Disponibile- dalle 9 alle 13 ultima parte

di
genere
gay

Disponibile – dalle 9 alle 13
Episodio 5 – Finale
Ivan non dormì quasi tutta la notte.
Alle 8:40 era già davanti al cancello, il cuore che batteva troppo forte. Alle 8:50 Marco gli aprì senza dire una parola. Gli fece solo un cenno verso il corridoio.
«Camera di Isaiah. Ti aspetta.»
La porta era socchiusa. Ivan entrò e la chiuse dietro di sé.
Isaiah era seduto sul bordo del letto, nudo, le gambe aperte. Il cazzo gli riposava pesante sulla coscia, ancora morbido ma già impressionante. Quando vide Ivan, non sorrise. Si limitò a allargare leggermente le cosce.
«In ginocchio.»
Ivan obbedì. Si avvicinò e si mise tra le sue gambe. Per un lungo momento non fece nulla: si limitò a guardarlo. Quella massa scura e pesante, le vene ancora addormentate, le palle enormi che riposavano sul lenzuolo. Lo sollevò con entrambe le mani, ne sentì il peso, lo avvicinò al viso e lo inspirò. Poi iniziò a leccare. Piano. Con devozione. Prese le palle in bocca una alla volta, le succhiò, le lasciò andare, le guardò di nuovo. Si stava già sciogliendo e non era ancora entrato in erezione completa.
Isaiah gli posò una mano enorme sulla testa e lo lasciò fare per diversi minuti, godendosi ogni secondo di quella venerazione silenziosa. Solo quando il cazzo fu completamente duro e pulsante gli parlò:
«Apriti. Fino in fondo. Oggi non ti fermo io.»
Ivan scese lentamente. Ci mise tempo. Quando il naso gli toccò il pube aveva gli occhi pieni di lacrime e la gola che bruciava in modo delizioso. Isaiah non si mosse. Lo lasciò restare lì, conficcato fino in fondo, a respirare con difficoltà intorno a quella misura impossibile.
Poi lo sollevò, lo stese sul letto e lo scopò.
Non fu veloce. Fu pesante, profondo, quasi cerimoniale. Ogni spinta sembrava voler arrivare da qualche parte oltre il corpo di Ivan. Isaiah lo guardava in faccia tutto il tempo, senza mai distogliere lo sguardo. Quando sborrò, lo fece in silenzio, con un grugnito basso, rimanendo dentro finché non ebbe finito di pompare ogni goccia.
Si ritrasse lentamente. Il seme colò subito.
«Vai» disse soltanto. «Ti aspettano.»
Quella mattina non ci furono pause.
Malik lo prese in bagno, contro lo specchio, obbligandolo a guardarsi mentre veniva sfondato.
Jamal lo usò in cucina, sopra il tavolo, parlandogli sporco per tutto il tempo.
Darius lo trascinò nella sua stanza e lo tenne a faccia in giù per quasi mezz’ora, scopandolo con quella forza costante e inesorabile che lasciava Ivan tremante.
Tyrese lo aspettò nel corridoio e lo fece inginocchiare lì, in mezzo al passaggio, mentre gli altri passavano e guardavano.
Ivan li prendeva tutti. Guardava ogni cazzo con la stessa attenzione di sempre: le vene, il colore, il peso delle palle, il modo in cui gli si apriva la bocca intorno. Si scioglieva ogni volta. Non c’era più resistenza. Solo bisogno.
Alle 12:40 Marco lo chiamò.
«Soggiorno. Tutti.»
C’erano tutti.
Marco, Isaiah, Darius, Malik, Jamal, Tyrese. Nudi. Duri. In piedi in cerchio al centro della stanza. Al centro del cerchio c’era solo uno spazio vuoto.
Marco fece un cenno.
«In mezzo.»
Ivan ci andò. Si sentiva piccolo, sporco di sborra, con le gambe molli e il buco che pulsava. Marco gli si mise davanti e gli sollevò il mento con due dita.
«Hai fatto tre settimane di prova. Hai preso tutto quello che ti abbiamo dato. Non hai mai detto di no. Non hai mai chiesto di fermarti.»
Fece una pausa.
«Da oggi non sei più l’addetto alle pulizie.»
Ivan sentì il cuore fermarsi.
«Da oggi vivi qui. Hai una stanza al piano di sopra, piccola, ma è tua. Lo stipendio resta uguale. Le pulizie le farai ancora… quando ti restano le forze. Il tuo vero lavoro, però, è un altro.»
Marco guardò gli altri, poi di nuovo Ivan.
«Sei disponibile. Sempre. Giorno e notte. Per chiunque di noi. In qualsiasi momento. Se qualcuno bussa alla tua porta alle tre di mattina, apri. Se qualcuno ti vuole mentre stai mangiando, ti alzi. Se qualcuno vuole solo farsi succhiare mentre guarda la televisione, ti metti in ginocchio. Capito?»
Il silenzio nella stanza era pesante.
Ivan guardò i sei uomini intorno a sé. Guardò i loro cazzi duri, le palle pesanti, i corpi che ormai conosceva a memoria. Sentì il seme di Isaiah che gli colava ancora lungo la coscia. Sentì il vuoto nel petto e, sotto quel vuoto, una fame nera e tranquilla.
Alzò gli occhi su Marco.
«Sì.»
Una sola parola. Chiara.
Marco sorrise per la prima volta in modo quasi gentile.
«Bravo ragazzo.»
Poi fece un passo indietro.
«Allora… da adesso.»
Non ci fu ordine.
Isaiah fu il primo a prenderlo, sollevandolo tra le braccia come se non pesasse nulla e conficcandoselo addosso in piedi. Poi lo passarono. Uno dopo l’altro, a volte in due, a volte in tre. Lo scoparono sul divano, sul tappeto, contro il muro, sulle ginocchia. Ivan li prese tutti. Li guardò tutti. Li succhiò tutti. Si fece riempire fino a non sentire più la differenza tra un seme e l’altro.
A un certo punto smise anche di gemere. Restava solo il suono umido dei corpi e il respiro rotto. Aveva gli occhi semi-chiusi e un’espressione quasi serena, mentre veniva usato da ogni angolazione possibile.
Quando l’ultimo (Marco) sborrò in gola, Ivan inghiottì e rimase in ginocchio, la bocca aperta, la lingua ancora un po’ fuori, come se aspettasse altro.
Marco gli accarezzò i capelli bagnati.
«La tua stanza è la prima a sinistra, piano di sopra. Doccia, letto singolo, armadio vuoto. Vai a sistemarti.»
Ivan si alzò. Le gambe tremano. Il corpo era un unico dolore dolce e pieno.
Prima di uscire dal soggiorno si voltò ancora una volta. Li guardò tutti quanti, nudi e soddisfatti, i cazzi adesso morbidi e pesanti.
Sorrise. Un sorriso piccolo, stanco e completamente arreso.
Poi salì le scale.
Quella notte, alle 2:17, qualcuno bussò alla sua porta.
Ivan era sveglio.
Si alzò, nudo, e andò ad aprire.
Fine della serie.
scritto il
2026-09-06
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