà che Omar. Avevo una sensazione mista di rassegnazione, eccitazione, risentimento, ma anche una voglia incredibile di essere usata ed umiliata; mi era sempre piaciuto il ruolo della sottomessa, adesso stavo provando l’adrenalina di esserlo. Omar, in tutto questo, se ne stava quasi in disparte, una comparsa sotto la guida di papà.
“Vestiti, torniamo a casa”
“Devo farmi una doccia, non posso tornare a casa tua in queste condizioni”
“Fai presto”.
Tornammo a casa e la serata proseguì con tanta ipocrisia, da parte di noi tre, che fingemmo fosse tutto normale, quando, in realtà, di normale, in quella situazione c’era ben poco.
La conferma arrivò l’indomani mattina.
Era sabato, e non andai al lavoro; mi svegliai con calma; in casa c’era silenzio; mi alzai e andai in cucina per fare colazione. Sembrava non ci fosse nessuno; stavo bevendo il caffè, quando comparve Omar, completamente nudo
“Che fai nudo?”
“Ci siamo solo io e tuo padre”
“mamma e Serena dove sono?”
“Sono andate a salutare tua nonna; staranno lì tutta la mattina a preparare il pranzo, noi le raggiungiamo dopo”
“Cosa vuoi, con quel cazzo da fuori?”
“Leccamelo”
Si avvicinò, porgendomi il cazzo, già duro; lo presi in mano, lo scappellai, e lo leccai, partendo dal glande; lo misi in bocca e lo pompai, quindi lo sfilai, e gli leccai le palle; iniziai a sentire puzza; infatti Omar si girò, si piegò in avanti, allargò le chiappe con le mani
“Lecca anche a me il culo sporco”
“Stronzo”
“Puttana, lecca”
Mi alzai dalla sedia e mi inginocchiai dietro mio cognato; gli presi le chiappe con le mani e le allargai; iniziai a leccarlo; prima intorno all’ano, pian piano mi avvicinai al buco, con le tracce di merda evidenti. Aveva un sapore erbaceo, ripugnante, ma più gradevole rispetto a quella di papà; sorrisi tra me e me, stavo ragionando come se fossi una degustatrice di merda.
Lo pulii a fondo e mi sentii chiamare da papà; mi alzai e lo raggiunsi, era nel bagno. Aprii la porta, era in piedi, le mani sul muro, piegato in avanti.
“Ho appena finito di cagare, sai bene quel che devi fare”
“No, papà, per favore, ho appena finito di pulire il culo di Omar”
“Meglio, hai già la bocca di merda”
Nuovamente sconfitta, mi avvicinai a papà, mi inginocchiai e, con le mani ad allargargli le chiappe, gli leccai il culo sporco di merda.
Omar ci raggiunse, mi venne da dietro, mi prese per i fianchi e mi penetrò nella figa, mentre continuavo a leccare il culo di papà; mi aggrappai ai suoi fianchi, perché Omar aveva preso a pompare con forza. Papà si allargò le chiappe, per permettermi una pulizia accurata con la lingua; lo penetrai con la lingua, nell’ano, che, ovviamente, trovai pieno di merda: lo segai con una mano, facendolo sborrare direttamente nel cesso.
Anche Omar, sfilò il cazzo dalla figa, e si mise a sborrare nel water.
Quel che mi fecero fare fu davvero schifoso.
La tazza del gabinetto era piena di piscio, merda e sperma, mi infilarono la testa e mi fecero leccare le pareti; riuscii ad evitare di arrivare sino in fondo, dove stava la merda, ma dovetti leccare tutto ciò che stava sulle pareti, bagnate di piscio, sporche di merda, con evidenti tracce di sperma.
Sollevai la testa fuori dal cesso; era prima mattina ed ero già stravolta ed umiliata. Ma non erano contenti, non sembravano mai soddisfatti delle continue umiliazioni a cui mi sottoponevano; soprattutto papà, aveva assunto il ruolo di padrone sadico. Mi disse di mettermi in ginocchio, davanti al cesso, con la testa reclinata all’indietro, con i capelli che scendevano nella tazza. Loro si misero ai lati ed iniziarono a pisciarmi in faccia; raccolsi le loro due pisciate, in faccia, in bocca, sui capelli, colarono giù nel fondo del cesso, ancora sporco di merda.
Terminarono di usarmi per svuotare le vesciche e mi fecero girare; vidi una poltiglia in fondo al cesso e temetti l’ineluttabile.
Papà mi prese per i capelli e mi spinse la testa di nuovo nel cesso; abbassò la tavoletta sulla mia testa, spingendomela giù; respiravo la puzza di merda; mi spinse la testa sempre più giù e toccai con le labbra, quella poltiglia immonda.
Sollevarono la tavoletta e mi presero per i capelli, facendomi, finalmente, alzare; avevo, in faccia, i segni della merda; scoppiarono a ridere mentre mi fecero specchiare: ero inguardabile. Papà, quello stronzo, mi fotografò con la merda spiaccicata sulle labbra ed in faccia.
“Adesso ti pulisci la faccia con le dita e te le lecchi davanti a noi”
I due porci iniziarono a masturbarsi, mentre con le dita scorrevo sul viso sporco di merda, e me le infilavo in bocca, leccandole.
Fu l’inizio di una storia incredibile che sconvolse la mia vita.
Ancora oggi sono la puttana al servizio della famiglia
Vivo sola, ma spesso resto a casa dei miei, soprattutto quando mia sorella Serena, che, ormai da tempo, risiede in un’altra città ad ottocento chilometri di distanza, viene a trovarci.
Procediamo con ordine.
Mi chiamo Gianna, ho quasi 44 anni e questo già l’ho detto; capelli rossi naturali, il mio vanto; non solo alta, raggiungo a fatica il metro e sessanta; ho un fisico atletico; un seno quasi inesistente, ma grazie agli allenamenti, ho formato un gran bel culetto, il mio orgoglio ed il desiderio di molti uomini.
Mio padre, Dino (Donato), oggi ha 65 anni, ormai in pensione dopo una vita impiegato operaio; mia madre, Tina (Concetta), due anni più grande, una presenza discreta e mia sorella Serena, più piccola di me di sei anni, vive lontano dalla nostra città di origine; ha seguito il marito Omar.
Ho un ottimo rapporto con mia sorella, o forse sarebbe più giusto dire: avevo…
Tutto iniziò un pomeriggio estivo del 2020; l’aria era calda, ma non afosa; il coronavirus ci aveva lasciato, stranamente, un’estate un po’ più fresca del solito; all’epoca avevo quasi 38 anni e quando ci penso…è ormai da sei anni che sono, la puttana della famiglia.
Torniamo a quel pomeriggio, la brezza marina si sentiva nella nostra città. Omar era andato a correre; Serena stava leggendo nella sua stanza, mamma era andata a fare la spesa e papà stava guardando una partita in tv.
Omar tornò ed ammirai il suo fisico atletico sotto la canotta; la pelle sudata e tirata lo rendeva molto sensuale; gli sorrisi quando passò vicino a me per andare a fare la doccia.
Non so cosa mi prese; quando sentii il rumore dell’acqua cessare, segno che Omar aveva terminato di farsi la doccia, mi alzai, Serena si era addormentata e Papà era preso dalla partita. Andai verso il bagno; ero convinta si fosse chiuso a chiave, invece, girai la maniglia ed aprii la porta.
Omar era in accappatoio, aperto, svettava un cazzo importante, per altro, stranamente, molto eccitato.
Restammo in silenzio per un paio di secondi, rimasi incantata a guardargli la verga e come un automa, invece che scusarmi e richiudere la porta, entrai nel bagno e mi avvicinai a lui.
Omar rimase impietrito, quasi spaventato
“Gianna, che fai?”, disse sussurrando
“Shhhh”, misi un dito sul naso per indicargli di fare silenzio, allungai la mano verso la sua verga durissima, lo segai lentamente e lo baciai sulle labbra, senza smettere di segarlo
“A pranzo non facevi altro che guardarmi il culo”
“Difficile non notarlo”, mi rispose.
Continuai ad accarezzarlo, scappellandolo e segandolo, molto lentamente, come, avevo imparato, piaceva alla maggior parte degli uomini
“Gianna, sei pazza; se ci scoprono?”
“Facciamo presto”, raccolsi i capelli in una coda improvvisata e tenuta da un mollettone, mi inginocchiai, e lo presi in bocca.
Lo spompinai tenendo il cazzo tra le labbra, le palle in una mano ed accarezzandogli il buco del culo con l’altra; gli infilai un dito dentro, si piegò sulle ginocchia e disse con un filo di voce
“Giannaaaaaa…cazzo…sei divina con la quella lingua”
Sorrisi, consapevole di quanto fossi brava; gli leccai il prepuzio, passai la lingua intorno alla base della cappella, lo scappellai completamente con la mano e lo leccai nei punti più sensibili; lo sentii pulsare; continuai a tenerlo in mano, segandolo lentamente, con la cappella nella bocca, leccandogliela con la lingua
“Giannaaaa…sborrooooooo”
Lo sentii pulsare sotto le mie dita, la cappella stava esplodendo ed il primo schizzo mi arrivò direttamente in gola; continuai a segarlo, e lentamente svuotò i coglioni nella mia bocca, inondandomela di calda sborra.
Ingoiai tutto, lo estrassi delicatamente, lo leccai per pulirlo dagli ultimi residui di sperma.
Mi alzai, lo guardai
“Hai un buon sapore, fortunata la sorellina”
Mi avvicinai e gli sussurrai
“Se avessimo più tempo, ti chiederei di pisciarmi in faccia”
Volevo farlo impazzire, e con quell’ultima richiesta, ci riuscii, stando alla sua espressione facciale, del tutto sorpresa e, ancora, eccitata.
Mi voltai, con un sorriso stampato in faccia, girai la chiave ed uscii silenziosamente dal bagno, lasciandolo nei fumi del piacere appena provocato.
Tutto taceva in casa; Serena era ancora assorbita dal sonno, Papà era preso dalla tv ed io andai in cucina, con il sapore di Omar in bocca e la certezza che presto avremmo proseguito quell’incontro.
Sentii Omar uscire dal bagno dopo qualche minuto; entrò in cucina per bere e gli sorrisi; lui si avvicinò, mi accarezzò il culo, fasciato dagli aderentissimi leggings bianchi, mi baciò sul collo e sussurrò all’orecchio
“Noi due ci divertiremo”
Voltai appena il viso per baciarlo sulle labbra, senza accorgermi, lo avrei saputo successivamente, che papà ci stava osservando.
Omar prese un bicchiere, armeggiò e ci pisciò dentro
“Fammi vedere se è vero quel che dici, bevi”
Presi il bicchiere e lo bevvi interamente
“Ahhhh…adoro bere il piscio, soprattutto se appena fatto”
“Sei una gran troia”
Omar si allontanò e raggiunse mia sorella Serena nella loro camera, mentre io bevvi un lungo sorso di acqua pensando a quel che era appena successo; mi ritrovai a sorridere soddisfatta.
Raggiunsi papà davanti alla tv e, mentre lui la guardava, mi misi a smanettare sul telefono; non ebbi subito la percezione che qualcosa non andasse, però mi accorsi che, con lo sguardo, si soffermò più volte sulle mie gambe e, soprattutto sul mio culo, ogni volta che mi alzavo, e la qual cosa non mi dispiacque.
Serena si svegliò e mi raggiunse sul divano; stavamo parlando, quando feci un rigurgito e mi venne, fortissimo, il sapore del piscio di Omar.
Sorrisi e la guardai; avevo in bocca, i sapori del marito.
Il giorno dopo, nel tardo pomeriggio, ero sempre dei miei e salutai il resto della famiglia, inventandomi che dovevo passare da casa mia per sistemare alcune cose e per innaffiare le mie adorate piante; Omar trovò una scusa per uscire anche lui e mi chiese se volessi un passaggio.
Era ovviamente tutto concordato, ma non immaginavamo nemmeno che papà aveva mangiato la foglia e lui aveva una copia delle chiavi di casa mia…
In macchina cercai di parlare di tutto, tranne che di noi, però quando arrivammo sotto casa, dissi:
“Non staremo facendo una stronzata?”
“beh, ormai ci siamo”, rispose lui, visibilmente eccitato, mi accarezzò il viso e mi rassicurò con quel solo gesto.
Scendemmo dalla macchina ed andammo verso casa mia velocemente e con lo sguardo basso; ci infilammo nel portone e salimmo per le scale, sino al secondo piano; precedevo Omar, e ne approfittai per provocarlo, sculettando vistosamente. Arrivammo al piano, aprii la porta con il cuore che mi batteva forte, entrammo, chiusi la porta e, finalmente, ci abbracciammo.
Omar mi palpò immediatamente il culo e disse
“Cosa hai detto che mi avresti fatto fare, se avessimo avuto tempo?”
“Pisciarmi in faccia”, risposi con un sorriso ammiccante
“Andiamo in bagno”
Mi prese per mano, entrammo nel bagno. Mi inginocchiai e lo vidi spogliarsi e rimanere nudo. Prese il cazzo in mano e me lo poggiò sulle labbra; aprii la bocca. Omar rimase fermo per un tempo che mi parve lunghissimo, poi, finalmente, iniziò a farla.
Con il cazzo in mano, utilizzò la mia faccia come cesso; mi schizzò la pisciata in bocca, in faccia
“Cazzo Gianna, cosa sei…”
“Continua”, riuscii a dire mentre mi pisciava sul viso ed in bocca.
Avevo la bocca aperta, chiudendola solo il tempo necessario per ingoiare, Omar continuò a pisciare
“L’ho tenuta da ore, ho la vescica piena”
In effetti stette forse un minuto a pisciarmi in faccia.
Mi pisciò in bocca, in faccia, addosso, bagnandomi il top e la minigonna
Quando finalmente terminò, scrollò la cappella sulla mia lingua, mi prese per i capelli e li utilizzò per asciugarsi la cappella.
“Ti aspetto in camera”, mi liquidò ed uscì dal bagno.
Mi alzai in una pozza di piscio. Mi tolsi il top e sfilai la minigonna bagnatissima. Tolsi tutto e mi sciacquai velocemente. Quindi lo raggiunsi. Era steso sul letto, nudo e si stava segando.
Mi stesi anche io e ci baciammo. Gli presi il cazzo in mano, iniziandolo a masturbare e lui allungò la sua per penetrarmi con le dita.
Allargai le cosce offrendogli la figa in tutte le sue voglie.
Omar si piegò tra le mie gambe ed iniziò a leccarmi.
“Siiiii Omar, continua, ti prego, siiiiii…mmmmh”
Gli misi le mani tra i capelli spingendo la bocca più a fondo verso la mia figa; sollevai il bacino per favorirgli la posizione migliore, reclinai la testa all’indietro e chiusi gli occhi
“Scopami, ti prego, non ce la faccio più”.
Omar smise di leccarmi, si alzò, prese il cazzo in mano e lo poggiò all’ingresso della figa; una piccola pressione e lo sentii dentro di me. Iniziò a scoparmi ed io cercai subito di assecondare i suoi movimenti trovando la sincronia migliore per quella scopata.
Lo abbracciai ed avvinghiai le cosce intorno a lui.
Lo sentivo dentro, affondare ed urlai all’arrivo del piacere.
“Siiiii, sei meraviglioso, mmmmh, siiiii, godoooooooooooooooo”
Avvertii le vibrazioni dell’orgasmo e la punta del piacere; mi placai solo dopo diversi secondi di intensa adrenalina; lo guardai e ridemmo insieme. Si piegò su di me e sussurrò
“Sei meravigliosa”
“Anche tu, non sei niente male”
“Voglio il tuo culo”
Il cazzo era bagnatissimo per i miei umori, mi girai, mi misi carponi e gli porsi il culo da prendere.
Omar mi prese per i fianchi, inumidì il piccolo buco con la saliva e con gli umori che sgorgavano ancora dalla figa; infilò un dito dentro per allargarlo, entrò facilmente e ne infilò un secondo, quindi aggiunse un terzo
“Hai il culo rotto, troia, ci entra una mano qui dentro”
Lo guardai sorridendo
“Quanti cazzi hai preso, zoccola”, per poi appoggiare il cazzo ed entrare facilmente.
Trovò subito la sua dimensione ed il culo si adattò a quell’ingresso; iniziò a pomparmi. Stavamo entrambi gemendo come due animali e non sentimmo le chiavi nella toppa della porta d’ingresso.
Ero carponi, nuda, sul letto con mio cognato che mi stava selvaggiamente inculando
“Siiii, sfondami, rompimi il culo, sono la tua troia”
dicevo queste parole, quando sollevai lo sguardo e vidi mio padre sull’uscio della camera da letto
“Papà”, esclamai incredula
“Cazzo Dino, che ci fai qui?”, disse Omar, sfilando velocemente il cazzo dal mio culo
“Siete due stronzi, oltre ad essere due idioti. Vi ho beccati io, ma avrebbe potuto beccarvi mia moglie o, peggio, Serena. Coglioni, oltre che stronzi”
“Dai papà, teniamoci questo segreto, per favore, non facciamo succedere un casino, sarebbe la fine della nostra famiglia”.
“Sì Dino, abbiamo fatto una stronzata, ma se rimane tra noi, avremo modo di dimenticare”.
Stavo per scendere dal letto e vestirmi, quando papà mi gelò
“Ti vuoi vestire? Avevo pensato di tenere questo segreto per noi, ma anche altri segreti”, lo disse slacciandosi la cinta e sbottonando i pantaloni; tirò fuori un cazzo notevole che non esitai a guardare ed ammirare
“Papà”, esclamai con stupore
Si avvicinò, mi accarezzò il viso ed avvicinò il cazzo alla mia bocca; lo guardai, gli sorrisi, lo presi in mano, lo scappellai ed iniziai a leccarlo. Papà mi prese la testa e mi ficcò il cazzo in bocca obbligandomi a pompare, guardò il genero e gli disse
“Inculala, mentre questa troia me lo lecca”
Sentirmi chiamare troia, da mio padre mi sorprese, ma mi eccitò da morire. Non avrei mai pensato che, nel giro di pochissimo, sarebbe diventato il mio padrone, e mi avrebbe convinto a fare cose inimmaginabili, già da quel pomeriggio.
Omar cercò di superare il primo momento di imbarazzo, non aveva detto una parola, si avvicinò e mi accarezzò il culo; io mi misi carponi, senza smettere di spompinare mio padre, scodinzolando come una cagna per invitarlo a raccogliere il suggerimento di papà; appoggiò il cazzo sul mio piccolo buco; lo sentii riprendere a crescere. Mi prese per i fianchi e riuscì a riprendere il posto nel mio culo. Iniziò a pompare sbattendomi con forza; mi aggrappai ai fianchi di papà per poter spompinare il suo cazzo; realizzai che, in un colpo solo, stavo facendo cornuta sia mia madre che mia sorella e mi sentii onnipotente.
Sentivo le loro eccitazioni crescere; Omar era sempre più ruvido nell’incularmi, mentre papà si stava gustando il pompino e sentivo il cazzo pulsare continuamente nella mia bocca.
Mi strattonava per i capelli, ficcandomi il cazzo in gola e scopandomi selvaggiamente la bocca tanto da produrre un rumore osceno tra la saliva ed il cazzo che sbatteva sulle mie pareti orali.
Volevo esaudire un mio atavico desiderio
“prendetemi insieme”, dissi con la voce più suadente e lussuriosa che riuscii ad avere.
“Papà, scopami, voglio sentire il tuo cazzo nella mia figa”.
Papà si stese sul letto e mi misi a cavalcioni su di lui facendo scivolare la verga dentro di me. Non potevo crederci, stavo scopando con mio padre.
Omar mi prese per i fianchi e riprese ad incularmi.
Mi sentivo piena ed appagata e proruppi in un orgasmo che sembrava non finire mai; mi accasciai sul petto di papà, esausta e contenta, avendo abbandonato ogni sorta di imbarazzo.
Dovevano godere loro due, ma non avevo fatto i conti con il sadismo improvviso ed inaspettato di mio padre.
“Omar, rompiamole il culo”
“Che vuoi fare?” rispose mio cognato
“Inculiamola insieme”
“Siete pazzi”, intervenni immediatamente, “Vi prego, fate piano”, mi ritrovai a supplicarli
Mi sistemarono carponi, Omar si allontanò e tornò con una corda; mi prese per i polsi e mi legò le braccia dietro alla schiena; mi ritrovai ad eccitarmi.
Mi accasciai con il volto sul materasso ed il culo oscenamente proteso all’infuori; sollevai il bacino ed allargai le cosce per cercare di aprirlo il più possibile. Papà mi prese per i fianchi e scivolò facilmente con il cazzo nel mio culo; Omar si mise a cavalcioni sulla mia schiena, davanti a papà e forzò l’ingresso del mio culetto, già occupato dalla verga di papà
“Piano vi prego, ahiaaaaa, noooooo, mi fate maleeeeee, ahiaaaaa, nooooooooo”
Omar era entrato, non so come, ma era entrato e mi ritrovai ad avere due cazzi nel culo; iniziarono a pompare in sincronia
“Ahiaaaa, siiii, ahiaaaa, pianooooo, siiiiii, noooo, ahiaaaaa, mi state rompendo tutta…ahiaaaa, siiiiiiiiiiiiiiiiii, siete due porci, due stronzi, scommetto che mia madre e mia sorella non vi hanno mai fatto impazzire così tanto”, volevo vendicarmi ed usai mamma e Serena per colpirli, ma ottenni solo più violenza e più sadismo
“Sei una troia”, disse mio cognato
“Una lurida vacca”, aggiunse mio padre
“Me lo state rompendo, ahiaaaa, siiiiiiiiiiiiiii”
trascorse non so quanto tempo, ma mi parve infinito per il dolore e pochissimo per il piacere che stavo provando, finché raggiunsero l’apice e volevano sborrare.
Papà si sfilò, lasciando campo libero ad Omar che mi prese per i fianchi e pompò violentemente nel mio culo, finché papà gli disse
“Sborriamole in faccia”
“Lo sapevo” risposi
Mi stesi sul letto. Loro due ai fianchi. Li guardavo, Omar si segava con foga, mentre papà era lento nel movimento, ma aveva gli occhi iniettati di sangue, con lo sguardo eccitatissimo; lo vidi prendere il cazzo, scappellarlo ed avvicinarlo al mio volto, iniziò a sborrare, dopo qualche secondo lo seguì anche Omar.
“Siiiiiiii, sborrooooooooo”, urlò papà, “cazzooooooooo godoooooooooooooo”
“Cazzooooooo Dino, ma quanta ne hai…siiiiiiii…tutta in faccia a ‘sta troia”
Due sborrate senza fine, tutte a coprirmi il viso. Mi ritrovai la faccia piena di sborra. Rimasi immobile, con gli occhi chiusi che iniziavano a bruciare
“Mi portate qualcosa per pulirmi?”, chiesi ingenuamente.
Non mi accorsi che papà aveva preso il telefono ed aveva scattato diverse fotografie, aggiunte ad altre precedenti, prima di manifestarsi mentre mi facevo inculare da Omar. Lo venni a sapere nei giorni seguenti.
“Aspetta”, disse Omar, “ho un’idea migliore. Alla troia di tua figlia piace farsi pisciare in faccia”
“è vero, troietta?”, mi chiese mio padre; decisi di provocarli
“Siiiii…pisciatemi in faccia, insieme, voglio essere travolta da una cascata di piscio”
Mi aiutarono ad alzarmi dal letto (avevo sempre gli occhi chiusi, completamente coperti di sborra), mi inginocchiai sul pavimento ed attesi, con il viso un po’ sollevato verso l’alto per non far colare lo sperma.
Iniziarono a farla, sentii il doppio getto caldo sulla mia faccia; lo sperma iniziò a sciogliersi ad a colare insieme con quei continui schizzi di pipì, aprii la bocca e cercai di aprire anche gli occhi.
Erano due invasati; con il cazzo in mano, mi stavano pisciando in faccia, con gli occhi da fuori, quasi increduli, ma certamente, fuori ogni controllo di lucidità. Urlavano qualsiasi offesa nei miei confronti, chiamandomi cesso, latrina, pisciatoio; scaricarono tutta l’eccitazione accumulata.
Li lasciai terminare di pisciarmi in faccia. Aprii gli occhi, mi porsero i cazzi da leccare, con le ultime gocce di pipì da pulire. Ero inginocchiata in una pozza di piscio; non me l’aspettavo, papà mi afferrò per i capelli e mi spinse la testa verso il pavimento, sollecitandomi a leccare
“Fammi vedere bene come lecchi per terra, tutto il piscio”
Lo feci con la punta della lingua
“Bene, ho detto, slappa per bene, lecca tutto”
Lo feci, leccai a lingua piena, per terra, ovunque ci fosse piscio.
Mi alzai, ero sfinita. Mi buttai sul materasso
“Mi avete devastato”
“Sei fantastica, Gianna”, disse papà
“Voi non siete normali, cazzo mi avete completamente rotta e mi sento il piscio ovunque”
“Mi è venuta un’idea”, disse papà
“Ancora?”, risposi
“Si, aspettami qui”
Papà si allontanò, lasciandomi sul letto, completamente bagnata di piscio; lo sentii entrare in bagno
“Ma dov’è andato?”, chiesi ad Omar
“Credo in bagno”
“Cosa vuole farmi fare?”
“Non ne ho idea”
“Abbiamo fatto un casino”
“Però abbiamo rimediato”
“Si, scopando con mio padre”
“Non avrei mai immaginato che ti volesse scopare”
“Nemmeno io, pensavo gli piacesse guardarmi, ma non avrei mai pensato che arrivassimo a tanto”
“Credo abbia ancora altro in mente”
“Chissà cosa succede adesso; forse divento l’amante di mio padre, che casino”
Sentimmo tirare lo scarico e subito dopo papà comparve sull’uscio della camera da letto. Senza dire una parola, tenendosi il cazzo in mano, venne sul letto, si fece spazio e si mise carponi, sollevando il culo
“Leccamelo”, mi disse soltanto
Non avevo ancora compreso, e non capivo la sua richiesta di leccargli il culo; non avevo alcun problema a farlo, perciò mi sollevai e gli andai dietro.
Gli allargai le chiappe e…
“Papà, no”
Mi allontanai un po’, restando sempre piegata dietro di lui
“Fallo!”
“No, papà, non ce la faccio”
Si allargò le chiappe con le mani; vedevo distintamente il buco del culo sporco di merda
“Fallo, leccami e puliscimi”
Omar guardava incredulo.
Il suo tono non ammetteva repliche; raccolsi i capelli dietro la nuca, guardai Omar, quindi provai di nuovo
“Ti prego, papà”
“Non me lo far ripetere”
Mi avvicinai con la bocca; cercai di non respirare per la puzza di cacca; leccai con la punta della lingua intorno all’ano, cercando di evitare la merda.
“Pulisci bene, leccami e non terminare finché non avrai leccato tutto”
Mi feci forza, non so nemmeno come, iniziai a leccargli l’ano, completamente pieno di merda; interruppi solo per reprimere i primi, inevitabili, conati di vomito, superai la crisi e ripresi, sentendo il sapore della merda. Lo leccai intorno all’ano, sperando di evitare una pulizia accurata.
“Infila la lingua nel culo e leccami la merda, troia”
Mi feci ancora più forza, gli infilai la punta della lingua, trovai un bel po’ di merda e la leccai.
Avevo le mani sulle sue natiche, tenendole larghe per pulirlo bene ed a fondo.
Papà aveva il cazzo di nuovo duro e mi disse di prenderlo in bocca.
Avrei voluto correre in bagno a lavarmi la bocca, ma, rassegnata, mi stesi sotto di lui, gli presi il cazzo in mano ed iniziai a leccargli la cappella; mi soffermai sul prepuzio ed intorno al glande, contestualmente lo segai lentamente
“Continua Gianna, continua…meraviglioso, continua, non ti fermare”.
Omar mi prese da sotto le ginocchia e mi penetrò nella figa.
Mi chiavò a fondo, sino a godere
“Ti ingravido, lurida vacca”, urlò Omar, sborrandomi dentro.
Intanto, circondai con il pollice e l’indice il cazzo di papà, segandolo più veloce e continuando a leccarlo finché, iniziò a sborrarmi in bocca.
Provai sollievo ad avere un sapore diverso dalla merda, raccolsi lo sperma e lo ingoiai avidamente.
Scrollò le ultime gocce sulla mia lingua e si sollevò dalla posizione; Omar aveva sfilato il cazzo dalla figa e rivoli di sperma colavano tra le mie gambe.
Mi alzai dal letto; andai in bagno, avevo bisogno di lavarmi la bocca. Acqua, dentifricio e collutorio non servirono a molto; ogni rigurgito, si ripresentava il sapore disgustoso della merda.
Papà ed Omar mi raggiunsero in bagno
“Sei stata davvero brava, ma ti dovrai abituare; mi leccherai il culo sporco ogni volta che ne avrò voglia”
“Perché Papi?”
“Perché così nessuno saprà che ti scopi tuo cognato”
“Mi hai scopato anche tu”
“E lo faremo ancora molte altre volte”
“Mi stai ricattando?”
“Se anche fosse?”
“Papà, non possiamo fare gli amanti”
“Non lo faremo, infatti. Io sarò il tuo padrone e tu farai quel che ti ordinerò io”
“Sei un porco”
“Tu sei una puttana, coppia perfetta”.
Papà mi prese per i capelli e mi spostò vicino al water
“Le vedi le strisce di merda sulle pareti del cesso?”
“Si”
“Ogni volta che ci sono tracce di merda, le devi pulire con la lingua”
“No, papà, ti prego, basta”
Per tutta risposta mi spinse la testa dentro la tazza del water
“Lecca, troia”
Mi ritrovai, di nuovo a leccare la merda; non contenti, si misero, entrambi, a pisciarmi sulla testa. Continuai a leccare le pareti del water, sotto il continuo getto di due pisciate.
Quando terminarono di urinare, papà mi strattonò per i capelli, sollevandomi la testa.
“Adesso succhia il fondo”
Mi ficcò nuovamente la testa nel cesso
“Fai sentire come succhi il piscio sul fondo”
Lo feci, risucchiando rumorosamente il fondo del cesso. Finalmente mi lasciarono alzare la testa e tirarla fuori dal water. Mi fecero rimanere carponi, papà si allontanò per tornare con tre zucchine; due erano enormi, una un po’ più piccola. Mi infilò la prima, la più grande nella figa. Iniziai a sussultare. La seconda me la infilò nel culo, muovendola insieme con quella nella figa. Iniziai a gemere; prese la terza zucchina
“Questa dove la mettiamo?” chiese papà ad Omar
“Vi prego, non fatemi male”
“Mettiamola nel culo”
Papà forzò e riuscì a mettermi due zucchine nel culo ed una nella figa; stavo impazzando, di dolore e di piacere; mi sentivo completamente devastata
“Cazzoooooo…siiiiiiiiii…ahiaaaa…siiiiiiiiii…”
Mi fece godere, quello stronzo sadico di mio padre, mi fece godere ancora.
Finalmente si acquietarono; mi sfilò le zucchine e mi permise di alzarmi. Barcollai, tornai in camera da letto e mi distesi, distrutta, sul materasso.
Mi raggiunsero subito dopo, sia papà che Omar. Avevo una sensazione mista di rassegnazione, eccitazione, risentimento, ma anche una voglia incredibile di essere usata ed umiliata; mi era sempre piaciuto il ruolo della sottomessa, adesso stavo provando l’adrenalina di esserlo. Omar, in tutto questo, se ne stava quasi in disparte, una comparsa sotto la guida di papà.
“Vestiti, torniamo a casa”
“Devo farmi una doccia, non posso tornare a casa tua in queste condizioni”
“Fai presto”.
Tornammo a casa e la serata proseguì con tanta ipocrisia, da parte di noi tre, che fingemmo fosse tutto normale, quando, in realtà, di normale, in quella situazione c’era ben poco.
La conferma arrivò l’indomani mattina.
Era sabato, e non andai al lavoro; mi svegliai con calma; in casa c’era silenzio; mi alzai e andai in cucina per fare colazione. Sembrava non ci fosse nessuno; stavo bevendo il caffè, quando comparve Omar, completamente nudo
“Che fai nudo?”
“Ci siamo solo io e tuo padre”
“mamma e Serena dove sono?”
“Sono andate a salutare tua nonna; staranno lì tutta la mattina a preparare il pranzo, noi le raggiungiamo dopo”
“Cosa vuoi, con quel cazzo da fuori?”
“Leccamelo”
Si avvicinò, porgendomi il cazzo, già duro; lo presi in mano, lo scappellai, e lo leccai, partendo dal glande; lo misi in bocca e lo pompai, quindi lo sfilai, e gli leccai le palle; iniziai a sentire puzza; infatti Omar si girò, si piegò in avanti, allargò le chiappe con le mani
“Lecca anche a me il culo sporco”
“Stronzo”
“Puttana, lecca”
Mi alzai dalla sedia e mi inginocchiai dietro mio cognato; gli presi le chiappe con le mani e le allargai; iniziai a leccarlo; prima intorno all’ano, pian piano mi avvicinai al buco, con le tracce di merda evidenti. Aveva un sapore erbaceo, ripugnante, ma più gradevole rispetto a quella di papà; sorrisi tra me e me, stavo ragionando come se fossi una degustatrice di merda.
Lo pulii a fondo e mi sentii chiamare da papà; mi alzai e lo raggiunsi, era nel bagno. Aprii la porta, era in piedi, le mani sul muro, piegato in avanti.
“Ho appena finito di cagare, sai bene quel che devi fare”
“No, papà, per favore, ho appena finito di pulire il culo di Omar”
“Meglio, hai già la bocca di merda”
Nuovamente sconfitta, mi avvicinai a papà, mi inginocchiai e, con le mani ad allargargli le chiappe, gli leccai il culo sporco di merda.
Omar ci raggiunse, mi venne da dietro, mi prese per i fianchi e mi penetrò nella figa, mentre continuavo a leccare il culo di papà; mi aggrappai ai suoi fianchi, perché Omar aveva preso a pompare con forza. Papà si allargò le chiappe, per permettermi una pulizia accurata con la lingua; lo penetrai con la lingua, nell’ano, che, ovviamente, trovai pieno di merda: lo segai con una mano, facendolo sborrare direttamente nel cesso.
Anche Omar, sfilò il cazzo dalla figa, e si mise a sborrare nel water.
Quel che mi fecero fare fu davvero schifoso.
La tazza del gabinetto era piena di piscio, merda e sperma, mi infilarono la testa e mi fecero leccare le pareti; riuscii ad evitare di arrivare sino in fondo, dove stava la merda, ma dovetti leccare tutto ciò che stava sulle pareti, bagnate di piscio, sporche di merda, con evidenti tracce di sperma.
Sollevai la testa fuori dal cesso; era prima mattina ed ero già stravolta ed umiliata. Ma non erano contenti, non sembravano mai soddisfatti delle continue umiliazioni a cui mi sottoponevano; soprattutto papà, aveva assunto il ruolo di padrone sadico. Mi disse di mettermi in ginocchio, davanti al cesso, con la testa reclinata all’indietro, con i capelli che scendevano nella tazza. Loro si misero ai lati ed iniziarono a pisciarmi in faccia; raccolsi le loro due pisciate, in faccia, in bocca, sui capelli, colarono giù nel fondo del cesso, ancora sporco di merda.
Terminarono di usarmi per svuotare le vesciche e mi fecero girare; vidi una poltiglia in fondo al cesso e temetti l’ineluttabile.
Papà mi prese per i capelli e mi spinse la testa di nuovo nel cesso; abbassò la tavoletta sulla mia testa, spingendomela giù; respiravo la puzza di merda; mi spinse la testa sempre più giù e toccai con le labbra, quella poltiglia immonda.
Sollevarono la tavoletta e mi presero per i capelli, facendomi, finalmente, alzare; avevo, in faccia, i segni della merda; scoppiarono a ridere mentre mi fecero specchiare: ero inguardabile. Papà, quello stronzo, mi fotografò con la merda spiaccicata sulle labbra ed in faccia.
“Adesso ti pulisci la faccia con le dita e te le lecchi davanti a noi”
I due porci iniziarono a masturbarsi, mentre con le dita scorrevo sul viso sporco di merda, e me le infilavo in bocca, leccandole.
Fu l’inizio di una storia incredibile che sconvolse la mia vita.
Ancora oggi sono la puttana al servizio della famiglia
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