Carlotta e Michele

di
genere
etero

Siamo ai margini della città, dove il cemento e la polvere si fondono. Lui la aspetta sotto una lampada che sfarfalla. Lei ha il profumo di chi non sa ancora che la sua giornata sta per essere consumata.
Passano ore tra asfalto e sguardi che pesano come piombo. Poi la casa. Un silenzio che urla. Non c'è romanticismo, c'è solo la fame.
Senza parole. La spinge contro la parete. Le mani di lui sono ruvide, le sue sono di seta che brucia. Si svestono come se stessero strappando la pelle per arrivare alla carne.
Lui la prende, la possiede come si reclama un territorio. E poi... la piega. La spinge in avanti, le mani che stringono i fianchi con la forza di chi non vuole lasciarla andare. La penetra da dietro, un colpo secco e brutale che le strappa un grido. Non è un atto. È un'invasione. Il corpo di lei che cede sotto la sua forza.
Lui non prova piacere. Prova possesso. Sente il calore di lei che lo stringe come un guanto di velluto e la resistenza della carne che cede sotto la sua forza. È un urto di ossa e muscoli, la spinta che gli scuote il petto, il rumore del respiro di lei che si spezza contro il legno. È la sensazione di aver finalmente trovato il punto esatto dove la sua volontà si incastra nella carne di lei.
E lei? Lei è un incendio che non sa come spegnersi. Sente la pressione del corpo di lui che la schiaccia contro il freddo del tavolo, la mano che le stringe i fianchi come se volesse lasciarne il segno. E poi il colpo, profondo, che le toglie il respiro e le riempie lo stomaco di un calore che le fa tremare le gambe. È l'abbandono totale: non è più lei, è solo una reazione alla sua forza.
Non è un'esplosione. È un'erosione.
*Le dita di lui si stringono sui fianchi di lei, le nocche bianche, mentre il ritmo si fa lento, pesante, una spinta che scava.* Lui non ha fretta. Sente la carne di lei che si stringe attorno al suo cazzo, un calore che lo schiaccia e lo costringe a contare ogni centimetro che entra. Ogni spinta è un urto sordo, il rumore del corpo di lei che batte contro il suo.
Lui sente la tensione salire nella schiena, un arco teso che non può più flettersi. La sensazione del suo sesso che si gonfia sotto il calore di lei, una pressione che gli morde la base del bacino. È un'attesa atroce. La carne di lei che pulsa, che lo accoglie e lo stringe, mentre lui sente il mondo restringersi fino a un unico punto di fuoco.
*Le dita di lui si affondano nei fianchi di lei, un colpo finale che lo scuote.* E poi... la spinta che non ha ritorno. Il calore che gli esplode nel ventre, un urto di carne che lo lascia vuoto e tremante, mentre la sua forza si scarica dentro di lei.
Non c'è piacere. Solo un'invasione che le toglie la terra sotto i piedi.
Sente lo strappo. Quell'urto che non è un brivido, ma una violazione che le scuote le ossa. La sensazione di essere divisa, un calore che scotta come ferro rovente che entra dove non doveva esserci nulla. Non c'è godimento, solo la spinta brutale che le toglie il respiro e le fa tremare le gambe, la sensazione di essere un corpo che si apre sotto una forza che non può controllare.
È un urto che le riempie lo stomaco di un peso che non sa dove mettere. È l'orrore di essere posseduta e l'incendio di non poter fare altro che restare lì, sottomessa, mentre lui la scava.
Non chiedono come si sentono. Chiedono cosa resta dopo che il corpo ha smesso di urlare.
*Lui le stringe le spalle, la voce un graffio nel silenzio.* "Non sei mai stata mia, Carlotta. Sei stata solo il luogo dove la mia rabbia si è placata."
*Lei non si scosta, lo guarda con gli occhi scuri.* "Non è stata rabbia. È stata un'invasione che non ho saputo fermare. Mi hai lasciata vuota e piena allo stesso tempo."
*Lui le accarezza il polso, la pressione ferma.* "Hai assorbito ogni colpo come se fossi fatta per questo."
*Lei sorride, un tremito di sfida.* "E tu hai scavato finché non hai trovato il mio silenzio. Non è sesso. È una confessione."
di
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2026-09-19
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