Disponibile- dalle 9 alle 13 parte 3
di
Masquarade
genere
gay
Disponibile – dalle 9 alle 13
Episodio 3
Ivan arrivò alle 8:58. Il corpo gli doleva ancora in modo piacevole. Ogni passo gli ricordava la giornata precedente.
Marco lo stava già aspettando nell’atrio, le braccia incrociate.
«Ufficio. Subito.»
Non ci furono preamboli. Appena chiusa la porta, Marco lo spinse in ginocchio e si sbottonò.
«Bocca. E guarda mentre lo prendi.»
Ivan obbedì. Il cazzo di Marco era già duro, pesante, le vene ben disegnate. Ivan lo osservò da vicino prima di aprirsi: la grossa vena laterale che pulsa, il glande largo e scuro, le palle piene che pendevano. Le prese in mano, le soppesò, sentì il loro peso caldo, poi le leccò lentamente prima di inghiottire il fusto fino in gola. Si sciolse. Gli piaceva quello spettacolo da vicino.
Marco gli tenne i capelli e lo usò con calma, parlottando a voce bassa:
«Ieri ti hanno riempito bene… oggi sarà peggio. C’è una novità.»
Quando ebbe finito di sfogarsi in gola a Ivan, si ritrasse e gli asciugò un filo di saliva dal mento con il pollice.
«Vai a lavorare. E tieni il culo pronto.»
Ivan iniziò dal piano delle camere. Mentre rifaceva un letto, la porta si aprì. Entrò Tyrese, ancora nudo dopo la doccia, il cazzo lungo che gli dondolava pesante a ogni passo.
«Marco dice che sei già caldo di mattina» disse semplicemente. Si avvicinò, gli prese la mano e se la posò sul membro. «Soppesalo.»
Ivan lo fece. Lo sentì gonfiarsi lentamente sotto il suo tocco. Lo osservò con attenzione: le vene che si gonfiavano una dopo l’altra, la pelle scura che si tendeva, le palle grosse e pesanti. Si inginocchiò da solo, senza che glielo chiedessero, e lo prese in bocca. Lo succhiò lentamente, gli occhi aperti, studiando ogni dettaglio mentre il cazzo gli riempiva la gola. Tyrese gemette basso e lo lasciò fare per diversi minuti, godendosi la devozione silenziosa di Ivan.
Poi lo sollevò, lo piegò sul bordo del letto e lo scopò con colpi lunghi e profondi, tenendogli le chiappe aperte per guardare il proprio cazzo sparire dentro quel buco bianco e stretto. Quando sborrò, lo fece restare in posizione ancora qualche secondo, lasciando che il seme colasse.
«Vai in soggiorno. Ti aspettano.»
Nel soggiorno c’erano Malik e Jamal, seduti sul divano grande, nudi dalla vita in giù. Entrambi già duri. Ivan si avvicinò e, senza che glielo ordinassero, si mise in ginocchio tra loro. Prese un cazzo per mano, li osservò entrambi da vicino, leccò prima uno e poi l’altro, pesò le palle di entrambi, si perse in quei dettagli. Malik e Jamal si limitarono a guardarlo lavorare, scambiandosi occhiate divertite.
«Guarda come li studia» mormorò Jamal. «È diventato goloso.»
Lo usarono a turno: prima bocca, poi culo, poi di nuovo bocca. Lo passarono da uno all’altro sul divano, tenendolo aperto, commentando quanto fosse diventato caldo e disponibile. Quando entrambi ebbero sborrato dentro di lui, Ivan rimase per un attimo sdraiato a faccia in giù, il respiro corto, il seme che gli scendeva lungo le cosce.
Fu in quel momento che la porta del soggiorno si aprì.
Marco entrò accompagnato da un uomo che Ivan non aveva mai visto.
Era enorme.
Più alto di Darius, spalle larghissime, petto massiccio, braccia spesse. Pelle scura e liscia, espressione seria, quasi severa. Indossava solo dei pantaloni della tuta neri, e anche vestito si indovinava qualcosa di impressionante tra le gambe.
«Ivan» disse Marco con calma. «Lui è Isaiah. Arriva oggi. Starà qui a lungo. Voglio che lo aiuti a… ambientarsi.»
Isaiah non sorrise. Si limitò a guardare Ivan da capo a piedi, soffermandosi sulle gambe lucide di seme.
«Portalo in camera mia» disse con voce bassa e profonda.
La camera di Isaiah era in fondo al corridoio, più grande delle altre. Appena entrati, Isaiah chiuse la porta a chiave. Si tolse i pantaloni senza fretta.
Ivan sentì il fiato bloccarsi.
Il cazzo di Isaiah era il più grosso che avesse mai visto. Lungo, spessissimo, pesante anche a metà erezione, con vene grosse e scure che lo percorrevano come corde. Le palle erano enormi, piene, quasi sproporzionate. Ivan ci rimase a guardarlo in silenzio per diversi secondi, ipnotizzato.
Isaiah se lo accarezzò lentamente, lasciandolo indurire del tutto sotto lo sguardo di Ivan.
«Vieni qui.»
Ivan si avvicinò come attratto da una calamita. Si inginocchiò. Con entrambe le mani sollevò quel peso, lo osservò da ogni angolazione, seguì le vene con le dita, poi abbassò il viso e leccò le palle, una alla volta, prendendole in bocca il più possibile. Si stava sciogliendo. Il cuore gli batteva forte. Non aveva mai visto niente di così imponente da vicino.
«Apriti» ordinò Isaiah.
Ivan aprì la bocca. Ci volle tempo. Il glande da solo gli riempiva già quasi tutta la bocca. Isaiah non ebbe fretta: lo lasciò abituarsi, centimetro dopo centimetro, tenendogli la testa con una mano enorme. Quando finalmente toccò il fondo della gola, Ivan aveva gli occhi pieni di lacrime e la saliva che gli colava in abbondanza sul petto. Isaiah iniziò a muoversi, lentamente, scopandogli la gola con una profondità quasi crudele.
«Guarda. Continua a guardare mentre te lo metto in gola.»
Ivan obbedì. Non distoglieva gli occhi da quel fusto scuro che entrava e usciva. Si sentiva piccolo, pieno, perso.
Dopo un lungo momento Isaiah lo sollevò come se non pesasse nulla, lo stese sul letto grande e gli aprì le gambe. Si mise tra esse, si allineò, e iniziò a entrare.
Ivan gridò.
Era troppo. Anche dopo essere stato usato tutta la mattina, quel cazzo lo apriva in un modo diverso, più profondo, più pesante. Isaiah entrò lentamente, lasciandogli sentire ogni centimetro, ogni vena. Quando fu tutto dentro, rimase fermo, guardandolo in faccia.
«Respira. Lo prendi tutto.»
Poi iniziò a scoparlo.
Non era veloce. Era pesante, costante, inesorabile. Ogni spinta sembrava arrivare fino allo stomaco di Ivan. Isaiah gli teneva le cosce aperte con le mani enormi e lo guardava mentre lo usava, senza mai accelerare troppo. Ivan piangeva quasi dalla sensazione, ma non chiedeva di fermarsi. Continuava a guardare il punto in cui quel cazzo sproporzionato spariva dentro di lui.
A un certo punto Isaiah si chinò e gli parlò all’orecchio, la voce bassa:
«Da oggi questo culo lavora anche per me. Tutte le mattine.»
Ivan annuì, incapace di parlare.
Isaiah accelerò solo alla fine. I colpi divennero più profondi e duri. Quando sborrò, lo fece con un grugnito basso e lungo, rimanendo conficcato fino in fondo mentre pompava ogni goccia dentro Ivan. Il seme era abbondante; Ivan lo sentì arrivare a ondate.
Isaiah rimase dentro ancora diversi secondi, poi uscì lentamente. Il buco di Ivan rimase aperto, rosso, che pulsava, e il seme colò subito in quantità impressionante.
Fu allora che la porta si aprì.
Marco era sulla soglia. Dietro di lui c’erano Malik, Jamal, Darius e Tyrese. Tutti nudi. Tutti duri.
Marco sorrise.
«Hai finito di ambientarlo?»
Isaiah annuì, ancora in piedi tra le gambe aperte di Ivan.
Marco entrò nella stanza, seguito dagli altri.
«Bene. Allora adesso facciamo le cose per bene. Oggi Ivan non esce alle tredici. Oggi resta finché non abbiamo finito tutti. E visto che Isaiah è il nuovo… avrà il privilegio di chiudere.»
Ivan, ancora sdraiato, con le gambe tremanti e il buco che cola, alzò gli occhi e li guardò tutti quanti. Il cuore gli batteva fortissimo. Aveva paura. E aveva un’erezione dolorosa.
Marco gli si avvicinò, gli accarezzò i capelli bagnati di sudore e saliva.
«Sorpresa, piccolo. Da oggi il tuo orario è flessibile.»
Gli altri si stavano già avvicinando al letto.
Fine dell’episodio 3.
Episodio 3
Ivan arrivò alle 8:58. Il corpo gli doleva ancora in modo piacevole. Ogni passo gli ricordava la giornata precedente.
Marco lo stava già aspettando nell’atrio, le braccia incrociate.
«Ufficio. Subito.»
Non ci furono preamboli. Appena chiusa la porta, Marco lo spinse in ginocchio e si sbottonò.
«Bocca. E guarda mentre lo prendi.»
Ivan obbedì. Il cazzo di Marco era già duro, pesante, le vene ben disegnate. Ivan lo osservò da vicino prima di aprirsi: la grossa vena laterale che pulsa, il glande largo e scuro, le palle piene che pendevano. Le prese in mano, le soppesò, sentì il loro peso caldo, poi le leccò lentamente prima di inghiottire il fusto fino in gola. Si sciolse. Gli piaceva quello spettacolo da vicino.
Marco gli tenne i capelli e lo usò con calma, parlottando a voce bassa:
«Ieri ti hanno riempito bene… oggi sarà peggio. C’è una novità.»
Quando ebbe finito di sfogarsi in gola a Ivan, si ritrasse e gli asciugò un filo di saliva dal mento con il pollice.
«Vai a lavorare. E tieni il culo pronto.»
Ivan iniziò dal piano delle camere. Mentre rifaceva un letto, la porta si aprì. Entrò Tyrese, ancora nudo dopo la doccia, il cazzo lungo che gli dondolava pesante a ogni passo.
«Marco dice che sei già caldo di mattina» disse semplicemente. Si avvicinò, gli prese la mano e se la posò sul membro. «Soppesalo.»
Ivan lo fece. Lo sentì gonfiarsi lentamente sotto il suo tocco. Lo osservò con attenzione: le vene che si gonfiavano una dopo l’altra, la pelle scura che si tendeva, le palle grosse e pesanti. Si inginocchiò da solo, senza che glielo chiedessero, e lo prese in bocca. Lo succhiò lentamente, gli occhi aperti, studiando ogni dettaglio mentre il cazzo gli riempiva la gola. Tyrese gemette basso e lo lasciò fare per diversi minuti, godendosi la devozione silenziosa di Ivan.
Poi lo sollevò, lo piegò sul bordo del letto e lo scopò con colpi lunghi e profondi, tenendogli le chiappe aperte per guardare il proprio cazzo sparire dentro quel buco bianco e stretto. Quando sborrò, lo fece restare in posizione ancora qualche secondo, lasciando che il seme colasse.
«Vai in soggiorno. Ti aspettano.»
Nel soggiorno c’erano Malik e Jamal, seduti sul divano grande, nudi dalla vita in giù. Entrambi già duri. Ivan si avvicinò e, senza che glielo ordinassero, si mise in ginocchio tra loro. Prese un cazzo per mano, li osservò entrambi da vicino, leccò prima uno e poi l’altro, pesò le palle di entrambi, si perse in quei dettagli. Malik e Jamal si limitarono a guardarlo lavorare, scambiandosi occhiate divertite.
«Guarda come li studia» mormorò Jamal. «È diventato goloso.»
Lo usarono a turno: prima bocca, poi culo, poi di nuovo bocca. Lo passarono da uno all’altro sul divano, tenendolo aperto, commentando quanto fosse diventato caldo e disponibile. Quando entrambi ebbero sborrato dentro di lui, Ivan rimase per un attimo sdraiato a faccia in giù, il respiro corto, il seme che gli scendeva lungo le cosce.
Fu in quel momento che la porta del soggiorno si aprì.
Marco entrò accompagnato da un uomo che Ivan non aveva mai visto.
Era enorme.
Più alto di Darius, spalle larghissime, petto massiccio, braccia spesse. Pelle scura e liscia, espressione seria, quasi severa. Indossava solo dei pantaloni della tuta neri, e anche vestito si indovinava qualcosa di impressionante tra le gambe.
«Ivan» disse Marco con calma. «Lui è Isaiah. Arriva oggi. Starà qui a lungo. Voglio che lo aiuti a… ambientarsi.»
Isaiah non sorrise. Si limitò a guardare Ivan da capo a piedi, soffermandosi sulle gambe lucide di seme.
«Portalo in camera mia» disse con voce bassa e profonda.
La camera di Isaiah era in fondo al corridoio, più grande delle altre. Appena entrati, Isaiah chiuse la porta a chiave. Si tolse i pantaloni senza fretta.
Ivan sentì il fiato bloccarsi.
Il cazzo di Isaiah era il più grosso che avesse mai visto. Lungo, spessissimo, pesante anche a metà erezione, con vene grosse e scure che lo percorrevano come corde. Le palle erano enormi, piene, quasi sproporzionate. Ivan ci rimase a guardarlo in silenzio per diversi secondi, ipnotizzato.
Isaiah se lo accarezzò lentamente, lasciandolo indurire del tutto sotto lo sguardo di Ivan.
«Vieni qui.»
Ivan si avvicinò come attratto da una calamita. Si inginocchiò. Con entrambe le mani sollevò quel peso, lo osservò da ogni angolazione, seguì le vene con le dita, poi abbassò il viso e leccò le palle, una alla volta, prendendole in bocca il più possibile. Si stava sciogliendo. Il cuore gli batteva forte. Non aveva mai visto niente di così imponente da vicino.
«Apriti» ordinò Isaiah.
Ivan aprì la bocca. Ci volle tempo. Il glande da solo gli riempiva già quasi tutta la bocca. Isaiah non ebbe fretta: lo lasciò abituarsi, centimetro dopo centimetro, tenendogli la testa con una mano enorme. Quando finalmente toccò il fondo della gola, Ivan aveva gli occhi pieni di lacrime e la saliva che gli colava in abbondanza sul petto. Isaiah iniziò a muoversi, lentamente, scopandogli la gola con una profondità quasi crudele.
«Guarda. Continua a guardare mentre te lo metto in gola.»
Ivan obbedì. Non distoglieva gli occhi da quel fusto scuro che entrava e usciva. Si sentiva piccolo, pieno, perso.
Dopo un lungo momento Isaiah lo sollevò come se non pesasse nulla, lo stese sul letto grande e gli aprì le gambe. Si mise tra esse, si allineò, e iniziò a entrare.
Ivan gridò.
Era troppo. Anche dopo essere stato usato tutta la mattina, quel cazzo lo apriva in un modo diverso, più profondo, più pesante. Isaiah entrò lentamente, lasciandogli sentire ogni centimetro, ogni vena. Quando fu tutto dentro, rimase fermo, guardandolo in faccia.
«Respira. Lo prendi tutto.»
Poi iniziò a scoparlo.
Non era veloce. Era pesante, costante, inesorabile. Ogni spinta sembrava arrivare fino allo stomaco di Ivan. Isaiah gli teneva le cosce aperte con le mani enormi e lo guardava mentre lo usava, senza mai accelerare troppo. Ivan piangeva quasi dalla sensazione, ma non chiedeva di fermarsi. Continuava a guardare il punto in cui quel cazzo sproporzionato spariva dentro di lui.
A un certo punto Isaiah si chinò e gli parlò all’orecchio, la voce bassa:
«Da oggi questo culo lavora anche per me. Tutte le mattine.»
Ivan annuì, incapace di parlare.
Isaiah accelerò solo alla fine. I colpi divennero più profondi e duri. Quando sborrò, lo fece con un grugnito basso e lungo, rimanendo conficcato fino in fondo mentre pompava ogni goccia dentro Ivan. Il seme era abbondante; Ivan lo sentì arrivare a ondate.
Isaiah rimase dentro ancora diversi secondi, poi uscì lentamente. Il buco di Ivan rimase aperto, rosso, che pulsava, e il seme colò subito in quantità impressionante.
Fu allora che la porta si aprì.
Marco era sulla soglia. Dietro di lui c’erano Malik, Jamal, Darius e Tyrese. Tutti nudi. Tutti duri.
Marco sorrise.
«Hai finito di ambientarlo?»
Isaiah annuì, ancora in piedi tra le gambe aperte di Ivan.
Marco entrò nella stanza, seguito dagli altri.
«Bene. Allora adesso facciamo le cose per bene. Oggi Ivan non esce alle tredici. Oggi resta finché non abbiamo finito tutti. E visto che Isaiah è il nuovo… avrà il privilegio di chiudere.»
Ivan, ancora sdraiato, con le gambe tremanti e il buco che cola, alzò gli occhi e li guardò tutti quanti. Il cuore gli batteva fortissimo. Aveva paura. E aveva un’erezione dolorosa.
Marco gli si avvicinò, gli accarezzò i capelli bagnati di sudore e saliva.
«Sorpresa, piccolo. Da oggi il tuo orario è flessibile.»
Gli altri si stavano già avvicinando al letto.
Fine dell’episodio 3.
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