Un bagno per due.

di
genere
incesti

Storie e persone non fanno riferimento a fatti realmente accaduti, ma sono frutto della fantasia e dell’immaginazione.

Il vapore saliva dalla vasca. Maya lasciò cadere qualche goccia di olio nell’acqua e osservò il cerchio che si allargava. Un gesto semplice, quasi distratto.
Il pensiero di Lui tornò, rapido. La sua voce, il suo profumo, frammenti che non facevano più male. C’era nostalgia, sì, ma anche una certa leggerezza, come se quei ricordi fossero diventati un gioco segreto.
Provò l’acqua con la mano. Il calore le rimase sulla pelle. Si concesse un mezzo sorriso, forse fuori luogo: il passato poteva restare lì, fermo, mentre preparava il bagno per il fratello.
“Teo, Teodoro… vieni, l’acqua è pronta!”. Lentamente il fratello si presentò sulla porta del bagno ancora totalmente vestito, con le scarpe e la giacca invernale.
“Ma non ti sei spogliato? Dai che non possiamo impiegare tutto il pomeriggio per fare un bagno!”
Aiutò il fratello a spogliarsi, quasi dovette spingerlo nella vasca, raccolse i vestiti e se ne andò.
Ritornò al PC, per l’indomani avrebbe dovuto preparare una lezione per la sua classe preferita e voleva dedicare a quel lavoro il tempo necessario.
Si immerse nella presentazione e, solo al rintocco delle campane vicine, si rese conto di quanto tempo fosse trascorso. Dalla sala da bagno non arrivava alcun rumore, nessuna voce.
Insospettita e un po’ preoccupata si diresse verso il locale dove il fratello si stava lavando.
“Ma Teo! Sei rimasto immobile e non ti sei ancora lavato?”.
Il fratello annuì col capo ma non disse nulla.
“Vabbè, dai, ti aiuto a lavarti”. Non era la prima volta, anzi, ormai si era abituata a gestire l’igiene del fratello.
Da qualche anno il fratello era tormentato da una patologia intermittente e inspiegabile. Dopo la morte dei genitori, Teodoro sembrava condurre una doppia esistenza: da un lato la vita ordinaria, fatta di lavoro — il suo impiego di usciere al Comune di Torania — e di una quieta routine privata; dall’altro, periodi improvvisi di “assenza”, in cui scivolava in uno stato di quasi totale incapacità di gestirsi da solo. La particolarità di questa forma di disturbo era l’amnesia completa che lo colpiva al risveglio, cancellando ogni traccia dei giorni trascorsi nella sua ombra.
Per fortuna quei momenti duravano poco, ma bastavano a incrinare la continuità della vita di Teodoro e, inevitabilmente, anche quella della sorella.
Maya si spogliò della felpa e rimase con la maglietta, in casa non portava mai il reggiseno e le sue mammelle, voluminose, si muovevano un po’ scomposte.
Iniziò a lavare la schiena di Teo e poi passò al petto, il tocco familiare scatenò in lui una lenta ma evidente reazione.
Maya continuò a lavare il fratello, le mancava il contatto con un uomo. In realtà un uomo c’era stato dopo che Lui l’aveva lasciata, ma non era stato nulla.
Maya continuò a lavare il fratello, le mancava sentire sotto le proprie dita il palpitare del sesso maschile. Maya continuò a lavare il fratello, scese fino al basso ventre ma lì si fermò.
Si rese conto che il membro di Teo si stava inturgidendo e diventava sempre più grosso: aveva proprio un bel cazzo il fratello!
Non che lei ne avesse visti molti, anzi, parliamoci chiaramente, quello del fratello era il terzo che vedeva, ma era davvero il più grosso.
Fece un paragone con quello di Lui, quel cazzo a cui donò la sua verginità e che le regalò piacere per tanti anni, lo ricordava bene, ricordava il suo profumo, la sua sfacciataggine e la sua consistenza.
Nel prendersi cura del fratello, in quel gesto affettuoso del lavarlo si stava insinuando qualcosa di sconveniente. Maya sentiva qualcosa di strano, forse nostalgia, forse eccitazione, forse voglia di avere in mano un cazzo duro! Non resistette a lungo e si lasciò andare a qualche carezza maliziosa.
Il corpo del fratello reagì.
La sua voglia crebbe e gli venne l’indecente idea di spogliarsi ed entrare nella vasca.
Si sfilò la maglietta e sentì lo sguardo del fratello scivolare sul suo petto.
Da quando Lui se n'era andato, il suo corpo aveva subito un'evoluzione silenziosa: colpa del tempo che scorreva inesorabile? Della triste inerzia dovuta al Covid? Della solitudine che l'aveva costretta all'immobilità? Forse era l'insieme di tutte queste cose.
Aveva preso peso. Il suo seno, prima una quarta discreta e contenuta, si era ormai dilatato in una quinta piena, pesante, che gravava con una nuova, inedita consistenza.
Tolse anche i pantaloni della tuta e poi, dopo un piccolo tentennamento, si tolse anche gli slip.
Indossava le mutandine dalla mattina, avevano un piccolo segno giallo biancastro e, una volta tolte, liberarono nell’aria l’odore del suo sesso, non le piaceva quell’odore, ma lo conosceva molto bene.
Chi diventava matto per il suo odore era proprio Lui: quante volte gliel’aveva leccata sebbene non fosse fresca di bidet; quell’odore lo eccitava tantissimo e faceva reagire in pochi secondi il cazzo.
Sorrise pensando anche a quella volta in cui lo trovò a masturbarsi in bagno odorando e leccando le mutandine prese dalla cesta della biancheria da lavare…
Dopo questi pensieri la sua voglia aveva vinto il pudore e quello che voleva fare era giocare un po’, regalarsi e regalare un po’ di piacere complice il pene del fratello.
Teo era rimasto a guardarle il seno, sicuramente aveva fatto un effetto dirompente sul suo sesso, era dritto e la cappella usciva dall’acqua, Maya lo accarezzò e poi lo strinse, non era del tutto duro ma la consistenza era gradevole. Teo rimase sorpreso ma, sul suo volto inconsapevole, si dipinse un’espressione di piacere.
Maya diventò più ardita, accompagnò una mano del fratello a toccarle il seno, intanto lei lo masturbava con lentezza.
Una sega al fratello con la mano destra e una sgrillettata nella sua figa con la mano sinistra.
Era piacevole, sentiva il calore nella sua vagina e avrebbe voluto continuare così per un bel po’, ma… sentì il pene del fratello irrigidirsi, percepì un mugolio sommesso e vide un po’ di seme uscire velocemente e disperdersi nell’acqua: Teo era venuto ed era rimasto impalato con la mano appoggiata alla sua tetta.
Si stupì di vedere così poco sperma, le venne in mente invece quando Lui le lavava le tette di sborra dopo una ricca spagnola o quando, ancora fidanzati, appartati in auto, le godeva in bocca, esplodendo il suo piacere incontenibile. Boccate di sborra che poi lei sputava aprendo lo sportello dell’auto.
E la voglia cresceva… Non voleva fermarsi, voleva godere.
Chiese al fratello di lavarle il seno, intanto lei continuava a toccarsi, ci mise un po’ ma riuscì a venire, fu un orgasmo sommesso e dimesso ma ne aveva bisogno.
Rimase un attimo a fissare l’acqua e ad assaporare il piacere che le scaldava il ventre, poi si ricompose e cercò di uscire dalla vasca, alzandosi in piedi il suo sesso si trovò all’altezza del viso del fratello, osservò la sua reazione ma Teo si limitò ad allungare una mano e ad accarezzare il pelo riccio che adornava il suo pube.
Si asciugò velocemente e aiutò il fratello a fare altrettanto. Lasciò Teo alle prese con i suoi abiti e tornò al lavoro.
scritto il
2026-08-20
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