Gianna puttana in famiglia - Secondo episodio: il viaggio di ritorno
di
giannadim1982
genere
dominazione
Prologo
Erano cambiati i programmi; con una scusa, Dino aveva fatto in modo di tornare con la figlia e Serena avrebbe raggiunto, con suo marito Omar, la moglie a Riccione.
Dino e Gianna sarebbero partiti in macchina, di sera tardi.
Gianna non avrebbe mai immaginato che tipo di viaggio avrebbe fatto.
--- -- --- -- ---
Verso le 20.30 mi presentai all’hotel dei miei; Serena sarebbe arrivata la mattina dopo. Salutammo la mamma e ci mettemmo in macchina.
Appena fuori città, imboccata l’autostrada, papà entrò subito in un autogrill, prese un sacchetto dal portabagagli e me lo dette
“Cambiati, viaggerai con quest’abito”
Presi il sacchetto, incuriosita ed andai verso la toilette.
Mi chiusi in un bagno e presi il contenuto del sacchetto; c’era un paio di scarpe décolleté classico nero, tacco12 ed un abito che corto è un eufemismo.
Due sottilissime bretelline sorreggevano il décolleté, mentre la parte bassa era costituita da una cortissima microgonna, che a stento copriva il culo, lasciando intravedere la bassa parte delle natiche; in aggiunta, aveva due profondissimi spacchi; ero, praticamente, nuda. Ovviamente non indossavo, già da prima, nessun intimo.
Misi i leggings ed il top nel sacchetto, ed uscii dal bagno.
Andai di corsa verso la vettura di papà e salii
“Sono nuda”
“Lo so. Devo fare il pieno, ma non ho intenzione di spendere un euro; vai dentro e chiedi al benzinaio se ci fa il pieno, in cambio di un pompino”
“Papi, vuoi farmi fare la puttana?”
“Si”, fu la sua risposta laconica.
Scesi, tra l’incazzata e l’eccitata.
Entrai e c’erano due clienti; feci un giro tra gli scaffali, facendomi notare (non era molto difficile, considerando il mio abbigliamento).
I due clienti uscirono ed il benzinaio mi chiesi se avessi bisogno di qualcosa
“Si, dobbiamo fare il pieno, ma non abbiamo soldi”
Mi guardò, sorrise
“Cosa mi dai in cambio?”
“Se andiamo in un posto appartato, te lo succhio e ti svuoto le palle”
“A me ed ai miei due colleghi”
Mi fece entrare in un ufficio retrostante, dove stavano i suoi due colleghi.
“Ragazzi, la signora non ha soldi, ma ha bisogno del pieno alla macchina. In cambio ci svuota i coglioni”.
Si alzarono ed iniziarono a palparmi; in poco tempo mi ritrovai con l’abito sfilato, indosso solo le scarpe; mi spinsero in ginocchio e loro tre intorno a me. Li spompinai, tenendo un cazzo in bocca e gli altri due, uno per mano; così a turno finché non sborrarono.
Mi vennero in faccia ed in bocca.
Rimasi in ginocchio, mentre lo sperma mi colava dal viso, andando a formare una pozza sul pavimento.
Mi presero per i capelli e mi obbligarono a leccarla.
Mi piegai, mostrando loro le labbra della figa bagnatissime.
“La troia è bagnata. Prendi la mazza”, disse uno di loro.
L’altro tornò subito dopo con una mazza di dimensioni notevoli, me la infilarono nella figa e mi scoparono con quella. Urlai di piacere, continuando a leccare il pavimento.
“Ti sei guadagnata il pieno”.
Mi rivestii ed uscii, raggiungendo papà alla macchina.
Uno dei tre stava rifornendo di carburante.
“Quando volete tornare, facciamo il pieno alla macchina, e non solo alla macchina”.
Sorridemmo tutti.
Ci rimettemmo in marcia.
“Il viaggio è ancora lungo”, mi disse papà.
--- -- --- -- ---
Dino aveva visto tornare la figlia, con la faccia stravolta.
Si misero in macchina
“Ne ho dovuti spompinare tre”, disse Gianna
“Bene, sono anche pochi, per una puttana come te”
“Sarà tutto così il viaggio?”
“Anche peggio”
“Del resto mi hai fatto vestire come una puttana. Ho sete”
Dino allungò una bottiglietta a Gianna che la prese e bevve
“Cazzo, papi, ma questo è piscio”
“Potrai bere solo pipì”
--- -- --- -- ---
Trascorse forse un’ora; mi ero un po’ appisolata, quando papà entro in un altro autogrill e diresse la macchina verso lo spiazzo di parcheggio dei tir. Era affollato di camion. Avevo timore a scendere
“Che vuoi fare?”
“Ne conosco un paio, ci vado a parlare”
“Per fare cosa”
“Tu aspettami qui”.
Papà scese. Lo vidi avvicinarsi ad un gruppo di camionisti. Si salutò amichevolmente con un paio e, parlando, si girò, indicando la nostra macchina. Mi chiamò sul cellulare
“Scendi e raggiungici”
Lo feci. Sentii subito un brusio di approvazione mentre mi avvicinavo
“Lei è Gianna. Io vado in autogrill a mangiare qualcosa. Voi divertitevi”
Lo guardai con aria interrogativa
“Tu obbedisci ai loro ordini. Gli ho detto quanto sei troia”
Papà sparì dalla mia vista; fui presa per un braccio e portata, anzi trascinata dalla parte opposta all’autogrill; in un angolo del parcheggio, al buio, c’era una roulotte.
Entrammo. C’era solo materasso matrimoniale, buttato per terra; putrido e consumato. Mi dissero di spogliarmi e rimasi nuda con le sole scarpe ai piedi.
Erano dodici uomini, tutti camionisti, tutti in viaggio e tutti allupati.
Mi presero a turno, insieme, a gruppi di due, tre, quattro.
Sentivo le loro mani dappertutto, mi penetrarono con violenza nella figa e nel culo.
Continuavo a mulinare la lingua senza sosta. Cazzi su cazzi, sapori diversi.
Mi infilarono di tutto, sia nella figa che nel culo, dai cazzi, alle dita, alle mani, ad altri oggetti grossi.
Ululavo di piacere.
Iniziarono a sborrare. In faccia, in bocca, sui capelli, nella figa, nel culo
“Ingoia, puttana”
“Ti faccio una maschera di sborra, troia”
“Ti ingravido, lurida vacca”
“Ti faccio un clistere di sperma, zoccola”
Era un continuo di offese, minacce, promesse. Non ero una donna, ero solo una svuota coglioni.
“Lecca per terra”.
Mi misi carponi e leccai il pavimento putrido.
In cinque si presentarono con le scarpe ai piedi e mi costrinsero a leccare le suole.
Ero distrutta, piena di sperma ovunque; mi lasciarono sola per qualche minuto; restai stesa, provai a chiudere gli occhi.
Entrarono in quattro, altri quattro.
Erano rozzi, sporchi, brutti, arrapati.
Si spogliarono; uno venne a sedersi sulla mia bocca.
Allargai le chiappe; c’era vistose tracce di merda. Iniziai a leccare.
“Ragazzi, ho appena cagato e questa troia me lo sta pulendo con la lingua”
Scoppiarono a ridere.
Gli altri tre, a turno, mi scoparono.
Godevo come una pazza, venivo trattata peggio di una schiava e godevo.
Mi fecero girare, ammirarono il mio culo.
Uno mi infilò tutta la mano; strabuzzai gli occhi. Me lo allargò ancora di più.
“Qui ci vanno due cazzi”
“No vi prego”, provai a dire.
Mi zittirono infilandomi un cazzo in bocca ed in due provarono ad incularmi insieme.
Li sentii entrare, mi spaccarono il culo e mi penetrarono insieme.
Quasi svenni.
Godettero tutti e quattro nella mia bocca.
Entrarono altri due; anche loro avevano appena finito di cagare e si fecero leccare il culo sporco di merda.
Mi fecero alzare ed uscire dalla roulotte.
Mi portarono in un bagno chimico lì accanto. Con la porta di ingresso aperta, mi fecero mettere carponi di fronte al cesso.
Mi abbassarono la testa nella tazza, sporca di piscio e di merda.
Mi incularono e mi scoparono, mentre ero obbligata a leccare le pareti sporche del water.
Terminarono.
Ero distrutta.
Mi fecero rimanere in ginocchio, nel parcheggio, e mi sborrarono in faccia e sui capelli; prima di salutarmi mi fecero una doccia di piscio.
Mi alzai tremolante ed andai verso la macchina.
Puzzavo terribilmente, entrai, mi sedetti e mi addormentai.
Arrivammo a casa…
Erano cambiati i programmi; con una scusa, Dino aveva fatto in modo di tornare con la figlia e Serena avrebbe raggiunto, con suo marito Omar, la moglie a Riccione.
Dino e Gianna sarebbero partiti in macchina, di sera tardi.
Gianna non avrebbe mai immaginato che tipo di viaggio avrebbe fatto.
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Verso le 20.30 mi presentai all’hotel dei miei; Serena sarebbe arrivata la mattina dopo. Salutammo la mamma e ci mettemmo in macchina.
Appena fuori città, imboccata l’autostrada, papà entrò subito in un autogrill, prese un sacchetto dal portabagagli e me lo dette
“Cambiati, viaggerai con quest’abito”
Presi il sacchetto, incuriosita ed andai verso la toilette.
Mi chiusi in un bagno e presi il contenuto del sacchetto; c’era un paio di scarpe décolleté classico nero, tacco12 ed un abito che corto è un eufemismo.
Due sottilissime bretelline sorreggevano il décolleté, mentre la parte bassa era costituita da una cortissima microgonna, che a stento copriva il culo, lasciando intravedere la bassa parte delle natiche; in aggiunta, aveva due profondissimi spacchi; ero, praticamente, nuda. Ovviamente non indossavo, già da prima, nessun intimo.
Misi i leggings ed il top nel sacchetto, ed uscii dal bagno.
Andai di corsa verso la vettura di papà e salii
“Sono nuda”
“Lo so. Devo fare il pieno, ma non ho intenzione di spendere un euro; vai dentro e chiedi al benzinaio se ci fa il pieno, in cambio di un pompino”
“Papi, vuoi farmi fare la puttana?”
“Si”, fu la sua risposta laconica.
Scesi, tra l’incazzata e l’eccitata.
Entrai e c’erano due clienti; feci un giro tra gli scaffali, facendomi notare (non era molto difficile, considerando il mio abbigliamento).
I due clienti uscirono ed il benzinaio mi chiesi se avessi bisogno di qualcosa
“Si, dobbiamo fare il pieno, ma non abbiamo soldi”
Mi guardò, sorrise
“Cosa mi dai in cambio?”
“Se andiamo in un posto appartato, te lo succhio e ti svuoto le palle”
“A me ed ai miei due colleghi”
Mi fece entrare in un ufficio retrostante, dove stavano i suoi due colleghi.
“Ragazzi, la signora non ha soldi, ma ha bisogno del pieno alla macchina. In cambio ci svuota i coglioni”.
Si alzarono ed iniziarono a palparmi; in poco tempo mi ritrovai con l’abito sfilato, indosso solo le scarpe; mi spinsero in ginocchio e loro tre intorno a me. Li spompinai, tenendo un cazzo in bocca e gli altri due, uno per mano; così a turno finché non sborrarono.
Mi vennero in faccia ed in bocca.
Rimasi in ginocchio, mentre lo sperma mi colava dal viso, andando a formare una pozza sul pavimento.
Mi presero per i capelli e mi obbligarono a leccarla.
Mi piegai, mostrando loro le labbra della figa bagnatissime.
“La troia è bagnata. Prendi la mazza”, disse uno di loro.
L’altro tornò subito dopo con una mazza di dimensioni notevoli, me la infilarono nella figa e mi scoparono con quella. Urlai di piacere, continuando a leccare il pavimento.
“Ti sei guadagnata il pieno”.
Mi rivestii ed uscii, raggiungendo papà alla macchina.
Uno dei tre stava rifornendo di carburante.
“Quando volete tornare, facciamo il pieno alla macchina, e non solo alla macchina”.
Sorridemmo tutti.
Ci rimettemmo in marcia.
“Il viaggio è ancora lungo”, mi disse papà.
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Dino aveva visto tornare la figlia, con la faccia stravolta.
Si misero in macchina
“Ne ho dovuti spompinare tre”, disse Gianna
“Bene, sono anche pochi, per una puttana come te”
“Sarà tutto così il viaggio?”
“Anche peggio”
“Del resto mi hai fatto vestire come una puttana. Ho sete”
Dino allungò una bottiglietta a Gianna che la prese e bevve
“Cazzo, papi, ma questo è piscio”
“Potrai bere solo pipì”
--- -- --- -- ---
Trascorse forse un’ora; mi ero un po’ appisolata, quando papà entro in un altro autogrill e diresse la macchina verso lo spiazzo di parcheggio dei tir. Era affollato di camion. Avevo timore a scendere
“Che vuoi fare?”
“Ne conosco un paio, ci vado a parlare”
“Per fare cosa”
“Tu aspettami qui”.
Papà scese. Lo vidi avvicinarsi ad un gruppo di camionisti. Si salutò amichevolmente con un paio e, parlando, si girò, indicando la nostra macchina. Mi chiamò sul cellulare
“Scendi e raggiungici”
Lo feci. Sentii subito un brusio di approvazione mentre mi avvicinavo
“Lei è Gianna. Io vado in autogrill a mangiare qualcosa. Voi divertitevi”
Lo guardai con aria interrogativa
“Tu obbedisci ai loro ordini. Gli ho detto quanto sei troia”
Papà sparì dalla mia vista; fui presa per un braccio e portata, anzi trascinata dalla parte opposta all’autogrill; in un angolo del parcheggio, al buio, c’era una roulotte.
Entrammo. C’era solo materasso matrimoniale, buttato per terra; putrido e consumato. Mi dissero di spogliarmi e rimasi nuda con le sole scarpe ai piedi.
Erano dodici uomini, tutti camionisti, tutti in viaggio e tutti allupati.
Mi presero a turno, insieme, a gruppi di due, tre, quattro.
Sentivo le loro mani dappertutto, mi penetrarono con violenza nella figa e nel culo.
Continuavo a mulinare la lingua senza sosta. Cazzi su cazzi, sapori diversi.
Mi infilarono di tutto, sia nella figa che nel culo, dai cazzi, alle dita, alle mani, ad altri oggetti grossi.
Ululavo di piacere.
Iniziarono a sborrare. In faccia, in bocca, sui capelli, nella figa, nel culo
“Ingoia, puttana”
“Ti faccio una maschera di sborra, troia”
“Ti ingravido, lurida vacca”
“Ti faccio un clistere di sperma, zoccola”
Era un continuo di offese, minacce, promesse. Non ero una donna, ero solo una svuota coglioni.
“Lecca per terra”.
Mi misi carponi e leccai il pavimento putrido.
In cinque si presentarono con le scarpe ai piedi e mi costrinsero a leccare le suole.
Ero distrutta, piena di sperma ovunque; mi lasciarono sola per qualche minuto; restai stesa, provai a chiudere gli occhi.
Entrarono in quattro, altri quattro.
Erano rozzi, sporchi, brutti, arrapati.
Si spogliarono; uno venne a sedersi sulla mia bocca.
Allargai le chiappe; c’era vistose tracce di merda. Iniziai a leccare.
“Ragazzi, ho appena cagato e questa troia me lo sta pulendo con la lingua”
Scoppiarono a ridere.
Gli altri tre, a turno, mi scoparono.
Godevo come una pazza, venivo trattata peggio di una schiava e godevo.
Mi fecero girare, ammirarono il mio culo.
Uno mi infilò tutta la mano; strabuzzai gli occhi. Me lo allargò ancora di più.
“Qui ci vanno due cazzi”
“No vi prego”, provai a dire.
Mi zittirono infilandomi un cazzo in bocca ed in due provarono ad incularmi insieme.
Li sentii entrare, mi spaccarono il culo e mi penetrarono insieme.
Quasi svenni.
Godettero tutti e quattro nella mia bocca.
Entrarono altri due; anche loro avevano appena finito di cagare e si fecero leccare il culo sporco di merda.
Mi fecero alzare ed uscire dalla roulotte.
Mi portarono in un bagno chimico lì accanto. Con la porta di ingresso aperta, mi fecero mettere carponi di fronte al cesso.
Mi abbassarono la testa nella tazza, sporca di piscio e di merda.
Mi incularono e mi scoparono, mentre ero obbligata a leccare le pareti sporche del water.
Terminarono.
Ero distrutta.
Mi fecero rimanere in ginocchio, nel parcheggio, e mi sborrarono in faccia e sui capelli; prima di salutarmi mi fecero una doccia di piscio.
Mi alzai tremolante ed andai verso la macchina.
Puzzavo terribilmente, entrai, mi sedetti e mi addormentai.
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